Le cartoline di una volta: la carezza del passato, di Pasquale De Vivo

Oggi sono stato a casa di mia zia, Susi: ha molti oggetti e mobili antichi di famiglia che conserva gelosamente con molto affetto.

Zia Susi , Napoli 2021

Le ho chiesto se aveva qualche cartolina del passato e lei, entusiasta di questo lavoro, mi ha aperto un bauletto di legno un po’ impolverato, pieno di lettere e vecchie cartoline, alcune un po’ sgualcite ed ingiallite.

Ho scoperto che le cartoline postali e poi illustrare hanno una storia interessante che inizia nel 1869. Tra le tante cartoline della zia, ne ho scelte 2 in particolare.

Cartolina, 1927 (fronte)

Cartolina, 1927 (retro)

Nella prima si vede una donna elegante, seduta su una poltrona, presa nella lettura di una lettera, forse del suo amore; intorno possiamo vedere la stanza ricoperta da parati ricercati; c’è un secretaire dove si custodivano i gioielli e si scrivevano documenti importanti. Infine possiamo ammirare un bel caminetto in marmo e un vecchio orologio a parete e vasi preziosi di porcellana. Si nota, sul retro, la cura della grafia ed il francobollo del Re d’Italia, Vittorio Emanuele lll.

Questa cartolina è datata 21 novembre 1927 ed è indirizzata a Giulio de Vivo, fratello di mio nonno Camillo, che comandava il 15esimo Battaglione Eritreo a Bengasi.  La Libia era una colonia italiana dal 1912, ma fu con il fascismo, dal 1923, che cominciò una vera e propria riconquista del territorio che fu condotta in modo spietato e con gran numero di vittime tra la popolazione; la Libia nelle intenzioni di Mussolini doveva diventare una colonia d’insediamento a scopo agricolo.

Cartolina postale, 1928 (fronte)

Cartolina 1928 (retro)

La seconda cartolina postale riporta una lettera che mio nonno Camillo, 11enne, (era nato nel 1917, quindi la cartolina risale al 1928) scrisse dal collegio dei Salesiani. Di mio nonno e della sua vita ha raccontato già mia sorella Carolina, partecipando proprio a questo progetto due anni fa

Questa vecchia cartolina mi ha colpito perché, nel leggerla, si vede come mio nonno, cerca di nascondere il dolore per la mancanza della madre, ma soprattutto del padre, morto da poco; anzi fa di tutto per rassicurare la madre rivolgendosi a lei con garbo e rispetto, dandole del voi, come si usava una volta.

Adesso non resta che chiudere il piccolo baule; però qualche cartolina è rimasta fuori, forse vuole che ci dia uno sguardo…Comincia così: “Caro papà, prometto di studiare di tutto cuore per l’esame finale. Vi lascio perché il dovere mi chiama. Vi penso tanto. Saluti dal vostro Camillo.” Poche parole semplici che ti lasciano qualcosa di curioso; amor proprio, rispetto e tanta tenerezza. Oggi le cartoline non si usano più, ci sono i cellulari per inviare messaggi. Non si usano più le penne stilografiche, non si mandano più le lettere… Bello il progresso ma il passato ha qualcosa di importante da conservare gelosamente e con tanta cura: il rispetto.

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