Il carnevale di mia mamma negli anni ottanta, di Margherita Russo

Come in molte altre parti del mondo, anche a Napoli i bambini si travestono a Carnevale. È molto divertente camminare per le vie della città durante la settimana di Carnevale ed osservare i travestimenti dei bambini. Per procurarsi un costume di carnevale al giorno d’oggi, adulti e bambini, possono contare sui modelli in vendita nei negozi, oppure online.

Comperare un costume già fatto, esclude totalmente l’originalità personale e mamma mi racconta che da piccolina, in occasione del carnevale, andava a rovistare negli armadi, nei vecchi bauli della nonna o in soffitta alla ricerca di vecchi indumenti che accendessero la sua creatività. Negli anni ’80 non esistevano i cellulari e qualsiasi foto veniva scattata con le macchine fotografiche. Ce ne erano di tutti i tipi, grandi e piccine, ma nelle occasioni particolari come compleanni, comunioni, Natale e Carnevale… mio nonno amava utilizzare la sua vecchia reflex, che custodiva gelosamente nella sua custodia originale.

Ecco alcuni esempi di ritratti fotografici della mia mamma, nel corso della sua gioventù:

Figura 1 Mamma vestita da pecorella

mamma Maria Pia  vestita da pecorella

In questa fotografia, scattata nel 1986 sul terrazzo di mia nonna a San Sebastiano al Vesuvio, è rappresentata mia madre vestita da pecorella. Il vestito fu fatto da una cara amica di mia nonna, sia per mia madre sia per i miei zii. Sullo sfondo si possono notare delle piante grasse in grossi vasi, che mia nonna tuttora adora e più indietro si intravede il fusto di un grande Pino, tipico albero delle zone vesuviane. Mia madre in questo scatto, a figura intera, è particolarmente felice, in quanto ha sempre amato gli animali e il vestitino da pecorella le piaceva molto.

Figura 2 mamma vestita da Biancaneve

mamma Maria Pia  vestita da Biancaneve

Questa immagine, mamma versione Biancaneve, è stata inserita perché rappresenta un personaggio di una fiaba, a me molto caro. Qui mia madre si trova nel salone della villa di mia nonna nel 1987. Ad ogni carnevale c’era l’abitudine di scattare una foto ricordo da mostrare in futuro ai propri figli. Dalla fotografia si evidenzia lo stile classico dell’arredamento della casa. Tanti anni fa ogni casa aveva un salone di rappresentanza, che difficilmente veniva usato tutti i giorni, ma solo in occasioni particolari. Era spesso arricchito con oggetti in argento, vasi preziosi e quadri molto grandi.

Figura 3 Mamma vestita da Lady Oscar

mamma  Maria Pia vestita da Lady Oscar

Nella terza ed ultima foto c’è sempre mia madre, questa volta vestita da Lady Oscar, anche se pensavo fosse uno dei tre moschettieri. Era il 1988 e si trovava sempre sul terrazzo di mia nonna. Da bambina mia madre amava di più i vestiti maschili, invece dei soliti abiti da principessa o damigella. Il vestito era molto ben fatto e pieno di particolari. Oggi sarebbe facilissimo trovarlo già fatto, ma all’epoca per fabbricare un vestito del genere si andava alla ricerca di avanzi di stoffa o pezzi presi da vecchi costumi in disuso. C’era una grande partecipazione da parte di tutti i membri della famiglia e la cosa che mia madre e mia nonna mi dicono sempre è che all’epoca quasi tutte le ragazze e le bambine sapevano cucire. In alcune scuole c’era addirittura l’ora di cucito, per insegnare alle ragazze a saper mettere i bottoni o semplicemente aggiustare piccoli strappi.

Tuttora a casa di mia nonna c’è una vecchia macchina da cucire molto antica e pesante, che quando è chiusa sembra un mobiletto, ma una volta aperta si trasforma in un vero e proprio pezzo d’epoca.

Guardare queste foto, ci riporta indietro di qualche anno; comprendiamo quanta fantasia e collaborazione domestica le donne dovevano esprimere nel realizzare a Carnevale abiti, costumi che erano espressioni di un mondo che cambiava ed avrebbe continuato a trasformarsi grazie all’impegno e tenacia delle stesse nel fare gruppo e nel darsi una mano.

