Tra Catania e Roma, tra il Carso e l’Etiopia. Tratti di una breve storia di famiglia, di Elena Musumeci

Raccontare la storia della mia famiglia paterna è molto difficile, perché ho solo dei vaghi ricordi della mia infanzia con loro.

Eppure, ripescando qui e là nelle poche immagini del passato, possono riaffiorare i volti di mia nonna Elda Mezzadri, di mio nonno Antonino Musumeci, e del mio bisnonno Leo Mezzadri che, seppur mai conosciuto, era una presenza costante in piccoli ritratti caricaturali di vari membri della famiglia, da lui effettuati.

Nelle ultime settimane questi volti hanno riacquisito una voce, colori, pensieri. Posso dire di aver avuto modo di conoscerli davvero riordinando le carte di famiglia recuperate dopo la loro scomparsa, e lasciate per molti anni all’umidità e alla muffa, in uno scatolone in cantina.

Questo lavoro è stato rivelatore di molte cose teoricamente note ma toccate veramente con mano ancora una volta: le carte rendono le storie vive, e questo viene incredibilmente amplificato nelle storie così vicine a noi. Storie familiari, ma che non conosciamo veramente mai a fondo. Assieme a questo ho capito anche il perché in pochi, anche tra gli archivisti,  riordinano le proprie memorie di famiglia.

Il passato a volte può essere molto più complicato del presente.

Nella foto qui sotto, in cattedra, è ritratto frontalmente mio nonno, Antonino Musumeci.

nonno

Mio nonno era nato a Catania nel 1909 ed era un professore di matematica. Me lo ricordo in occasione di un solo incontro, in Sicilia, quando io avrò avuto all’incirca 9 anni e mia sorella Marina sarebbe nata da lì a poco. Nei miei ricordi è un signore alto e distinto, con un bastone da passeggio. Andammo a comprare il pane, dei panini col sesamo, e tutti lo chiamavano “professore”, il che mi fece sentire parte di una stirpe molto importante, anche se per me semisconosciuta.

Antonino Musumeci fu tenente dell’Esercito Regio in Africa. Aveva frequentato la scuola per allievi ufficiali ad Addis Abeba ed era a capo di combattenti àscari. Quando vi fu la conquista britannica dell’ Africa Orientale Italiana, fu fatto prigioniero e condotto in Kenya, dove rimase per molti anni, dal 1941 al 1947. A questo link un sito specifico ricostruisce la storia dei campi di prigionia inglesi in Kenya, ma non ho trovato il nome di mio nonno.

nonno

Una parte importante delle sue carte è costituita da una serie di lettere inviate e ricevute in questo suo lungo periodo di prigionia.

lettera

Per 6 anni le sue lettere riportano lamentele  per la sua salute cagionevole e alcuni interventi chirurgici subiti nel campo di detenzione, per il fatto di non ricevere notizie da casa, per il trattamento discriminante che diceva di ricevere in quanto italiano, e purtroppo a ciò si aggiunge una considerazione non sempre lusinghiera riguardo la popolazione locale, che credo fu frequente in chi ebbe parte in quell’esperienza, e che dunque deve essere stata comune di molti italiani – e non solo – in Africa, durante il colonialismo e la guerra.

Riuscì fortunatamente a tornare vivo a Catania nel 1947, e si riunì alle sue vecchie compagnie di gioventù. Qui incontrò mia nonna, Elda Mezzadri.

nonna

Mia nonna apparteneva a una famiglia della piccola borghesia catanese. Il padre, Leo Mezzadri, era stato anch’egli un soldato. Avevano vissuto qualche anno a Roma, in Viale delle Milizie – come risulta dalla corrispondenza degli anni del Fascismo – e poi erano tornati nella loro città natale durante gli anni della guerra. Mia nonna era abbastanza corteggiata, stando a quanto si può leggere nelle sue lettere.

Elda e Antonino si sposarono, nel 1951, e si trasferirono a Brescia, dove lui era stato inviato come insegnante.

nonna e nonno

Qui nel 1953 nacque mio padre, Mario Musumeci, e furono inviati molti telegrammi di auguri per la sua nascita.

mario musumeci

Tra questi spiccano i biglietti con le poesie del bisnonno Leo Mezzadri, con il quale mio padre Mario aveva un rapporto molto stretto e affettuoso.

bisnonno e mario

Il bisnonno Leo era stato dapprima un sottoufficiale degli Alpini, e come soldato aveva vissuto in molte città.

Aveva anche ricevuto delle onorificenze per aver combattuto sul fronte del Carso durante la Prima Guerra Mondiale.

attestato

Prima della guerra era stato direttore di un giornale locale “La Provincia di Mantova”, e aveva una spiccata inclinazione per la scrittura.

giornale

Era un uomo molto creativo, e ci sono moltissimi suoi componimenti scritti che venivano richiesti anche per propaganda pubblicitaria, oltre che turistica.

componimento

Poco dopo la famiglia lasciò Brescia e tornò a Catania, dove mio padre passò tutta la sua infanzia.

Purtroppo, il matrimonio tra mio nonno e mia nonna non ebbe l’esito sperato, e i due si separarono alla fine degli anni ’60.

Dopo qualche anno, nel 1971, mia nonna raggiunse a Roma mio padre che si era iscritto all’Università La Sapienza, e trovò una casa nel quartiere Cinecittà.

