Gli ultimi tre incontri con le classi

Tra il 20 e il 26 aprile si sono svolti gli ultimi tre laboratori nelle classi III M, E ed F.

I ragazzi sono stati invitati a riflettere su cosa significhi per loro fotografare, andare al cinema, vedere serie di fiction, raccogliere foto di famiglia, scoprire la storia attraverso di esse. Ancora: su cosa amino fotografare e quali usi facciano delle loro fotografie. Inoltre ad esprimere la loro opinione sull’uso della fotografia nei manuali di storia, nelle strade, sui giornali. Hanno espresso anche un parere sul progetto Sguardi e Storie e su come eventualmente migliorarlo, e hanno “votato” la loro narrazione preferita, motivando la scelta. Sono stati affrontati anche gli aspetti della conservazione delle immagini, come e da parte di quali soggetti pubblici, oltre che in famiglia. Si è chiesto loro anche di ragionare su quali elementi del linguaggio fotografico e audiovisivo in genere preferiscano utilizzare, quando effettuano scatti o riprese e quali i loro soggetti preferiti.

 

 

Oltre 70 ragazzi hanno risposto alle domande, suggerite in una scaletta tematica orientativa, pur non essendo tutti presenti nei giorni dell’ultimo laboratorio per ciascuna classe.

In sintesi, per la maggior parte dei ragazzi la fotografia è una tecnologia che serve soprattutto a “immortalare” dei momenti, in genere belli e felici, soprattutto quelli trascorsi in famiglia in occasioni speciali, ricorrenti, quindi per trasmettere il loro ricordo. Il cinema, fruito in una sala, per quasi tutti è spettacolo e divertimento,  “curiosità” (in molti hanno usato questa espressione per definire il cinema), oltre occasione per stare insieme agli amici ed essere spensierati. Sono però rare per i ragazzi le occasioni di vedere un film in una sala, piuttosto ogni tanto questo accade in famiglia, insieme ai genitori e ai fratelli, abituati a fruirne soprattutto su piattaforme quali Netflix e Sky. Il cinema (con la C maiuscola) è anche – forse soprattutto – quello che  vedono nei cineforum organizzati dalla scuola, pertanto si tratta, nell’opinione comune e diffusa tra gli scolari, di film che trasmettono un messaggio (insegnano, aiutano a comprendere le difficoltà, educano, sono portatori di valori positivi). Non si è approfondito però il tema di come vengano scelti i film programmati per il cineforum scolastico, secondo quali criteri e soprattutto se i ragazzi partecipino a tali scelte.

A parte, i ragazzi considerano le serie proposte su Netflix e su Sky, che tutti, indistintamente, vedono soprattutto da soli (fanno eccezione due o tre di loro) in modo compulsivo, consapevoli della dipendenza che hanno. Per lo più prediligono le serie del “genere” fantasy, avventura e azione, amicizia, meno apprezzate quelle d’amore, o storiche. Amano naturalmente eroine, eroi, e supereroi.

Rispetto alla fotografia, i ragazzi riconoscono soprattutto al cinema la capacità di coinvolgerli ed emozionarli (scatenando in loro sentimenti di paura, rabbia, gioia, tristezza).

La fotografia “vera” e importante per loro è soprattutto quella comunque realizzata in famiglia, per documentare i momenti di festa, viaggi e vacanze, in cui tutti sono (o sembrano) felici,  ma anche quella che documenta occasioni speciali con i compagni, come gite, feste di fine anno scolastico, attività/gare sportive. La “vera” fotografia è anche quella stampata su carta, conservata negli album e incorniciata nelle proprie case.

