Storia di nonna Amalia, di Luca Laurenza, III M

Nonna Amalia è nata a Napoli, il 3 luglio 1927. Ha studiato presso il Liceo Classico Genovesi, avrebbe voluto frequentare anche l’Università ma il padre non glielo permise.

Il padre, era un uomo molto severo, rigido, ma dal cuore tenero, un grande lavoratore che trascorreva gran parte della giornata nel suo mulino e la sera, anche se stanco, era sempre sorridente ed affettuoso.

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Il nonno nei pressi del mulino anno 1930 circa

La nonna ha vissuto la seconda guerra mondiale quando era una ragazzina. Tanti sono gli episodi indelebili nella sua memoria come ad esempio il lancio di una bomba proveniente da un aereo tedesco. Non dimenticherà mai lo spettacolo che si presentò ai suoi occhi: la nonna era con il papà nel giardino di casa a San Giovanni a Teduccio, quando all’improvviso sentì un gran boato e vide una colonna di fumo alzarsi verso il cielo.

Sganciate da grandi aerei, scendevano grandi bombe simili a caramelle seguite da terribili esplosioni: la gente era come impazzita, fuggiva da tutte le parti, tutti terrorizzati urlavano. Il padre subito prese la nonna in braccio e insieme ai suoi fratelli scapparono nel rifugio sottostante la casa che aveva subito gravi lesioni. Gli aerei intanto continuavano a sorvolare il cielo, quindi la nonna fuggì di nuovo e restò “sfollata” in campagna per tre mesi, ospite di uno zio. Dormì per molte notti in unica stanza insieme ai genitori, ai cugini, ai fratelli e agli zii. Poi anche qui cominciarono i bombardamenti. Un giorno ce ne fu uno accanto alla casa dello zio che portò distruzione e morte.

Finalmente la guerra terminò; la nonna vide le truppe americane avanzare e spaventata si nascose dietro un albero, ma un soldato la vide, le si avvicinò, l’abbracciò e le mise il suo elmetto. L’ingresso a Napoli degli americani, che avevano aiutato i napoletani a sgomberare la città dalle truppe tedesche, è per la nonna un ricordo sempre emozionante e bellissimo.

E fu proprio a Napoli che la nonna, a 18 anni, conobbe il nonno Vincenzo.

foto 2

Il nonno la corteggiò per circa due anni, andava in bicicletta sotto casa sua, stava per ore a guardare la finestra della sua camera e le portava spesso in dono fiori, finché un giorno decise di chiedere la mano al padre, che accettò e si sposarono. Fu un matrimonio bello, elegante, con tantissimi invitati tra amici e familiari, la nonna ricorda che tutte le donne indossavano il cappello. Da questo matrimonio nacquero ben sei figli, tre maschi e tre femmine. Una vita dedicata ad accudire con amore la famiglia.

foto 3

Una storia molto triste, quella della guerra, ma molto viva nelle persone che hanno vissuto quel tragico periodo, infatti la mia nonna ripete che la guerra è una bruttissima cosa. Ogni volta che racconta e parla della guerra le viene da piangere e mi dice sempre di pregare Dio affinché non accadano mai più episodi come quelli da lei vissuti. La nonna attraverso questo racconto mi ha voluto trasmettere cosa significa vivere la guerra, la paura costante della morte, la lotta per la sopravvivenza, la fame sofferta, le malattie e il massacro ovunque. Ma mi ha anche trasmesso fiducia nella vita, nel poter ricominciare e ricostruire.

 

 

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