Da bambina io la conobbi abbastanza bene. Mi era molto simpatica anche se non mi dava troppa confidenza. Non era molto felice, e si rinchiuse per molti anni in casa senza uscire quasi mai. Ricordo però che partecipava da casa a moltissimi quiz televisivi, e ogni tanto vinceva gettoni d’oro. Inoltre era una lettrice compulsiva di cataloghi postalmarket, di cui restano moltissime testimonianze tra le sue carte a partire dagli anni ’70, assieme a copie di periodici di gossip e altre riviste di casalinghe e ricette.

pubblicità

Mio nonno si risposò con una vecchia amica in comune delle comitive catanesi di gioventù, la “zia” Gemma, venuta a mancare di recente.

I miei nonni morirono in due città diverse, a tanti chilometri, ma a pochi anni di distanza, nel 1990 e nel 1993. I miei ricordi di loro sono molto vaghi. Ma Le foto e le carte di questo piccolo archivio di famiglia mi hanno permesso di conoscerli meglio, e sono il filo di una piccola narrazione tra tante, che attraversa tutto un secolo, il ‘900, e tramite cui si può ricostruire una parte della nostra storia comune.

Elena Musumeci, archivista, vive e lavora a Roma.

 

Annunci

Mia nonna, “La signora marchesa”, di Vittoria Violante, III E

Non mi sarei mai aspettata di ritrovarmi in questa situazione.

Come ogni anno, il giorno del compleanno di mio nonno, tutta la famiglia si è riunita per un grande pranzo, fino a quando non è arrivato il “momento dei ricordi”. Mi spiego meglio. In questa particolare fase dei festeggiamenti mio nonno recupera alcune fotografie speciali, un po’ rovinate e in bianco e nero, appartenenti al passato: stavolta ha voluto ricordare la nonna. Mai avrei immaginato che il recupero della memoria mi avrebbe poi spinta a raccontarvi la storia di mia nonna paterna, Rosalia Ruggi d’Aragona.

Ricevimento a casa Rispoli, Corso Vittorio Emanuele, Napoli, 1924-1925

Nella foto di gruppo, tratta da un album fotografico, possiamo ammirare un ricevimento in maschera a casa Rispoli, la famiglia materna di mia nonna, cioè la dimora del mio trisavolo Francesco Rispoli, situata a Napoli, in Corso Vittorio Emanuele. Mia nonna non vi appare, probabilmente perché all’epoca troppo piccola. La ripresa fotografica può infatti collocarsi nella prima metà degli anni ’20 del secolo scorso e, per quanto sfocata, consente di intuire un contesto sontuoso, con le pareti ed il soffitto affrescato e illuminazione affidata ad eleganti appliquesi. La famiglia, infatti, apparteneva all’alta borghesia napoletana. Il capostipite, ingegnere, era titolare di un’importante impresa di costruzioni e si occupava di grandi opere, come quella della ristrutturazione del Teatro San Carlo.

Rosalia nacque a Napoli -il 2 luglio 1921 ed è venuta a mancare il 23 dicembre 2013, il giorno del mio ottavo onomastico – da Emma Rispoli ed Enrico Ruggi d’Aragona. Mia nonna per esaudire una promessa fatta a suo padre – il quale, attesa l’assenza di discendenti maschi, non voleva che il proprio ramo familiare perdesse la memoria delle proprie origini – nel 2006 ottenne che i propri figli potessero affiancare a quello paterno il cognome nobiliare Ruggi d’Aragona. È proprio per questa promessa che io oggi porto il cognome “Violante Ruggi d’Aragona”.

La famiglia Ruggi ha origini antichissime. Probabilmente il cognome è derivato dal Rouge bretone o normanno o, forse, da un Roux longobardo. Ciò che è certo è la presenza alle origini dell’albero genealogico familiare di un latinizzato Rugius. Lo stemma originale, talvolta raffigura un leone dorato in banda argentea in uno scudo rosso. È plausibile che si tratti di conquistatori arrivati nel Mezzogiorno d’Italia, che seppero stringere, quali nobili di spada, rapporti con le diverse dinastie, che si succedettero nel governo del territorio. Esistono due rami della famiglia, quello originario di Salerno e uno napoletano, sebbene la questione sia un po’ controversa.

Stemma originale della famiglia Ruggi d’Aragona

A partire dal 1522 la famiglia, che si era distinta nella difesa di Rodi durante l’assalto ottomano, acquisì per concessione dei sovrani di Spagna il titolo di d’Aragona e la legittimazione ad inserire nel proprio stemma i pali gialli e rossi del casato aragonese.

Stemma della famiglia Ruggi d’Aragona dopo il 1522

Inoltre, sembra che i rapporti con il ceppo originario non dovettero mai cessare.

La Repubblica Napoletana del 1799 costituì un evento sconvolgente : alcuni esponenti che vi aderirono pagarono poi con la vita e la privazione del titolo nobiliare questa scelta: altri assunsero una posizione più ambigua, mentre altri ancora rimasero fedeli ai Borbone. Questo episodio glorioso e triste della città di Napoli è raccontato da un famoso romanzo di Enzo Striano, Il resto di niente, da cui sono tratte queste scene di un film molto bello della regista napoletana Antonietta De Lillo.

In quei drammatici eventi si ebbe una frattura interna alla famiglia, che rese i legami molto più confusi, in particolare quelli con il ramo partenopeo, che maggiormente si era esposto. Il ramo napoletano, a cui appartengo, solo dopo l’Unità d’Italia ha ottenuto la riabilitazione, alla stregua di “martiri”, degli avvocati Antonio e Ferdinando che erano coinvolti nella Repubblica Napoletana e la restituzione del titolo di “d’Aragona”.

Nel corso dell’Ottocento l’antica residenza familiare salernitana venne inoltre donata al Comune di Salerno. Tale edificio poi divenne un ospedale, che ancora oggi porta il nome di “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”.

