Raccontare con la fotografia una giornata al tempo del Coronavirus, di Marianna Lembo

Marianna ha acconsentito a pubblicare il lavoro che segue sul sito del progetto Sguardi e Storie, per invitare i docenti e i ragazzi della scuola media Viale delle Acacie a cogliere il suo stimolante esempio, se vorranno [ndr].  Grazie Marianna!

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Marianna Lembo è una giovane fotografa professionista.

 

Questo il suo sito professionale: Marianna Lembo photography

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A seguire la riflessione di Marianna e le sue fotografie.

Sono Marianna. Vi propongo con piacere un piccolo lavoro svolto in questi giorni di quarantena; spero possa essere per qualcuno di voi un contributo efficace per ragionare su questo particolare periodo.

Scattare fotografie per me è sempre stato un piacere, fino a che un bel giorno ho deciso di prendere la cosa un po’ più seriamente….
Intendo l’atto del fotografare come una presa di coscienza sul mondo, non solo l’osservazione di esso, e con mondo intendo quell’insieme complesso di materia, emozioni, luoghi, persone da cui attingere per raccontare un pensiero o una storia.
Mai come in questo periodo il mondo è per me circoscritto a tre stanze milanesi; ed inizialmente la frustrazione era tanta, mi sentivo sommersa solo dai cattivi pensieri provenienti dalle notizie quotidiane. Una sorta di svuotamento che non riuscivo proprio a colmare con ciò che amo di più, la fotografia. Mi sono chiesta più volte: Come e cosa fotografare? Che progetti realizzare?

La risposta spesso è più semplice di quanto si pensi perché le storie in effetti sono ovunque intorno a noi, anche nella banalità di piccole cose.
E sono le piccole-grandi cose che abbiamo di fronte tutti i giorni a rendere il nostro sguardo più attento e disincantato, anche nei riguardi del mondo esterno.
Ho colto questo periodo di clausura forzata come un banco di prova per mettere in discussione le certezze che questa particolare situazione ha smontato in tutti noi.

In questa slideshow mostro una giornata “tipo” della mia quarantena, scandita a tempo di luci che cambiano, oltre di soggetti…

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Ragazzi di Napoli ed emergenza Covid-19: sguardi e sentimenti della III A

In collaborazione con il progetto Cinefotoeduca per il quale il presente lavoro è stato realizzato, condividiamo anche su questo sito i risultati delle riflessioni dei ragazzi della III A.

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Sono la professoressa Antonietta Gioia. Con questo progetto, che ha coinvolto due delle mie classi di quest’anno, la II A (qui il link anche ai loro lavori) e la III A, ho avuto la possibilità di dare agli studenti l’opportunità di riflettere su questo momento difficile, attraverso “un click” e a me di fare riflessioni personali.  Grazie ragazzi!

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I ragazzi della III A della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, professoressa Antonietta Gioia

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Ragazzi di Napoli ed emergenza Covid-19: sguardi e sentimenti della II A

In collaborazione con il progetto Cinefotoeduca per il quale il presente lavoro è stato realizzato, condividiamo anche su questo sito i risultati delle riflessioni dei ragazzi della II A.

c i n e f o t o educa

Sono la professoressa Antonietta Gioia. Con questo progetto, che ha coinvolto due delle mie classi di quest’anno, la II e la III A (qui il link anche ai loro lavori), ho avuto la possibilità di dare agli studenti l’opportunità di riflettere su questo momento difficile, attraverso “un click” e a me di fare riflessioni personali.  Grazie ragazzi!

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Sguardi e … storie di donne. Le riflessioni di Antonietta Gioia

Sono Antonietta Gioia e per il secondo anno partecipo al progetto Sguardi e Storie.

Nell’anno scolastico precedente ho lavorato con due classi (la II A e la III A) e mi sono presentata così (link alla presentazione).

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Nell’anno scolastico 2019/20 ho partecipato quindi per la seconda annualità a Sguardi e Storie con la classe III sez. A, sebbene la scuola S.M.S. Viale delle Acacie abbia avviato questa interessante iniziativa già dall’a.s. 2017/2018.

Le finalità sono state le stesse degli anni precedenti: diffondere l’uso delle fonti audiovisive e fotografiche per la scoperta della storia, degli immaginari storici, delle modalità di rappresentazione della storia nel cinema e nella fotografia e imparare a cimentarsi con il loro uso e riuso creativo in nuove narrazioni. Quest’anno il progetto è stato realizzato in autonomia, dopo la formazione svolta con Letizia Cortini negli anni precedenti (si vedano i Diari di lavoro degli scorsi anni scolastici).

