Riconoscersi e stupirsi, di Letizia Cortini

foto18

“Riconoscersi e stupirsi”. Questo il titolo che si potrebbe dare all’incontro conclusivo della II edizione del progetto “Sguardi e Storie”, presso la Società Napoletana di Storia Patria a Napoli, il 21 maggio 2019.

Un pomeriggio festoso, allegro, oltre chiassoso, quello trascorso martedì scorso, nella sede di uno dei più prestigiosi istituti culturali della Campania, e non solo.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ancora grazie alla Presidente, Renata De Lorenzo, al Vicepresidente, Giovanni Muto e a tutto lo staff della Società napoletana di storia patria.

 

Oltre 300 tra ragazzi, famigliari, amici, studiosi, docenti presenti. I protagonisti assoluti sono stati loro, i ragazzi delle 9 classi dalla I alla III media, della scuola media Viale delle Acacie di Napoli.

Giovanni Muto ha accolto tutti con un caloroso benvenuto, quindi con un breve racconto e qualche aneddoto sulla gloriosa Società di studi e ricerche e sul suo prezioso patrimonio, che aspetta di essere scoperto, consultato, usato, valorizzato anche dai ragazzi più giovani, dalle scuole, oltre dagli studiosi e dagli studenti universitari.

Concetta Damiani, archivista e docente all’Università di Salerno, ha ribadito l’importanza degli archivi famigliari e di persona, nonché d’impresa per la storia di Napoli e del Meridione. Ha inoltre segnalato due importanti archivi di immagini per la storia della città, l’Archivio Parisio e l’Archivio Riccardo Carbone, a disposizione anche questi delle scuole e di iniziative didattiche e formative. Ha potuto inoltre con stupore ritrovare, grazie a uno dei racconti dei ragazzi, Il quinto dei Giacomo Randazzo, una sua nipote e apprendere parte della storia anche della sua famiglia!

Patrizia Cacciani dell’Archivio storico Luce Cinecittà ha fatto presente quanto il patrimonio del Luce sia trasversale a ogni tipo di storia, da quella più privata a quella collettiva, italiana e mondiale. Ha quindi ipotizzato una sinergia più stretta con Napoli e la scuola, a partire dal prossimo anno, in particolare su un altro progetto di Luce per la didattico, come più avanti indicato. Ha inoltre invitato per la III edizione di Sguardi e Storie a concludere e presentare i risultati del progetto a Roma, a Cinecittà.

Si è fatto quindi riferimento al prezioso patrimonio della Fondazione Aamod – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, con il suo sguardo militante sulla storia del Novecento e del Duemila.

 

Le professoresse, Valeria De Laurentiis e Antonietta Gioia, sono intervenute a nome anche delle altre colleghe che hanno partecipato attivamente a questa edizione (Anna De Vivo, Alessandra Di Giovanni, Michela Mazzotti, Vittoria Zambardino). Le docenti, non nascondendo la loro commozione, hanno riconosciuto un forte valore educativo a Sguardi e Storie, che quest’anno si è misurato con ben 9 classi: 4 prime, una seconda e 4 terze medie. Sono state ricostruite le fasi principali dell’iniziativa, riportate anche nel Diario di lavoro dell’attuale anno scolastico, evidenziando alcune diversità nella metodologia. Rispetto all’edizione precedente gli incontri di formazione si sono svolti esclusivamente con gli insegnanti, che hanno realizzato autonomamente i laboratori con i propri ragazzi, mettendo in pratica quanto appreso, sperimentato, elaborato, discusso durante i seminari, svolti con la sottoscritta.

Antonietta Gioia ha ripercorso velocemente i temi principali affrontati dagli alunni nelle loro storie e fotografie di famiglia. La docente ha con stupore constatato come un progetto di questo tipo abbia sortito l’effetto, tra gli altri, di avvicinare o riavvicinare alcune famiglie, così i ragazzi ai propri parenti.

E’ stata sottolineata l’importanza del progetto anche dal punto di vista sentimentale, dell’impatto emotivo per i ragazzi e i loro famigliari, grazie anche allo sviluppo delle capacità di ascolto, di attenzione, di riflessione attraverso la scoperta e l’elaborazione delle memorie private,  non solo personali. Attitudini che hanno portato la maggior parte dei ragazzi ad una più matura consapevolezza del proprio ruolo attivo all’interno di diverse comunità (famiglia, scuola, la propria città, il nostro paese, altri paesi).

Valeria De Laurentiis ha illustrato alcune sezioni del sito, scoprendo la ricchezza dei materiali e delle esperienze, i cui risultati, dopo due anni di lavoro, sono consultabili e accessibili attraverso una interrogazione semplice e intuibile, per categorie e parole chiave, oltre per indici, nelle pagine dedicate alle narrazioni delle diverse classi. Ha mostrato anche la sezione dei racconti ospiti, abitata dai testi di persone esterne alla scuola, che hanno voluto partecipare al progetto.

E’ stato ricordato l’approccio metodologico innovativo del progetto, focalizzato sull’uso e l’interrogazione delle fonti fotografiche e audiovisive, quindi sulla ricerca di altre fonti, sia nel web sia negli archivi di famiglia, infine nel riferimento costante agli eventi storici più generali, proposti nei manuali di storia, ma anche a temi e questioni del Novecento affrontati nei romanzi, nelle opere d’arte, nel cinema, con la consultazione di fonti diverse, sia primarie sia secondarie.

E’ stato illustrato l’avvio di una sperimentazione con la classe I E, da parte di Valeria De Laurentiis, che ha lavorato con i ragazzi “più piccoli” alla costruzione di un percorso specifico sull’uso del linguaggio fotografico, per fornire agli alunni strumenti di indagine e di narrazione diversi. Gli alunni di prima hanno potuto scoprire, documentare e rappresentare eventi della propria vita quotidiana sociale, secondo le metodologie proposte da Foto Educa, un progetto avviato quest’anno da Luce per la didattica, che sarà esteso e diffuso soprattutto a partire dal prossimo anno scolastico, rivolto in particolare alle scuole primarie e alle prime classi della scuola d’istruzione secondaria di I grado.