È quindi da una unione tra aristocrazia di derivazione feudale e ricca borghesia cittadina che nacque mia nonna, la cui madre aveva seguito – cosa rarissima per l’epoca – il percorso di studi fino al conseguimento del diploma di scuola media superiore, nonostante il padre le avesse, poi, proibito di impegnarsi nel mondo del lavoro, perché convinto che il lavoro non fosse adatto a una ragazza di buona famiglia.

Emma Rispoli, Studio fotografico Marvuglia, Napoli 1905-1910

Nella foto in bianco e nero è ritratta, in primo piano, la madre di mia nonna, Emma Rispoli. La fotografia fu scattata a Napoli dal fotografo Marvuglia, in via Roma 305. Mi colpisce l’eleganza della cornice con disegni in rilevo a tema floreale.

Ricevimento in casa Rispoli, Via Tarantino, Napoli 1936 (cm 16,5 x 23)

Questa foto, scattata nell’appartamento vomerese di famiglia, risale a quando mia nonna aveva circa quindici anni (1936), sempre in occasione di una festa di Carnevale, come possiamo notare dall’abbigliamento dei presenti. Il contesto è sicuramente meno sontuoso, avendo la famiglia subito nel frattempo notevoli rovesci finanziari. Le persone riconoscibili in questa foto sono solo tre: la mia pro-zia, Vittoria; la sorella di mia nonna, Maria; mia nonna (la ragazza il cui volto, purtroppo, è scarsamente visibile in alto a destra). L’atmosfera che traspare da questa immagine è leggera e gioiosa, come ci si aspetta in una festa in maschera.

Posso, inoltre, aggiungere che nella fotografia sono presenti solo donne, fatta eccezione per un uomo in piedi sulla destra.

Ciò che caratterizza questa fotografia rispetto alla precedente, è che nonostante le vicissitudini, cui ho fatto riferimento, la famiglia non avesse abbandonato le proprie consuetudini. La foto assume più il carattere del “ricordo” personale”, che non quello di rappresentazione di un “evento”.

Come sua madre, anche mia nonna ebbe presto ambizioni culturali e lavorative non comuni in quel periodo per una donna. Infatti Rosalia, dopo aver preso la maturità classica, ottenne di frequentare l’Università, arrivando a conseguire, nel pieno degli eventi bellici, la laurea in lettere che le aprì, poi, le porte del mondo del lavoro in un’epoca in cui ancora limitatissimi erano gli sbocchi consentiti alle donne. A soli 22 anni, cominciò ad insegnare Lettere classiche in una scuola di Sapri, nel 1943 quando dopo lo sbarco degli alleati in Sicilia, fu chiamata per un incarico di pochi mesi. In questo video dell’istituto Luce sono registrati diversi momenti dell’evento che diede inizio alla liberazione del nostro paese.


La lunga carriera di Rosalia l’ha vista in cattedra fino all’età di 67 anni. In verità, mia nonna avrebbe, addirittura, voluto iscriversi a medicina, ma suo padre si oppose fermamente, convinto che il lavoro di medico non si addicesse ad una donna.

Primo piano Rosalia, Napoli, 1941. (cm 8,3 x 13)

Questa foto, in bianco e nero (scattata nel 1941 circa), è un primo piano di mia nonna, all’epoca ventenne, che, in una posa suggerita dal fotografo, guarda verso l’obiettivo della macchina fotografica. Osservandola ho potuto constatare la forte rassomiglianza di mia nonna sia con mia sorella, Alessandra, che con mia zia Piera, mentre nello sguardo ritengo di poter riconoscere alcuni tratti di mio padre Giancarlo.

In occasione delle quattro giornate di Napoli (27 settembre-30 settembre 1943), la nonna diede un importante aiuto ai partigiani. Difatti insieme ad una parente si dedicò alla raccolta ed al trasporto presso il liceo Sannazaro – dove i partigiani stabilirono la loro “base” – di bende e quanto necessario per la cura dei feriti nei combattimenti.

Fu durante questi avvenimenti che Rosalia conobbe Aedo Violante (Napoli 1925-2019), suo futuro sposo. In questo video ci sono interessanti testimonianze di chi ha partecipato alle quattro giornate.

Foto di classe, Liceo Classico Garibaldi, Napoli, 1958-1962 ( cm 12,9 x 17,7)

Come già raccontavo, la nonna era un’insegnante: lei amava insegnare e formare altre giovani menti per indirizzarle verso il proprio futuro. Questa foto, in bianco e nero, venne scattata a Napoli, probabilmente nel liceo classico Garibaldi, tra il 1958 e il 1962 a giudicare dalle acconciature super cotonate e dal modo di vestirsi. Mia nonna è, ovviamente, la donna adulta con il soprabito seduta tra le alunne (una classe evidentemente di sole donne); tutte indossavano, come si usava all’epoca, anche negli istituti superiori, il grembiule.

Dopo aver insegnato per diversi anni al Garibaldi, mia nonna ha insegnato anche al liceo scientifico di Fuorigrotta, per poi chiudere la sua carriera al liceo classico Jacopo Sannazaro.

Quello che mi sembra più opportuno sottolineare è che ancora oggi numerosi ex allievi ne parlano con devozione e rispetto. In particolare una allieva, a sua volta insegnante, poco prima che mia nonna morisse, le inviò, attraverso mia zia, anche lei insegnante, un brillante elaborato scritto da una sua studentessa, dicendo di riferirle “vorrei sapesse che se oggi c’è una studentessa che scrive in questo modo è perché io sono riuscita a trasferirle, a mia volta, solo in minima parte ciò che lei mi ha insegnato”.

