Le riflessioni conclusive dei ragazzi della III E, a cura di Valeria De Laurentiis

Dalle risposte all’esercizio_conclusivo somministrato ai ragazzi della 3 E, al termine della II edizione del progetto “Sguardi e storie”, si possono rilevare dati e proposte.

Quasi tutti i ragazzi vedono nella fotografia un modo per fermare, immortalare il presente; riconoscono il valore del ricordo e sono preoccupati della perdita della memoria sia di famiglia sia storica. Qualcuno sente più forte il valore emotivo dello scatto o il suo legame con la storia, come fonte e documentazione.

Scrivono della fotografia:

“Rende il soggetto ritratto un pezzo di storia” (Benedetta)

“E’ un modo di “affermarsi” nel tempo attraverso un’immagine anziché delle parole” (Vittorio)

“(…) uno scatto è una data sulla linea del tempo della nostra vita” (Karola)

“Per me la fotografia è il modo per conservare un’emozione” (Adriano)

“la fotografia mi piace perché attraverso uno scatto riesco a far vivere alle persone molte emozioni” (Aurelio)

“La fotografia per me è aperta quasi a tutti ed è un modo efficiente di documentare” (Lorenzo)

“La fotografia è il mezzo attraverso il quale catturiamo momenti (belli o brutti) che vogliamo conservare per sempre” (Sara P.)

Al cinema vanno poco sebbene ne riconoscano l’importanza. Vedono più spesso film in casa, ma soprattutto serie di cui raccontano nel dettaglio le trame.

Del cinema scrivono:

“Il cinema per me è uno strumento che ci permette di vedere altre vite ma soprattutto altri modi di vivere” (Chiara)

“Il cinema per me è come un libro in movimento. Ti riesce a far vivere più vite, anche solo attraverso l’osservazione” (Francesca)

“Per me il cinema può essere definito “la rappresentazione della vita “di ognuno di noi e spesso ci dà insegnamenti”. (Karola)

“E’ il modo in cui gli uomini provano a trasmettere emozioni vere anche su fatti inventati”

(Sara P.)

“Il cinema è un importantissimo mezzo per far passare messaggi che il regista pensa siano importanti, ma è anche importante per la propaganda; infatti fu utilizzato durante il fascismo” (Vera)

“Il cinema è un modo per aprire la mente a nuove conoscenze mediante l’uso dello schermo “(Benedetta)

Fotografano spesso: paesaggi, facce buffe, persone di famiglia, amici, animali. Grazie al progetto Sguardi e storie, descrivono i loro scatti quasi tutti indicando i termini del linguaggio specifico fotografico. Si pongono il problema di come salvare le foto: alcuni su cloud, altri le salvano su pc e ipotizzano anche di stamparne alcune (ma lo avranno già fatto o è solo un proposito? Temo che con il tempo ci troveremo in un deserto digitale se alcuni formati non saranno più compatibili con i pc di nuova generazione)

Non prendono in giro gli amici con le foto, scherzano qualche volta ma solo se l’altro accetta lo scherzo. Non tutti condividono la moda dei social (o forse non lo confessano); qualcuno riconosce l’importanza dell’intimità e segnala i rischi di un uso superficiale della rete.

Sui cellulari archiviano tantissime foto e video (addirittura 7000 foto in un caso!) ma non molti dichiarano di avere grande passione per la fotografia e di preferirla come mezzo espressivo. Sarebbe interessante capire quindi perché fotografano tanto o meglio l’atto del fotografare quali significati assume. Uno spunto per ulteriori ricerche!

Quasi tutti sono interessati alle foto scattate dai genitori e in famiglia; in genere, solo uno dei due è l’addetto alla documentazione degli eventi o dei viaggi utilizzando anche macchine fotografiche.

Solo per alcuni associare le foto agli argomenti di studio è utile, soprattutto per le materie scientifiche.

Tutti hanno foto a cui sono legati; si tratta di scatti legati all’infanzia, ai nonni, ai fratelli, alle sorelle e agli animali.

A proposito del legame con le foto:

“Molte delle foto a cui sono legata raffigurano me con una persona o un animale che non c’è più. Queste sono alcune delle foto a cui tengo di più credo perché me li ricordano, uno degli scopi primari della fotografia. Oppure mi piacciono foto che rappresentano momenti della mia vita; esperienze, felici o tristi che siano, sono sempre un ricordo e ricordare attraverso immagini è più efficace perché ti ricordi il luogo e quello che stavi facendo con quella persona. Nel mio caso una foto molto importante è il mio primo selfie, scattato con il primo cellulare che ho posseduto, con mio nonno, nel giorno del mio compleanno, in una pizzeria a Solopaca. Quella foto è molto importante non solo perché mi ricorda mio nonno, ma perché solo guardandola, mi ritrovo al mio compleanno di quattro anni fa. Pensando a questo devo dire che le foto hanno un grande potere” (Sara C.)