 

Il sorriso delle donne, di Chiara Avitabile, III A

Quest’anno ho deciso di raccontare la storia di una donna, in particolare della mia famiglia, mia nonna paterna, Ersilia Nobler, nata a Napoli il 26 giugno del 1946.

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Mia nonna era la quinta di cinque figlie, le belle ragazze e bambine, ritratte nella foto in alto. Ersilia é la bambina al centro della foto, dietro di lei c’è sua sorella Anna , alla sua destra Vittoria, alla sua sinistra Alba ed Elena; mia nonna e Alba hanno 15 anni di differenza.

Le cinque sorelle nell’estate del 1948 si recavano al mare a Napoli precisamente a Coroglio , un luogo molto comune di villeggiatura per la famiglia dell’epoca.

Possiamo inoltre notare i costumi interi a volte sostituiti con salopette allo stesso tempo coprenti, perché la donna nel periodo del dopoguerra non poteva indossare ancora i bikini.

Siamo subito dopo la fine della seconda guerra mondiale caratterizzato ancora da uno scenario incerto anche se con enormi speranze e progetti di ricostruzione economico-sociale.

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In questa foto mia nonna è la seconda bambina da sinistra nella fila in alto. Ersilia frequentava la 5 elementare alla scuola “Gaspare Stampa” a Via Pontenuovo a Napoli, una traversa di Via Doria.

La foto è stata scattata da un fotografo della scuola nel 1956, quando ancora le classi erano divise in maschi e femmine e possiamo anche notare che la maestra era una donna.

Le bambine indossavano un grembiule nero con i colletti bianchi e avevano i calzini corti.

Il periodo storico, dopo la guerra, negli anni cinquanta, è certamente più florido da un punto di vista economico e sociale; erano ormi superati i periodi bui del secondo dopoguerra grazie all’incremento dell’occupazione e dei consumi.

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Questa foto è stata scattata da un fotografo professionista in uno studio fotografico a Napoli, in via Toledo, all’interno della funicolare centrale. Era il 1964 e mia nonna aveva 18 anni e un gran bel sorriso, come da ragazzina.

Lei e una sua amica del Liceo, una certa Rossana, decisero di farsi ritrarre da un fotografo professionista per regalare le fotografie ai rispettivi fidanzati dell’epoca, che poi divennero i loro mariti.

Ersilia era sorridente, anche negli occhi, spensierata con una collana di perle ed un abito elegante indossato per l’occasione.

Anche in tale periodo storico si assiste ad una forte ricrescita economica del paese e i giovani, come mia nonna, avevano, a differenza dei propri genitori, frequentato le scuole, le associazioni anche politiche, e grazie ai primi mezzi di informazione, i cosiddetti mass media, erano costantemente aggiornati sulle attività politiche e sociali italiane e degli altri paesi.

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In questa foto era l’anno 1964 e mia nonna Ersilia si trovava nella villa comunale a Napoli e si stava baciando con il suo fidanzato che poi sposò nel 1968 e con il quale è stata sposata per 50 anni: mio nonno Franco!

Questa foto fu scattata da uno sconosciuto. E’ proprio bella…

Poiché mia nonna aveva 18 anni e a quei tempi era un po’ scandaloso baciarsi in pubblico, suo padre appena vide questa foto la strappò (è visibile il taglio centrale nella fotografia poi ricostruita da mia nonna).

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Tuttavia Ersilia riuscì a recuperarla riattaccandola con lo scotch, ed oggi la conserva ancora gelosamente.

Nella fotografia che segue mia nonna Ersilia era su un traghetto per la Sardegna, aveva circa trent’anni ed era partita per una settimana al mare con mio nonno ed altre coppie di amici tra cui i consuoceri (i nonni dei miei cugini), ma senza figli.

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I miei nonni lasciavano spesso, quando partivano, i figli, mio padre e i suoi fratelli, a Roma dalla cognata di mia nonna, da una zia di mio nonno oppure ad una delle sue quattro sorelle.

Era all’incirca la fine degli anni settanta, un periodo non certamente di espansione economica come  il decennio precedente, comunque  caratterizzato da un rilevante cambiamento dei costumi e dalla modernizzazione della società civile. Sono gli anni della introduzione della legge sul divorzio e, in seguito, dell’aborto: anni di grandi trasformazioni e rivendicazioni sociali per le donne, per la società di allora, ma anche  per le generazioni a venire.

