Nonne alla scrivania, di Alessio Amoroso

Nonna Maria Luisa, Napoli 1960 ca.,

In questa foto, degli anni ’60 del secolo scorso, mia nonna materna, Maria Luisa Sorice (Napoli 12 marzo 1942-9 settembre 2019) è sul suo posto di lavoro. Era diplomata in stenografia e dattilografia e lavorava presso una compagnia assicurativa chiamata Mediterranea, dove svolgeva, appunto, la funzione di steno-dattilografa.

Il diploma della nonna, Napoli 1957

A causa della guerra, suo padre, che era un soldato, era stato fatto prigioniero in Germania pochi mesi prima della sua nascita ed era stato liberato solo quando mia nonna aveva circa 2 anni, nel 1944, un anno prima della fine della guerra. Negli anni successivi, la famiglia di mia nonna, composta dalla madre, dal padre e da 4 figli, come molte famiglie italiane di quel periodo, si era trovata in difficoltà economica e perciò lei fu costretta ad andare a lavorare dopo la terza media, senza poter frequentare il liceo come avrebbe voluto. Nel 1957 si diplomò come stenografa, come si capisce dalla foto del diploma conseguito in una Scuola pratica di commercio, istituita nel 1905 nell’ambito dei Provvedimenti per il risorgimento economico della città di Napoli (Legge n 351 dell’8 luglio 1904).

Già a 15 anni quindi, aveva iniziato a lavorare come segretaria prima in uno studio privato e poi alla Mediterranea Assicurazioni.

Lì conobbe mio nonno, Michele Naddei, all’epoca giovane avvocato che, per un periodo di tempo, lavorò anche lui presso lo stesso ufficio. Nel 1965, però, la Mediterranea fallì; la nonna e tutti i suoi colleghi furono licenziati. Mentre però gli altri furono assunti da un’altra assicurazione, mia nonna, che era in attesa di mia madre, non fu assunta proprio perché incinta: all’epoca, infatti, non esisteva ancora lo statuto dei lavoratori (che fu emesso solo 5 anni dopo nel 1970), che vieta il licenziamento delle donne in gravidanza. Ancora nel 1968, l’occupazione femminile era argomento discusso.

In questo film della regista Cecilia Mangini ho trovato una inchiesta molto dura sulla condizione della donna in Italia proprio alla metà degli anni sessanta!

Mia nonna rimase perciò senza lavoro, né riuscì successivamente a trovarne un altro perché, dopo un anno dalla nascita di mia madre, ebbe un secondo figlio.

Come si può vedere dalla foto, all’epoca si scriveva usando la macchina per scrivere e non esistevano ancora mezzi come il computer. Il telefono al quale mia nonna è collegata era con la ghiera meccanica. Per comporre il numero quindi bisognava mettere il dito nel buco corrispondente al numero e girare in senso orario.

Inoltre si usava moltissimo, come si può vedere dal grande numero di documenti presenti sulla scrivania, la carta, perché le comunicazioni avvenivano tramite la posta, non esistendo ancora la rete internet e la possibilità di comunicare via e-mail.

Infine si nota dalla fotografia che mia nonna indossava un grembiule di colore scuro come divisa, che serviva a non sporcarsi con l’inchiostro lasciato dalla macchina per scrivere sui fogli, oltre che con la carta copiativa, che era un foglio ricoperto di inchiostro da un lato, che serviva a fare una copia di un foglio scritto con la macchina. Si metteva tra due fogli bianchi, che poi si infilavano nella macchina per scrivere; tutto ciò che veniva scritto sul primo foglio veniva così copiato sul secondo: oggi non esiste più la carta copiativa perché si usano le fotocopiatrici.

Dall’esame di questa foto, quindi, si può comprendere come la tecnologia, soprattutto digitale, oggi abbia reso molto più semplice il lavoro in vari ambiti, facendo anche risparmiare molto tempo e fatica. Sulle scrivanie moderne, infatti, non solo non troviamo più gli oggetti menzionati nel testo, e presenti nella foto, ma neanche tutta la quantità di carta che veniva utilizzata un tempo. Con l’avvento di Internet e la possibilità di comunicare online, possiamo evitare di utilizzare tanta carta, con grande vantaggio anche per l’ambiente.

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