Sono state quindi avanzate alcune proposte per l’edizione futura del progetto: dall’idea di fare rete estendendo il progetto ad altre scuole della città, a quella di un gemellaggio con scuole di altre città e regioni, all’ipotesi di una collaborazione con il carcere minorile di Nisida, alla sperimentazione di nuovi percorsi, come il racconto della storia del passato, ma anche del presente, di Napoli, collaborando con altre istituzioni culturali, partendo sempre dalla documentazione fotografica e audiovisiva.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Infine, i ragazzi si sono avvicendati nella sala Galasso della Storia patria, per raccontare la loro esperienza durante lo svolgimento del progetto. Per i più è stato sorprendente “fare la conoscenza” di famigliari, nonni, bisavoli, trisavoli, zii, di cui finora avevano ignorato l’esistenza. Vederli nella loro fisicità rappresentati nelle fotografie custodite in scatole, cassetti, album a casa dei genitori, più spesso dei nonni, ha significato per loro soprattutto scoprire la storia, a cominciare da quella raccontata nei loro manuali. Dal Risorgimento, all’unità d’Italia, alla Belle Époque, alla Prima guerra mondiale, al Fascismo, alla conquista dell’Impero, alla guerra d’Etiopia, alla Seconda Guerra Mondiale, alla Resistenza, alla Ricostruzione, allo sviluppo economico, commerciale, industriale del paese, alla sua più diffusa alfabetizzazione negli anni sessanta, ai rapporti con gli altri paesi, alla guerra fredda e al boom economico, all’emigrazione dalla campagna alla città e in altri paesi, all’accesso a mano a mano maggiore all’istruzione universitaria, alla storia della scuola, alla storia della moda, dei costumi, dei viaggi, alle vacanze … alle storie dei sentimenti: i ragazzi e le loro famiglie hanno scoperto con stupore e restituito con i loro racconti e immagini la storia del Novecento a partire dal proprio privato che si è fatto collettivo.

Al termine degli interventi Patrizia Cacciani e Letizia Cortini hanno consegnato a ciascuna classe e a ciascuna docente un premio: film documentari e di animazione di carattere storico prodotti e distribuiti in gran parte dall’Istituto Luce e dall’Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico.

Si vuole concludere questa sintesi con la riflessione e il saluto dello storico Marcello Ravveduto, che non ha potuto essere presente all’incontro di quest’anno:

“Cari ragazzi,
Anche nella seconda edizione di Sguardi e Storie si conferma e si amplia la vostra capacità di raccontare la storia italiana attraverso il vissuto familiare. Donne e uomini che hanno i volti dei vostri bisnonni, nonni, zii o genitori. Immagini, inquadrature e contesti che vi avvicinano ad un mondo solo in apparenza lontano, ma che in realtà, guardando una fotografia, diventa “familiare” così come la storia che ha attraversato quelle vite.
Sguardi e Storie è un progetto di Public History che ha una triplice valenza: insegna la storia avviando gli studenti all’interpretazione delle fonti audiovisive; spinge le ragazze e i ragazzi ad intraprendere una ricerca come fondamento del pensiero critico; dimostra con le immagini che ogni storia è la nostra storia, ovvero la storia delle italiane e degli italiani dentro e fuori il nostro paese.
Ma soprattutto questo progetto riafferma anche quest’anno che la Public History, coniugata al sapiente uso pubblico delle fonti mediali, è un eccezionale strumento di didattica che restituisce protagonismo e ruolo sociale alla storia appassionando i cittadini del domani e formando nuove generazioni di storici digitali. Buon lavoro

Marcello”

Un’ultima indicazione: in calce ad ogni articolo pubblicato sul sito è possibile commentare, integrare, lasciare una riflessione.

 

Annunci

La nostra A!, di Filippo Greco e Francesca di Scala, III A

Salve a tutti, siamo Filippo e Francesca! Oggi vi racconteremo una storia molto speciale, quella della nostra classe, la III A.  Siamo sempre stati uniti, sia nel bene sia nel male, ed è per questo che non dimenticheremo mai la nostra classe. All’inizio eravamo tutti spaventati, dopotutto relazionarsi con persone nuove non è facile; però dopo i primi mesi ci siamo tutti ambientati alla perfezione (o così sembrava). E quindi eccoci subito pronti per la nostra prima uscita insieme, a Montecorvino!

IMG-20190429-WA0007

Dopo un po’di tempo, i legami formatisi in prima si sono rafforzati; ormai si iniziavano a formare le cosiddette (chiamate così dalla nostra insegnante di italiano a cui va un saluto speciale) “capannelle” ma dopotutto è normale, o no? Veramente è possibile essere tutti uniti? Per quanto possa essere bello, a nostro parere, è solo un sogno irrealizzabile, ma chissà magari un giorno… Adesso però lasciamo stare e passiamo ad altro, ricordiamo con emozione la visita all’Anfiteatro Campano dove, oltre alla bellezza del luogo, abbiamo assistito a incursioni teatrali che avevano lo scopo di farci capire i diritti dell’uomo, soprattutto quello alla libertà, anche se, diciamocelo, eravamo ancora troppo immaturi e per molti quella uscita era un bel modo per saltare le lezioni.

IMG-20190429-WA0002

IMG-20190429-WA0003

La cosa che ci univa di più a quei tempi erano le feste; avere un momento al di fuori della scuola dove poter interagire con gli altri, ovviamente aiutava la socializzazione, ma una cosa che non riusciamo a non fare guardando queste foto è… ridere, ridere spensierati, pensando alle poche, se non nulle preoccupazioni, che avevamo, dopotutto pensiamo che ridere guardando una foto del genere sia più sano di qualunque medicina anche perché eravamo troppo carini.

IMG-20190429-WA0010

Alla fine dell’anno, purtroppo, abbiamo salutato alcune delle nostre care professoresse che andavano in pensione; a quei tempi un evento del genere ci sconvolse completamente, non sapevamo come sarebbero stati i nostri nuovi insegnanti e questo ci spaventava a morte; però poi siamo riusciti a farci forza grazie alle parole incoraggianti delle nostre prof, soprattutto ricordiamo le parole calde e affettuose della professoressa Mangraviti (a cui tutti noi facciamo un caloroso saluto) che dicendoci che la nuova professoressa sarebbe stata in gamba quanto lei, ed aveva ragione, (un saluto anche a lei cara prof.) ci fece passare ogni paura, ed è per questo che una delle poche foto che abbiamo con lei la custodiamo con gelosia.

IMG-20190429-WA0008

Un pensiero speciale rivolgiamo anche alla nostra carissima professoressa Spanò (che ovviamente salutiamo con affetto) che ci ha introdotti alle scuole medie con una gentilezza e tranquillità, doti che appartengono solo a lei. Il nuovo anno di scuola media iniziava con un grande vuoto… tornati dalle vacanze estive non sapevamo cosa ci aspettasse. Ovviamente, essendo più duro del precedente, il secondo anno  richiese un impegno maggiore nello studio ma questo non ci ha impedito di far germogliare i rapporti creati l’anno precedente, anzi avere una persona per noi speciale su cui contare era essenziale per non sprofondare nella solitudine, come è accaduto a molti di noi, per esempio alle nostre compagne.