 

 

Era destino ritrovarsi, di Lorenzo Conticelli, III M

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formato 7×9 trovata nel cassettone della nonna 1950 circa

Questo è mio nonno da piccolo, nel 1950. Si chiama Gaetano Brandolini, ma tutti lo chiamiamo Nino.

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Formato 12×10. Trovato nel cassettone della nonna 1950 circa

Questa invece è mia nonna. Qui aveva sei anni. Il suo nome è Anna Maria D’Angiò.

I miei nonni si sono conosciuti a scuola, ma a quel tempo quasi si ignoravano. Il nonno era affascinato dalla vita militare e quindi si arruolò in Marina. Era di base a Taranto e tra i suoi compiti c’era quello del Marconista, cioè trasmetteva e riceveva messaggi in alfabeto Morse.

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Formato 10×7. Album dei ricordi della nonna 1964 circa

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Formato 10×16. Album dei ricordi della nonna 1964 circa

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Formato 10×8. Album dei ricordi della nonna 1964 circa

Non si videro per cinque anni, ma durante una licenza a Napoli, si incontrarono di nuovo.

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Formato 8×6 Album dei ricordi della nonna

Iniziarono a frequentarsi (anche se a quei tempi non era facile uscire da soli) e scoprirono di avere tante cose in comune, come la passione per la pittura. Nel 1963 si fidanzarono, per poi sposarsi il 21 Agosto del 1965.

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Formato 10×7 Album dei ricordi della nonna 1965

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Formato 9×16 . Album dei ricordi della nonna

 

DOPO 50 ANNI DA QUEL GIORNO

Frammenti di storia della mia famiglia, di Marta Tuccillo, I M

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11,5×16 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Nella foto è ritratta la mia bisnonna Marcella al centro con le due sorelle maggiori, Maria e Antonina. Però manca il fratello primogenito Stefano. Vivevano in Sicilia a Messina. Questa è l’ultima foto scattata prima del terremoto di Messina. Quando avvenne il terremoto, il 28 dicembre 1908, Marcella era da poco andata a Napoli dagli zii per Natale, con l’intenzione di rimanerci un mese. Ma durante il terremoto perì l’intera famiglia. Rimase a vivere con gli zii a Napoli. Quando accadde aveva appena sei anni, e crebbe pensando che quelli fossero i suoi genitori.

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6×7,5 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui c’è la mia bisnonna Marcella con sua zia Anna e il marito Alcibiade, divenuti di fatto genitori adottivi. Da notare è l’eleganza dell’abbigliamento, in particolare l’ampio cappello della zia, il colletto rigido dello zio e la veste della mia bisnonna Marcella. Alcibiade era un farmacista, quindi potevano permettersi abiti costosi.

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6×10 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui Marcella in abiti tipici siciliani, probabilmente in occasione di un carnevale. La zia conservava gli abiti tradizionali siciliani in ricordo della sua terra di origine e della sua famiglia.

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6×9 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Questo invece è il mio bisnonno Peter. Lui, nato in Ungheria e laureato in medicina a Seged, innamorato dell’Italia volle trasferirsi a Napoli dove dovette riprendere gli studi poiché non gli venne riconosciuta la laurea ungherese, per laurearsi nuovamente in medicina e chirurgia nell’Università di Napoli Federico II. Durante il periodo degli studi conobbe Marcella e se ne innamorò. Il mio bisnonno decise di svolgere la specialità di odontoiatria. Successivamente si è sposato e si è trasferito a Sorrento dove sono nati tre figli, Giorgio, Gerardo e mio nonno Fernando.

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8×5,5 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni 1941

Questa foto è del natale 1941. L’Italia è in guerra ed anche i giochi dei ragazzi riflettono l’atmosfera bellica. Mio nonno Fernando ha 5 anni e indossa un berretto dei cavalieri di Sardegna, mentre suo fratello Giorgio indossa un elmetto e suo fratello Gerardo suona il tamburo come i tamburini che incitavano i soldati alla battaglia.

