Nonne alla scrivania, di Davide Martinez

Nonna Anna, Napoli 1963

In questa prima foto in bianco e nero, a figura intera, ma seduta, è raffigurata mia nonna materna, Anna. La foto è stata scattata nel 1963 e la nonna siede ad una piccola scrivania da dattilografa, intenta a scrivere a macchina. Indossa abiti e scarpe molto curati e ha un orologio da uomo, penso del padre.

Nella seconda foto, successiva di qualche anno, la nonna Anna è ripresa a mezzobusto, sempre ad una scrivania ma più ampia, su cui si vede un telefono in bachelite.

Nonna Anna, Napoli 1963

Per potervi raccontare di mia nonna, e quindi la storia di queste foto, bisogna partire dalla condizione delle donne in quegli anni. Negli anni 60, infatti, ancora le donne venivano educate per diventare mogli e madri ed era raro e fuori dall’ordinario incontrare donne lavoratrici, anche se lavoravano tantissimo.

Mia nonna è nata nel 1940, proprio nell’anno in cui l’Italia entrava nella Seconda Guerra Mondiale. Per fortuna era molto piccola e di quegli anni ha pochi ricordi e sbiaditi.

Mentre riguardavamo queste foto e parlavo con lei, mi sono sorpreso a osservare come i suoi occhi si ravvivassero soprattutto nel riguardare questi scatti degli anni in cui lavorava e che la ritraggono seduta alla scrivania, con una vecchia macchina da scrivere e un vecchio telefono. È stato proprio rivedendo queste foto che i suoi ricordi si sono accesi ed ha iniziato a raccontarmi di quel periodo in cui attività oggi normali per le donne erano eccezionali.

Mia nonna iniziò a lavorare per caso; fu infatti chiamata da un’amica il cui zio aveva bisogno di una segretaria per il suo ufficio e, avendo da poco perso il papà, pur di distrarsi, decise di accettare. Lavorare le piacque così tanto che si dedicò anima e corpo tanto che il direttore, dopo un periodo di prova, l’assunse …il famoso posto fisso! Il posto fisso le cambiò la vita non solo perché la rese una donna autonoma e indipendente ma anche perché proprio in quell’ufficio conobbe mio nonno.

A quei tempi, sembrerà assurdo oggi, ma le donne venivano sottopagate e quelle sposate non potevano entrare nel mondo del lavoro, quindi erano destinate a restare casalinghe.

Ho così capito, perché alla vista di quelle foto i suoi occhi si sono illuminati: in quel periodo una giovane donna di 23 anni che lavorava era quasi un’eroina. Mia nonna ha sempre lavorato ed oggi che ha 81 anni, anche se non ha più un lavoro, continua ad aiutare i propri figli in ufficio, quando ce n’è bisogno.

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