Le riflessioni conclusive dei ragazzi della III E, a cura di Valeria De Laurentiis

Dalle risposte all’esercizio_conclusivo somministrato ai ragazzi della 3 E, al termine della II edizione del progetto “Sguardi e storie”, si possono rilevare dati e proposte.

Quasi tutti i ragazzi vedono nella fotografia un modo per fermare, immortalare il presente; riconoscono il valore del ricordo e sono preoccupati della perdita della memoria sia di famiglia sia storica. Qualcuno sente più forte il valore emotivo dello scatto o il suo legame con la storia, come fonte e documentazione.

Scrivono della fotografia:

“Rende il soggetto ritratto un pezzo di storia” (Benedetta)

“E’ un modo di “affermarsi” nel tempo attraverso un’immagine anziché delle parole” (Vittorio)

“(…) uno scatto è una data sulla linea del tempo della nostra vita” (Karola)

“Per me la fotografia è il modo per conservare un’emozione” (Adriano)

“la fotografia mi piace perché attraverso uno scatto riesco a far vivere alle persone molte emozioni” (Aurelio)

“La fotografia per me è aperta quasi a tutti ed è un modo efficiente di documentare” (Lorenzo)

“La fotografia è il mezzo attraverso il quale catturiamo momenti (belli o brutti) che vogliamo conservare per sempre” (Sara P.)

Al cinema vanno poco sebbene ne riconoscano l’importanza. Vedono più spesso film in casa, ma soprattutto serie di cui raccontano nel dettaglio le trame.

Del cinema scrivono:

“Il cinema per me è uno strumento che ci permette di vedere altre vite ma soprattutto altri modi di vivere” (Chiara)

“Il cinema per me è come un libro in movimento. Ti riesce a far vivere più vite, anche solo attraverso l’osservazione” (Francesca)

“Per me il cinema può essere definito “la rappresentazione della vita “di ognuno di noi e spesso ci dà insegnamenti”. (Karola)

“E’ il modo in cui gli uomini provano a trasmettere emozioni vere anche su fatti inventati”

(Sara P.)

“Il cinema è un importantissimo mezzo per far passare messaggi che il regista pensa siano importanti, ma è anche importante per la propaganda; infatti fu utilizzato durante il fascismo” (Vera)

“Il cinema è un modo per aprire la mente a nuove conoscenze mediante l’uso dello schermo “(Benedetta)

Fotografano spesso: paesaggi, facce buffe, persone di famiglia, amici, animali. Grazie al progetto Sguardi e storie, descrivono i loro scatti quasi tutti indicando i termini del linguaggio specifico fotografico. Si pongono il problema di come salvare le foto: alcuni su cloud, altri le salvano su pc e ipotizzano anche di stamparne alcune (ma lo avranno già fatto o è solo un proposito? Temo che con il tempo ci troveremo in un deserto digitale se alcuni formati non saranno più compatibili con i pc di nuova generazione)

Non prendono in giro gli amici con le foto, scherzano qualche volta ma solo se l’altro accetta lo scherzo. Non tutti condividono la moda dei social (o forse non lo confessano); qualcuno riconosce l’importanza dell’intimità e segnala i rischi di un uso superficiale della rete.

Sui cellulari archiviano tantissime foto e video (addirittura 7000 foto in un caso!) ma non molti dichiarano di avere grande passione per la fotografia e di preferirla come mezzo espressivo. Sarebbe interessante capire quindi perché fotografano tanto o meglio l’atto del fotografare quali significati assume. Uno spunto per ulteriori ricerche!

Quasi tutti sono interessati alle foto scattate dai genitori e in famiglia; in genere, solo uno dei due è l’addetto alla documentazione degli eventi o dei viaggi utilizzando anche macchine fotografiche.

Solo per alcuni associare le foto agli argomenti di studio è utile, soprattutto per le materie scientifiche.

Tutti hanno foto a cui sono legati; si tratta di scatti legati all’infanzia, ai nonni, ai fratelli, alle sorelle e agli animali.

A proposito del legame con le foto:

“Molte delle foto a cui sono legata raffigurano me con una persona o un animale che non c’è più. Queste sono alcune delle foto a cui tengo di più credo perché me li ricordano, uno degli scopi primari della fotografia. Oppure mi piacciono foto che rappresentano momenti della mia vita; esperienze, felici o tristi che siano, sono sempre un ricordo e ricordare attraverso immagini è più efficace perché ti ricordi il luogo e quello che stavi facendo con quella persona. Nel mio caso una foto molto importante è il mio primo selfie, scattato con il primo cellulare che ho posseduto, con mio nonno, nel giorno del mio compleanno, in una pizzeria a Solopaca. Quella foto è molto importante non solo perché mi ricorda mio nonno, ma perché solo guardandola, mi ritrovo al mio compleanno di quattro anni fa. Pensando a questo devo dire che le foto hanno un grande potere” (Sara C.)

Molti non prestano grande attenzione alle immagini pubbliche e trovano quelle pubblicitarie troppo artefatte e lontane dalla realtà, soprattutto quando propongono modelli ideali di bellezza.

Tutti sono entusiasti del Progetto “Sguardi e storie” perché hanno conosciuto la loro storia famigliare, hanno collaborato con genitori e parenti, hanno scoperto storie personali e collettive. Hanno apprezzato anche molto le storie dei compagni, riconoscendole come fonti preziose di conoscenza storica.