IMG-20190429-WA0009

Adesso volevamo riprendere il discorso della classe perfetta, unita, senza litigi: psicologicamente è impossibile che questa perfezione si realizzi in quanto su una quantità indeterminata di personalità, necessariamente almeno due o più saranno in contrasto; ma superiamo i limiti della realtà ed immaginiamo una classe del genere, voi ci vorreste stare? Bella domanda, ma io credo proprio di no, una caratteristica principale di noi umani è quella di cambiare personalità per piacere alle persona e vi sfidiamo a incontrare qualcuno che non lo faccia, noi stessi  ammettiamo di essere così, ma è come una caratteristica genetica alla quale non possiamo opporci, quella (da noi chiamata) “riscrizione” cambia ogni parte della nostra personalità; quindi in questa classe perfetta più che essere tutti d’accordo dovevamo essere tutti uguali, tutti colpiti dalla “riscrizione” allo stesso modo, per questo era difficile essere in una classe del genere. E finalmente siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio, la terza media. Inutile ripetere, come già detto, che la difficoltà nello studio sono aumentate di anno in anno, ma una cosa importante da dire è che tutti noi siamo maturati molto, talmente tanto da poter finalmente comprendere un attività simile a quella dell’anfiteatro in prima media o alle Giornate FAI d’Autunno, un progetto grazie a cui abbiamo avuto l’occasione di parlare (ma soprattutto capire di che parlavamo) del Palazzo Borsa. E’ stata un’occasione unica per tutti noi che ci ha fatto capire che eravamo abbastanza responsabili da poter fare da guide senza alcun problema (escluso il perdersi) e senza farsi prendere dal panico di fronte a ragazzi della nostra età o più grandi. E quando ci siamo esibiti al San Carlo, in occasione della manifestazione finale del progetto di musica, abbiamo capito la grande opportunità che ci dava la scuola… ci siamo sentiti importanti. Finalmente eravamo cresciuti, sia dentro che fuori.

IMG-20190429-WA0004

Tra poco finirà la nostra esperienza nella scuola media, e tracciando un bilancio, possiamo dire quello che la nostra classe è adesso: semplicemente dei ragazzi, senza alcuna caratteristica rilevante, ma quello che ci differenzia dagli altri è l’essere riusciti a trasformare questa mancanza di particolarità nella particolarità stessa, quello che vogliamo dire, quello che pensiamo davvero dal profondo del cuore è che una classe come questa è impossibile da dimenticare tanto quanto lo è da ritrovare…

IMG-20190429-WA0006

…abbiamo capito che le difficoltà iniziali ci hanno aiutato a crescere. Prima di concludere il nostro racconto vogliamo salutare e ringraziare tutti i nostri professori che ci hanno trasmesso, non solo tante conoscenze, ma anche valori e idee fondamentali per il nostro futuro: prof. Buccino, Minervino, Mirra, Oriolo, De Luca, De Pasquale, De Rosa, Negrini, Ferraro, Iaccarino, Mangraviti, Spanò, Mazzotti. Vi salutiamo con tanto affetto!!! Ma principalmente vogliamo ringraziare i nostri compagni, poiché è solo grazie a loro se adesso siamo così,

 GRAZIE MILLE III A!!!

Mia nonna, “La signora marchesa”, di Vittoria Violante, III E

Non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi in questa situazione.

Come ogni anno, il giorno del compleanno di mio nonno, tutta la famiglia si è riunita per un grande pranzo, fino a quando non è arrivato il “momento dei ricordi”. Mi spiego meglio. In questa particolare fase dei festeggiamenti mio nonno recupera alcune fotografie speciali, un po’ rovinate e in bianco e nero, appartenenti al passato: stavolta ha voluto ricordare la nonna. Mai avrei immaginato che il recupero della memoria mi avrebbe poi spinta a raccontarvi la storia di mia nonna paterna, Rosalia Ruggi d’Aragona.

Ricevimento a casa Rispoli, Corso Vittorio Emanuele, Napoli, 1924-1925

Nella foto di gruppo, tratta da un album fotografico, possiamo ammirare un ricevimento in maschera a casa Rispoli, la famiglia materna di mia nonna, cioè la dimora del mio trisavolo Francesco Rispoli, situata a Napoli, in Corso Vittorio Emanuele. Mia nonna non vi appare, probabilmente perché all’epoca troppo piccola. La ripresa fotografica può infatti collocarsi nella prima metà degli anni ’20 del secolo scorso e, per quanto sfocata, consente di intuire un contesto sontuoso, con le pareti ed il soffitto affrescato e illuminazione affidata ad eleganti appliquesi. La famiglia, infatti, apparteneva all’alta borghesia napoletana. Il capostipite, ingegnere, era titolare di un’importante impresa di costruzioni e si occupava di grandi opere, come quella della ristrutturazione del Teatro San Carlo.

Rosalia nacque a Napoli -il 2 luglio 1921 ed è venuta a mancare il 23 dicembre 2013, il giorno del mio ottavo onomastico – da Emma Rispoli ed Enrico Ruggi d’Aragona. Mia nonna per esaudire una promessa fatta a suo padre – il quale, attesa l’assenza di discendenti maschi, non voleva che il proprio ramo familiare perdesse la memoria delle proprie origini – nel 2006 ottenne che i propri figli potessero affiancare a quello paterno il cognome nobiliare Ruggi d’Aragona. È proprio per questa promessa che io oggi porto il cognome “Violante Ruggi d’Aragona”.

La famiglia Ruggi ha origini antichissime. Probabilmente il cognome è derivato dal Rouge bretone o normanno o, forse, da un Roux longobardo. Ciò che è certo è la presenza alle origini dell’albero genealogico familiare di un latinizzato Rugius. Lo stemma originale, talvolta raffigura un leone dorato in banda argentea in uno scudo rosso. È plausibile che si tratti di conquistatori arrivati nel Mezzogiorno d’Italia, che seppero stringere, quali nobili di spada, rapporti con le diverse dinastie, che si succedettero nel governo del territorio. Esistono due rami della famiglia, quello originario di Salerno e uno napoletano, sebbene la questione sia un po’ controversa.

Stemma originale della famiglia Ruggi d’Aragona

A partire dal 1522 la famiglia, che si era distinta nella difesa di Rodi durante l’assalto ottomano, acquisì per concessione dei sovrani di Spagna il titolo di d’Aragona e la legittimazione ad inserire nel proprio stemma i pali gialli e rossi del casato aragonese.

Stemma della famiglia Ruggi d’Aragona dopo il 1522

Inoltre, sembra che i rapporti con il ceppo originario non dovettero mai cessare.

La Repubblica Napoletana del 1799 costituì un evento sconvolgente : alcuni esponenti che vi aderirono pagarono poi con la vita e la privazione del titolo nobiliare questa scelta: altri assunsero una posizione più ambigua, mentre altri ancora rimasero fedeli ai Borbone. Questo episodio glorioso e triste della città di Napoli è raccontato da un famoso romanzo di Enzo Striano, Il resto di niente, da cui sono tratte queste scene di un film molto bello della regista napoletana Antonietta De Lillo.

