La maestra ebrea, di Carolina Lepre, III M

La persona con cui ho parlato per svolgere questo compito è mio nonno paterno, Mario Lepre. Nonostante fosse molto piccolo e protetto rispetto agli eventi narrati, quasi come se “la guerra lì non fosse mai arrivata”, in vari modi è riuscito a riportare alla luce questa vecchia storia. Mio nonno nell’ottobre del 1943 viveva a Roma, dove è nato, nel Quartiere Prati, al n.23 di via Ezio, insieme allo zio Pasquale  “Memè” Buonincontro e a sua moglie Zia Luisa.

Pasquale_Buonincontro, Roma, 1940

Pasquale Buonincontro , Roma 1940

Luisa Buonincontro, Roma 1930

Luisa Buonincontro, Roma 1930

Entrambe le fotografie provenienti dalla cornice appesa sulla parete dello studio del nonno

Pasquale Buonincontro era un noto avvocato penalista della capitale, molto benestante e molto generoso. Grazie alla sua posizione sociale aveva saputo che a breve ci sarebbe stata una retata da parte delle SS e della polizia italiana, mirata a prelevare tutte le famiglie ebree del quartiere. Per questo, zio Memè avvisò gli inquilini ebrei del terzo piano, interno 7. Qui vivevano la maestra Rita, che dava lezioni private a mio nonno Mario e la signora Osvalda con i suoi due figli.

Nonno Mario, Roma 8 luglio 1941

Nonno Mario, Roma 8 luglio 1941

Trovata nel cassettone della camera da letto del nonno

Zio Memè aiutò Rita facendola nascondere nel suo studio che si trovava al secondo piano di quello stesso stabile, mentre Osvalda e i suoi figli scapparono via.

Ebbene, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 1943 molti inquilini del palazzo di via Ezio 23 non dormirono. Le SS irruppero violentemente alla ricerca della famiglia ebrea che ivi abitava.

Quindi, le SS scardinarono la porta dell’appartamento e non trovandoci nessuno, interrogarono la portinaia Tina che, terrorizzata, chiese l’intervento dell’ unica persona che secondo lei poteva essere d’aiuto, l’avvocato Buonincontro. L’avvocato era, guarda caso, già sveglio e vestito e accorse con finta tranquillità sul luogo. I tedeschi, tramite l’interprete, comunicarono a Memè la loro volontà di perquisire tutte le abitazioni. L’avvocato, pur conoscendo perfettamente il tedesco a causa dei suoi studi giuridici, parlò esclusivamente italiano, costringendo così il colonnello italiano a tradurre anche per lui, diede alle SS il suo benestare avvisandoli però che nel suo studio al secondo piano erano custoditi fascicoli importantissimi riguardanti le più importanti figure politiche di quel tempo, e quindi coperti dal segreto di Stato e la mattina seguente che avrebbe avvisato il questore Pietro Caruso e il colonnello Kappler di quanto accaduto.  A quel punto le SS decisero  di andarsene.

Mio nonno mi ha raccontato questa storia prevalentemente grazie ai racconti di Zia Luisa; ha però comunque tenuto a precisare che qualcosa se la ricordava: le terribili urla delle SS che arrivavano fino al loro appartamento, l’aria cupa che si respirava in casa già da qualche giorno e il terrore che lo assaliva nonostante fosse troppo piccolo per capire, queste  sono sensazioni che non dimenticherà mai.

Sul web ho trovato un film documentario dedicato alla razzia degli ebrei il 16 ottobre 1943 a Roma

Carolina Lepre, Napoli 2019

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