Scrivono del progetto:

“E’ molto interessante perché ha coinvolto tutta la mia famiglia nella ricerca dei ricordi” (Simone)

“Credo che questo progetto sia molto interessante; ci ha fatto conoscere meglio le nostre fondamenta, facendoci capire che la storia siamo noi e, anche se partendo da una semplice foto, la stiamo scrivendo. Ci ha mostrato anche come i paragrafi dei libri di storia non sono soltanto banali parole, ma parole che raccontano la nostra storia; ho realizzato che tutto quello che leggo in quelle pagine ci appartiene pienamente” (Karola).

“Credo che questo progetto sia stato molto importante anche perché ho scoperto storie della mia famiglia che non mi avevano raccontato. Inoltre è anche un modo per collegarsi alla Storia e conoscerne dettagli che magari non vengono scritti sui libri” (Federica).

“La ricerca di Sguardi e Storie mi è piaciuta molto perché mi ha fatto scoprire cose del passato che non sapevo e poi l’ho trovata interessantissima perché ho potuto leggere le storie di tante persone diverse (Carolina)

“Ho ritenuto molto importante questo progetto; un modo di scoprire dettagli del passato che ignoravo; mi ha fatto rendere conto di quanto la storia ci sia vicina” (Benedetta)

Tra i suggerimenti per migliorare il progetto, alcuni spunti interessanti: prolungare le attività nel pomeriggio; prevedere interventi di esperti in classe; poter seguire il lavoro in tutte le sue fasi, anche quella di costruzione del sito web; effettuare visite ad archivi fotografici, inserire un corso di fotografia, coinvolgere altre scuole.

La maggior parte vede in tv e sul web immagini che raccontano storie del presente soprattutto tragiche. Molti fanno riferimento al telegiornale.

“Molte volte mi capita di vedere video in cui famiglie separate, a causa delle guerre attuali, si ritrovano. Quei video sono capaci di infondere dentro di me tantissime emozioni e rimangono impressi dentro me come un pennarello indelebile” (Vittoria)

Carente per tutti la risposta sulle istituzioni che si occupano di conservare le fotografie; hanno fatto riferimento preciso solo all’Istituto Luce. Me ne prendo tutta la responsabilità perché ho trattato genericamente l’argomento e necessito io stessa di una formazione più approfondita. Mi piacerebbe anche studiare a fondo il linguaggio cinematografico.

Le storie più votate sono state: 1) Oma, di Vera Ippolito, 2) a pari merito Il quinto dei Giacomo Randazzo, di Francesca Randazzo; Cronache di guerra, di Lorenzo Capano; 3) Buonasera nonno! di Carolina De Vivo.

Qualche osservazione a margine

Diversi sono gli spunti di riflessione che si possono trarre dalla valutazione di questo questionario e dall’esperienza di due anni di formazione come docente:

  • È necessario approfondire il significato e la funzione che le immagini, fisse e in movimento, stanno assumendo nei campi della conoscenza delle nuove generazioni.
  • Bisogna formare, anche gli adulti, ad una pratica della conservazione delle immagini digitali che preveda l’uso di tipi di file non deteriorabili, la stampa degli scatti più significativi, la raccolta, ecc
  • Lo studio del contemporaneo non può fare più a meno di una educazione visiva e dello sviluppo di competenze di contestualizzazione
  • Va introdotto nelle scuole anche lo studio della storia della fotografia e del cinema e la conoscenza delle istituzioni, degli archivi pubblici e privati che ne curano la raccolta e la conservazione
  • Lo studio delle immagini fisse o in movimento, il loro riuso, la loro produzione, l’utilizzo di strumenti per la loro elaborazione, l’approfondimento del linguaggio specifico e quindi una fruizione consapevole sono anche una delle vie attraverso cui mettere le basi per un “umanesimo” che finalmente ci permetta di sostanziare, con contenuti personali, collettivi, sociali la rivoluzione tecnologica che, sebbene prodotta da noi, spesso ci appare un’entità capace di dirigerci e sopraffarci.

Riflettendo

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Durante il mese di marzo sono proseguiti gli incontri con le insegnanti della scuola media Viale delle Acacie a Napoli.

Si è quindi deciso di fare insieme un punto della situazione.

Rispetto al numero iniziale di 15 insegnanti che hanno aderito alla seconda edizione del progetto “Sguardi e Storie”, 8 insegnanti hanno partecipato attivamente organizzando anche i laboratori nelle proprie classi. Sei di loro sono docenti di Materie Letterarie, mentre 2 sono insegnanti di sostegno. Le classi coinvolte e i loro lavori sono indicati nelle narrazioni 2018-2019.

Le altre 7 insegnanti stanno partecipando agli incontri di formazione e di verifica sull’andamento delle attività nelle classi, riservandosi di attivare i laboratori nel prossimo anno scolastico. Nel frattempo, stanno comunque mostrando ai ragazzi delle proprie classi i lavori dei loro compagni, pubblicati a mano a mano sul sito. Per esempio una docente sta “visionando”, in una II media, i racconti delle classi che partecipano quest’anno, per poter impostare al meglio, in quella che sarà la III media il prossimo anno, i laboratori di analisi delle fonti fotografiche di famiglia e di scrittura storica, con approfondimenti e ricerche anche di fonti “istituzionali”.

