Gwen e Lucia, di Maurizio Splendore

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Si chiamano Lucia e Gwendolyn,
Napoli, Via Milano, corre l’anno 1948.
Sono sul balcone della casa dei miei nonni, il fotografo è mio padre, molto innamorato di Lucia e suo futuro sposo.
Non sono tanti i tre anni trascorsi dal più che tumultuoso evento che sfregiò il mondo e l’umanità intera, eppure pare non vi sia più traccia di ciò che entrambe avevano patito soltanto ieri.
E le bianche lenzuola distese fuori dai balconi della città sono la bandiera bianca che si arrende finalmente alla vita e, perché no, alla spensieratezza.
La Guerra… che follia.
Questa immagine farebbe mai pensare che le due giovani donne solo poco tempo prima erano su fronti opposti, inconsapevoli nemiche?
Gwendolyn (lei però si faceva chiamare Gwen), infatti, è appena arrivata dal Galles dove aveva incontrato un bellissimo giovane italiano, un prigioniero di guerra, zio Franco. Si innamorarono.
Si narra che quando lei arrivò finalmente a Napoli, appena scesa dal treno zio Franco si lanciò verso di lei ed entrambi si strinsero in un bacio appassionato creando uno scompiglio oggi difficile da immaginare. Gli avventori del momento assistettero dal vero a ciò che avevano forse solo visto in qualche film americano, strappando applausi, risate, stupore, meraviglia e, chissà, forse anche vergogna o addirittura sdegno, in qualcuno un po’ più timorato.
Se li aveste conosciuti avreste compreso subito che non poteva accadere diversamente.
Zio Franco non era propriamente mio zio, ma l’amicizia con mio papà Ulio è stato il più prezioso e inestimabile esempio di amicizia a cui abbia assistito e dunque, come minimo, lui doveva essere mio zio.
Senza questa piccola cornice avreste mai immaginato una cosa del genere? in fondo è solo la foto di due bellissime ragazze eppure sono l’immagine di due luccicanti mondi che si incontrano sul vasto oceano dell’amore.
Vi prego, non storcete il naso, perché credo che si tratti proprio di questo e non altro.
L’amicizia di Lucia e Gwen divenne da subito pari a quella tra mio padre Ulio e mio zio Franco.
Lucia non conosceva una sola parola di inglese e tanto meno Gwen l’italiano.
Ma non serviva.
Tirate voi ora la somma di questa storia, che sennò divento ancora più stucchevole.
Enjoy!
Napoli, 21 dicembre 2019

Mia nonna, “La signora marchesa”, di Vittoria Violante, III E

Non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi in questa situazione.

Come ogni anno, il giorno del compleanno di mio nonno, tutta la famiglia si è riunita per un grande pranzo, fino a quando non è arrivato il “momento dei ricordi”. Mi spiego meglio. In questa particolare fase dei festeggiamenti mio nonno recupera alcune fotografie speciali, un po’ rovinate e in bianco e nero, appartenenti al passato: stavolta ha voluto ricordare la nonna. Mai avrei immaginato che il recupero della memoria mi avrebbe poi spinta a raccontarvi la storia di mia nonna paterna, Rosalia Ruggi d’Aragona.

Ricevimento a casa Rispoli, Corso Vittorio Emanuele, Napoli, 1924-1925

Nella foto di gruppo, tratta da un album fotografico, possiamo ammirare un ricevimento in maschera a casa Rispoli, la famiglia materna di mia nonna, cioè la dimora del mio trisavolo Francesco Rispoli, situata a Napoli, in Corso Vittorio Emanuele. Mia nonna non vi appare, probabilmente perché all’epoca troppo piccola. La ripresa fotografica può infatti collocarsi nella prima metà degli anni ’20 del secolo scorso e, per quanto sfocata, consente di intuire un contesto sontuoso, con le pareti ed il soffitto affrescato e illuminazione affidata ad eleganti appliquesi. La famiglia, infatti, apparteneva all’alta borghesia napoletana. Il capostipite, ingegnere, era titolare di un’importante impresa di costruzioni e si occupava di grandi opere, come quella della ristrutturazione del Teatro San Carlo.

Rosalia nacque a Napoli -il 2 luglio 1921 ed è venuta a mancare il 23 dicembre 2013, il giorno del mio ottavo onomastico – da Emma Rispoli ed Enrico Ruggi d’Aragona. Mia nonna per esaudire una promessa fatta a suo padre – il quale, attesa l’assenza di discendenti maschi, non voleva che il proprio ramo familiare perdesse la memoria delle proprie origini – nel 2006 ottenne che i propri figli potessero affiancare a quello paterno il cognome nobiliare Ruggi d’Aragona. È proprio per questa promessa che io oggi porto il cognome “Violante Ruggi d’Aragona”.