Le fotografie che scattano, per ritrarsi o per ritrarre i compagni, sono occasione soprattutto di gioco e divertimento, e non sono considerate “vere” fotografie, così come non sono percepite tali quelle digital born, non stampate. In genere ne hanno centinaia sui loro cellulari, in alcuni casi superano il migliaio. Sulla loro conservazione sono piuttosto fatalisti, consapevoli della facilità di poterle perdere, se il cellulare si rompesse. Alcuni di loro si ripromettono di selezionare, conservare e stampare delle foto. Circa la metà dei ragazzi, o poco più, posta anche su alcun social (Instagram più che Facebook), aspettandosi dei like, oppure nulla, se non la partecipazione e la condivisione di un momento con altri compagni e amici. Soprattutto fanno circolare le fotografie digitali nelle chat, per divertimento, condivisione, presa in giro, ma nessuno in modo irrispettoso, come tendono a sottolineare tutti. Molti si aspettano like e commenti, ma la maggior parte non sembra dipendere dai consensi sui social, che comunque frequentano non sistematicamente.

Gli elementi linguistici preferiti per esprimersi con la fotografia sono le panoramiche e i campi lunghi, per i paesaggi (“i bei tramonti”), ma la maggior parte ritrae persone in primo piano o a mezza figura, prediligendo angolazioni “storte”, inclinate; in molti amano ritoccare successivamente le foto di ritratti, per renderli “buffi” e divertenti.

 

Il progetto Sguardi e Storie è piaciuto e piace quasi a tutti.

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Il dato forse più impressionante è che per la maggior parte di loro è stata l’occasione per vedere per la prima volta le foto più vecchie di famiglia, conoscere nonni e bisnonni e soprattutto scoprire le loro storie.

Per quanto riguarda il rapporto con la storia in molti si sono stupiti del fatto che i loro nonni e trisavoli avessero avuto a che fare e avessero partecipato alla “storia vera”: le due guerre, il fascismo. Il modo diverso di vestirsi e di posare nelle fotografie che ritraggono i loro avi (ma anche dei genitori stessi da bambini o da giovani) colpisce quasi tutti, per la diversità che percepiscono rispetto alle loro mode e pose di oggi.

Per migliorare il progetto Sguardi e Storie la maggior parte ha sottolineato il fatto che debba essere maggiormente diffuso, partecipato e pubblicizzato. Diversi hanno proposto una grafica più moderna e di poter partecipare più attivamente e direttamente alla costruzione del sito web. Alcuni hanno proposto più incontri operativi. Qualcuno ha confessato 🙂 di essersi annoiato soprattutto durante le lezioni frontali iniziali, pur ammettendo di aver ricevuto informazioni nuove. Tutti si sono divertiti moltissimo quando sono stati operativi, ovvero creativi, invitati a documentare con la fotografia i laboratori, se stessi, a organizzare la raccolta in famiglia delle immagini, a selezionarle e sistemarle, quindi a “raccontarle”.

Per tornare all’uso pubblico della fotografia e dei video, i ragazzi di terza media nella quasi totalità ammettono di non ricordare e di non fare caso, o meglio di essere del tutto indifferenti alle fotografie e ai video nelle strade, nei luoghi pubblici o sui giornali stampati e in televisione. Mentre sono attenti a quanto pubblicato sul web, visitando social e piattaforme quali YouTube. Riconoscono che la maggior parte delle immagini, fisse e in movimento sul web (YouTube) e in televisione riguarda personaggi famosi e avvenimenti, storie del presente, “come la guerra in Siria” o la partita Juventus-Napoli :).

Tutti concordano sul fatto che le fotografie sui manuali di storia e sui manuali di scienze aiutino soprattutto a ricordare il testo scritto da studiare, associando immagini e avvenimenti, immagini e spiegazioni.

Per tutti, il principale istituto di conservazione delle fotografie nel nostro paese è l’Istituto Luce, alcuni citano qualche altro istituto, come l’Aamod (perché ne ha parlato la sottoscritta), in modo generico le cineteche e le fototeche, il Mibact, memori delle prime chiacchierate sui beni culturali e la loro tutela in Italia.