Tra le novità del corso di quest’anno, c’è stata quella di voler rendere autonome le insegnanti interessate, soprattutto nell’uso della piattaforma wordpress, quindi nella gestione di questo sito. Molti racconti sono stati infatti “composti” e pubblicati direttamente dalle insegnanti, in alcuni casi avvalendosi dell’aiuto dei ragazzi ai quali è stata fornita un’istruzione di base per l’utilizzo del sito e dei suoi strumenti.

Accanto a un aumento quest’anno delle classi e delle insegnanti aderenti al progetto è stata riscontrata anche una maggiore partecipazione delle famiglie, soprattutto nella fase di raccolta, selezione e descrizione delle fonti private, probabilmente grazie anche all’interesse suscitato dai risultati del progetto realizzato per la prima volta lo scorso anno e pubblicati su questo sito. Le statistiche di visualizzazione, di visita, di lettura dei racconti e delle fonti qui pubblicati mostrano un forte incremento degli accessi, con una media di circa 300/350, con oltre 2000 visualizzazioni a settimana, soprattutto nei mesi di attività. Si tratta inoltre di accessi non solo dall’intera penisola italiana, ma anche da molti paesi europei, soprattutto occidentali, dal Messico, dall’Argentina, dagli Stati Uniti, dall’Alaska e qualcuno da Israele e dal sud est asiatico.

Il sito attualmente conta oltre 400 iscritti, e il gruppo Facebook, che riguarda un pubblico diverso (certamente non di ragazzi adolescenti di 11, 12 e 13 anni) conta oltre 300 iscritti.

Le insegnanti “nuove” dell’edizione di questo anno hanno scoperto a mano a mano durante le fasi del progetto, insieme alle famiglie e ai ragazzi, l’importanza e la ricchezza di spunti per l’insegnamento della storia a partire dalle proprie vicende private. A questa scoperta se ne è aggiunta un’altra: quella delle emozioni, della commozione, della sorpresa sia da parte delle insegnanti, sia dei ragazzi, venendo a conoscenza di vicende, persone, eventi, documenti, testimonianze, rappresentazioni finora ignorati, spesso di grande impatto anche poetico e letterario. E’ stato per tutti come scoprire un’altra parte, quella in ombra della storia, ovvero quella delle storie famigliari, pur riconoscendo e riflettendo con i ragazzi anche sugli aspetti inevitabilmente agiografici o mitografici, “propagandistici” che alcuni racconti di famiglia presentano. Viceversa, ancor più sorprendente è stato scoprire come proprio i conflitti, il dolore, i traumi che hanno investito alcune famiglie nel corso della loro storia non solo non siano stati rimossi dalle memorie arrivate fino ai figli e ai nipoti, ma siano stati privilegiati ed evidenziati in diversi racconti.

Altra scoperta interessante per ragazzi, famiglie e insegnanti è stata quella dell’importanza della fonte fotografica, della potenza evocativa delle immagini private, delle persone care, accanto alla scoperta della fisicità, della “rete di sguardi”, di “relazioni”, di testimonianza che queste suscitano contribuendo a rafforzare non solo il senso di appartenenza famigliare, ma soprattutto quello ad una comunità più estesa, grazie alla scoperta della storia, oltre le storie, rafforzando sentimenti di solidarietà ed empatia reciproci.

Riflessioni queste ultime stimolate anche da alcuni ospiti d’eccezione, come Umberto Mandara, il cui racconto è stato pubblicato sul sito, che durante una visita al corso ha proprio insistito, nel parlare del proprio archivio fotografico di famiglia, della rete di sguardi come rete di relazioni e di amore.

Durante il corso, si è cercato di non perdere di vista anche l’educazione al linguaggio cinematografico, ai mestieri del cinema, e alla fonte filmica, temi sui quali si è tornati più volte. Le insegnanti hanno spesso ricordato ai ragazzi l’importanza di contestualizzare i loro racconti di famiglia, cercando in internet altre risorse, anche filmiche, che potessero restituire gli immaginari dei periodi storici in cui sono vissuti i protagonisti delle loro narrazioni.

Si è insistito inoltre sulla necessità di non dimenticare mai i codici specifici dei linguaggi delle immagini, suggerendo ai ragazzi di non tralasciare anche una analisi di questo tipo nei loro racconti e nelle loro fotografie.

Si è quindi deciso di proporre, come lo scorso anno, un esercizio di riflessione conclusivo ai ragazzi, la cui scaletta è di seguito riportata. Il file potrà infatti essere scaricato e compilato in classe, oppure in famiglia dagli alunni.

scuola_acacie_esercizio_conclusivo (doc)

Infine, gli insegnanti concordano sull’utilità di proporre anche quest’anno ai ragazzi la lettura dei racconti de “le vite degli altri”, per votare il preferito, in base non solo al contenuto, ma anche alla scelta e alla cura nel trattare le immagini, alla coerenza tra testo scritto e fotografie, alla ricchezza degli approfondimenti nel contestualizzare le storie.