La famiglia Ruggi ha origini antichissime. Probabilmente il cognome è derivato dal Rouge bretone o normanno o, forse, da un Roux longobardo. Ciò che è certo è la presenza alle origini dell’albero genealogico familiare di un latinizzato Rugius. Lo stemma originale, talvolta raffigura un leone dorato in banda argentea in uno scudo rosso. È plausibile che si tratti di conquistatori arrivati nel Mezzogiorno d’Italia, che seppero stringere, quali nobili di spada, rapporti con le diverse dinastie, che si succedettero nel governo del territorio. Esistono due rami della famiglia, quello originario di Salerno e uno napoletano, sebbene la questione sia un po’ controversa.

Stemma originale della famiglia Ruggi d’Aragona

A partire dal 1522 la famiglia, che si era distinta nella difesa di Rodi durante l’assalto ottomano, acquisì per concessione dei sovrani di Spagna il titolo di d’Aragona e la legittimazione ad inserire nel proprio stemma i pali gialli e rossi del casato aragonese.

Stemma della famiglia Ruggi d’Aragona dopo il 1522

Inoltre, sembra che i rapporti con il ceppo originario non dovettero mai cessare.

La Repubblica Napoletana del 1799 costituì un evento sconvolgente : alcuni esponenti che vi aderirono pagarono poi con la vita e la privazione del titolo nobiliare questa scelta: altri assunsero una posizione più ambigua, mentre altri ancora rimasero fedeli ai Borbone. Questo episodio glorioso e triste della città di Napoli è raccontato da un famoso romanzo di Enzo Striano, Il resto di niente, da cui sono tratte queste scene di un film molto bello della regista napoletana Antonietta De Lillo.

In quei drammatici eventi si ebbe una frattura interna alla famiglia, che rese i legami molto più confusi, in particolare quelli con il ramo partenopeo, che maggiormente si era esposto. Il ramo napoletano, a cui appartengo, solo dopo l’Unità d’Italia ha ottenuto la riabilitazione, alla stregua di “martiri”, degli avvocati Antonio e Ferdinando che erano coinvolti nella Repubblica Napoletana e la restituzione del titolo di “d’Aragona”.

Nel corso dell’Ottocento l’antica residenza familiare salernitana venne inoltre donata al Comune di Salerno. Tale edificio poi divenne un ospedale, che ancora oggi porta il nome di “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.

È quindi da una unione tra aristocrazia di derivazione feudale e ricca borghesia cittadina che nacque mia nonna, la cui madre aveva seguito – cosa rarissima per l’epoca – il percorso di studi fino al conseguimento del diploma di scuola media superiore, nonostante il padre le avesse, poi, proibito di impegnarsi nel mondo del lavoro, perché convinto che il lavoro non fosse adatto a una ragazza di buona famiglia.

Emma Rispoli, Studio fotografico Marvuglia, Napoli 1905-1910

Nella foto in bianco e nero è ritratta, in primo piano, la madre di mia nonna, Emma Rispoli. La fotografia fu scattata a Napoli dal fotografo Marvuglia, in via Roma 305. Mi colpisce l’eleganza della cornice con disegni in rilevo a tema floreale.

Ricevimento in casa Rispoli, Via Tarantino, Napoli 1936 (cm 16,5 x 23)

Questa foto, scattata nell’appartamento vomerese di famiglia, risale a quando mia nonna aveva circa quindici anni (1936), sempre in occasione di una festa di Carnevale, come possiamo notare dall’abbigliamento dei presenti. Il contesto è sicuramente meno sontuoso, avendo la famiglia subito nel frattempo notevoli rovesci finanziari. Le persone riconoscibili in questa foto sono solo tre: la mia pro-zia, Vittoria; la sorella di mia nonna, Maria; mia nonna (la ragazza il cui volto, purtroppo, è scarsamente visibile in alto a destra). L’atmosfera che traspare da questa immagine è leggera e gioiosa, come ci si aspetta in una festa in maschera.

Posso, inoltre, aggiungere che nella fotografia sono presenti solo donne, fatta eccezione per un uomo in piedi sulla destra.