Credo perciò che mia nonna abbia contribuito, a suo modo ed in un’epoca in cui molti lavori – quale ad es. quello di magistrato – erano preclusi alle donne, a dimostrare nei fatti la piena parità tra donne ed uomini.

Aedo e Rosalia, Napoli, 2012

Ecco qui invece una foto a colori più recente di mia nonna, insieme a suo marito, Silio Italico Aedo (a sua volta protagonista di una vita intensa, caratterizzata dal riconoscimento del titolo di Commendatore della Repubblica, per meriti partigiani, ma questa è un’altra storia), scattata nel 2012 a casa di mia zia, l’autrice dello scatto. Mio nonno e mia nonna guardano l’obiettivo sorridenti, mentre stringono tra le mani un bicchiere di champagne, molto probabilmente in occasione di una festa di compleanno.

Mia nonna inoltre, già anziana, ha recitato assieme ad Ennio Fantastichini , nel ruolo della “Signora Marchesa”, in un corto del regista Pappi Corsicato, prodotto dal pastificio Garofalo, dal titolo “Questioni di gusto”. Ho scelto questo video ridotto in cui mia nonna compare nelle ultime scene.

Ed è così che si conclude il nostro breve, ma intenso viaggio nella vita di una donna intelligente e diversa da molte altre sue coetanee, appunto un’eccezione.

Frammenti di storia della mia famiglia, di Marta Tuccillo, I M

marta 1

11,5×16 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Nella foto è ritratta la mia bisnonna Marcella al centro con le due sorelle maggiori, Maria e Antonina. Però manca il fratello primogenito Stefano. Vivevano in Sicilia a Messina. Questa è l’ultima foto scattata prima del terremoto di Messina. Quando avvenne il terremoto, il 28 dicembre 1908, Marcella era da poco andata a Napoli dagli zii per Natale, con l’intenzione di rimanerci un mese. Ma durante il terremoto perì l’intera famiglia. Rimase a vivere con gli zii a Napoli. Quando accadde aveva appena sei anni, e crebbe pensando che quelli fossero i suoi genitori.

marta 2

6×7,5 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui c’è la mia bisnonna Marcella con sua zia Anna e il marito Alcibiade, divenuti di fatto genitori adottivi. Da notare è l’eleganza dell’abbigliamento, in particolare l’ampio cappello della zia, il colletto rigido dello zio e la veste della mia bisnonna Marcella. Alcibiade era un farmacista, quindi potevano permettersi abiti costosi.

marta 3

6×10 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui Marcella in abiti tipici siciliani, probabilmente in occasione di un carnevale. La zia conservava gli abiti tradizionali siciliani in ricordo della sua terra di origine e della sua famiglia.

marta 4

6×9 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Questo invece è il mio bisnonno Peter. Lui, nato in Ungheria e laureato in medicina a Seged, innamorato dell’Italia volle trasferirsi a Napoli dove dovette riprendere gli studi poiché non gli venne riconosciuta la laurea ungherese, per laurearsi nuovamente in medicina e chirurgia nell’Università di Napoli Federico II. Durante il periodo degli studi conobbe Marcella e se ne innamorò. Il mio bisnonno decise di svolgere la specialità di odontoiatria. Successivamente si è sposato e si è trasferito a Sorrento dove sono nati tre figli, Giorgio, Gerardo e mio nonno Fernando.

marta 5

8×5,5 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni 1941

Questa foto è del natale 1941. L’Italia è in guerra ed anche i giochi dei ragazzi riflettono l’atmosfera bellica. Mio nonno Fernando ha 5 anni e indossa un berretto dei cavalieri di Sardegna, mentre suo fratello Giorgio indossa un elmetto e suo fratello Gerardo suona il tamburo come i tamburini che incitavano i soldati alla battaglia.

marta 6

5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

marta 7

5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

Queste foto sono del 1942. L’Italia è in guerra e tutti i bambini e adulti sono inquadrati militarmente. Mio nonno Fernando e suo fratello Giorgio erano figli della lupa. Era il grado militare dei bambini dai 6 agli 8 anni. Nella prima immagine mio nonno di anni sei è sull’attenti. Nella seconda foto i due fratelli fanno il saluto romano ovvero il saluto fascista.

marta 8

11×18 agenda conservata in un armadio a casa dei miei nonni materni

Durante il regime fascista venivano riprodotti i simboli del fascismo anche sugli oggetti di uso comune, come sull’agenda di mio nonno riportata nella foto.

marta 9

13×8 foto conservata in un cassetto dei miei nonni materni

Foto del 1941. Mio nonno, visto di spalle, e suo fratello Giorgio mentre ballano in costume tradizionale popolare la tarantella. I ragazzi delle scuole elementari dovevano dare spettacolo del ballo tradizionale Sorrentino ai militari che venivano a Sorrento in convalescenza dalle ferite riportate in guerra.

Nel marzo del 1944 ci fu una violenta eruzione del Vesuvio. A Sorrento cadde una quantità notevole di cenere. Il mio bisnonno Peter temendo che il soffitto della casa potesse cedere sotto il peso della cenere, incurante del pericolo, si recò sul tetto e con una pala rimosse una quantità notevole di cenere. Lo aiutarono i figli Giorgio, di anni 10, e mio nonno, di anni 8. Essi lavorarono con un velo applicato sulla bocca per non ingerire la cenere che incessantemente cadeva dal cielo.