Con la classe III A sono state rilette le fonti e rivisto il materiale pubblicato sul sito Sguardi e storie con il fine di comprendere come, a partire dall’inquadratura, e dagli altri elementi del linguaggio specifico audio-visivo, sia possibile affrontare l’analisi e la descrizione, decodificandole e contestualizzandole, delle fotografie di famiglia, che ci rimandano a un mondo lontano, quello dei nonni e dei propri genitori.

Proprio grazie alla ricerca e all’esame delle foto degli album di famiglia i ragazzi hanno potuto scoprire intrecci di storie familiari, a loro per lo più sconosciuti, venendo a conoscenza, tra l’altro, di avvenimenti e figure famigliari, che hanno supportato e reso loro più concreta la storia studiata sui libri di scuola. Pian piano, gli studenti hanno compreso quanto lo studio della storia sia importante, anche perché grazie ad essa forse si è più in grado di capire “chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo andare”, con l’auspicio, o la speranza mai perduta, che sia possibile fare tesoro degli errori del passato.

L’uso della fotografia nello studio della storia è determinante per le generazioni attuali e per le future, perché essa svolge un ruolo cardine nella rappresentazione, nel ricordo e nella testimonianza di un evento, di un fenomeno, della storia di una persona e di una famiglia… E’ una fonte fondamentale, parte integrante della cultura (di elité e popolare) e del costume.

Quest’anno, ai ragazzi ho pensato di proporre il tema “La  donna e le trasformazioni sociali  e culturali attraverso le foto di famiglia”. Sono emerse storie di donne che, seppure apparentemente semplici e non scevre da stereotipi e da certe mentalità, hanno però contribuito al cambiamento più generale del ruolo delle donne nella società contemporanea, ancor prima di arrivare alla consapevolezza personale di questo stesso cambiamento.

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Le espressioni usate dai ragazzi per descrivere le qualità, le attitudini, ispirate loro dai ritratti delle nonne, madri, bisnonne, sono spesso state: “dolcezza e determinazione”, “semplicità e amore per le proprie origini”, “essere più che apparire”, “tenacia accompagnata al sorriso”, “fantasia e collaborazione”. Espressioni che hanno connotato i loro racconti delle trasformazioni a cui le donne e gli uomini della propria famiglia sono stati sottoposti, sottolineando l’impegno che le donne di ieri e di oggi abbiano dovuto e debbano dimostrare nel lavoro, di come il dolore non le abbia fatte soccombere e mai abbattere, anzi le abbia aiutate a ritrovare la forza per andare avanti. Non ultimo, il racconto dell’amore per i viaggi di molte donne. Per i ragazzi, al di là di alcuni ritratti agiografici, sono stati tanti gli insegnamenti che queste donne hanno potuto trasmettere loro, ai nipoti, e tante le proposte di lettura che gli alunni hanno suggerito nel presentare il materiale fotografico di famiglia.

Ringrazio Letizia Cortini per avermi sostenuta e supportata a distanza, per l’aiuto nella pubblicazione dei lavori degli alunni. Ringrazio i ragazzi della III A che hanno tutti partecipato al progetto, aiutandosi vicendevolmente, direi anche con affetto in questo momento di crescita.

Ecco il link ai loro lavori! Buona lettura :).

La donna guida della famiglia, di Martina Migliardo

Ho deciso di descrivere la storia Concetta, perché, dai racconti  ascoltati, ho scoperto che le donne soprattutto, nella mia famiglia sono riuscite a guidare le proprie famiglie con saggezza e gentilezza, insegnando ai loro figli come vivere in modo adeguato sebbene con poche risorse.

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Ecco una fotografia della mia trisnonna, la nonna di mia nonna materna, Concetta Baldi che sposò Pasquale Billi, con cui ebbe cinque figli tra cui la mia bisnonna, Maria Billi.

La foto la raffigura nella sua grande casa di uno stile parecchio antiquato, verso la metà degli anni 60, seduta su una sedia e vestita per casa come era solita fare poiché usciva la maggior parte delle volte solo per fare la spesa. Le scattarono questa foto probabilmente per immortalare lei vicino alla sua amata televisione che allora  era una strabiliante novità per lei e per tutti. Quando la comprarono lei rimase a dir poco sorpresa e in poco tempo ne si “innamorò” perché per una semplice casalinga che svolge una vita non proprio esilarante, un’ invenzione del genere le cambiò le giornate. La sera si posizionavano tutti i componenti della famiglia sul divano e passavano le ore davanti alla televisione rimanendo incantati a osservare quella meravigliosa novità.