Ciò che caratterizza questa fotografia rispetto alla precedente, è che nonostante le vicissitudini, cui ho fatto riferimento, la famiglia non avesse abbandonato le proprie consuetudini. La foto assume più il carattere del “ricordo” personale”, che non quello di rappresentazione di un “evento”.

Come sua madre, anche mia nonna ebbe presto ambizioni culturali e lavorative non comuni in quel periodo per una donna. Infatti Rosalia, dopo aver preso la maturità classica, ottenne di frequentare l’Università, arrivando a conseguire, nel pieno degli eventi bellici, la laurea in lettere che le aprì, poi, le porte del mondo del lavoro in un’epoca in cui ancora limitatissimi erano gli sbocchi consentiti alle donne. A soli 22 anni, cominciò ad insegnare Lettere classiche in una scuola di Sapri, nel 1943 quando dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia, fu chiamata per un incarico di pochi mesi. In questo video dell’istituto Luce sono registrati diversi momenti dell’evento che diede inizio alla liberazione del nostro paese.


La lunga carriera di Rosalia l’ha vista in cattedra fino all’età di 67 anni. In verità, mia nonna avrebbe, addirittura, voluto iscriversi a medicina, ma suo padre si oppose fermamente, convinto che il lavoro di medico non si addicesse ad una donna.

Primo piano Rosalia, Napoli, 1941. (cm 8,3 x 13)

Questa foto, in bianco e nero (scattata nel 1941 circa), è un primo piano di mia nonna, all’epoca ventenne, che, in una posa suggerita dal fotografo, guarda verso l’obiettivo della macchina fotografica. Osservandola ho potuto constatare la forte rassomiglianza di mia nonna sia con mia sorella, Alessandra, che con mia zia Piera, mentre nello sguardo ritengo di poter riconoscere alcuni tratti di mio padre Giancarlo.

In occasione delle quattro giornate di Napoli (27 settembre-30 settembre 1943), la nonna diede un importante aiuto ai partigiani. Difatti insieme ad una parente si dedicò alla raccolta ed al trasporto presso il liceo Sannazaro – dove i partigiani stabilirono la loro “base” – di bende e quanto necessario per la cura dei feriti nei combattimenti.

Fu durante questi avvenimenti che Rosalia conobbe Aedo Violante (Napoli 1925-2019), suo futuro sposo. In questo video ci sono interessanti testimonianze di chi ha partecipato alle quattro giornate.

Foto di classe, Liceo Classico Garibaldi, Napoli, 1958-1962 ( cm 12,9 x 17,7)

Come già raccontavo, la nonna era un’insegnante: lei amava insegnare e formare altre giovani menti per indirizzarle verso il proprio futuro. Questa foto, in bianco e nero, venne scattata a Napoli, probabilmente nel liceo classico Garibaldi, tra il 1958 e il 1962 a giudicare dalle acconciature super cotonate e dal modo di vestirsi. Mia nonna è, ovviamente, la donna adulta con il soprabito seduta tra le alunne (una classe evidentemente di sole donne); tutte indossavano, come si usava all’epoca, anche negli istituti superiori, il grembiule.

Dopo aver insegnato per diversi anni al Garibaldi, mia nonna ha insegnato anche al liceo scientifico di Fuorigrotta, per poi chiudere la sua carriera al liceo classico Jacopo Sannazaro.

Quello che mi sembra più opportuno sottolineare è che ancora oggi numerosi ex allievi ne parlano con devozione e rispetto. In particolare una allieva, a sua volta insegnante, poco prima che mia nonna morisse, le inviò, attraverso mia zia, anche lei insegnante, un brillante elaborato scritto da una sua studentessa, dicendo di riferirle “vorrei sapesse che se oggi c’è una studentessa che scrive in questo modo è perché io sono riuscita a trasferirle, a mia volta, solo in minima parte ciò che lei mi ha insegnato”.

Credo perciò che mia nonna abbia contribuito, a suo modo ed in un’epoca in cui molti lavori – quale ad es. quello di magistrato – erano preclusi alle donne, a dimostrare nei fatti la piena parità tra donne ed uomini.

Aedo e Rosalia, Napoli, 2012

Ecco qui invece una foto a colori più recente di mia nonna, insieme a suo marito, Silio Italico Aedo (a sua volta protagonista di una vita intensa, caratterizzata dal riconoscimento del titolo di Commendatore della Repubblica, per meriti partigiani, ma questa è un’altra storia), scattata nel 2012 a casa di mia zia, l’autrice dello scatto. Mio nonno e mia nonna guardano l’obiettivo sorridenti, mentre stringono tra le mani un bicchiere di champagne, molto probabilmente in occasione di una festa di compleanno.