Un episodio grottesco è quello vissuto da mio nonno a scuola durante quei giorni di pioggia di cenere. La sua maestra invece di rassicurare i bambini in attesa che i genitori li venissero a prendere, parlò dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano. Alcuni anni dopo il mio bisnonno Peter, mio nonno Fernando, suo fratello Giorgio ed alcuni amici, scalarono le pendici del cratere del Vesuvio legati tra loro con una fune, come si vede nella foto sotto.

marta 10

14×9 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

marta 11

9×13 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

marta 12

20×20 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Infine mio nonno Fernando e mia nonna Luciana nel giorno del matrimonio, il 1° dicembre del 1965. Hanno avuto quattro figli, tra cui mia mamma Valentina, l’ultima figlia. Il loro matrimonio dura ormai da 54 anni.

Viaggi di nozze, di Ciro De Vincenzo, II A

Sono Ciro De Vincenzo e insieme alla mia classe, la IIA della scuola media Viale delle Acacie, partecipo alla seconda edizione del progetto ”Sguardi e Storie”.

Ho scelto tre foto che desidero condividere e raccontare: la prima ritrae i miei nonni paterni in viaggio di nozze nel luglio del 1952, la seconda i miei nonni materni in viaggio di nozze nell’agosto del 1959 e la terza i miei genitori anch’essi in viaggio di nozze nel marzo del 2004.

1

Nonno Ciro e nonna Tina – Capri 1952

In questa foto in bianco e nero, inquadrati frontalmente ci sono i miei nonni paterni, nonno Ciro e nonna Tina. La foto è stata scattata di giorno sulla banchina del porto di Capri il 15 luglio del 1952, come ho letto dall’appunto scritto dietro la foto, precisamente 2 giorni dopo il loro matrimonio. Alle loro spalle, in secondo piano si possono notare: elementi del porto, alcune imbarcazioni e un marinaio.

In questa foto il nonno aveva 23 anni e la nonna 21, erano tanto giovani, negli anni cinquanta ci si sposava giovani, ed erano a Capri per il loro viaggio di nozze.

Nonno Ciro è stato un imprenditore. Nonna Tina ha inizialmente collaborato con lui, poi si è dedicata a tempo pieno alla numerosa famiglia.

2

Nonno Giuseppe e nonna Anna, Roma 1959

In questa foto in bianco e nero, inquadrati centralmente i miei nonni materni, nonno Giuseppe (che tutti chiamavamo nonno Peppino) e nonna Anna. La foto è stata scattata di giorno in Piazza San Pietro a Roma il 18 agosto del 1959, 3 giorni dopo il loro matrimonio. Alle loro spalle si possono ammirare le colonne e i pilastri dell’imponente piazza, sulle colonne ci sono delle statue, si vede una fontana e delle persone che passeggiano. Il nonno aveva 29 anni e la nonna 26 anni.

Nonno Giuseppe ha lavorato tanti anni nella Mecfond SpA, un’importante azienda metalmeccanica, nata nel 1853 con il nome Guppy e divenuta Mecfond nel 1960,  lui ne conservava un caro ricordo. Nonna Anna, invece, si è occupata della cura della famiglia.

3

Paolo e Rosaria, marzo 2004

Ecco i miei genitori Paolo e Rosaria, poco più che trentenni, in questa foto scattata la sera del 22 marzo del 2004 (qualche giorno dopo il loro matrimonio) su uno dei ponti della nave Costa Atlantica, diretti ai Caraibi del nord. Nella foto a colori, scattata frontalmente, ci sono al centro i miei genitori abbracciati e sorridenti, alle loro spalle si distinguono parti della nave che li ospitava a bordo.

Le foto sono conservate in una cornice sulla parete del salone di casa, non ho avuto difficoltà a conoscere il luogo e la data degli scatti perché li ho letti dietro le foto.

Tutte le foto, ritraggono degli sposi in viaggio di nozze, ma in epoche profondamente diverse tra loro, e mentre per i nonni era il primo viaggio che facevano da soli, al di fuori del loro nucleo familiare di origine e per molti negli anni ‘50 poteva rappresentare anche il primo viaggio in assoluto, i miei genitori, invece, prima del viaggio di nozze fatto nel 2004, avevano già viaggiato tanto, sia con le loro famiglie che insieme.

Molto diversa è anche la meta dei loro viaggi. I miei nonni paterni trascorrono qualche giorno nella romantica isola di Capri; i miei nonni materni, invece, trascorrono il loro viaggio di nozze a Roma.

Negli anni cinquanta non tutti potevano permettersi di viaggiare e prevalentemente si restava nella propria regione o in altre regioni italiane.

Negli anni 2000, invece, si prediligono mete Europee e oltre oceano, questo anche grazie a maggiori possibilità economiche e a sistemi di trasporto all’avanguardia e potenti che hanno ridotto i tempi di spostamento e quindi i miei genitori scelsero come meta del loro viaggio Miami e una crociera nelle isole caraibiche.

Ho notato che i nonni sono più seri nelle foto, forse perché per loro la macchina fotografica era uno strumento nuovo, mentre i miei genitori sono più spontanei davanti all’obiettivo, abituati a fare foto. Ho visto il modo diverso di vestirsi, le diverse acconciature dei capelli e che le nonne non hanno trucco sul viso, mia madre, invece, è truccata.

Confrontando queste foto e chiacchierando con i miei genitori, ho pensato allo straordinario progresso economico, sociale, culturale, di costume avvenuto nell’arco di 50 anni (solo mezzo secolo!), a quante straordinarie scoperte scientifiche e progresso tecnologico ci sia stato in questi anni.