In quei drammatici eventi si ebbe una frattura interna alla famiglia, che rese i legami molto più confusi, in particolare quelli con il ramo partenopeo, che maggiormente si era esposto. Il ramo napoletano, a cui appartengo, solo dopo l’Unità d’Italia ha ottenuto la riabilitazione, alla stregua di “martiri”, degli avvocati Antonio e Ferdinando che erano coinvolti nella Repubblica Napoletana e la restituzione del titolo di “d’Aragona”.

Nel corso dell’Ottocento l’antica residenza familiare salernitana venne inoltre donata al Comune di Salerno. Tale edificio poi divenne un ospedale, che ancora oggi porta il nome di “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.

È quindi da una unione tra aristocrazia di derivazione feudale e ricca borghesia cittadina che nacque mia nonna, la cui madre aveva seguito – cosa rarissima per l’epoca – il percorso di studi fino al conseguimento del diploma di scuola media superiore, nonostante il padre le avesse, poi, proibito di impegnarsi nel mondo del lavoro, perché convinto che il lavoro non fosse adatto a una ragazza di buona famiglia.

Emma Rispoli, Studio fotografico Marvuglia, Napoli 1905-1910

Nella foto in bianco e nero è ritratta, in primo piano, la madre di mia nonna, Emma Rispoli. La fotografia fu scattata a Napoli dal fotografo Marvuglia, in via Roma 305. Mi colpisce l’eleganza della cornice con disegni in rilevo a tema floreale.

Ricevimento in casa Rispoli, Via Tarantino, Napoli 1936 (cm 16,5 x 23)

Questa foto, scattata nell’appartamento vomerese di famiglia, risale a quando mia nonna aveva circa quindici anni (1936), sempre in occasione di una festa di Carnevale, come possiamo notare dall’abbigliamento dei presenti. Il contesto è sicuramente meno sontuoso, avendo la famiglia subito nel frattempo notevoli rovesci finanziari. Le persone riconoscibili in questa foto sono solo tre: la mia pro-zia, Vittoria; la sorella di mia nonna, Maria; mia nonna (la ragazza il cui volto, purtroppo, è scarsamente visibile in alto a destra). L’atmosfera che traspare da questa immagine è leggera e gioiosa, come ci si aspetta in una festa in maschera.

Posso, inoltre, aggiungere che nella fotografia sono presenti solo donne, fatta eccezione per un uomo in piedi sulla destra.

Ciò che caratterizza questa fotografia rispetto alla precedente, è che nonostante le vicissitudini, cui ho fatto riferimento, la famiglia non avesse abbandonato le proprie consuetudini. La foto assume più il carattere del “ricordo” personale”, che non quello di rappresentazione di un “evento”.

Come sua madre, anche mia nonna ebbe presto ambizioni culturali e lavorative non comuni in quel periodo per una donna. Infatti Rosalia, dopo aver preso la maturità classica, ottenne di frequentare l’Università, arrivando a conseguire, nel pieno degli eventi bellici, la laurea in lettere che le aprì, poi, le porte del mondo del lavoro in un’epoca in cui ancora limitatissimi erano gli sbocchi consentiti alle donne. A soli 22 anni, cominciò ad insegnare Lettere classiche in una scuola di Sapri, nel 1943 quando dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia, fu chiamata per un incarico di pochi mesi. In questo video dell’istituto Luce sono registrati diversi momenti dell’evento che diede inizio alla liberazione del nostro paese.


La lunga carriera di Rosalia l’ha vista in cattedra fino all’età di 67 anni. In verità, mia nonna avrebbe, addirittura, voluto iscriversi a medicina, ma suo padre si oppose fermamente, convinto che il lavoro di medico non si addicesse ad una donna.

Primo piano Rosalia, Napoli, 1941. (cm 8,3 x 13)

Questa foto, in bianco e nero (scattata nel 1941 circa), è un primo piano di mia nonna, all’epoca ventenne, che, in una posa suggerita dal fotografo, guarda verso l’obiettivo della macchina fotografica. Osservandola ho potuto constatare la forte rassomiglianza di mia nonna sia con mia sorella, Alessandra, che con mia zia Piera, mentre nello sguardo ritengo di poter riconoscere alcuni tratti di mio padre Giancarlo.

In occasione delle quattro giornate di Napoli (27 settembre-30 settembre 1943), la nonna diede un importante aiuto ai partigiani. Difatti insieme ad una parente si dedicò alla raccolta ed al trasporto presso il liceo Sannazaro – dove i partigiani stabilirono la loro “base” – di bende e quanto necessario per la cura dei feriti nei combattimenti.

Fu durante questi avvenimenti che Rosalia conobbe Aedo Violante (Napoli 1925-2019), suo futuro sposo. In questo video ci sono interessanti testimonianze di chi ha partecipato alle quattro giornate.

Foto di classe, Liceo Classico Garibaldi, Napoli, 1958-1962 ( cm 12,9 x 17,7)

Come già raccontavo, la nonna era un’insegnante: lei amava insegnare e formare altre giovani menti per indirizzarle verso il proprio futuro. Questa foto, in bianco e nero, venne scattata a Napoli, probabilmente nel liceo classico Garibaldi, tra il 1958 e il 1962 a giudicare dalle acconciature super cotonate e dal modo di vestirsi. Mia nonna è, ovviamente, la donna adulta con il soprabito seduta tra le alunne (una classe evidentemente di sole donne); tutte indossavano, come si usava all’epoca, anche negli istituti superiori, il grembiule.

Dopo aver insegnato per diversi anni al Garibaldi, mia nonna ha insegnato anche al liceo scientifico di Fuorigrotta, per poi chiudere la sua carriera al liceo classico Jacopo Sannazaro.

Quello che mi sembra più opportuno sottolineare è che ancora oggi numerosi ex allievi ne parlano con devozione e rispetto. In particolare una allieva, a sua volta insegnante, poco prima che mia nonna morisse, le inviò, attraverso mia zia, anche lei insegnante, un brillante elaborato scritto da una sua studentessa, dicendo di riferirle “vorrei sapesse che se oggi c’è una studentessa che scrive in questo modo è perché io sono riuscita a trasferirle, a mia volta, solo in minima parte ciò che lei mi ha insegnato”.

Credo perciò che mia nonna abbia contribuito, a suo modo ed in un’epoca in cui molti lavori – quale ad es. quello di magistrato – erano preclusi alle donne, a dimostrare nei fatti la piena parità tra donne ed uomini.