Mia nonna inoltre, già anziana, ha recitato assieme ad Ennio Fantastichini , nel ruolo della “Signora Marchesa”, in un corto del regista Pappi Corsicato, prodotto dal pastificio Garofalo, dal titolo “Questioni di gusto”. Ho scelto questo video ridotto in cui mia nonna compare nelle ultime scene.

Ed è così che si conclude il nostro breve, ma intenso viaggio nella vita di una donna intelligente e diversa da molte altre sue coetanee, appunto un’eccezione.

LE GUERRE E…. LE FESTE, di Elisabetta Monaco, III D

Perché questo tema? Sembra strano … guerre e feste, un forte contrasto!

Eppure è proprio questo contrasto che ha ispirato il mio lavoro.

LE GUERRE

L’idea è nata dopo la lettura di un racconto inedito sulla seconda guerra mondiale scritto dal mio bisnonno.

Come si legge sul supplemento Gazzetta Uff.le del Regno n. 127 del 18.8.1943, il mio bisnonno materno Giovanni Malato, tenente durante la seconda guerra mondiale, ebbe una medaglia di bronzo al valore militare. La mia famiglia ne conserva uno stralcio.

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Tenente Giovanni Malato di Enrico –  1941   Primo piano in bianco e nero 

Una volta finita la guerra lui tornò a casa e si diede alla scrittura della sua esperienza e ne uscì fuori un dettagliatissimo diario di guerra grazie al quale oggi sappiamo alcuni particolari di quello che ha vissuto, che altrimenti non avremmo potuto mai sapere…

Il diario comincia proprio con il racconto del giorno di Natale, una “festa”

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In questa pagina e nelle successive racconta del suo 24 dicembre 1941 che purtroppo non passò a casa con la sua famiglia, ma in qualità di tenente, fu a capo di una missione.

Giorni di festa che in guerra fanno sentire ancor di più la mancanza dei propri cari. La voglia di festeggiare comunque, perché il calore delle feste migliora lo stato d’animo.

Il mio bisnonno scrive di voler festeggiare degnamente, nonostante la morte ci spiasse con le sue occhiaie vuote, nonostante l’agguato fosse ovunque, nonostante tutto…                                                                                                               

Aveva preparato una lunga tavola nel mezzo dell’accampamento ove contava di consumare il pranzo natalizio preparato con ogni cura… in fraterna comunione con i suoi soldati, ma la notte tra il 24 ed il 25 furono tenuti in continuo allarme da una furiosa sparatoria lontana. La mattina del 25, mentre i soldati apparecchiavano la famosa tavola, il mio bisnonno ricevette l’ordine di portarsi immediatamente con la Compagnìa a vedere cosa fosse successo.

I suoi uomini, ricevuta la notizia, non fecero alcun cenno di protesta, né un gesto di fastidio per la mancata solennizzazione della festa!

Tutto ciò mi ha colpito molto, per questo ho pensato di proseguire la mia ricerca selezionando le foto delle feste della mia famiglia, perché ogni festa e i momenti di gioia che dopo la guerra la mia famiglia ha potuto vivere sono un privilegio!

Il mio bisnonno racconta anche di una bellissima azione solidale fatta in quella occasione da un soldato nei suoi confronti. Lui lo definisce un episodio commovente! Nella fretta di prendere le armi e dirigersi verso la posizione nemica dimenticò il suo elmetto. Durante una sparatoria però uno dei suoi soldati gli cedette umilmente il suo e il mio bisnonno non scordò mai questo nobile gesto. Fortunatamente quel giorno andò tutto per il verso giusto…

Racconta della neve e del freddo intenso che intorpidiva le dita che dolevano sui grilletti delle armi infocate.

Racconta degli eventi casuali ricorrenti nella vita del combattente. Li chiama episodi, come quando aveva appostato una mitragliatrice sotto un albero e lui ivi poggiato ne dirigeva il tiro con il binocolo; si accorse che il mitragliere aveva sbagliato la mira e si abbasso per correggerla. Proprio in quel momento una raffica di mitraglia si piantò nell’albero dove poco prima era appoggiato! Scrive: un secondo di più ed ora non starei a raccontare ciò… episodi … null’altro che episodi nella vita del combattente …

Il 25 dicembre del 1941 il mio bisnonno riuscì a malapena a mangiare un pezzo di pollo e un po’ di pane prima di partire con tutte le salmerie al completo verso la zona di impiego.