Quando i miei nonni si sono sposati negli anni ‘50 per creare le loro bellissime famiglie, si erano da poco lasciati alle spalle la seconda guerra mondiale, con le tante sofferenze e privazioni, i tanti morti (amici, parenti, conoscenti), le macerie e il ricordo di tante inspiegabili atrocità come le persecuzioni razziali. La loro era una società che aveva sete di rinascita e desiderio di un futuro migliore fatto di pace, di crescita e conoscenza. Dagli anni ‘50 agli anni 2000, oltre al boom economico, che ha contribuito a migliorare la condizione di vita di molte persone, e al progresso tecnologico e scientifico, sono cambiati i costumi, le abitudini, il modo di relazionarsi all’interno delle famiglie, delle coppie, è cresciuto il desiderio di conoscere culture diverse e posti lontani.

Purtroppo non ho conosciuto i nonni paterni, mi sarebbe piaciuto ascoltare i loro racconti e attraverso le loro parole viaggiare con il pensiero in un’epoca per me lontana, avrei voluto navigare insieme a loro in internet e spiegare loro la realtà virtuale, sono scomparsi molto prima che io nascessi, li ho conosciuti solo attraverso le foto, i filmati e i racconti di papà. So che erano due persone straordinarie e che si sono amati moltissimo; ho avuto la fortuna di vivere i nonni materni, che bei ricordi e se oggi sono qui a scrivere è grazie alle meravigliose storie d’amore dei miei nonni, grazie al loro amore e a quello dei miei genitori.

 

 

 

I RITI E LE TRADIZIONI: IL MATRIMONIO, di Vincenzo Di Gironimo, III D

1.jpg

1889, mese imprecisato

Ho trovato, in un vecchio album fotografico di famiglia, questa vecchia foto che raffigura i miei trisavoli il giorno del loro matrimonio.

Questa è l’unica foto ricordo della cerimonia, infatti siamo in un tempo in cui se ne scattavano pochissime.

I due sposi si chiamavano Tiberio e Aloisia.

Mi sono fatto raccontare, da mia nonna Luisa, come si svolgeva il matrimonio a quei tempi.

In genere i due fidanzati si conoscevano pochissimo, visto che il matrimonio era combinato dalle rispettive famiglie infatti era un affare. Si prendevano in esame la moralità, il decoro, la serietà quindi le ascendenze e infine la consistenza patrimoniale. Se necessario venivano chieste informazioni presso conoscenti, compari e parroci.

Il primo impegno nuziale consisteva nel regalare un anellino d’oro alla sposa quindi si preparava un vero e proprio contratto di nozze, con l’aiuto del notaio dove si specificava la lista del corredo e la dote. Il viaggio di nozze non esisteva. Gli sposi stavano una settimana chiusi in casa a ricevere amici e parenti i quali portavano doni o cibo. 2.jpg

Napoli, 1938, maggio

Questi erano i miei bisnonni, Celeste e Pietro. I tempi sono già cambiati. Si sono liberamente scelti e cosa eccezionale per quell’epoca si sposarono quasi quarantenni. La cerimonia era più moderna, ma nell’unica foto ricordo rimasta in famiglia si vedono solo le due damigelle e nessun invitato.

Gli sposi ora spesso partono per il viaggio di nozze magari limitandosi alla regione di residenza o alla mete classiche in Italia: Venezia, Roma, Firenze.

3.jpg

Napoli, 30 giugno 1969

In questa foto sono rappresentati i miei nonni, Luisa e Vincenzo.

Il loro matrimonio già era diverso da quelli precedenti.

Questa è una delle tante fotografie scattate all’epoca, realizzata da un fotografo, custodita insieme alle altre in album fotografici, con foto non solo in bianco e nero ma anche a colori.

Il viaggio di nozze si svolse in Europa, non ci si accontentava più di Venezia, ma con un’automobile ci si spostava liberamente, anche all’estero.

4.jpg

Napoli, 9 novembre 2001
In questa foto sono invece ritratti i miei genitori, Ornella e Giuseppe, il giorno del loro matrimonio. I tempi ovviamente sono cambiati e anche la qualità della foto è migliore. Il viaggio di nozze si svolse in America anche se proprio in quei giorni avvenne l’attentato alle torri gemelle a New York.

Questa foto l’ho trovata nel loro album di nozze nel quale sono inserite centinaia di fotografie. Un altro cambiamento fu la location, di fatti la festa si svolse in un lussuoso ristorante a Posillipo.

Purtroppo però nel 2016, come altre molte coppie di oggi, si sono separati.

UNA STORIA D’AMORE INIZIATA NEL 1960, di Alessandra Cianniello, III D

1.jpg  2.jpg

Queste due foto ritraggono mia nonna Mena e mio nonno Antonio, genitori della mia mamma Italia. Mia nonna Mena è nata il 28 dicembre del 1939 e mio nonno Antonio è nato il 18 luglio del 1940.

La foto di mia nonna è stata scattata nel 1959, quando  aveva 20 anni ed era bellissima, con lunghi capelli neri, occhi neri e una bella carnagione chiara. Alta e magra. Oggi ha mantenuto lo stesso viso di allora.

La foto di mio nonno è stata scattata nel 1966. Il nonno aveva 26 anni e da poco aveva iniziato a lavorare.

Anche lui era un bel giovanotto, dal viso pulito. Purtroppo io l’ho conosciuto solo attraverso i racconti della mia mamma e della mia nonna. Mia nonna è originaria di Napoli, è nata nel quartiere Fuorigrotta, in una bella e numerosa famiglia di 4 sorelle (compresa lei) e 4 fratelli.