Napoli, 1 aprile 2019

Mafalda e Armando, di Aurelio Martinez, III E

Voglio raccontarvi una storia molto particolare che riguarda i miei bisnonni, Mafalda Carlo e Armando D’angelo. Paradossalmente la loro storia d’amore non sarebbe nata se non ci fosse stata la guerra e vi racconterò il perché.

Nel 1943 la città di Napoli subì terribili bombardamenti che ebbero il loro culmine il 4 agosto quando furono distrutti importanti monumenti della città come la Chiesa di Santa Chiara, nel centro storico.

Nel 1943 il mio bisnonno, a causa dei bombardamenti, fu costretto a ritirarsi ad Altavilla Irpina, un piccolo paese in provincia di Benevento, dove tutt’oggi spesso andiamo perché proprio lì sono sepolti i miei cari. In questo piccolo paese di campagna conobbe, in quello stesso anno, la mia bisnonna Mafalda Carlo e fu amore a prima vista. Il loro primo incontro fu molto particolare poiché avvenne a un matrimonio di alcuni parenti della mia bisnonna dove fu scattata una foto molto importante per la loro unione come vedremo.

Altavilla Irpina , 1943 ( 10,5 x 12,5)

In questa foto di gruppo, gli sposi posano, con parenti e amici, all’ingresso della chiesa dopo la celebrazione del matrimonio. I miei bisnonni sono i primi due da sinistra. Ad eccezione di Armando, quasi nessuno sorride e, nella disposizione un po’ improvvisata dei presenti, solo i bambini vivacizzano la scena, alcuni sbucando curiosi ai lati .

Il mio bisnonno, qualche giorno dopo quel matrimonio, volle rientrare a Napoli per partecipare alle insurrezioni che stavano avvenendo in città contro i nazisti. Fu cosi che partecipò alle Quattro giornate di Napoli che sono state uno degli episodi più rilevanti della seconda Guerra Mondiale. Infatti per quattro giorni, dal 27 al 30 settembre del 1943, i napoletani, tra cui il mio bisnonno, insorsero contro i tedeschi. Ho trovato in rete un lungo video sulle Quattro giornate di Napoli che tratta anche il periodo precedente e quello successivo all’insurrezione. Inserisco qui questa parte che riguarda proprio i giorni dei combattimenti.

Nel 1962 il regista Nanni Loy realizzo un bellissimo film, “Le quattro giornate di Napoli” che si può vedere integralmente a questo link di Rai play. Qui mi piace inserire qualche scena

Il mio bisnonno, a quanto mi raccontano in famiglia, andava molto fiero di aver partecipato a quell’evento eroico e spesso raccontava le vicende di quei momenti. I napoletani da soli, senza aiuto militare, scesero per le strade e non soltanto con le armi, riuscirono a cacciare i tedeschi ma anche usando mobili, materassi, vasche da bagno, che gettavano dai balconi per sbarrare le strade ai nazisti. Fu così che riuscirono a fermare le truppe tedesche e Napoli fu liberata.

Armando fu ferito ad una mano ed in seguito congedato. Dopo questi giorni di grande subbuglio, scrisse una cartolina all’amata Mafalda per dare sue notizie. Utilizzò proprio la foto del matrimonio che aveva portato con sé e sul retro scrisse: “Sto bene. Ci incontriamo tra tre giorni a Napoli”. Affidò la foto-cartolina ad un suo amico partigiano, compaesano della mia bisnonna, con il compito di consegnargliela appena giunto in paese. Purtroppo però quel partigiano non arrivò mai, fu infatti catturato dai tedeschi e ucciso. La cartolina invece arrivò misteriosamente, infilata sotto la porta di casa, alla mia bisnonna anche se non del tutto integra.

Fu così che si rincontrarono e qualche anno dopo, il 15 agosto 1946, i miei bisnonni si sposarono. Dopo un po’ la mia bisnonna scoprì di essere incinta di mia nonna Emilia. Ma perché questo nome…? Fu chiamata Emilia come la figlia dell’angelo patriota che anche se perse la vita, riuscì a far arrivare, non si sa come, la cartolina a destinazione

  

La II edizione del progetto Sguardi e Storie! I seminari con gli insegnanti

Con emozione e soddisfazione comunico, insieme alle insegnanti, l’inizio della seconda edizione del progetto Sguardi e Storie presso la scuola media statale “Viale delle Acacie” a Napoli.

Il 7 e l’8 gennaio si sono svolti i primi due incontri con le docenti iscritte al corso (anno scolastico 2018 – 2019).

E’ stato davvero bello e importante riprendere il progetto, soprattutto da parte della sottoscritta. Le insegnanti quest’anno sono molte. anche se alcune, proprio nelle prime giornate di corso fossero influenzate.

Le finalità dell’iniziativa sono le medesime della I edizione, in particolare: diffondere l’uso delle fonti audiovisive e fotografiche per la scoperta della storia, degli immaginari storici, delle modalità di rappresentazione della storia nel cinema e nella fotografia… e imparare a cimentarsi con il loro uso e riuso creativo in nuove narrazioni.

Nel primo incontro si è tracciata una panoramica relativa alla recente valorizzazione, soprattutto in Italia, delle “nuove” fonti, audiovisive e fotografiche, e la storia della loro tutela in quanto beni culturali, dalle origini fino ai nostri giorni. Diversi i riferimenti ad archivi e cineteche che si occupano della conservazione di questi patrimoni, che hanno reso disponibili banche dati e percorsi con molte risorse sul web per incentivare la loro fruizione anche didattica.