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5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

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5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

Queste foto sono del 1942. L’Italia è in guerra e tutti i bambini e adulti sono inquadrati militarmente. Mio nonno Fernando e suo fratello Giorgio erano figli della lupa. Era il grado militare dei bambini dai 6 agli 8 anni. Nella prima immagine mio nonno di anni sei è sull’attenti. Nella seconda foto i due fratelli fanno il saluto romano ovvero il saluto fascista.

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11×18 agenda conservata in un armadio a casa dei miei nonni materni

Durante il regime fascista venivano riprodotti i simboli del fascismo anche sugli oggetti di uso comune, come sull’agenda di mio nonno riportata nella foto.

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13×8 foto conservata in un cassetto dei miei nonni materni

Foto del 1941. Mio nonno, visto di spalle, e suo fratello Giorgio mentre ballano in costume tradizionale popolare la tarantella. I ragazzi delle scuole elementari dovevano dare spettacolo del ballo tradizionale Sorrentino ai militari che venivano a Sorrento in convalescenza dalle ferite riportate in guerra.

Nel marzo del 1944 ci fu una violenta eruzione del Vesuvio. A Sorrento cadde una quantità notevole di cenere. Il mio bisnonno Peter temendo che il soffitto della casa potesse cedere sotto il peso della cenere, incurante del pericolo, si recò sul tetto e con una pala rimosse una quantità notevole di cenere. Lo aiutarono i figli Giorgio, di anni 10, e mio nonno, di anni 8. Essi lavorarono con un velo applicato sulla bocca per non ingerire la cenere che incessantemente cadeva dal cielo.

Un episodio grottesco è quello vissuto da mio nonno a scuola durante quei giorni di pioggia di cenere. La sua maestra invece di rassicurare i bambini in attesa che i genitori li venissero a prendere, parlò dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano. Alcuni anni dopo il mio bisnonno Peter, mio nonno Fernando, suo fratello Giorgio ed alcuni amici, scalarono le pendici del cratere del Vesuvio legati tra loro con una fune, come si vede nella foto sotto.

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14×9 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

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9×13 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

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20×20 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Infine mio nonno Fernando e mia nonna Luciana nel giorno del matrimonio, il 1° dicembre del 1965. Hanno avuto quattro figli, tra cui mia mamma Valentina, l’ultima figlia. Il loro matrimonio dura ormai da 54 anni.

Ritratto di famiglia, di Adamo Scudieri III A

In questa narrazione  presento le origini della mia famiglia, in particolare dei miei nonni  materni che purtroppo non ho mai conosciuto poiché sono morti precocemente. Dai racconti tramandati dai miei genitori e dai miei familiari ho dedotto che erano delle persone con sani principi, oneste, e unite da un fortissimo amore. Hanno sempre condotto una vita esemplare, cercando di aiutare le persone in difficoltà e ciò mi rende molto orgoglioso di loro e desideroso di mantenere la stessa condotta nella mia vita.

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I miei nonni, Roma 1961, cm.15×18

Nella foto, a campo medio, sono ritratti, a figura intera, i miei nonni materni, Assunta (insegnante di scuola elementare) e Salvatore (direttore di banca) in occasione del loro viaggio di nozze nel lontano 1961. Sullo sfondo si nota la facciata della basilica di  San Pietro con maestose colonne, intervallate da archi e finestre e l’imponente cupola.

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I miei nonni, Sorrento 1962, cm.15×18

Anche in questa  foto sono raffigurati, a figura intera, i miei nonni materni che indossano abiti eleganti. Lo sfondo non si distingue bene ma ho saputo che si trovavano all’ingresso di un albergo in occasione di uno dei loro viaggi.

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In questa foto è raffigurato, invece, in primo piano, il mio bisnonno paterno, Vincenzo Scudieri nato nel lontanissimo 1885, vestito in abiti eleganti come era solito fare. Egli insieme ai suoi fratelli fondò un’importantissima fabbrica di camicie di nome ‘’Adam” ad Ottaviano, nei pressi di Napoli, dando lavoro a circa 150 operai, in un periodo di forte crisi economica seguito all’apparente sviluppo della ‘’Belle Epoque”.

La sua fabbrica nel primo Novecento esportava numerose camicie in Francia (in particolare nel grande magazzino “La Fayette”) e nel resto del mondo. Sposò una bellissima donna di nome Olga Franceschi nata a Lucca, di origini norvegesi, precisamente di Bergen. Ebbero tre figli maschi: Achille, Adamo (mio nonno) e Vincenzo.