Invece mio nonno è originario di Sala Consilina (Salerno), ma si è trasferito a Napoli nel 1956, sempre nel quartiere Fuorigrotta. Mio nonno era il terzo dopo due sorelle, aventi con lui 1 anno e due anni di differenza di età.

La mia mamma e la mia nonna mi hanno sempre raccontato che grazie alla mia bisnonna Italia Carlotta, ricevette un’educazione “rivoluzionaria” per l’epoca: doveva aiutare la nonna e le sue sorelle in tutte le faccende domestiche, ad esempio, la mattina prima della scuola doveva farsi il letto! Per la mia bisnonna non esistevano differenze di sesso, stessi diritti e doveri per figli maschi e femmine. Questo ha fatto si che il mio nonno, per i periodi in cui ha vissuto da solo, fosse sempre autonomo in tutto, e non solo, ha sempre aiutato la mia nonna in casa, anche se la mia nonna era casalinga. 

La nonna mi ha raccontato che si sono conosciuti nel mese di settembre del 1960. Lei stava andando con un’amica a casa della sorella per aiutarla con la nuova nipotina, la piccola Anna, di pochi giorni, essendo mia zia già madre di due bimbi di 4 e 2 anni.

Per la strada incontrò il nonno, che passeggiava con un amico. Lui, colpito da lei, iniziò a seguirla e tentò di “attaccare bottone”….con frasi del tipo “st…st…bella signorina dove vai….”. Beh, anche mia nonna notò quel bel giovanotto e così decise di fare amicizia. Dopo tre mesi circa di strenuo corteggiamento, infatti mio nonno ogni sera andava sotto il balcone di casa di mia nonna e aspettava che lei si affacciasse, si fidanzarono. Era il mese di dicembre del 1960!!

3.jpg

Eccoci ad agosto nel 1966. Mio nonno aveva da pochi mesi vinto il concorso come ufficiale giudiziario e come prima sede fu mandato in Sicilia, precisamente presso la pretura di Sortino, piccolo paese in provincia di Siracusa. Di conseguenza i nonni iniziarono a pianificare il matrimonio e quell’estate la mia nonna insieme con i futuri suoceri, andò a Sortino per conoscere il paese e iniziare a cercare casa. In questa foto i giovani fidanzati sono con il mio bisnonno Alfonso, spensierati e felici in una calda giornata di agosto.

4.jpg 27 gennaio 1968: finalmente sposi, si avvera il sogno dopo circa 7 anni di fidanzamento!! I miei nonni si sono sposati a Fuorigrotta, nel loro quartiere. La celebrazione è stata officiata dall’allora vescovo di Pozzuoli. Era una bellissima giornata di sole. In questa foto li vediamo sorridenti a Piazza Plebiscito, dopo la cerimonia religiosa.

5.jpg6.jpg

7.jpg

E dopo il matrimonio, finalmente in viaggio di nozze: Viareggio, Parma e Milano. Queste foto ritraggono gli sposi a Viareggio, felici e sorridenti. In particolare mi piace molto quest’ultima foto dove gli sposi guardano il mare d’inverno.

I MATRIMONI, di Giorgia Liguori, III D

1.png

Foto 1

Ci sono stati tanti matrimoni nella mia famiglia: il primo tra tutti  è stato quello dei miei nonni paterni, (foto 1) avvenuto il 4 agosto 1965. Mia nonna Bruna Ricci, nata il 4 gennaio 1936 è stata dirigente del personale al comune di Napoli, mentre mio nonno, Raffaele Liguori nato il 28 febbraio 1932 era il primario di Neurochirurgia  dell’ospedale Cardarelli. Nonna, il  giorno del suo matrimonio, era vestita con un abito non troppo lungo e dato che faceva molto caldo, aveva i capelli sciolti da cui pendevano due veli ai lati e in mano portava un mazzo di fiori.

Mia nonna è arrivata alla Chiesa del Sacro Cuore del Vomero, dove si è svolta la cerimonia, accompagnata dal cugino. Dopo la cerimonia, hanno festeggiato in un albergo a via Caracciolo. Gli invitati sono stati numerosi, infatti, mia nonna mi ha raccontato che oltre ai parenti e agli amici, c’erano molti colleghi di mio nonno, dato che è stato un importante neurochirurgo.  Il loro viaggio di nozze durò circa un mese, durante il quale ebbero l’occasione di andare sulla costiera Amalfitana, poi successivamente in  Grecia, all’epoca una monarchia e poi nella Jugoslavia comunista.

Mia nonna mi dice sempre che è stato un viaggio bellissimo ed interessante, che ricorda con grande nostalgia.

2.png

Foto 2

Il matrimonio dei miei nonni materni, (foto 2), in questa immagine con i loro rispettivi genitori, è avvenuto il 27 luglio del  1975  nel paese di mia nonna Rosa – Sant’Angelo all’Esca – un paesino di pochi abitanti in provincia di Avellino. I genitori di mia nonna rispettivamente a destra e sinistra della sposa, si chiamavano Maria Lepore, e Generoso Guarino.

La mia bisnonna era contadina, mentre il mio bisnonno che inizialmente faceva il calzolaio, divenne anche egli contadino, sposando la mia bisnonna. I genitori di mio nonno, nella foto rispettivamente a destra e sinistra dello sposo, si chiamavano Filippo Tramontano e Ada Muselli. La bisnonna Ada era casalinga, mentre suo marito era maestro elementare. Mia nonna Rosa all’inizio della sua carriera di insegnante lavorava nella stessa scuola del mio bisnonno. Un giorno, il mio bisnonno la invitò a casa sua dove conobbe mio nonno Franco. Ed è stato proprio questo incontro a generare la coincidenza che ha dato vita alla famiglia che conosco oggi. Mia nonna Rosa è molto orgogliosa di questa foto, tanto che è appesa alla parete di casa sua in bella mostra.

