Il quinto dei Giacomo Randazzo, di Francesca Randazzo, III E

Nella mia famiglia c’è un’importante tradizione, i primi figli maschi della famiglia Randazzo si devono chiamare Giacomo. Con la nostra generazione, però, si è interrotta non essendoci più figli maschi.

Questa è la storia del quinto della dinastia: il mio bisnonno Giacomo.

Il mio bisnonno, chiamato dai suoi nipotini nonno Cocco, veniva da una famiglia siciliana molto facoltosa. Infatti, suo padre, che ovviamente si chiamava Giacomo, era un grande imprenditore. Inoltre, era proprietario terriero di alcune terre in Sardegna, in Gallura, che utilizzava per far pascolare il bestiame. Gli animali venivano portati a Palermo su due navi: Torero 1 e Torero 2

Navi Torero 1 e Torero 2
Fotografo: anonimo, , Porto di Palermo, 1930.
(22×30 cm)

La fotografia ritrae le navi del mio trisnonno, Torero 1 e Torero2. L’inquadratura è centrata. È stata stampata in bianco e nero, su carta (forse è un’albumina).Oggi la foto è conservata in casa di mia zia Loredana (sorella di mio padre) in cornice, nel suo studio.

Gli animali venivano utilizzati per le loro pelli e per procurare il cibo all’esercito italiano, da Nord a Sud. Fu con questa attività che la famiglia riuscì a comprare il palazzo centrale di Palermo: il palazzo di via Ruggiero Settimo


Palazzo di via Ruggiero VII.
Fotografo: Giuseppe Cappellani e Nicola Scafidi, Palermo, 1930.
(11X16 cm)

Questo è il palazzo dei miei trisnonni, in via Ruggiero Settimo.

Il palazzo è inquadrato dal basso, quasi ad accentuarne l’imponenza, leggermente di scorcio da sinistra. La fotografia è stata stampata in bianco e nero, su carta. L’immagine è stata usata in un libro sulla storia dell’architettura palermitana che è nella libreria della mia prozia (la sorella di mio nonno paterno).

Il bisnonno Cocco nacque nel 1912 a Palermo ed era un importante sportivo, soprattutto nel canottaggio. Infatti divenne campione mondiale di canottaggio due volte, tra il 1936 e il 1938. La sua specialità era il 2 con. Cioè, nell’imbarcazione erano presenti i due che vogavano (il mio bisnonno e il suo compagno) e il timoniere, che indicava il percorso e dettava il ritmo. Mio nonno faceva parte del club dei canottieri Lauria, in Sicilia, tutt’ora esistente. Qui vinse molte medaglie, piatti d’argento e coppe, ancora esposte, insieme alla sua canoa, nel museo di Lauria.

All’epoca molte persone praticavano sport a livello agonistico poiché era considerato molto importante durante il regime fascista, come spiegato in questi documenti video: 

Nel periodo in cui praticava sport, il mio bisnonno era iscritto alla Facoltà di Economia e Commercio e il club Lauria era un club sportivo universitario.

A quei tempi era obbligatorio fare sport, perché fu uno degli strumenti di propaganda e di educazione del fascismo. In particolare, i maschi al di sopra dei diciotto anni dovevano mantenersi allenati per diventare soldati in guerra. Il mio bisnonno, quindi, faceva quasi tutti gli sport tranne pugilato. Nel frattempo, negli anni trenta, si laureò in economia e commercio.

In questo periodo nonno Cocco si innamorò della futura nonna Cocca: nonna Marianna chiamata anche da noi, nonna Mannina


I miei bisnonni con mio padre e suo fratello.
Fotografo: Giacomino Randazzo (mio nonno paterno), Pastonello, 1971.
(12X9 cm)

Questi sono i miei bisnonni. In braccio hanno mio padre all’età di pochi mesi. L’inquadratura è centrata. I miei bisnonni sono ritratti a figura intera ma al centro. Sullo sfondo, a destra, si intravede mio zio Piergiacomo (fratello di mio padre), che allora aveva 3 anni e mezzo. A sinistra si può vedere un vecchio modello di Vespa. Si trovano a Pastonello, una campagna poco lontana da Palermo, dove il mio bisnonno aveva delle terre coltivate. La fotografia è stata stampata in bianco e nero, su carta e ora si trova nell’album di famiglia di mia zia Loredana.