Dopo una dura battaglia riuscì a rientrare nel presidio; fece il triste appello dei suoi uomini: 28 uomini e un ufficiale erano rimasti sul terreno, 29 eroi macchiavano col loro sangue il candido manto di neve, ecco il triste bilancio di quel Natale memorabile. “Erano le 19 quando fu possibile riscaldarmi un po’ con un brodo caldo; e mi sembrò buono, molto buono, quel pranzo del Natale 1941! ……….”

Mia madre mi ha raccontato anche un episodio davvero interessante che mi ha colpita: ad un amico del mio bisnonno durante la seconda guerra mondiale fu assegnata una missione pericolosissima, visto che questo amico aveva sia moglie che figli il mio bisnonno, non ancora sposato, si propose di andare al suo posto per risparmiargli questo grande pericolo. La missione non presentò ostacoli e lui tornò a casa sano e salvo ma, purtroppo, non fu lo stesso per il suo amico che rimasto in trincea morì dopo l’esplosione di una bomba…

Se al contrario il mio bisnonno fosse rimasto in trincea, mia nonna non sarebbe mai nata e di conseguenza non saremmo mai nati né mia madre, né io…

Ho poi ritrovato altre fotografie di componenti della mia famiglia che hanno partecipato alle grandi guerre …

Ecco una foto, a seguire, su un cartoncino, scattata nel 1916 che ritrae il mio trisavolo Vincenzo Barone in uniforme. Fu un soldato durante la prima guerra mondiale. Tutto ciò mi è stato raccontato da mia nonna materna che conservava ancora la sua foto tra vecchi album fotografici.

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In questo primo piano è fotografato il nonno paterno di mia nonna: Enrico Malato. Anche lui combatté durante la prima grande guerra.

LE FESTE…

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Natale 2016 – Ecco una bella tavola imbandita per un sereno Natale in famiglia! Foto a colori dall’alto. Sullo fondo si intravede un albero di Natale. 

Poter festeggiare con serenità le festività è oggi un privilegio che troppo spesso diamo per scontato e che ho avuto modo di apprezzare dopo la lettura del diario del mio bisnonno.

Solitudine, freddo, fame, paura, nostalgia, insonnia, rabbia, impotenza, sono solo alcuni dei sentimenti che i soldati in trincea hanno provato. Il forte senso della Patria consentiva loro di andare avanti nonostante i giorni d’inferno, a tu per tu con la morte.

Ecco perché ho ritenuto importante ricercare foto delle feste negli album di famiglia! Festeggiare e ricordare i momenti di serenità e felicità è davvero essenziale e so che il mio bisnonno sarebbe molto contento di vederci in pace.

Ed ecco altre feste…

Il decimo compleanno di mia madre, Federica, proprio a casa sua in compagnia dei suoi vecchi amici !!!!

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Questa foto è stata scattata da mio nonno il giorno del decimo compleanno di mia madre, come si può notare le ragazze sono vestite quasi tutte con abiti bianchi e la festa non si tenne in un locale come oggi è solito fare, ma nella vecchia casa di mia nonna. Per il resto è tutto uguale: le canzoni, le candeline, i regali e tanta tanta gioia.

Questa foto l’ho ritrovata in un vecchio album fotografico in cantina, grazie a questa foto sono riaffiorati i meravigliosi ricordi dell’infanzia di mia madre che era molto entusiasta nel rivedere questi momenti speciali della sua gioventù!

Il matrimonio dei miei nonni  Luciana Malato e Salvatore Marone:

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Una cerimonia da non dimenticare, tutt’ora ricordano quel giorno con una forte emozione che non li lascia neanche dopo tanti anni, mia nonna conserva con molta cura il suo splendido abito da sposa che aveva scelto con l’aiuto di parenti e amici !

La foto è stata scattata da un fotografo chiamato appositamente per l’occasione.

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…ancora insieme in questa foto festeggiavano il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio tra parenti ed amici!!!

               Un’altra festa… questa volta tocca agli ottant’anni della mia bisnonna Maria Barone Malato, detta “nonna amore”! 10

Mamma mi racconta sempre della sua grande forza! Ha perso il marito quando le sue due figlie erano molto giovani e lei da sola, lavorando tanto fino a sera, è riuscita a farle laureare.

Una festa piena di significato perché la mia bisnonna ha vissuto sempre con la mia mamma e negli ultimi anni aveva una brutta malattia, l’alzheimer… ma tutti i miei parenti continuano a ricordarla come era… la splendida e unica nonna amore!!!!