Al termine delle riflessioni, svolte per iscritto, c’è stato il tempo per tornare a riflettere su temi quali il rapporto storia e immagini, presente e immagini. Si è discusso, a partire dall’esame di alcuni profili su social come Instagram, delle difficoltà oggi forse più che in passato di riuscire a capire la “veridicità” di alcune immagini. Si è parlato e mostrato il profilo del ragazzo siriano, Muhammad Najem, che posta sui social le riprese video e fotografiche di quanto accade in Siria, presentato da Roberto Saviano nella trasmissione condotta da Fabio Fazio “Chefuorichetempochefa”, del 25 marzo 2018.

La sottoscritta ha infatti raccontato ai ragazzi quanto le è accaduto, dopo essersi collegata al profilo di questo ragazzo e avere iniziato a mettere qualche “like” ai suoi post. E’ stata taggata più volte da profili “filo Assad” (?), che le hanno mostrato immagini diverse per smentire quelle proposte da Muhammad Najem (@muhammad.najem2 su instagram, https://www.instagram.com/p/BiO1GkzBqnK/), tra cui un video dove si mostrava la messa in scena con la “recita” di bambini e adulti colpiti dagli effetti di gas e armi chimiche, ed altre dove si faceva notare che il ragazzo si mostrasse sempre con la gelatina sui capelli e i vestiti puliti… Questo avveniva prima dell’attacco degli Usa e della Francia in Siria e prima dell’invio dei commissari per indagare sul reale uso delle armi chimiche da parte dell’esercito di Assad (i risultati dell’inchiesta peraltro non sono ancora stati resi noti). Discutendo con i ragazzi sulle immagini di propaganda, ricordando quelle dell’archivio Luce, non si è potuto naturalmente arrivare a delle risposte, ma si è avviato un dibattito sulla complessità degli eventi storici del presente, constatando come molti ragazzi tendano d’istinto a dubitare della veridicità e autenticità delle immagini relative alla guerra in Siria proposte dal loro quasi coetaneo. Sono stati quindi tutti invitati, anche dalle insegnanti, ad esercitare sempre uno spirito critico nei confronti delle immagini del presente, oltre del passato, a non arrivare a delle conclusioni affrettate, a consultare più fonti e a non escludere mai il dubbio, soprattutto su quanto viene proposto dalla comunicazione visiva dei fatti del presente, e di ricordare sempre la complessità dei punti di vista che si nascondono dietro le immagini. In una classe si è fatto un riferimento anche alle immagini della Shoah e ai negazionisti dell’Olocausto, alle immagini del primo allunnaggio, inoltre sono state citate alcune immagini icona, comprese quelle di alcuni film documentari, relative alla storia del Novecento, sottolineando da un lato la falsità riconosciuta e nota di alcune di esse che però non ha cambiato e non cambia il loro uso pubblico e la loro proposizione acritica su alcuni manuali di storia.

In un’altra classe ci si è soffermati maggiormente sulle immagini della guerra in Siria ed è stato proposto un breve video, anche se non attualissimo, che ricostruisce e cerca di spiegare le origini della guerra in quella terra martoriata.

In una classe c’è stato un momento di euforia e di gioia nel rintracciare sui cellulari dell’insegnante e di alcuni ragazzi le fotografie della propria classe e dei propri compagni dalla prima media alla terza, con esplosione di risate, commenti, curiosità, sorpresa nel constatare i cambiamenti propri e dei compagni, non solo in termini di crescita, ma di moda, di abitudini e consuetudini, di atteggiamenti.

 

 

Per quanto riguarda la scelta dei racconti di famiglia, in molti hanno preferito sottolineare come tutte le narrazioni fossero risultate per loro interessanti; i racconti di Matteo Giacobelli della III E, di Viola Casotti e di Valerio Morgillo della III M, di Alessio Varriale della III F sono stati i più citati e apprezzati.

Le riflessioni più articolate e originali, oltre che meditate, saranno pubblicate in un post successivo.

2 pensieri su “Gli ultimi tre incontri con le classi

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