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I fratelli Scudieri, Ottaviano cm,15×18

In questa foto, a campo medio, sono rappresentati, a figura intera, rispettivamente da sinistra: Vincenzo Scudieri, Adamo Scudieri (mio nonno), Achille Scudieri. Mio nonno Adamo (sposato) durante il secolo scorso (precisamente nel 1989), fondò un’azienda di riciclaggio di materie plastiche ad Ottaviano molto all’avanguardia per quei tempi. Come suo padre, diede lavoro a tanti operai in cerca di lavoro. Ancora oggi questa fabbrica è operativa, condotta attualmente da mio padre Stefano Scudieri e mio zio Renato Scudieri.

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I fratelli scudieri con la loro madre, Ottaviano, cm. 15×18

In questa fotografia, a campo medio, sono ritratti, in posizione centrale, mio nonno e i suoi fratelli accompagnati dalla loro madre Olga Franceschi, all’antico collegio S. Madonna dell’Arco, infatti possiamo notare che i ragazzi indossavano la divisa scolastica utilizzata all’epoca, durante il fascismo. Sullo sfondo, si intravedono botteghe e palazzi dell’epoca.

Doruccia… un compleanno memorabile, di Martina Caterino, III A

Questa è la storia di mia nonna Dora detta “Doruccia” e della sua numerosa famiglia.

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Mia nonna nella Villa Comunale; Napoli, 1947, 10 cm x 15 cm

In questa foto, stampata su carta in bianco e nero, è presente nonna Dora all’età di un anno e mezzo. Si trova alla Villa comunale, villa monumentale di Napoli ubicata sul lungo mare.

La foto è a campo medio, in primo piano, a figura intera, c’è Doruccia che indossa un grazioso vestitino di lanetta a quadrettini e un coprispalle di lana fatta a maglia con delle scarpette apparentemente bianche. Si trova all’ombra di un albero e con la sua simpatica acconciatura riccia accenna un sorriso. Sullo sfondo si vedono delle palme.

Vi voglio raccontare la storia di mia nonna perché sono molto legata a lei sia affettivamente sia per una data importante, infatti lei è nata il 14 maggio 1946 e il giorno del suo 59° compleanno mia madre Adriana le ha fatto un bel regalo di compleanno, alle 3.00 del pomeriggio sono nata io e i miei due fratelli Claudio e Sara.

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Io (a destra) e i miei fratelli; Napoli, 2005, 30 cm x 20 cm

La foto, con una inquadratura stretta, rappresenta i tre gemelli in piano americano. Lo sfondo è indefinito.

Ho ritrovato tra le cose di mia nonna il giornale quotidiano ”Risorgimento” del 1946 dove Elena Cozzolino e l’avvocato Aniello Ansalone annunciano la nascita della loro quartogenita Dora.

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Pagine del giornale “Risorgimento”; 1946

Nella prima pagina del giornale si parla della revisione dell’armistizio con l’Italia.

Di seguito le foto dei miei bisnonni: Aniello Ansalone nato il 10/07/1908 e Elena Cozzolino nata l’11/09/1915 e sposati a Napoli nel 1936.

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Matrimonio dei miei bisnonni Elena Cozzolino e Aniello Anzalone; Napoli, 1936, 15 cm x 10 cm

Nella foto precedente, stampata su carta in bianco e nero, con una inquadratura stretta i due sposi non sono in posa, e si vede in primo piano un ricco bouquet, poi la sposa, bellissima, con un velo molto lungo e decorato che sembra guardare qualcosa. Mentre lo sposo, vestito elegantemente, appare emozionato, alle sue spalle.

I genitori di mia nonna, originari di un paesino in provincia di Salerno, Calvanico, pur vivendo a Napoli, perché il mio bisnonno era un eminente avvocato, sono sempre rimasti legati alle loro origini. Infatti nel periodo di guerra erano rifugiati qui e nonostante le difficoltà hanno avuto 5 figlie e un maschio, tanto desiderato dal mio trisnonno Michele da cui ha preso il nome.

Mia nonna mi racconta spesso che durante la sua infanzia trascorreva lunghi periodi spensierati in campagna. A Calvanico erano conosciuti da tutti come i signorotti che venivano dalla città.