Purtroppo è morta quando io avevo solo 36 giorni…

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E infine sono arrivata io!!

Questa è mia nonna materna che mi tiene in braccio nel giorno del mio battesimo. Ovviamente io non lo ricordo ma me l’hanno descritto tutti come un giorno meraviglioso, dopo la funzione in chiesa abbiamo festeggiato a casa con  tutti i familiari e gli amici più stretti. La mia madrina è la sorella di mia madre, zia Francy .

…FINE…

un grazie speciale ai miei parenti che mi hanno aiutata a svolgere questo progetto condividendo con me un po’ dei loro ricordi e aiutandomi soprattutto a scoprire alcuni aspetti della mia famiglia di cui non ero a conoscenza!!

Il mio caro nonno Giovanni!, di Noemi Agnino, III M

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Nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione insieme al suo padrino Peppino e suo cugino Giovanni. 1956. Foto trovata nel cassetto dei ricordi di mia nonna. 12,6×17,5 cm

In questa foto è rappresentato mio nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione, aveva nove anni ed era intorno al 1956.

Questo uomo alla sinistra di mio nonno è Peppino, il suo padrino, mentre invece il ragazzo alla sua destra è Giovanni, suo cugino.

Fortunatamente lui ha sempre vissuto in una famiglia benestante perché a quell’epoca riuscire a festeggiare una comunione o anche comprarsi un vestito bello per l’occasione era tanto.

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Sempre mio nonno nel giorno del suo compleanno. Foto trovata nel cassetto di nonna,19/05/1963. 7,9×10,3 cm

In questa foto è ritratto mio nonno nel giorno del suo sedicesimo compleanno, con la camicia e il maglioncino, ancora da lui conservato, regalato dalla madre. Per ricordare quel momento, ovviamente importante, gli fu scattata una foto.

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Foto scattata nella concessionaria Fiore dove lavorava. 1967, trovata nel cassetto di nonna.18,4x9cm

Mio nonno in questa foto si trova nella concessionaria Fiore situata a San Giovanni, dove lavorò per molti anni. In questa foto lui sta bevendo in una coppa per festeggiare i 10 anni di apertura.

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Mio nonno e mia nonna Anna insieme sul Vesuvio. 1975 circa. Foto trovata nel cassetto di 9,8×12,4cm

In queste due foto mio nonno aveva 28 anni invece mia nonna Anna ne aveva 24 anni e già all’epoca erano sposati come tutt’oggi.

Queste foto sono state scattate durante una gita sul Vesuvio.

 

Le narrazioni della I E, un percorso sperimentale

 

Con la classe I E quest’anno, grazie a un’idea della Professoressa Valeria De Laurentiis, si è pensato di testare un percorso laboratoriale differente da quello intrapreso dai ragazzi delle altre classi. Valeria De Laurentiis ha infatti annunciato e proposto, sin dall’inizio della II edizione del progetto, di voler provare a lavorare con i suoi ragazzi di I soprattutto sul linguaggio fotografico e sul rapporto tra questo e il linguaggio scritto e tra questi e le emozioni e le percezioni dei ragazzi, rispetto al mondo circostante, a partire dalla natura.

La Professoressa De Laurentiis da anni frequenta un laboratorio di scrittura. Anche per questo motivo ha voluto sperimentare questo approccio con i propri alunni di prima media.

Considerando tale proposito, Patrizia Cacciani, dell’archivio Luce e la sottoscritta hanno chiesto a Valeria De Laurentiis di sperimentare questo percorso con i ragazzi di I, utilizzando, e in tal modo testando, il progetto e i materiali di FOTO EDUCA. Un progetto elaborato nel 2018 nell’ambito delle iniziative di formazione di Luce per la Didattica, che sarà diffuso e attuato nel corso del 2019 presso vari istituti scolastici, tra Roma, Orvieto e Napoli e, forse, in alcuni comuni della Sabina (Lazio). Le finalità del progetto, rivolto in particolare agli ultimi anni della scuola elementare e al primo anno delle medie, sono consultabili a questo link.

I ragazzi della I E della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, tra i vari percorsi laboratoriali di FOTO EDUCA hanno scelto quello relativo allo sviluppo delle competenze nella conoscenza e decodifica, nonché uso del linguaggio fotografico (inquadrature, piani, campi, e relative scelte espressive) e quello di documentazione fotografica di alcune loro esperienze, per la realizzazione di Diari fotografici (in cui immagini, riflessioni scritte, richiami e link ad altre forme espressive, come la pittura, si potessero integrare).