Si conobbero, perché la mia bisnonna prendeva lezioni di pianoforte dalla sorella del mio bisnonno: la prozia Anna. Zia Anna, comprendendo che c’era del tenero tra i due giovani, un giorno aiutò il mio bisnonno a dichiararsi. Durante una lezione di piano, con una scusa, uscì dalla camera e li lasciò soli. Il mio bisnonno fece la sua dichiarazione e la bisnonna Cocca, dato che nella stanza a fianco era presente suo padre, per non smettere di suonare il pianoforte, altrimenti il padre si sarebbe accorto che stava succedendo qualcosa, esclamò: “Basta, la prego se ne vada, non dica così!!”, fingendo un rifiuto. Ma, naturalmente, se oggi sono qui a raccontare la loro storia, alla fine si sposarono, nel 1942.

Intanto, l’Italia nel 1940 era entrata in guerra e quindi il mio bisnonno non poté continuare la carriera sportiva. Infatti, mentre si trovava ad Helsinki per le Olimpiadi, fu richiamato in patria per arruolarsi. Essendo laureato, venne chiamato dall’esercito come ufficiale e divenne tenente.

Giacomo Randazzo (il mio bisnonno paterno).
Fotografo: anonimo, Palermo, 1939.
(7X5 cm)

Questo è il mio bisnonno in divisa da tenente. La foto è stata scattata in occasione dell’arruolamento. L’inquadratura è un primo piano, centrato. In questa foto si trovava ancora a Palermo, prima di partire per Spoleto. La fotografia è stata stampata in bianco e nero, su carta e ora si trova nell’album di famiglia della mia prozia Rosy (sorella di mio nonno).

Si trovava nella caserma di Spoleto. Ci raccontano che il mio bisnonno fu usato come modello per le gambe della fontana d’arredamento della caserma. Si occupava dello smistamento dei soldati siciliani.

Nel 1942 il generale diede il permesso al mio bisnonno di sposarsi. Quando i miei bisnonni uscirono dalla chiesa, ad aspettarli c’erano dei soldati. Erano disposti in due file parallele. Ognuno incrociò la propria spada con quella del compagno di fronte a lui. In questo modo le loro spade, formarono un tunnel, sotto il quale passarono i miei bisnonni. Questo fu come un omaggio agli sposi. Essendo in tempo di guerra, dopo la cerimonia, non venne organizzato il consueto pranzo, ma ad aspettarli, ci fu solo qualche dolciume. Nello stesso anno, il mio trisnonno morì. Successe mentre il bisnonno Cocco era in viaggio di nozze. Tornò d’urgenza ed ereditò il peso delle attività finanziarie del padre. Nello stesso tempo, però, doveva continuare il suo lavoro nell’esercito . Per fortuna, non fu mai costretto ad andare in prima linea. Tuttavia, nel frattempo la mia bisnonna Cocca rimase incinta di mio nonno, nonno Giacomino, e si trovava a Gangi, dove era dovuta fuggire lasciando Palermo. In quel periodo, il mio bisnonno cercò di raggiungerla. Non essendoci disponibilità di mezzi di trasporto, fece tutto il viaggio su una motocicletta Guzzi , insieme a suo cugino. In quell’occasione più volte ha rischiato la morte per i continui bombardamenti e i colpi di mitragliatrice sparati dagli aerei.

Moto Guzzi.
Fotografo: anonimo, Palermo, 1940.
(26X157 cm)

Questa foto mostra una delle motociclette Guzzi, molto usate dall’esercito italiano nel periodo della guerra. È con una di queste che il mio bisnonno raggiunse la mia bisnonna a Gangi, viaggiando sotto i colpi di mitragliatrice dei nemici. La fotografia è stata scaricata da internet, da una pagina wikipedia.