Aedo e Rosalia, Napoli, 2012

Ecco qui invece una foto a colori più recente di mia nonna, insieme a suo marito, Silio Italico Aedo (a sua volta protagonista di una vita intensa, caratterizzata dal riconoscimento del titolo di Commendatore della Repubblica, per meriti partigiani, ma questa è un’altra storia), scattata nel 2012 a casa di mia zia, l’autrice dello scatto. Mio nonno e mia nonna guardano l’obiettivo sorridenti, mentre stringono tra le mani un bicchiere di champagne, molto probabilmente in occasione di una festa di compleanno.

Mia nonna inoltre, già anziana, ha recitato assieme ad Ennio Fantastichini , nel ruolo della “Signora Marchesa”, in un corto del regista Pappi Corsicato, prodotto dal pastificio Garofalo, dal titolo “Questioni di gusto”. Ho scelto questo video ridotto in cui mia nonna compare nelle ultime scene.

Ed è così che si conclude il nostro breve, ma intenso viaggio nella vita di una donna intelligente e diversa da molte altre sue coetanee, appunto un’eccezione.

LE GUERRE E…. LE FESTE, di Elisabetta Monaco, III D

Perché questo tema? Sembra strano … guerre e feste, un forte contrasto!

Eppure è proprio questo contrasto che ha ispirato il mio lavoro.

LE GUERRE

L’idea è nata dopo la lettura di un racconto inedito sulla seconda guerra mondiale scritto dal mio bisnonno.

Come si legge sul supplemento Gazzetta Uff.le del Regno n. 127 del 18.8.1943, il mio bisnonno materno Giovanni Malato, tenente durante la seconda guerra mondiale, ebbe una medaglia di bronzo al valore militare. La mia famiglia ne conserva uno stralcio.

1

Tenente Giovanni Malato di Enrico –  1941   Primo piano in bianco e nero 

Una volta finita la guerra lui tornò a casa e si diede alla scrittura della sua esperienza e ne uscì fuori un dettagliatissimo diario di guerra grazie al quale oggi sappiamo alcuni particolari di quello che ha vissuto, che altrimenti non avremmo potuto mai sapere…

Il diario comincia proprio con il racconto del giorno di Natale, una “festa”

2.jpg

In questa pagina e nelle successive racconta del suo 24 dicembre 1941 che purtroppo non passò a casa con la sua famiglia, ma in qualità di tenente, fu a capo di una missione.

Giorni di festa che in guerra fanno sentire ancor di più la mancanza dei propri cari. La voglia di festeggiare comunque, perché il calore delle feste migliora lo stato d’animo.

Il mio bisnonno scrive di voler festeggiare degnamente, nonostante la morte ci spiasse con le sue occhiaie vuote, nonostante l’agguato fosse ovunque, nonostante tutto…                                                                                                               

Aveva preparato una lunga tavola nel mezzo dell’accampamento ove contava di consumare il pranzo natalizio preparato con ogni cura… in fraterna comunione con i suoi soldati, ma la notte tra il 24 ed il 25 furono tenuti in continuo allarme da una furiosa sparatoria lontana. La mattina del 25, mentre i soldati apparecchiavano la famosa tavola, il mio bisnonno ricevette l’ordine di portarsi immediatamente con la Compagnìa a vedere cosa fosse successo.

I suoi uomini, ricevuta la notizia, non fecero alcun cenno di protesta, né un gesto di fastidio per la mancata solennizzazione della festa!

Tutto ciò mi ha colpito molto, per questo ho pensato di proseguire la mia ricerca selezionando le foto delle feste della mia famiglia, perché ogni festa e i momenti di gioia che dopo la guerra la mia famiglia ha potuto vivere sono un privilegio!

Il mio bisnonno racconta anche di una bellissima azione solidale fatta in quella occasione da un soldato nei suoi confronti. Lui lo definisce un episodio commovente! Nella fretta di prendere le armi e dirigersi verso la posizione nemica dimenticò il suo elmetto. Durante una sparatoria però uno dei suoi soldati gli cedette umilmente il suo e il mio bisnonno non scordò mai questo nobile gesto. Fortunatamente quel giorno andò tutto per il verso giusto…

Racconta della neve e del freddo intenso che intorpidiva le dita che dolevano sui grilletti delle armi infocate.

Racconta degli eventi casuali ricorrenti nella vita del combattente. Li chiama episodi, come quando aveva appostato una mitragliatrice sotto un albero e lui ivi poggiato ne dirigeva il tiro con il binocolo; si accorse che il mitragliere aveva sbagliato la mira e si abbasso per correggerla. Proprio in quel momento una raffica di mitraglia si piantò nell’albero dove poco prima era appoggiato! Scrive: un secondo di più ed ora non starei a raccontare ciò… episodi … null’altro che episodi nella vita del combattente …

Il 25 dicembre del 1941 il mio bisnonno riuscì a malapena a mangiare un pezzo di pollo e un po’ di pane prima di partire con tutte le salmerie al completo verso la zona di impiego.

Dopo una dura battaglia riuscì a rientrare nel presidio; fece il triste appello dei suoi uomini: 28 uomini e un ufficiale erano rimasti sul terreno, 29 eroi macchiavano col loro sangue il candido manto di neve, ecco il triste bilancio di quel Natale memorabile. “Erano le 19 quando fu possibile riscaldarmi un po’ con un brodo caldo; e mi sembrò buono, molto buono, quel pranzo del Natale 1941! ……….”

Mia madre mi ha raccontato anche un episodio davvero interessante che mi ha colpita: ad un amico del mio bisnonno durante la seconda guerra mondiale fu assegnata una missione pericolosissima, visto che questo amico aveva sia moglie che figli il mio bisnonno, non ancora sposato, si propose di andare al suo posto per risparmiargli questo grande pericolo. La missione non presentò ostacoli e lui tornò a casa sano e salvo ma, purtroppo, non fu lo stesso per il suo amico che rimasto in trincea morì dopo l’esplosione di una bomba…

Se al contrario il mio bisnonno fosse rimasto in trincea, mia nonna non sarebbe mai nata e di conseguenza non saremmo mai nati né mia madre, né io…

Ho poi ritrovato altre fotografie di componenti della mia famiglia che hanno partecipato alle grandi guerre …

Ecco una foto, a seguire, su un cartoncino, scattata nel 1916 che ritrae il mio trisavolo Vincenzo Barone in uniforme. Fu un soldato durante la prima guerra mondiale. Tutto ciò mi è stato raccontato da mia nonna materna che conservava ancora la sua foto tra vecchi album fotografici.

5.jpg

In questo primo piano è fotografato il nonno paterno di mia nonna: Enrico Malato. Anche lui combatté durante la prima grande guerra.

LE FESTE…

6.jpg

Natale 2016 – Ecco una bella tavola imbandita per un sereno Natale in famiglia! Foto a colori dall’alto. Sullo fondo si intravede un albero di Natale. 