Si affezionò talmente a quel televisore che quando qualche anno dopo ne acquistarono uno più moderno lei non fu affatto entusiasta e addirittura diceva che alla nuova TV non trasmettevano più le cose belle che invece trasmettevano in quella precedente … Queste esternazioni sono rimaste nella storia della famiglia e ancora oggi quando ne parliamo vien  fuori la storia della mia trisnonna e delle sue frasi che ci fanno tutt’oggi ridere e ci ricordano di lei come una donna meravigliosa e capace di tirare su il morale a chiunque.

Era una casalinga, come la maggior parte delle donne del suo quartiere, i Quartieri Spagnoli, in cui visse per cinquant’anni.

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In quella casa abitavano ben tre famiglie e per la mia trisnonna non era molto semplice badare a tutti, doveva prendersi cura dei suoi figli ma anche di quelli delle altre famiglie, dato che era la più anziana.

Ha vissuto la Prima Guerra Mondiale, dove vivere di “privilegi” era un miraggio. C’era la povertà, era difficile sfamare tutte le numerose famiglie. Erano ben otto bambini in totale e la situazione con la guerra era tutt’altro che semplice, ma del resto mia nonna mi dice sempre che erano una famiglia unita e felice, in cui l’uno aiutava l’altro, anche se la donna che davvero era in grado di rimediare ai problemi familiari era proprio la mia trisnonna Concetta.

I suoi figli maschi, Luigi, Mario e Giuseppe, quando tornarono dalla guerra iniziarono “ad aggiustare” le loro vite, trovarono dei lavori stabili, iniziarono a guadagnare e tutti ritrovarono un po’ di benessere, inoltre trovarono tutti la propria metà, si sposarono e mano a mano si trasferirono in altre case, lasciando la dimora di Concetta. In quella casa rimasero solo la mia trisnonna, la mia bisnonna, mia nonna e i suoi fratelli, Mario ed Enzo.

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Morì serenamente, nella sua casa nel 1973 all’età di 91 anni e la ricordiamo come una donna da prendere come esempio di vita che ancora oggi manteniamo in serbo nei nostri cuori.

La magia della moda che affascina le donne di ogni epoca, di Alessandro Montieri

Ho deciso di parlare delle donne affrontando  la moda che fin dall’antichità affascina quest’ultime.  Attraverso  le foto di famiglia, ho descritto e paragonato la moda degli anni ‘60 con quella degli anni ‘90.

In queste prime due foto troviamo raffigurata la madre di mio nonno, Rosa, donna robusta ma allo stesso tempo dolce, che nella prima foto si accinge a salire sul bus che condurrà poi lei e tutta la famiglia a Roma, e nella seconda è raffigurata seduta su una delle fontane in Piazza San Pietro a Roma. Ci troviamo nel 1960. Le donne, per la maggior parte, seppur più libere, rispetto a un passato prima della seconda guerra mondiale, continuano ad “avere i bastoni fra le ruote”, non lavorano ma si dedicano soprattutto alla casa e alla cura dei figli. Anche la moda per le donne non è molto variegata, per le famiglie meno ricche e fortunate. Lo notiamo nella prima foto dove c’è Rosa con un vestito comodo e largo che evidenzia leggermente il punto vita con trama geometrica. Se facciamo attenzione, però, possiamo notare che poco più in alto, già salita nel bus, c’è un’altra donna, con un vestito  identico per modello e  colori. Se invece ci focalizziamo sui trasporti, subito in primo piano troviamo il classico autobus Fiat Modello Rosanna che negli anni ‘60 era il più gettonato, un modello spesso colorato, semplice con forme morbide, fari rotondi, porte scorrevoli e paraurti sporgenti. Già i primi anni ‘60 furono duri per il mondo intero, il presidente degli USA Kennedy fu assassinato a Dallas ed i sovietici cominciarono la costruzione del Muro di Berlino. Ma non ci furono solo avvenimenti disastrosi, infatti in questo periodo nasce la cosiddetta “Corsa allo spazio”  che si concluse il 21 luglio 1969 con lo sbarco sulla luna di Neil Armstrong.