A seguire, in pdf, i lavori dei ragazzi, a mano a mano in incremento nei prossimi giorni.

Dettagli, di Michela Arena (vedi il pdf)

Una giornata particolare a Bojano, di Morena Monaco (vedi il pdf)

Gli amici, di Francesco Catalano (vedi il pdf)

Scattando fotografie nella villa Floridiana, di Dario Laferola (vedi il pdf)

Amici nel verde, di Lorenzo Guarini (vedi il pdf)

Io, i fiori e … l’immaginazione, di Roberta Sveldezza (vedi il pdf)

Ritratti all’aria aperta, di Marina Planeta e Sabrina Purcaro (vedi il pdf)

Le mie foto di documentazione di una giornata particolare, di Viola Punzo (vedi il pdf)

Il mio percorso, di Davide Minervini (vedi il pdf), a cura di Eva Granata, Dafne Giorgiano e Federica Ferrigno

Un pizzico d’amore_ momenti in famiglia, di Giovanna Terzi (vedi il pdf)

Il gusto di inquadrare, di Emanuela Caruso, Caterina Cristo, Giorgia De Marco, Marzia Musto (vedi il pdf)

Una  mattinata nel parco della Villa Floridiana, di Luigi Palladino (vedi il pdf)

Osservando e scattando …, di Alessandro Abbate, Fabrizio Nasti e Alessandro Resi (vedi il pdf)

Da piccola in spiaggia, di Giulia Pacifico [lavoro dedicato a un ricordo da piccola con il papà al mare], (vedi il pdf)

La mia famiglia in giro per il mondo!, di Giordana Blasi (vedi il pdf)

Nonni e bisnonni sudamericani, di Nicole Berbery (vedi il pdf)

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Ritratto di Morena, foto di Cristina, Bojano aprile 2019, I E

I RITI E LE TRADIZIONI: IL MATRIMONIO, di Vincenzo Di Gironimo, III D

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1889, mese imprecisato

Ho trovato, in un vecchio album fotografico di famiglia, questa vecchia foto che raffigura i miei trisavoli il giorno del loro matrimonio.

Questa è l’unica foto ricordo della cerimonia, infatti siamo in un tempo in cui se ne scattavano pochissime.

I due sposi si chiamavano Tiberio e Aloisia.

Mi sono fatto raccontare, da mia nonna Luisa, come si svolgeva il matrimonio a quei tempi.

In genere i due fidanzati si conoscevano pochissimo, visto che il matrimonio era combinato dalle rispettive famiglie infatti era un affare. Si prendevano in esame la moralità, il decoro, la serietà quindi le ascendenze e infine la consistenza patrimoniale. Se necessario venivano chieste informazioni presso conoscenti, compari e parroci.

Il primo impegno nuziale consisteva nel regalare un anellino d’oro alla sposa quindi si preparava un vero e proprio contratto di nozze, con l’aiuto del notaio dove si specificava la lista del corredo e la dote. Il viaggio di nozze non esisteva. Gli sposi stavano una settimana chiusi in casa a ricevere amici e parenti i quali portavano doni o cibo. 2.jpg

Napoli, 1938, maggio

Questi erano i miei bisnonni, Celeste e Pietro. I tempi sono già cambiati. Si sono liberamente scelti e cosa eccezionale per quell’epoca si sposarono quasi quarantenni. La cerimonia era più moderna, ma nell’unica foto ricordo rimasta in famiglia si vedono solo le due damigelle e nessun invitato.

Gli sposi ora spesso partono per il viaggio di nozze magari limitandosi alla regione di residenza o alla mete classiche in Italia: Venezia, Roma, Firenze.

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Napoli, 30 giugno 1969

In questa foto sono rappresentati i miei nonni, Luisa e Vincenzo.

Il loro matrimonio già era diverso da quelli precedenti.

Questa è una delle tante fotografie scattate all’epoca, realizzata da un fotografo, custodita insieme alle altre in album fotografici, con foto non solo in bianco e nero ma anche a colori.

Il viaggio di nozze si svolse in Europa, non ci si accontentava più di Venezia, ma con un’automobile ci si spostava liberamente, anche all’estero.

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Napoli, 9 novembre 2001
In questa foto sono invece ritratti i miei genitori, Ornella e Giuseppe, il giorno del loro matrimonio. I tempi ovviamente sono cambiati e anche la qualità della foto è migliore. Il viaggio di nozze si svolse in America anche se proprio in quei giorni avvenne l’attentato alle torri gemelle a New York.