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I fratelli di mia nonna nel castagneto del loro nonno; Calvanico (SA), 1955, 8 cm x 5 cm

In questa foto ci sono mia nonna, con le tre sorelle e il fratello più piccolo, manca soltanto la primogenita Mariapia Ansalone. I 5 si trovavano in un castagneto di proprietà del bisnonno e come si può osservare sono tutti vestiti elegantemente. Mia nonna è la terza partendo da sinistra, la foto è un campo medio e tutti i bambini guardano verso l’obbiettivo sorridendo; particolare è la smorfia di Michelino beato tra le donne.

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La famiglia riunita nel giardino della casa di Calvanico; 1960, 15 cm x 18 cm

In questa foto scattata nel giardino della casa di Calvanico nell’estate del 1960 a partire da destra c’è il mio bisnonno, che indossa un completo chiaro con la cravatta, nel centro la mia trisnonna Maria (che ha vissuto fino a 102 anni) e indossa un vestito nero con una collana a tre fili. La prima sulla sinistra invece è la nonna Dora che ha una gonna chiara molto ampia e un maglioncino estivo. Sullo sfondo si notano le mura della casa che, un po’ rovinate, contrastano con l’eleganza della famiglia.

La mia nonna insieme alle sue sorelle ha frequentato un istituto privato di suore (come era solito per le famiglie borghesi), il Nazareth rigorosamente solo femminile.

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Mia nonna alle medie e alle superiori, scuola femminile Nazaret; Napoli, 1957 e 1960

Come si evidenzia dalle foto le alunne portavano una divisa diversa per le medie e per le superiori.

Appena terminata la scuola, durante una vacanza al mare, la mia nonna appena diciottenne, conosce l’amore della sua vita, nonno Gianfranco, appassionato di pesca subaquea e ottimo sciatore.

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I miei nonni nel 1964

In questo collage di foto si vedono mio nonno sugli sci e al mare che risale dall’acqua con la muta e mia nonna in posa.

Il fidanzamento in casa dei due giovani dura oltre 6 anni perché secondo la mentalità dell’epoca bisognava prima laurearsi e trovare il posto fisso.

Finalmente nel 1972 i miei nonni convolano a nozze.

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Matrimonio dei miei nonni; 1972, 15 cm x 18 cm (prima foto)

Nella foto uscita sul giornale nella repubblica dei “Mosconi”, dove si pubblicavano questo tipo di eventi, gli sposi sono seri e presi dal loro ruolo e dalla solennità del momento. Nella seconda foto scattata all’Excelsior durante il ricevimento, ci sono gli sposi con i genitori di lei: la foto a campo medio è la classica foto di posa standard e formale.

La sposa indossa un abito molto collegiale sembra una ragazzina della prima comunione, lo sposo in tight indossa la dovuta cravatta, i genitori della sposa sono vestiti elegantemente. Trovo particolare il cappellino della bisnonna, quasi obbligatorio nei matrimoni del tempo.

Da questa unione nascono tre figli, la mia mamma Adriana, mio zio Pierluigi e mio zio Paolo. Questo progetto mi ha permesso di conoscere le origini della mia famiglia dal ramo di mia nonna e ciò, oltre ad interessarmi, mi ha affascinato molto.

FAMIGLIE A CONFRONTO, di Camilla Direttore, III D

Mariella Procaccini e Bruno Direttore, sono i genitori di mio padre Brando.

Mariella, mia nonna, è una donna molto bella ma soprattutto molto forte. A soli quattro anni, infatti, perse sua madre Dora Campanile, che aveva da poco partorito la sua seconda figlia, sorella di mia nonna, Elvira Procaccini. La mia bisnonna Dora, era stata, infatti, già sposata con un altro uomo dal quale aveva avuto altri due figli, poi incontrò il mio bisnonno ed andarono a vivere insieme, cosa che per quei tempi era uno scandalo.