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In questa foto troviamo raffigurata mia nonna paterna, Maria, che siede sul muretto del terrazzo di casa. Questa foto è a nonna molto cara; infatti la conserva in una cornice multipla al fianco del comodino. La storia di questa foto è però molto particolare, infatti mia nonna mi ha raccontato che quando lei aveva circa 16 anni, arrivò, a lei e a sua cugina Rosaria, un pacco proveniente dall’America che le era stato mandato dallo zio emigrato lì.  Il pacco conteneva 2 paia di pinocchietti per Maria e Rosaria, lo zio infatti sapeva che in Italia le donne non potevano portare i pantaloni, ma dato che in America questo era già concesso alle donne, decise di farli arrivare anche qui. Mia nonna quando li vide rimase ammaliata e per non farsi scoprire da sua madre, donna rigida ma allo stesso tempo gentile, salì sul terrazzo insieme a sua cugina, indossò i pantaloni, e si fece delle meravigliose fotografie come quella che sto mostrando. Successivamente, per non essere rimproverata, prima di rientrare in casa si tolse i pantaloni per poi riporli nuovamente nella scatola e nasconderli. Già in questo periodo possiamo quindi capire che le donne iniziavano a “ignorare” le regole a loro imposte e a sentirsi libere di fare ciò che volessero, cioè cominciavano a “trasgredire”.

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Bellezza simbolo degli anni ’60 era Twiggy, donna che divenne la  top-model  per eccellenza, grazie anche al pesante trucco degli occhi  e al taglio di capelli infantile, studiato per lei dal celebre parrucchiere Leonard nel 1966. Come per incanto, divenne il volto del decennio.

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Qui invece vengono immortalati i miei nonni paterni, Maria e Vincenzo, il giorno del loro matrimonio il 15 settembre 1966 nella chiesa di San Biagio a Mugnano, a Napoli. Notiamo l’emozione negli occhi di entrambi … il nonno porta uno smoking classico che tuttoggi è molto utilizzato dagli uomini nelle situazioni formali, Vincenzo però si differenzia dalla massa non utilizzando la cravatta bensì un papillon molto stretto rigorosamente nero; sul bordo della giacca troviamo dei fiorellini bianchi abbinati con quelli del vestito della sposa. Maria invece indossa un abito bianco che però, cosa usuale per l’epoca, non era stato acquistato bensì era stato fittato, in modo da risparmiare, con lo svantaggio però che ad oggi lei non lo ha e potrà ricordarlo solo tramite le fotografie. Questo aveva un corpetto abbastanza semplice, decorato sullo scollo con del pizzo floreale che continua fino alla spalla, la vita era invece accentuata da una cintura di fiorellini bianchi e graziosi, la gonna infine era larga e vaporosa senza troppe particolarità. Infatti , come quello del nonno, lo stile del suo abito era uno stile molto attuale e per nulla antico. Il velo era morbido e lungo, decorato da alcuni fiori sulla cima. Il bouquet invece era molto largo con fiori rosa e gialli. Un particolare che possiamo notare è che la mano di mia nonna, che tiene quella del nonno, porta un guanto in raso bianco, tipico dell’epoca; infatti questi  non erano un  accessorio indispensabile ma avevano il compito di dare un tocco di eleganza, ricchezza e raffinatezza in più alla sposa.

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In questa foto vengono raffigurate 3 donne: queste sono la madre di mia nonna Giuseppina, sua cugina Maria e sua sorella Luigia, le tre vengono fotografate proprio da mia nonna mentre giocano con dei fucili da bambini.  Possiamo notare quanto queste si stiano divertendo con poco, nonostante fossero in età avanzata, cosa che oggi invece non accadrebbe con tanta disinvoltura; le tre si trovano nel viale di casa, ricco di alberi e indossano abiti larghi e comodi, da cui possiamo dedurre che ci troviamo in un mese freddo data la presenza di maniche lunghe e giacchini. Cosa che accomuna tutte le donne dell’epoca è sicuramente il taglio di capelli; come notiamo  Maria e Giuseppina portano un taglio di capelli molto simile, se non uguale, mentre Luigia si differenzia portando i capelli più corti. Gli anni ‘60 infatti furono anni di ribellione, sia per quanto riguarda la moda, sia altre battaglie per i diritti civili e politici, compreso il diritto all’uguaglianza contro il razzismo in America.

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Le donne negli anni ‘60 decidono di combattere, così esce il film “Hidden Figures” diretto da Theodore Melfi, a noi noto come “ Il Diritto di contare”, film che attraversa l’argomento dei diritti delle donne nere negli USA negli anni ’60, più in particolare il diritto delle donne nere con alte competenze scientifiche e di calcolo di far parte della NASA.