Nella seconda giornata, si è entrati nel merito del linguaggio specifico di queste fonti, scoperte anche dagli storici contemporanei solo da qualche decennio. Tuttora in diversi ambiti disciplinari, quindi nella formazione e nella didattica, si stenta a utilizzare questi documenti peculiari in attività di studio e ricerca, per la difficoltà di applicare una metodologia coerente, condivisa e scevra da pregiudizi, nell’analisi e nell’utilizzo delle immagini fisse e in movimento.

Ci si è soffermati in particolare sugli aspetti della rappresentazione, della propaganda, della produzione e uso di queste fonti in quanto produttrici di immaginari e agenti di storia dalle origini della storia sia della fotografia, sia del cinema.

Si è analizzato il significato della realizzazione e dell’uso di queste fonti nella rappresentazione delle storie di famiglia, delle storie dell’industria, della comunicazione politica.

Sono stati visionati film e fotografie di carattere documentario e informativo, dalle origini agli anni trenta, analizzandone punti di vista e messe in scena.

La Sortie de l’Usine Lumière à Lyon, in Enciclopedia Treccani.it

Sono state quindi viste e commentate le fotografie “sociali” di Lewis Hine dei primi anni dieci del Novecento (http://www.loc.gov/pictures/search/?st=grid&co=nclc)

Addie Card, 12 years. Spinner in North Pormal [i.e., Pownal] Cotton Mill. Vt. Girls in mill say she is ten years. She admitted to me she was twelve; that she started during school vacation and now would "stay." E. F. Brown. See Photo #1050. Location: North Pownal, Vermont.

Questa immagine è disponibile presso la Divisione Stampe e Fotografie (Prints and Photographs Division) della Biblioteca del Congresso sotto l’ID digitale nclc.05282

e dei fotografi della FSA (Farm Security Administration) degli anni trenta e quaranta negli Stati Uniti d’America (Dorothea Lange, http://www.loc.gov/pictures/related/?fi=name&q=Lange%2C%20Dorothea). Si consiglia la navigazione geolocalizzata (con esplorazione per luoghi, anni, autori) delle fotografie prodotte da questi grandi fotografi negli Stati Uniti d’America, dal 1935 al 1945: http://photogrammar.yale.edu/map/.

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Destitute pea pickers in California. Mother of seven children. Age thirty-two. Nipomo, California, 1936, copyright Library of Congress

Si è constatato come, durante il fascismo, mancassero immagini relative agli aspetti sociali reali del paese, al mondo contadino, operaio, femminile e alle sue condizioni. Tali immagini hanno iniziato ad essere prodotte in Italia dopo la conclusione della II guerra mondiale, con il neorealismo e le prime importanti inchieste di carattere antropologico negli anni cinquanta del XX secolo (con Ernesto De Martino e il fotografo Franco Pinna, http://www.archiviosonoro.org/approfondimenti/franco-pinna.html, inoltre con le immagini del figlio di Cesare Zavattini, Arturo…). Si è sottolineato come alcune di queste immagini siano state prodotte in clandestinità (pochissime) o in ambito famigliare.

A seguire un video di un film conservato presso l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico che mostra l’Italia degli anni venti, secondo il punto di vista di operatori sovietici.

Si è quindi posto l’accento sull’importanza del recupero delle immagini negli archivi di famiglia, che non soltanto si caratterizzano come fonti inedite, ma fondamentali per lo studio della storia, del costume, degli aspetti sociali. Le uniche fonti che potrebbero restituirci uno sguardo inedito, rispetto a quello ufficiale, per esempio durante il periodo fascista.

Prima di lavorare in classe si è suggerito agli insegnanti di continuare ad esplorare il sito, di iniziare a mostrarlo ai ragazzi, leggendo con loro qualche racconto realizzato dagli alunni del precedente anno. Inoltre, a supporto di quanto discusso durante i seminari, è stata suggerita la lettura del testo di Letizia Cortini e Antonio Medici, L’uso delle fonti audiovisive per lo studio della storia, La Nuova Italia, 2012.

Sono quindi state date indicazioni, dopo avere analizzato insieme il sito del progetto Sguardi e Storie, su come procedere per la raccolta nelle classi delle fotografie (ma anche degli eventuali filmini) di famiglia, mostrando, nella sezione materiali e strumenti, le schede da utilizzare.

In particolare, per iniziare, si è consigliato di procedere in classe con:

– una introduzione sintetica sull’importanza delle fonti audiovisive e fotografiche per la storia (sottolineando che si tratta di beni culturali)

– la spiegazione degli elementi di base del linguaggio audiovisivo e fotografico, utilizzando le seguenti dispense:

https://luceperladidattica.files.wordpress.com/2015/01/guida_linguaggio_fotografico.pdf

e

https://sguardiestorie.files.wordpress.com/2018/01/la-scala-delle-inquadrature.pdf.