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mia nonna Mariella a Londra

Dora era un’attrice e infatti questa era una foto scattata per un servizio fotografico. Molto spesso veniva chiamata anche per fare pubblicità o per i fotoromanzi. Dora, dopo aver lasciato il marito, scappò e andò a vivere con il nonno di mio padre, Pasquale Procaccini.

la mia bisnonna Dora

Il mio bisnonno, Pasquale, era un avvocato ed aveva dei terreni in provincia di Avellino, dove, appena nacque mia nonna, si trasferì per un po’. Aveva la passione per la caccia che quando poteva praticava nelle campagne vicino alle sue terre. La mia bisnonna e il mio bisnonno, prima della nascita della sorella di mia nonna, si trasferirono a casa della madre del nonno di mio padre, in quanto le condizioni di salute di Dora stavano peggiorando, infatti, poco dopo la nascita della sorella di mia nonna, la mia bis nonna morì.

il mio bisnonno Pasquale

Mia nonna Mariella, alla morte della madre, rimase a vivere dalla nonna, con la quale aveva un rapporto molto forte e che, praticamente, l’ha cresciuta, perché il mio bisnonno, era sempre fuori per lavoro e non poteva seguire le sue bambine. Nonostante fosse una figura importante, mia nonna ha sempre sentito dentro di sé il vuoto di non aver avuto una figura materna vicino e ciò le ha anche portato diversi problemi nella sua vita.

la mia bisnonna Elvira

Questo vuoto è stato però in parte colmato dall’amore di mio nonno, Bruno Direttore, la cui morte, ad appena 59 anni, ha segnato ulteriormente mia nonna. Sicuramente, però, la mia nascita e quella di mio fratello Diego, le hanno dato una nuova energia.

mio nonno Bruo

Passiamo alla storia familiare da parte di mia madre…….. Daniela Mele è figlia di Roberto, mio nonno e di mia nonna Ida Maggio.

nonna Ida e nonno Roberto

Questa è la foto della  mia bisnonna, Italia Bove. Quando è stata scattata la foto lei aveva 36 anni, siamo nel 1936, anno in cui nacque mio nonno. Mio nonno aveva 5 sorelle ed 1 fratello, erano 7 figli! E la più grande delle sorelle si occupava dei più piccoli. La nonna era una bravissima sarta e lavorava molto spesso, nonostante la famiglia numerosa, inoltre cuciva vestiti da sposa e lavorare la rilassava molto. Purtroppo nonna Italia è morta molto giovane, quando nonno Roberto aveva solo 14 anni.

Il mio bisnonno, Modestino Mele, marito di Italia è al matrimonio degli zii di mia madre, Elvira, la figlia di Modestino, e Arturo, suo sposo. Scattata nel 1958, il nonno aveva 60 anni. Nonno Modestino era molto emozionato perché Elvira era la sua prima figlia che accompagnava all’altare.

L’abito e l’acconciatura della sposa erano veramente molto particolari. Inoltre il mio bisnonno Modestino aveva partecipato alla seconda guerra mondiale.

Mio nonno Roberto mi ha raccontato che il mio bisnonno Modestino ha partecipato ad entrambi i conflitti mondiali e durante la seconda guerra mondiale aveva già 4 figli. Il nonno Modestino ha ricevuto una medaglia al valore militare perché durante la Prima guerra mondiale, nei pressi del Piave, trovando sulla strada un militare austriaco, gravemente ferito, se lo caricò sulle spalle e lo portò fino all’ospedale da campo più vicino. Era veramente una persona buona e di cuore.

Essere un soldato era veramente duro, significava abbandonare la propria famiglia e la propria quotidianità, infatti il bisnonno Modestino provava molto spesso tristezza e mancanza.

Qui ci sono i nonni di mia madre: nonno Vincenzo Maggio, nonna Teresa Mantica, genitori di nonna Ida, mia nonna materna. La bambina è la zia di mia madre: zia Maria, la prima di 9 figli. Il giorno di Pasqua del 1928.

nonna Ida

Nonna Ida e nonno Roberto, i genitori di mia madre, si sono conosciuti quando avevano 18 anni e dopo un lungo fidanzamento durato nove anni perché nonno essendo il primo figlio maschio doveva occuparsi dei fratelli dopo la morte di entrambi i genitori. Nonna Ida se ne è andata il 04/01/2017, lasciandomi un gran vuoto nel cuore. Ci tengo a ringraziare i miei nonni, per avermi aiutato a svolgere questo meraviglioso progetto e a ricostruire la storia della mia famiglia, conoscendo storie ed aneddoti che mi hanno colpito e fatto legare ancora di più alla mia famiglia.

IL FRUTTO DI QUESTE STORIE DI VITA SIAMO NOI !