Poter festeggiare con serenità le festività è oggi un privilegio che troppo spesso diamo per scontato e che ho avuto modo di apprezzare dopo la lettura del diario del mio bisnonno.

Solitudine, freddo, fame, paura, nostalgia, insonnia, rabbia, impotenza, sono solo alcuni dei sentimenti che i soldati in trincea hanno provato. Il forte senso della Patria consentiva loro di andare avanti nonostante i giorni d’inferno, a tu per tu con la morte.

Ecco perché ho ritenuto importante ricercare foto delle feste negli album di famiglia! Festeggiare e ricordare i momenti di serenità e felicità è davvero essenziale e so che il mio bisnonno sarebbe molto contento di vederci in pace.

Ed ecco altre feste…

Il decimo compleanno di mia madre, Federica, proprio a casa sua in compagnia dei suoi vecchi amici !!!!

7.jpg

Questa foto è stata scattata da mio nonno il giorno del decimo compleanno di mia madre, come si può notare le ragazze sono vestite quasi tutte con abiti bianchi e la festa non si tenne in un locale come oggi è solito fare, ma nella vecchia casa di mia nonna. Per il resto è tutto uguale: le canzoni, le candeline, i regali e tanta tanta gioia.

Questa foto l’ho ritrovata in un vecchio album fotografico in cantina, grazie a questa foto sono riaffiorati i meravigliosi ricordi dell’infanzia di mia madre che era molto entusiasta nel rivedere questi momenti speciali della sua gioventù!

Il matrimonio dei miei nonni  Luciana Malato e Salvatore Marone:

8.jpg

Una cerimonia da non dimenticare, tutt’ora ricordano quel giorno con una forte emozione che non li lascia neanche dopo tanti anni, mia nonna conserva con molta cura il suo splendido abito da sposa che aveva scelto con l’aiuto di parenti e amici !

La foto è stata scattata da un fotografo chiamato appositamente per l’occasione.

9.jpg

…ancora insieme in questa foto festeggiavano il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio tra parenti ed amici!!!

               Un’altra festa… questa volta tocca agli ottant’anni della mia bisnonna Maria Barone Malato, detta “nonna amore”! 10

Mamma mi racconta sempre della sua grande forza! Ha perso il marito quando le sue due figlie erano molto giovani e lei da sola, lavorando tanto fino a sera, è riuscita a farle laureare.

Una festa piena di significato perché la mia bisnonna ha vissuto sempre con la mia mamma e negli ultimi anni aveva una brutta malattia, l’alzheimer… ma tutti i miei parenti continuano a ricordarla come era… la splendida e unica nonna amore!!!!

Purtroppo è morta quando io avevo solo 36 giorni…

11.jpg

E infine sono arrivata io!!

Questa è mia nonna materna che mi tiene in braccio nel giorno del mio battesimo. Ovviamente io non lo ricordo ma me l’hanno descritto tutti come un giorno meraviglioso, dopo la funzione in chiesa abbiamo festeggiato a casa con  tutti i familiari e gli amici più stretti. La mia madrina è la sorella di mia madre, zia Francy .

…FINE…

un grazie speciale ai miei parenti che mi hanno aiutata a svolgere questo progetto condividendo con me un po’ dei loro ricordi e aiutandomi soprattutto a scoprire alcuni aspetti della mia famiglia di cui non ero a conoscenza!!

Il mio caro nonno Giovanni!, di Noemi Agnino, III M

noemi 1

Nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione insieme al suo padrino Peppino e suo cugino Giovanni. 1956. Foto trovata nel cassetto dei ricordi di mia nonna. 12,6×17,5 cm

In questa foto è rappresentato mio nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione, aveva nove anni ed era intorno al 1956.

Questo uomo alla sinistra di mio nonno è Peppino, il suo padrino, mentre invece il ragazzo alla sua destra è Giovanni, suo cugino.

Fortunatamente lui ha sempre vissuto in una famiglia benestante perché a quell’epoca riuscire a festeggiare una comunione o anche comprarsi un vestito bello per l’occasione era tanto.

noemi 2

Sempre mio nonno nel giorno del suo compleanno. Foto trovata nel cassetto di nonna,19/05/1963. 7,9×10,3 cm

In questa foto è ritratto mio nonno nel giorno del suo sedicesimo compleanno, con la camicia e il maglioncino, ancora da lui conservato, regalato dalla madre. Per ricordare quel momento, ovviamente importante, gli fu scattata una foto.

noemi 3

Foto scattata nella concessionaria Fiore dove lavorava. 1967, trovata nel cassetto di nonna.18,4x9cm

Mio nonno in questa foto si trova nella concessionaria Fiore situata a San Giovanni, dove lavorò per molti anni. In questa foto lui sta bevendo in una coppa per festeggiare i 10 anni di apertura.

noemi 4

Mio nonno e mia nonna Anna insieme sul Vesuvio. 1975 circa. Foto trovata nel cassetto di 9,8×12,4cm

In queste due foto mio nonno aveva 28 anni invece mia nonna Anna ne aveva 24 anni e già all’epoca erano sposati come tutt’oggi.

Queste foto sono state scattate durante una gita sul Vesuvio.

 

Dedicato a mia nonna, di Lorenza Chianese, III E

La storia che voglio raccontarvi, è quella di mia nonna, Mariarosaria D’Avino, una persona davvero speciale, che ha vissuto e vive una vita dinamica e piena di amore. È nata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, l’8 Luglio del 1941, a Somma Vesuviana, seconda di cinque figli di cui quattro maschi.

Raffaele D’Avino (il padre di mia nonna) – Fotografo: Antonio Capuano- Somma Vesuviana, 1941 (13,2 x 8 )

In questa foto, a figura intera, è rappresentato il padre di mia nonna, Raffaele D’Avino. Nel 1941 era militare. Qui Indossa l’uniforme del 30° reggimento di fanteria. E’ un ritratto scattato in uno studio fotografico, come si capisce dal fondale dipinto e dalla colonnina con vaso su cui poggia la mano.

Raffaele faceva il pompiere ed era sposato con Assunta Parisi (prima di dieci figli!) che invece era casalinga. Vivevano a Somma Vesuviana. Quando Raffaele andò in guerra, nel 1941, Assunta era incinta di  due gemelle, di cui una sarebbe stata mia nonna. Dato che il bisnonno voleva essere presente al momento del parto, si misero d’accordo che Assunta si sarebbe finta malata grave così, ricevuta la comunicazione, il comando militare gli avrebbe dato il permesso di tornare. Nel 1941, quando venne il momento della nascita, l’unico ginecologo che c’era a Somma Vesuviana era andato in guerra anche lui, quindi chiamarono un’ostetrica che fece nascere prima mia nonna ma l’altra bimba la vollero far nascere il giorno dopo. Il cordone ombelicale si infettò morirono la bambina e anche Assunta, madre naturale di mia nonna. I parti avvenivano in casa e c’erano spesso rischi di morte per le donne. Ho trovato un video del 1953 nell’Archivio dell’Istituto Luce dedicato alle ostetriche e al loro ruolo a volte accanto al medico, altre volte in situazioni disagiate. Ci sono delle scene relative allo svolgimento del parto in una casa di un paese di campagna che mi hanno colpito molto. I parti in casa cominciarono a diminuire solo negli anni ’60.