– l’avvio della ricerca, selezione, raccolta delle fotografie di famiglia da parte dei ragazzi, con l’aiuto dei propri famigliari, partendo dalla scoperta, ove reperibili, delle immagini più antiche fino alle più attuali (mentre la scelta delle foto da cui partire per narrare, o sulle quali poter costruire un racconto, potrà avvenire successivamente). I ragazzi dovrebbero raccogliere contestualmente prime informazioni sulle fotografie “intervistando” i propri famigliari e compilando una scheda generale sulla raccolta effettuata (costituita da 10 fino a 20 fotografie circa):

https://sguardiestorie.files.wordpress.com/2018/06/scheda_informazioni_raccolta_famiglia.pdf

– le indicazioni su come “maneggiare” le fotografie o gli album, cercando di tenerle con le dita lungo i bordi, evitando di lasciare impronte sulle emulsioni, suggerendo loro di munirsi di carta per acquarelli acid free, di cotone, per interfogliare le fotografie di famiglia, creando delle buste con i fogli al Ph neutro acid free, per quelle sciolte.

– la proposta ai ragazzi, dopo essersi sincerati che abbiano appreso gli elementi di base del linguaggio filmico e fotografico, di documentare, con poche immagini ciascuno (chi vorrà), sia fisse sia in movimento, o a scelta, il lavoro in corso, sia a casa, sia in classe (raccomandando, nell’utilizzo del cellulare, di tenerlo fermo e diritto, evitando sottoesposizioni o sovraesposizioni, immagini sfocate o mosse, ovvero studiando prima l’inquadratura e scegliendo consapevolmente, anche e soprattutto inquadrature insolite, più creative :)…). Buon lavoro!

(LC, gennaio 2019)

Gli ultimi tre incontri con le classi

Tra il 20 e il 26 aprile si sono svolti gli ultimi tre laboratori nelle classi III M, E ed F.

I ragazzi sono stati invitati a riflettere su cosa significhi per loro fotografare, andare al cinema, vedere serie di fiction, raccogliere foto di famiglia, scoprire la storia attraverso di esse. Ancora: su cosa amino fotografare e quali usi facciano delle loro fotografie. Inoltre ad esprimere la loro opinione sull’uso della fotografia nei manuali di storia, nelle strade, sui giornali. Hanno espresso anche un parere sul progetto Sguardi e Storie e su come eventualmente migliorarlo, e hanno “votato” la loro narrazione preferita, motivando la scelta. Sono stati affrontati anche gli aspetti della conservazione delle immagini, come e da parte di quali soggetti pubblici, oltre che in famiglia. Si è chiesto loro anche di ragionare su quali elementi del linguaggio fotografico e audiovisivo in genere preferiscano utilizzare, quando effettuano scatti o riprese e quali i loro soggetti preferiti.

 

 

Oltre 70 ragazzi hanno risposto alle domande, suggerite in una scaletta tematica orientativa, pur non essendo tutti presenti nei giorni dell’ultimo laboratorio per ciascuna classe.

In sintesi, per la maggior parte dei ragazzi la fotografia è una tecnologia che serve soprattutto a “immortalare” dei momenti, in genere belli e felici, soprattutto quelli trascorsi in famiglia in occasioni speciali, ricorrenti, quindi per trasmettere il loro ricordo. Il cinema, fruito in una sala, per quasi tutti è spettacolo e divertimento,  “curiosità” (in molti hanno usato questa espressione per definire il cinema), oltre occasione per stare insieme agli amici ed essere spensierati. Sono però rare per i ragazzi le occasioni di vedere un film in una sala, piuttosto ogni tanto questo accade in famiglia, insieme ai genitori e ai fratelli, abituati a fruirne soprattutto su piattaforme quali Netflix e Sky. Il cinema (con la C maiuscola) è anche – forse soprattutto – quello che  vedono nei cineforum organizzati dalla scuola, pertanto si tratta, nell’opinione comune e diffusa tra gli scolari, di film che trasmettono un messaggio (insegnano, aiutano a comprendere le difficoltà, educano, sono portatori di valori positivi). Non si è approfondito però il tema di come vengano scelti i film programmati per il cineforum scolastico, secondo quali criteri e soprattutto se i ragazzi partecipino a tali scelte.

A parte, i ragazzi considerano le serie proposte su Netflix e su Sky, che tutti, indistintamente, vedono soprattutto da soli (fanno eccezione due o tre di loro) in modo compulsivo, consapevoli della dipendenza che hanno. Per lo più prediligono le serie del “genere” fantasy, avventura e azione, amicizia, meno apprezzate quelle d’amore, o storiche. Amano naturalmente eroine, eroi, e supereroi.

Rispetto alla fotografia, i ragazzi riconoscono soprattutto al cinema la capacità di coinvolgerli ed emozionarli (scatenando in loro sentimenti di paura, rabbia, gioia, tristezza).

La fotografia “vera” e importante per loro è soprattutto quella comunque realizzata in famiglia, per documentare i momenti di festa, viaggi e vacanze, in cui tutti sono (o sembrano) felici,  ma anche quella che documenta occasioni speciali con i compagni, come gite, feste di fine anno scolastico, attività/gare sportive. La “vera” fotografia è anche quella stampata su carta, conservata negli album e incorniciata nelle proprie case.