Questa foto l’ho trovata nel loro album di nozze nel quale sono inserite centinaia di fotografie. Un altro cambiamento fu la location, di fatti la festa si svolse in un lussuoso ristorante a Posillipo.

Purtroppo però nel 2016, come altre molte coppie di oggi, si sono separati.

UNA STORIA D’AMORE INIZIATA NEL 1960, di Alessandra Cianniello, III D

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Queste due foto ritraggono mia nonna Mena e mio nonno Antonio, genitori della mia mamma Italia. Mia nonna Mena è nata il 28 dicembre del 1939 e mio nonno Antonio è nato il 18 luglio del 1940.

La foto di mia nonna è stata scattata nel 1959, quando  aveva 20 anni ed era bellissima, con lunghi capelli neri, occhi neri e una bella carnagione chiara. Alta e magra. Oggi ha mantenuto lo stesso viso di allora.

La foto di mio nonno è stata scattata nel 1966. Il nonno aveva 26 anni e da poco aveva iniziato a lavorare.

Anche lui era un bel giovanotto, dal viso pulito. Purtroppo io l’ho conosciuto solo attraverso i racconti della mia mamma e della mia nonna. Mia nonna è originaria di Napoli, è nata nel quartiere Fuorigrotta, in una bella e numerosa famiglia di 4 sorelle (compresa lei) e 4 fratelli.

Invece mio nonno è originario di Sala Consilina (Salerno), ma si è trasferito a Napoli nel 1956, sempre nel quartiere Fuorigrotta. Mio nonno era il terzo dopo due sorelle, aventi con lui 1 anno e due anni di differenza di età.

La mia mamma e la mia nonna mi hanno sempre raccontato che grazie alla mia bisnonna Italia Carlotta, ricevette un’educazione “rivoluzionaria” per l’epoca: doveva aiutare la nonna e le sue sorelle in tutte le faccende domestiche, ad esempio, la mattina prima della scuola doveva farsi il letto! Per la mia bisnonna non esistevano differenze di sesso, stessi diritti e doveri per figli maschi e femmine. Questo ha fatto si che il mio nonno, per i periodi in cui ha vissuto da solo, fosse sempre autonomo in tutto, e non solo, ha sempre aiutato la mia nonna in casa, anche se la mia nonna era casalinga. 

La nonna mi ha raccontato che si sono conosciuti nel mese di settembre del 1960. Lei stava andando con un’amica a casa della sorella per aiutarla con la nuova nipotina, la piccola Anna, di pochi giorni, essendo mia zia già madre di due bimbi di 4 e 2 anni.

Per la strada incontrò il nonno, che passeggiava con un amico. Lui, colpito da lei, iniziò a seguirla e tentò di “attaccare bottone”….con frasi del tipo “st…st…bella signorina dove vai….”. Beh, anche mia nonna notò quel bel giovanotto e così decise di fare amicizia. Dopo tre mesi circa di strenuo corteggiamento, infatti mio nonno ogni sera andava sotto il balcone di casa di mia nonna e aspettava che lei si affacciasse, si fidanzarono. Era il mese di dicembre del 1960!!

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Eccoci ad agosto nel 1966. Mio nonno aveva da pochi mesi vinto il concorso come ufficiale giudiziario e come prima sede fu mandato in Sicilia, precisamente presso la pretura di Sortino, piccolo paese in provincia di Siracusa. Di conseguenza i nonni iniziarono a pianificare il matrimonio e quell’estate la mia nonna insieme con i futuri suoceri, andò a Sortino per conoscere il paese e iniziare a cercare casa. In questa foto i giovani fidanzati sono con il mio bisnonno Alfonso, spensierati e felici in una calda giornata di agosto.

4.jpg 27 gennaio 1968: finalmente sposi, si avvera il sogno dopo circa 7 anni di fidanzamento!! I miei nonni si sono sposati a Fuorigrotta, nel loro quartiere. La celebrazione è stata officiata dall’allora vescovo di Pozzuoli. Era una bellissima giornata di sole. In questa foto li vediamo sorridenti a Piazza Plebiscito, dopo la cerimonia religiosa.

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E dopo il matrimonio, finalmente in viaggio di nozze: Viareggio, Parma e Milano. Queste foto ritraggono gli sposi a Viareggio, felici e sorridenti. In particolare mi piace molto quest’ultima foto dove gli sposi guardano il mare d’inverno.