Dopo l’accaduto, a Raffaele arrivò un telegramma con cui gli veniva comunicato il decesso della moglie ma lui, pensando al loro accordo, non si preoccupò. Solo all’arrivo a casa si trovò di fronte al tragico evento.

Raffaele D’Avino e Luisa Parisi, Somma Vesuviana, 1943 ( 13×8,5 )

Dopo questo lutto, Raffaele fu congedato perché vedovo con già due figli e, come accadeva spesso in quegli anni, si risposò con la sorella di Assunta, Luisa Parisi , per dare una madre ai bambini. In questa foto Raffaele e Luisa sono ritratti nel 1942, poco prima della partenza per il viaggio di nozze, a Pompei. Non deve stupire la meta della loro luna di miele, a pochi chilometri dalla città in cui vivevano, poiché non erano previsti lunghi viaggi per gli sposi a quei tempi; anche così era un lusso.

Luisa e Raffaele sono molto eleganti: lei indossa un tailleur e il cappotto di pelliccia, cappello, guanti e ha una bella borsa; lui veste con un cappotto tipico da viaggio, camicia cravatta e guanti.

Luisa Parisi (zia di mia nonna) e mia nonna, Somma Vesuviana, 1942- (13 ,2 x 8 )

Questa foto è stata scattata nel 1942 da un fotografo. La bimba seduta sul trespolo è mia nonna, Mariarosaria, all’età di diciotto mesi e la donna al suo fianco è Luisa, sua zia, che l’ha cresciuta da madre. Anche questa è una foto scattata in studio. Mi intenerisce perché penso che mia nonna non sapesse della morte della sua madre naturale; è luminosa ed ha un viso paffuto e lucido che mi fa pensare alle bambole di porcellana. Luisa è seria e leggo la tristezza nel suo sguardo che non guarda l’obiettivo, forse portava il peso del dolore per la perdita della sorella ed era consapevole della sua responsabilità. I loro sguardi non si incrociano; Luisa tiene per la manina la nonna, incapace di un gesto più materno.

Nessuno disse alla piccola Mariarosaria che Luisa non era la sua vera madre, fino a quando, a cinque anni, mentre stava a casa di sua nonna, vide una foto di Assunta. Chiese alla nonna chi fosse quella donna e lei le rispose che era la sua vera madre morta alla sua nascita. Mia nonna rimase sconvolta ed una volta tornata a casa sua, non fece domande e non tirò mai più fuori l’argomento. Nonostante questo, oggi mi racconta che quando la zia la sgridava e la richiamava, pensava sempre a come sarebbe stato se avesse avuto la sua mamma. Da queste foto non traspare nulla della guerra che era in atto però la nonna ricorda molto bene i momenti in cui, durante i bombardamenti, lei e il primo dei suoi fratelli dovevano correre nei “ricoveri”, in genere nelle cantine e negli scantinati dei palazzi.

Mia nonna a sinistra, al centro Vincenzo e a destra Giuseppe, fratelli di mia nonna , Somma Vesuviana, via Macedonia 54, 1951 ( 9,5 x 6,3 )

Questo scatto è del fratello di Luisa che veniva da Milano ed aveva acquistato una nuova macchina fotografica. Era il 1951: mia nonna è la bambina a sinistra, quello al centro è il fratello, Vincenzo che aveva tre anni, quello a destra è l’altro fratello, Giuseppe, all’età di sei anni. Il fotografo ha inquadrato, leggermente dal basso, i tre bambini che sembrano guardare l’obiettivo con un misto di timore e sorpresa. Mariarosaria mette una mano protettiva sulla spalla del fratello più piccolo che come l’altro ha in mano un monopattino con una sola rotella. I monopattini li avevano montati i due fratelli. Funzionavano così: un bambino guidava il monopattino spingendolo in avanti e gli altri dovevano rincorrerlo. Giocavano tutti i giorni in cortile al salto alla corda, alla campana, improvvisavano recite e organizzavano tanti altri giochi all’aria aperta. Oggi, non è più così; ormai i bambini giocano con giochi comprati che sono più funzionali e più belli esteticamente, ma si è forse perso il vero senso del giocare. Mia nonna, avendo quattro fratelli, è sempre cresciuta facendo giochi da maschi, senza mai avere una bambola. Ha vissuto nel benessere grazie alla posizione economica della famiglia che, oltre a contare su proprietà immobiliari, svolgeva attività di vendita di frutta.

il sacrestano, il sacerdote, mia nonna, il padre di mia nonna, Santuario di Pompei, 1959 ( 9 x 14)
 

Questa foto è stata scattata nel 1959 per immortalare il momento in cui mia nonna, dopo aver superato l’esame per la patente automobilistica ed aver ricevuto in dono un’auto, partecipa al rito della benedizione delle auto che ancora oggi si svolge nel famoso Santuario di Pompei. La foto è in bianco e nero e ritrae, in piano americano, il sacrestano, il sacerdote benedicente, mia nonna, suo padre e l’auto. Mia nonna ha diciotto anni. Lei è stata la prima nel suo paese a possedere e guidare un’auto. Iniziò a guidare così presto perché suo padre, anche se era vigile del fuoco, non sapeva guidare. L’Italia in quegli anni viveva ancora nel benessere del boom economico e le donne al volante, segno di emancipazione, erano diventate molto più numerose come si vede in questo video dell’Istituto Luce.

Mia nonna e mio nonno,- Sorrento, 26/09/1964, ( 18 x 13)

Era il 26 settembre del 1964 quando mia nonna si è sposata con mio nonno, Salvatore Chianese che faceva parte di una famiglia di professionisti ed era un dirigente dell’ Intesa San Paolo di Torino. Questa foto è stata scattata a Sorrento dove ebbe luogo luogo il ricevimento di nozze. Gli sposi sono ritratti a figura intera sullo sfondo del panorama: una tipica inquadratura dei servizi fotografici matrimoniali. Si sono conosciuti nel 1961 e da lì è nata la loro storia d’amore, una storia che non finirà mai. Nel 2009 mio nonno è volato via per un tumore ai polmoni, a causa del fumo. Nonostante questo, la nonna mi dice sempre che lei dimentica sempre tutto, ma non perderà mai la memoria del nonno.