Le fotografie che scattano, per ritrarsi o per ritrarre i compagni, sono occasione soprattutto di gioco e divertimento, e non sono considerate “vere” fotografie, così come non sono percepite tali quelle digital born, non stampate. In genere ne hanno centinaia sui loro cellulari, in alcuni casi superano il migliaio. Sulla loro conservazione sono piuttosto fatalisti, consapevoli della facilità di poterle perdere, se il cellulare si rompesse. Alcuni di loro si ripromettono di selezionare, conservare e stampare delle foto. Circa la metà dei ragazzi, o poco più, posta anche su alcun social (Instagram più che Facebook), aspettandosi dei like, oppure nulla, se non la partecipazione e la condivisione di un momento con altri compagni e amici. Soprattutto fanno circolare le fotografie digitali nelle chat, per divertimento, condivisione, presa in giro, ma nessuno in modo irrispettoso, come tendono a sottolineare tutti. Molti si aspettano like e commenti, ma la maggior parte non sembra dipendere dai consensi sui social, che comunque frequentano non sistematicamente.

Gli elementi linguistici preferiti per esprimersi con la fotografia sono le panoramiche e i campi lunghi, per i paesaggi (“i bei tramonti”), ma la maggior parte ritrae persone in primo piano o a mezza figura, prediligendo angolazioni “storte”, inclinate; in molti amano ritoccare successivamente le foto di ritratti, per renderli “buffi” e divertenti.

 

Il progetto Sguardi e Storie è piaciuto e piace quasi a tutti.

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Il dato forse più impressionante è che per la maggior parte di loro è stata l’occasione per vedere per la prima volta le foto più vecchie di famiglia, conoscere nonni e bisnonni e soprattutto scoprire le loro storie.

Per quanto riguarda il rapporto con la storia in molti si sono stupiti del fatto che i loro nonni e trisavoli avessero avuto a che fare e avessero partecipato alla “storia vera”: le due guerre, il fascismo. Il modo diverso di vestirsi e di posare nelle fotografie che ritraggono i loro avi (ma anche dei genitori stessi da bambini o da giovani) colpisce quasi tutti, per la diversità che percepiscono rispetto alle loro mode e pose di oggi.

Per migliorare il progetto Sguardi e Storie la maggior parte ha sottolineato il fatto che debba essere maggiormente diffuso, partecipato e pubblicizzato. Diversi hanno proposto una grafica più moderna e di poter partecipare più attivamente e direttamente alla costruzione del sito web. Alcuni hanno proposto più incontri operativi. Qualcuno ha confessato 🙂 di essersi annoiato soprattutto durante le lezioni frontali iniziali, pur ammettendo di aver ricevuto informazioni nuove. Tutti si sono divertiti moltissimo quando sono stati operativi, ovvero creativi, invitati a documentare con la fotografia i laboratori, se stessi, a organizzare la raccolta in famiglia delle immagini, a selezionarle e sistemarle, quindi a “raccontarle”.

Per tornare all’uso pubblico della fotografia e dei video, i ragazzi di terza media nella quasi totalità ammettono di non ricordare e di non fare caso, o meglio di essere del tutto indifferenti alle fotografie e ai video nelle strade, nei luoghi pubblici o sui giornali stampati e in televisione. Mentre sono attenti a quanto pubblicato sul web, visitando social e piattaforme quali YouTube. Riconoscono che la maggior parte delle immagini, fisse e in movimento sul web (YouTube) e in televisione riguarda personaggi famosi e avvenimenti, storie del presente, “come la guerra in Siria” o la partita Juventus-Napoli :).

Tutti concordano sul fatto che le fotografie sui manuali di storia e sui manuali di scienze aiutino soprattutto a ricordare il testo scritto da studiare, associando immagini e avvenimenti, immagini e spiegazioni.

Per tutti, il principale istituto di conservazione delle fotografie nel nostro paese è l’Istituto Luce, alcuni citano qualche altro istituto, come l’Aamod (perché ne ha parlato la sottoscritta), in modo generico le cineteche e le fototeche, il Mibact, memori delle prime chiacchierate sui beni culturali e la loro tutela in Italia.

Al termine delle riflessioni, svolte per iscritto, c’è stato il tempo per tornare a riflettere su temi quali il rapporto storia e immagini, presente e immagini. Si è discusso, a partire dall’esame di alcuni profili su social come Instagram, delle difficoltà oggi forse più che in passato di riuscire a capire la “veridicità” di alcune immagini. Si è parlato e mostrato il profilo del ragazzo siriano, Muhammad Najem, che posta sui social le riprese video e fotografiche di quanto accade in Siria, presentato da Roberto Saviano nella trasmissione condotta da Fabio Fazio “Chefuorichetempochefa”, del 25 marzo 2018.