Finalmente la guerra finì. Ma le conseguenze furono molto dure per la famiglia del mio bisnonno. Durante gli ultimi bombardamenti di Palermo, una delle due navi Torero del mio trisnonno fu distrutta. Una volta terminata la guerra il mio bisnonno perse il lavoro e perse tutto ciò che suo padre prima di lui aveva guadagnato. Così, anche il palazzo di via Ruggiero Settimo a Palermo, venne confiscato e messo all’asta. Così il bisnonno Cocco dovette trovare un nuovo lavoro. Ebbe una richiesta da due banche (il Banco di Sicilia e la Cassa di Risparmio Siciliana), ma lui non accettò. Diceva che lì, per quei tempi, ci lavoravano i “licca inchiostro”, cioè persone che eseguono ordini senza pensare, come era stato costretto a fare per non essere ucciso, durante il fascismo. Lui preferiva essere, come si dice in siciliano: “Testa di sarda e non coda di pescecane” (cioè alla testa di qualcosa di piccolo, piuttosto che alla coda di qualcosa di grande). Così creò una sua piccola azienda di trasporti. Naturalmente durante questa attività le difficoltà non mancarono. In quelle occasioni la bisnonna Cocca si arrabbiava molto e sventolava sul naso del mio bisnonno le lettere di assunzione della banca che lui aveva rifiutato. “Se avessi accettato quelle proposte, adesso non avremmo tanti guai!”, gli diceva.

La passione per il canottaggio gli è sempre rimasta nel cuore. Perciò, quando i fratelli Abbagnale di Napoli vinsero le Olimpiadi di canottaggio, nel due con, mio nonno Giacomino fece in modo di ottenere una dedica dei campioni per suo padre e la dedica, scritta su un gagliardetto, recitava “Dai campioni di ieri a quelli di oggi”. Purtroppo di questa dedica non è rimasta traccia.

Fratelli Abbagnale. campioni olimpionici di canottaggio negli anni ’80, di cui il bisnonno era fan
Fotografo: anonimo, Pastonello, 1980.
(25X16 cm)

Mio nonno Giacomino ha ereditato la stessa passione per lo sport ed è stato anche calciatore nel campionato di riserve di Serie A.

Squadra di calcio di Giacomino Randazzo (mio nonno paterno).
Fotografo: allenatore della squadra. , Palermo, 1950.
 (13X18 cm)

Questa è la squadra di calcio di mio nonno, Giacomino Randazzo. L’inquadratura è centrata. Mio nonno è il terzo giocatore da destra. La foto è stata scattata a Palermo. Il nonno indossava una fascia sul ginocchio, per via di un infortunio che aveva subito giocando. La fotografia è stata stampata in bianco e nero, su carta e ora si trova nell’album di famiglia di mia zia Loredana.

Poi però ha seguito un’altra strada. È venuto a studiare a Napoli ed è diventato professore ordinario di Biochimica. Non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo, ma papà mi parla spesso di lui. Mi dice che è stata una persona molto apprezzata e spero di somigliargli.

Bisnonni paterni e materni e i miei nonni, Giacomino Randazzo e Raffaella Esposito Scarpa.
Fotografo: Arturo Esposito Scarpa (mio prozio), Napoli, 1966 (12X9 cm)

In questa foto si festeggiava il fidanzamento dei miei nonni paterni. L’inquadratura è centrata, campo medio. I miei nonni sono la coppia al centro. Sulla destra ci sono la bisnonna Cocca e il bisnonno Cocco (il quinto Giacomo). A sinistra ci sono i genitori di mia nonna Raffaella, il nonno Antonio e la nonna Lina. Si trovano a Napoli, sulla terrazza della casa paterna, dove oggi vive ancora mia zia Loredana. La fotografia è stata stampata in bianco e nero, su carta e ora si trova nell’album di famiglia di mia zia.

Dopo di lui, solo mio zio Piergiacomo ha portato avanti la tradizione del nome, ma, in seguito, non sono nati altri figli maschi. Perciò lui è l’ultimo. Beh, visto che ora le donne possono dare il proprio cognome ai figli, se avrò un figlio maschio potrei chiamarlo Giacomo Randazzo e riprendere la tradizione.

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