I miei nonni mi hanno raccontato che era una giornata molto calda; mia nonna Rosa è partita dalla sua casa in piazza, accompagnata dal padre, Generoso, con al seguito i suoi parenti e gli amici più cari. Inoltre ha aggiunto al suo racconto che tempo fa, nel suo paese, si usava accompagnare la sposa solo fino alle scale della chiesa per poi consegnarla al futuro marito che l’avrebbe portata all’altare. Nel suo caso il mio bisnonno l’ha accompagnata sotto braccio fino all’altare dove ad aspettarla c’era mio nonno Franco.

La nonna, come vuole il rito, indossava un bellissimo vestito bianco, lungo, con in testa un cappellino a forma di “cuffietta” con il velo che cadeva fino in vita.  Mia Nonna ripensando a quel giorno, si è ricordata dell’automobile con la quale sono giunti al ristorante sul Lago Laceno. Era una bellissima auto, gran turismo, di colore rosso che velocemente li portò a destinazione.

Quando ho chiesto a mia nonna di raccontarmi questa bella storia della sua vita trascorsa, visibilmente emozionata, mi ha trasmesso la sensazione di un bellissimo ricordo, essendo molto credenti, insieme alle persone che amava avevano letto il vangelo e si erano divertite.

3.png

I miei zii paterni, che vedete in questa foto, si sono sposati il 20 dicembre del 2000: quest’ultimi si chiamano Anna Liguori e Roberto Vitelli, entrambi professori universitari: mio zio è psichiatra, invece mia zia è giurista.

La cerimonia religiosa si è svolta nella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo: essendo dicembre faceva abbastanza freddo, quindi mia zia decise di indossare un vestito bianco, lungo e a maniche lunghe, con un velo che arrivava fino a terra e un paio di scarpette bianche con il tacco non troppo alto; mio zio, invece, indossava un semplice completo di fresco lana con la cravatta.  Mio zio, Vincenzo Liguori, accompagnò mia zia in Chiesa, con la macchina e, a braccetto, fino all’altare, in quanto, mio nonno Raffaele purtroppo era scomparso anni addietro.  Successivamente  si recarono nel locale Villa Marinella, in via Tasso, per festeggiare. Mia zia mi racconta che erano più di 100 invitati, ed oltre a familiari e amici stretti, erano presenti alcuni colleghi di entrambi.  Il Viaggio di nozze durò due settimana, e in questi 14 giorni, visitarono due luoghi: New York e il Messico, un viaggio bellissimo, appassionante e interessante che rifarebbero sicuramente.

4.png

I miei genitori, invece, si sono sposati l’8 luglio del 2005: si chiamano Ada Tramontano e Andrea Liguori, rispettivamente insegnante di matematica e ingegnere meccanico.

Mia madre indossava  un vestito bianco e lungo, con la scollatura a barca e un velo non troppo lungo; mio padre indossava un elegante gessato nero con la cravatta argentata.

La cerimonia religiosa si svolse in una chiesetta sul mare a Capo Miseno.  Mia madre è stata accompagnata da mio zio, Filippo Tramontano, con la macchina, mentre mio Nonno, Francesco-Paolo Tramontano, l’ha accompagnata fino all’altare.

Mia madre mi racconta sempre che, dopo la cerimonia, sono andati a fare le foto, proprio fuori alla chiesa, e dato che indossava dei tacchi abbastanza alti, uno di questi si è incastrato nelle tavole del pontile.

Il banchetto si è svolto presso il ristorante  Cala Moresca di Capo Miseno. Il festeggiamento è stato al di fuori degli standard per un matrimonio, infatti, mentre si mangiava c’erano continui balli a cui partecipavano gran parte degli invitati. Gli  invitati erano 170, tra amici, parenti e colleghi. Il viaggio di nozze è durato tre settimane durante le quali i mie genitori hanno avuto modo di visitare Cuba e Messico.

5.png

L’ultimo matrimonio, in ordine di tempo è   avvenuto il 27 ottobre 2018 a Roma. I miei zii si sono sposati secondo rito civile, in una bellissima dimora antica.

Mio zio, Filippo Tramontano, con mia zia Sophie Miglietti, francese di nascita, prima del matrimonio avevano già due figli: Claire e Francesco Tramontano.

Zia Sophie è revisore contabile, mentre mio zio si occupa di espandere business dei supermercati attraverso la ricerca di luoghi dove impiantarne di nuovi. Mia zia era vestita con un abito corto che scendeva fino alle ginocchia, con maniche corte e un paio di scarpette bianche con il tacco abbastanza alto. I capelli erano sciolti, non indossava il velo e aveva un trucco abbastanza leggero. Mio zio invece indossava un semplice abito blu con la cravatta.

Dopo la cerimonia civile, ci siamo recati in un ristorante al Gianicolo, per festeggiare il loro meraviglioso matrimonio. Gli invitati erano circa 100, senza contare i numerosi amici di mio zio e i familiari francesi di mia zia.

A mio parere, tutti i matrimoni della mia famiglia sono stati meravigliosi e divertenti, ma questo è stato il mio preferito, perché l’ho vissuto in prima persona. E’ stato un momento molto speciale, che ricorderò sempre come un’esperienza appassionante e interessante. Restano comunque nel mio cuore tutti gli altri matrimoni, perché, anche se non vissuti in prima persona, hanno reso possibile la mia nascita e quella di tutti i miei fratelli.