La sottoscritta ha infatti raccontato ai ragazzi quanto le è accaduto, dopo essersi collegata al profilo di questo ragazzo e avere iniziato a mettere qualche “like” ai suoi post. E’ stata taggata più volte da profili “filo Assad” (?), che le hanno mostrato immagini diverse per smentire quelle proposte da Muhammad Najem (@muhammad.najem2 su instagram, https://www.instagram.com/p/BiO1GkzBqnK/), tra cui un video dove si mostrava la messa in scena con la “recita” di bambini e adulti colpiti dagli effetti di gas e armi chimiche, ed altre dove si faceva notare che il ragazzo si mostrasse sempre con la gelatina sui capelli e i vestiti puliti… Questo avveniva prima dell’attacco degli Usa e della Francia in Siria e prima dell’invio dei commissari per indagare sul reale uso delle armi chimiche da parte dell’esercito di Assad (i risultati dell’inchiesta peraltro non sono ancora stati resi noti). Discutendo con i ragazzi sulle immagini di propaganda, ricordando quelle dell’archivio Luce, non si è potuto naturalmente arrivare a delle risposte, ma si è avviato un dibattito sulla complessità degli eventi storici del presente, constatando come molti ragazzi tendano d’istinto a dubitare della veridicità e autenticità delle immagini relative alla guerra in Siria proposte dal loro quasi coetaneo. Sono stati quindi tutti invitati, anche dalle insegnanti, ad esercitare sempre uno spirito critico nei confronti delle immagini del presente, oltre del passato, a non arrivare a delle conclusioni affrettate, a consultare più fonti e a non escludere mai il dubbio, soprattutto su quanto viene proposto dalla comunicazione visiva dei fatti del presente, e di ricordare sempre la complessità dei punti di vista che si nascondono dietro le immagini. In una classe si è fatto un riferimento anche alle immagini della Shoah e ai negazionisti dell’Olocausto, alle immagini del primo allunnaggio, inoltre sono state citate alcune immagini icona, comprese quelle di alcuni film documentari, relative alla storia del Novecento, sottolineando da un lato la falsità riconosciuta e nota di alcune di esse che però non ha cambiato e non cambia il loro uso pubblico e la loro proposizione acritica su alcuni manuali di storia.

In un’altra classe ci si è soffermati maggiormente sulle immagini della guerra in Siria ed è stato proposto un breve video, anche se non attualissimo, che ricostruisce e cerca di spiegare le origini della guerra in quella terra martoriata.

In una classe c’è stato un momento di euforia e di gioia nel rintracciare sui cellulari dell’insegnante e di alcuni ragazzi le fotografie della propria classe e dei propri compagni dalla prima media alla terza, con esplosione di risate, commenti, curiosità, sorpresa nel constatare i cambiamenti propri e dei compagni, non solo in termini di crescita, ma di moda, di abitudini e consuetudini, di atteggiamenti.

 

 

Per quanto riguarda la scelta dei racconti di famiglia, in molti hanno preferito sottolineare come tutte le narrazioni fossero risultate per loro interessanti; i racconti di Matteo Giacobelli della III E, di Viola Casotti e di Valerio Morgillo della III M, di Alessio Varriale della III F sono stati i più citati e apprezzati.

Le riflessioni più articolate e originali, oltre che meditate, saranno pubblicate in un post successivo.

III E – Il matrimonio dei miei nonni, di Federica Vittoria

Nella foto qui sotto potete vedere i miei nonni materni Elena Solli e Bernardo Pellegrino nel giorno del loro matrimonio nel 1964.

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Mia nonna, la terza di sei fratelli, è nata a Napoli nel 1934 dal mio bisnonno Antonio Solli e dalla bisnonna Giuseppina Ritondale.

Avendo perso la madre quando aveva solo sette anni, mia nonna e sua sorella minore Maria andarono in un collegio, l’ “Istituto Buon Pastore”, fino all’età di 11 anni. Trascorsero in  quell’istituto anche il periodo della seconda guerra mondiale.

Mio nonno nacque in campagna, ad Amorosi, un paesetto nella provincia di Benevento, nel 1934, da Grazia Bifulco e da Paolo Pellegrino. Purtroppo non avendo più qui con me mio nonno Bernardo, non posso dirvi nulla sulla sua infanzia.

Mio nonno possedeva un’Agenzia di trasporti industriali: “Sidersped”, fondata da suo padre dopo la seconda guerra mondiale.

I miei nonni si sono conosciuti all’età di 28 anni durante una festa e si sono sposati dopo due anni.

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Nella foto qui sopra, possiamo vedere mia nonna emozionata e felice, che sale sulla macchina per avviarsi alla chiesa.

I miei nonni si sono sposati nella chiesa di Napoli di S.Gioacchino, in via Orazio, e hanno festeggiato con la famiglia e gli amici all’hotel Excelsior in via Caracciolo.

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Eccoli con i fratelli, le sorelle e gli amici, in una foto che mostra tutti molto composti e ai propri posti! Forse ora non si fotografa più così in una festa di nozze.

Mia nonna racconta sempre che il pranzo di nozze non finiva più e che le sue scarpe diventavano sempre più strette. Ma all’improvviso tutti si sorpresero perché nella sala entrarono la famosa attrice Sofia Loren con il famoso regista Vittorio de Sica! Stavano girando il film: “Matrimonio all’italiana”. Ecco la scena finale che mostra i due protagonisti ormai anziani, ambientata proprio negli anni sessanta.

Come tutti sappiamo, è tradizione che sia il padre della sposa ad accompagnarla all’altare. Nella foto qui sotto, vediamo mia nonna e il mio bisnonno a bordo di una Lancia Flavia, avviarsi all’altare.

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In realtà la macchina era di mio nonno (lo sposo), grande appassionato di automobili, tanto da collezionare tutti i modelli Lancia.

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Finito il pranzo di nozze e usciti dall’hotel, i miei nonni insieme ad una coppia di amici romani continuarono i festeggiamenti a Roma in un locale caratteristico nell’antico quartiere di Trastevere, non frequentato come oggi.

Ecco il link alla mia raccolta di fotografie.