Molti non prestano grande attenzione alle immagini pubbliche e trovano quelle pubblicitarie troppo artefatte e lontane dalla realtà, soprattutto quando propongono modelli ideali di bellezza.

Tutti sono entusiasti del Progetto “Sguardi e storie” perché hanno conosciuto la loro storia famigliare, hanno collaborato con genitori e parenti, hanno scoperto storie personali e collettive. Hanno apprezzato anche molto le storie dei compagni, riconoscendole come fonti preziose di conoscenza storica.

Scrivono del progetto:

“E’ molto interessante perché ha coinvolto tutta la mia famiglia nella ricerca dei ricordi” (Simone)

“Credo che questo progetto sia molto interessante; ci ha fatto conoscere meglio le nostre fondamenta, facendoci capire che la storia siamo noi e, anche se partendo da una semplice foto, la stiamo scrivendo. Ci ha mostrato anche come i paragrafi dei libri di storia non sono soltanto banali parole, ma parole che raccontano la nostra storia; ho realizzato che tutto quello che leggo in quelle pagine ci appartiene pienamente” (Karola).

“Credo che questo progetto sia stato molto importante anche perché ho scoperto storie della mia famiglia che non mi avevano raccontato. Inoltre è anche un modo per collegarsi alla Storia e conoscerne dettagli che magari non vengono scritti sui libri” (Federica).

“La ricerca di Sguardi e Storie mi è piaciuta molto perché mi ha fatto scoprire cose del passato che non sapevo e poi l’ho trovata interessantissima perché ho potuto leggere le storie di tante persone diverse (Carolina)

“Ho ritenuto molto importante questo progetto; un modo di scoprire dettagli del passato che ignoravo; mi ha fatto rendere conto di quanto la storia ci sia vicina” (Benedetta)

Tra i suggerimenti per migliorare il progetto, alcuni spunti interessanti: prolungare le attività nel pomeriggio; prevedere interventi di esperti in classe; poter seguire il lavoro in tutte le sue fasi, anche quella di costruzione del sito web; effettuare visite ad archivi fotografici, inserire un corso di fotografia, coinvolgere altre scuole.

La maggior parte vede in tv e sul web immagini che raccontano storie del presente soprattutto tragiche. Molti fanno riferimento al telegiornale.

“Molte volte mi capita di vedere video in cui famiglie separate, a causa delle guerre attuali, si ritrovano. Quei video sono capaci di infondere dentro di me tantissime emozioni e rimangono impressi dentro me come un pennarello indelebile” (Vittoria)

Carente per tutti la risposta sulle istituzioni che si occupano di conservare le fotografie; hanno fatto riferimento preciso solo all’Istituto Luce. Me ne prendo tutta la responsabilità perché ho trattato genericamente l’argomento e necessito io stessa di una formazione più approfondita. Mi piacerebbe anche studiare a fondo il linguaggio cinematografico.

Le storie più votate sono state: 1) Oma, di Vera Ippolito, 2) a pari merito Il quinto dei Giacomo Randazzo, di Francesca Randazzo; Cronache di guerra, di Lorenzo Capano; 3) Buonasera nonno! di Carolina De Vivo.

Qualche osservazione a margine

Diversi sono gli spunti di riflessione che si possono trarre dalla valutazione di questo questionario e dall’esperienza di due anni di formazione come docente:

  • È necessario approfondire il significato e la funzione che le immagini, fisse e in movimento, stanno assumendo nei campi della conoscenza delle nuove generazioni.
  • Bisogna formare, anche gli adulti, ad una pratica della conservazione delle immagini digitali che preveda l’uso di tipi di file non deteriorabili, la stampa degli scatti più significativi, la raccolta, ecc
  • Lo studio del contemporaneo non può fare più a meno di una educazione visiva e dello sviluppo di competenze di contestualizzazione
  • Va introdotto nelle scuole anche lo studio della storia della fotografia e del cinema e la conoscenza delle istituzioni, degli archivi pubblici e privati che ne curano la raccolta e la conservazione
  • Lo studio delle immagini fisse o in movimento, il loro riuso, la loro produzione, l’utilizzo di strumenti per la loro elaborazione, l’approfondimento del linguaggio specifico e quindi una fruizione consapevole sono anche una delle vie attraverso cui mettere le basi per un “umanesimo” che finalmente ci permetta di sostanziare, con contenuti personali, collettivi, sociali la rivoluzione tecnologica che, sebbene prodotta da noi, spesso ci appare un’entità capace di dirigerci e sopraffarci.

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