Dalla conclusione all’inizio…, di Valeria De Laurentiis

valeria-de-laurentiisUna domanda posta con curiosità, in vacanza, a Patrizia Cacciani, estimatrice come me di Sant’ Angelo d’Ischia, in una di quelle conversazioni in cui ci si conosce e si chiede “ma tu nella vita cosa fai? “, ha dato il via a questo percorso. Lei mi racconta dell’Istituto Luce e delle attività didattiche. Le chiedo se lavora anche con le scuole medie e mi propone di entrare in contatto con Letizia Cortini. Ci presenta via mail.

Inizia così la mia corrispondenza con Letizia che ha avuto la pazienza di precisare, progettare, aspettare i lunghi tempi della burocrazia scolastica. Mi ha convinta da subito la sua proposta e, nonostante gli ostacoli, non ho desistito e finalmente a dicembre ha avuto inizio la formazione per i docenti.

Non eravamo in tanti, ma la curiosità di quelli che c’erano è stata premiata: Letizia ha aperto un mondo tirando fuori, come dal cilindro di un prestigiatore, foto, video, linguaggi specifici, archivi, patrimoni storici, storia digitale, “public history”. La caratterizzazione magica non è comprensibile per chi non conosce il mondo della scuola oggi, dall’interno; per chi non immagina la noia e la sterilità di formazioni imposte all’insegna del tecnicismo, vuote di contenuto, irritanti e inutilmente stressanti.

Competente, intelligente, gentile, paziente, entusiasta, Letizia ci ha conquistati e poi ha conquistato i ragazzi appena sono iniziati i laboratori. Tre incontri di tre ore ciascuno in cui ho visto adolescenti, spesso difficilmente motivabili, prima timidamente, poi sempre più convinti entrare nella storia attraverso la porta di casa loro. Si sono cominciate a vedere raccolte di foto di famiglia, anche oggetti in alcuni casi, sono nate ipotesi di storie; si sono mobilitati genitori, nonni, a volte anche da lontano, si sono cercate tracce nelle foto, nelle composizioni; si è discusso di inquadrature, di video, di uso degli smartphone, di foto digitali e cartacee, di metodo e di schedature.

Poi è venuto il tempo di narrare e allora nelle famiglie i genitori, i nonni, gli zii in alcuni casi, hanno raccontato, risposto alle domande, aiutato a trovare il filo, il senso della storia familiare individuata ed è venuta la scoperta di come si intreccia con la storia dei manuali oppure la sorpresa di scoprire come un parente -proprio lui!- fosse lì mentre accadeva quell’evento.

La motivazione dei ragazzi è diventata totale quando le loro storie hanno cominciato a trovare posto nel bellissimo sito web ideato e curato da Letizia. Immagini e racconti di cui sono stati autori, resi pubblici con la tecnologia digitale che è il loro habitat. Un archivio digitale delle loro foto, un “libro” digitale dei loro racconti, la storia digitale e pubblica!

Si sono sentiti soggetti attivi della storia, hanno contribuito a costruire memoria della comunità, del territorio, hanno condiviso nella rete. Hanno appreso una visione aperta, collettiva, civile della storia e strumenti di comprensione del reale.

Una pagina facebook, ancora una volta creata e ideata da Letizia, ci ha dato poi la dimensione del dibattito storico aprendo a contributi, riflessioni illuminanti, esperienze, osservazioni di specialisti del settore insieme a commenti dei ragazzi, degli insegnanti. Insomma una comunità di storici di professione e non a costruire una rete di connessioni!

Infine, la presentazione del progetto e del sito Sguardi e storie, ieri a scuola, nella sala teatro. Nonostante il caldo, la sala era piena di genitori, alunni emozionati, parenti, insegnanti, amici di amici curiosi o studiosi. C’era un’atmosfera vibrante, forse la soddisfazione di alunni e genitori “neostorici” caricava di energia la sala insieme a quella degli insegnanti coinvolti nel percorso.

Sono venuti per noi, perché interessati e sostenitori della nostra esperienza, la prof.ssa Renata De Lorenzo (Società Napoletana di Storia Patria),  il prof. Marcello Ravveduto (Università di Salerno), la dott.ssa Patrizia Cacciani (Istituto Luce) e ovviamente Letizia.

Ancora una volta, chi non conosce il mondo della scuola dall’interno, non può capire il valore che queste presenze hanno avuto per noi, testimonianza della possibilità e della necessità di una comunicazione tra istituzioni scolastiche e istituti di ricerca e universitari affinché la scuola non muoia, lontana dai circuiti in cui si innova e si costruisce cultura.

Ci hanno regalato interventi interessanti e ricchi di spunti per nuove iniziative e ci hanno rafforzati nella nostra convinzione che percorsi come questo devono entrare nella didattica ordinaria di una scuola. E’ indispensabile.

Anche i ragazzi hanno avuto il loro spazio e, come spesso accade, sono stati sorprendenti nelle loro testimonianze, intraprendenti, anche con le loro incertezze, nel proporsi e nel cimentarsi davanti a un pubblico adulto e dopo gli interventi degli studiosi presenti.

E’ stato bello, mi sento arricchita e sono piena di gratitudine per tutti quelli che hanno partecipato, alunni, genitori, familiari, colleghi, studiosi, amici e … Letizia, instancabile e generosa organizzatrice.

Mentre la sala si svuotava e andavamo via tra saluti e ringraziamenti, una arzilla e piccola signora mi si è avvicinata, quasi parlando tra sé e sé e poi rivolgendosi a me ha borbottato: “non capisco… mio nipote Christian… non ha voluto parlare… dopo tutte quelle telefonate, tutte quelle domande e le fotografie che abbiamo trovato! Doveva parlare, doveva raccontare… non ha voluto farlo… non lo capisco”. Christian è un mio alunno timido e ho cercato di consolare la signora, assicurandola che avevo fatto di tutto per spingerlo e che comunque ha scritto una bellissima storia. Lei mi ha chiesto se ero io la professoressa di italiano e sorridendo se ne andata via. Ho pensato che era un vero peccato che la giornata fosse finita e che sarei voluta tornare indietro e chiedere a questa nonna, così coinvolta, di raccontare insieme a Christian la loro storia e che vorrei che di occasioni così ce ne potessero essere ancora tante e tante…

Grazie!

 

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