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In quest’immagine è invece raffigurata mia madre Barbara in Andalusia nel 1993; andando avanti negli anni le donne acquisiscono autonomia e libertà, ovviamente anche lo stile e la moda cambiano molto. Per esempio, in questa foto mia madre indossa un tubino semplice con una riga nel mezzo per dividere il giallo dal marrone, e al ginocchio; notiamo anche che a differenza degli anni ’60, le donne osano molto di più anche in situazioni informali come la visita di un posto nuovo. Barbara indossa uno zainetto  in eco pelle giallo invece di una borsa, per essere più comoda, ai piedi invece porta un paio di Superga, scarpe simbolo di quegli anni, bianche, con una suola rialzata in modo da essere più femminili. Al polso, invece, ha un orologio molto grosso e poco femminile, sui toni del blu, cosa che le donne degli anni precedenti non avrebbero osato fare. Come accessori Barbara indossa due orecchini d’oro con un collier abbinato. Negli ultimi anni inoltre entra in voga il trucco molto evidente, rossetti sgargianti ed ombretti scuri sono i più gettonati mentre negli anni sessanta la maggior parte delle donne era “acqua e sapone”.

Gli anni ‘90 sono stati un decennio in bilico fra le certezze di un passato vissuto sopra le righe e le incognite di un millennio tutto da scoprire. Il pezzo forte di abbigliamento che le donne erano fiere di sfoggiare agli inizi degli anni ’90, ereditata dalla “rivoluzione” dopo il sessantotto, era sicuramente la minigonna, nata con Coco Chanel negli anni ’20 ma messa in pratica solo successivamente. La minigonna andando avanti negli anni andava sempre ad accorciarsi, si arrivò cosi alla micro tunica londinese, minigonna estrema che le donne non portavano per esibizionismo ma per necessità: quest’ultime infatti erano stufe di gonne lunghe e sottovesti che le ingolfavano.

In queste ultime foto del mio contributo vengono rappresentate nella prima foto mia nonna Maria, nella seconda mia madre Barbara e nella terza Barbara e sua sorella Sabrina. Nella prima foto Maria è appoggiata alla struttura di uno spogliatoio presso il Lido Napoli a Baia. La prima cosa che salta all’occhio in questa foto è sicuramente il costume che Maria indossa, che  per noi giovani potrà sembrare un costume antico e poco adeguato, ma per l’epoca era un costume anche molto scoperto dato che la maggior parte dei costumi da mare femminili arrivavano anche a mezza coscia. Il costume, a tinta unita con stampa floreale sui colori del rosa al centro, presenta delle spalline molto sottili con un uno scollo non molto accentuato, nella parte bassa il costume arriva poco sopra la coscia a mo’ di minigonna, mentre i capelli sono tenuti raccolti da un fascia floreale che lascia fuoriuscire qualche ciocca.

La seconda foto rappresenta mia madre Barbara in una spiaggia libera vicino Napoli, fotografata da mio padre come notiamo dall’ombra sulla sabbia. La prima cosa che salta all’occhio è soprattutto la diversità tra il costume di Barbara e quello di Maria. Barbara infatti indossa uno dei modelli di costumi da bagno più gettonato, un bikini a sfondo azzurro con trama a pois, lo slip, molto particolare, è a vita alta mentre il pezzo superiore è impreziosito dalle spalline rosa che lo contornano interamente e da dei laccetti che tengono unite con un nodo le due coppe.

Infine, nell’ultima foto sono rappresentate Barbara e Sabrina, in Calabria, più precisamente a Sibari; le due indossano dei costumi interi molto scollati e particolari, quello di Sabrina color petrolio con scollo profondo e molto sgambato e quello di Barbara bianco con scollo pronunciato e altrettanto sgambato, ma impreziosito da strisce che addolciscono la sgambatura. Entrambe portano capelli scuri e vaporosi con grossi orecchini a cerchio, argentati e vorticosi nel caso di Sabrina e bianchi e regolari nel caso di Barbara. Icone degli anni ‘90, da cui molte giovani ragazze prendevano esempio, erano sicuramente le Spice Girls, Madonna, Jennifer Lopez, Jennifer Aniston, Britney Spears e molte altre donne che hanno scritto la storia della moda.

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Termina così il mio progetto sulle donne e la moda: è facile comprendere che, per quanto la moda abbia subito negli anni profondi cambiamenti, le donne siano sempre state capaci di seguirla, adattandosi, creandola, condizionandola e facendosi condizionare e apprezzando le novità stilistiche di ogni periodo.