Mia nonna e mio nonno con i figli, Baia Domizia, 1976 (18 x 11,8)
 

Nella foto, a colori, ci sono i miei nonni con i loro quattro figli. A sinistra c’è mia zia Tina che è la terza in ordine di età, affianco a lei c’è Annamaria che è la prima, poi mia zia Lisa e infine mio padre Francesco che è l’ultimo. Qui si trovavano a Baia Domizia dove trascorrevano le vacanze estive e lo zio Vittorio, fratello del nonno, ha scattato questa foto. Baia Domizia è una località del litorale campano che ebbe un grande sviluppo edilizio tra anni ’60 e ’70 e diventò la metà balneare di molte famiglie.

La nonna mi dice sempre che avrebbe voluto avere altri figli,almeno altri quattro, ma non è stato possibile perché la figlia Lisa contrasse una febbre molto alta che le provocò la paralisi di tutto il lato destro del corpo. I miei nonni sono stati in giro in tutta Italia per consultare dottori e cercare strutture ospedaliere per curare la figlia.

Oggi zia Annamaria ha una figlia ed è una pediatra, zia Lisa è laureata e anche lei ha una figlia, zia Tina fa l’avvocato ed ha due figli e mio padre lavora in banca ed ha tre figlie. Le mie zie e mio padre sono molto uniti tra loro e si aiutano e sostengono in ogni occasione.

Queste due foto sono più recenti. La prima è stata scattata da me. E’ un autoscatto, infatti io appaio, tagliata sulla destra, mentre cerco alzare l’inquadratura per far entrare tutti nella foto. E’ di questo Natale e la nonna è l’ultima sulla destra, con il pullover chiaro. La seconda foto è stata scattata nel 2011 e stiamo festeggiando i settanta anni della nonna; lei è la quarta in seconda fila, raggiante tra nipoti, figli e parenti.

Oggi, la nonna è per tutta la famiglia un punto di riferimento, un faro che illumina il nostro cammino e se siamo tutti così uniti è solo ed esclusivamente grazie a lei. E’ sempre pronta ad aiutare, a dare una mano mettendo la cura per gli altri prima di quella di sé stessa. Non ha mai conosciuto la madre, ha affrontato perdite dolorose e difficoltà, ma è sempre riuscita a trovare la forza di andare avanti. Questa narrazione è un tributo a lei, alla sua forza, alla sua presenza e l’ho costruita grazie ai suoi racconti. So che non vede l’ora di leggerla e questo pensiero mi emoziona.

Rovistando in cantina, di Maria Vittoria De Maria, A

Con l’aiuto di mia nonna ho deciso di raccontarvi le radici della mia famiglia attraverso alcune foto.

bisnonni

Questa foto d’epoca in bianco e nero, che risale ai primi del novecento, è stata scattata da un fotografo dello studio “Foto La Medusa” a  Poggiomarino, paesino vesuviano in provincia di Napoli. Le persone ritratte sono i miei trisavoli Giuseppe Catalano e la moglie Immacolata, di cui non si conoscono molti particolari, e il loro figlio Antonio, morto giovanissimo a causa di una sconosciuta malattia. I familiari, li hanno voluti ritrarre insieme per ricordarli dopo la morte. Questa foto è stata trovata in una cantina della vecchia casa della mia bisnonna materna Maria Catalano data successivamente alla figlia Maria Rosaria Tutichiano, cioè mia nonna.

Qui è ritratto il mio bisnonno materno Davide Tutichiano. In questo periodo che risale alla seconda guerra mondiale, la maggior parte degli uomini si arruolava nell’esercito, tra cui il mio bisnonno con il ruolo di maresciallo.

Le foto sono state scattate in bianco e nero da alcuni militari nel 1941 in Italia, e conservate da mia nonna nell’album di famiglia.

Questi sono anni duri, dalle foto  traspare tanta durezza e tristezza per una guerra che ha portato tanti disagi , povertà ma soprattutto tanto lutto, tante vite spezzate e tanto dolore per chi è sopravvissuto.

Dopo lunghi e tremendi combattimenti e  una lunga malattia,  il mio bisnonno fu prima fatto prigioniero e , dopo essere stato rimpatriato,alla fine della guerra conosce e sposa la mia bisnonna, dalla cui unione nascono tre figli, la maggiore è la mia nonna Maria Rosaria.

bisnonna_Maria_Rosaria

Qui è raffigurata mia nonna Maria Rosaria che gioca su un triciclo dell’epoca in una serena giornata di giochi nel cortile di casa.

La foto è stata scattata dal padre quando mia nonna aveva due anni, a Poggiomarino il 25 agosto del 1950. La foto è in bianco e nero ed è conservata nel vecchio album di mia nonna.

In quel periodo, i bambini giocavano liberi sotto gli occhi vigili di amici e parenti, la vita infatti era molto comunitaria e tutto si svolgeva nei cortili dove si riunivano le famiglie, per strada dove non c’erano tante macchine e le persone si conoscevano tutte: infatti non si conosceva la parola “solitudine”.

bisnonno

Questa foto, scattata in uno studio fotografico a Poggiomarino nel 1952, e  conservata con cura da mia nonna, nel suo vecchio album in cantina, ritrae mia nonna all’età di 4 anni con il papà.

La foto inizialmente in bianco e nero, è stata successivamente colorata a mano, uno dei primi progressi della fotografia. I due erano seri e immobili per non rovinare la foto.

scuola

Questa foto ritrae mio nonno materno Domenico Corcione, futuro marito di mia nonna Maria Rosaria Tutichiano, all’età di 12 anni. La foto è stata scattata in bianco e nero, nel 1956, a Poggiomarino nella sua vecchia classe dove iniziò la propria adolescenza. La foto è stata scattata da un fotografo, per rappresentare un ricordo di classe. Nella foto c’è il professore con di fronte i suoi alunni, tra cui mio nonno situato in seconda fila a destra con lo sguardo rivolto al professore. Questa foto è stata trovata nell’album di mio nonno, in cantina.

Ai tempi le classi non erano dotate di materiale scolastico come adesso, come per esempio, si possono notare i banchi che ai tempi erano molto semplici e vecchi rispetto a quelli di oggi. Non esisteva la penna biro ma sui banchi c’erano i calamai e carta assorbente, perché si scriveva con il pennino.

nonna_mamma

La foto ritrae mia nonna, Maria Rosaria Tutichiano con in braccio la mia mamma Anna Corcione all’età di un anno. La foto è stata scattata a Poggiomarino, a casa della mia bisnonna materna Anna Vitulano (la madre di mio nonno). Questa foto è stata scattata in occasione del primo compleanno di mia madre. Quando si festeggiavano i compleanni, soprattutto dei più piccoli, le case erano piene di parenti e amici, un’occasione in più per stare tutti insieme. La foto è stata trovata nell’album di mia madre, ed è stata custodita insieme a tante altre foto sue e del fratello.