Le donne al lavoro, di Matteo Mazio

Vi presento il mio lavoro che ho costruito grazie a delle foto che ho trovato nei cassetti più nascosti di casa mia.

Ho scelto questa tematica perché le donne nel corso della storia sono state private il più delle volte del diritto di lavorare.

WhatsApp Image 2020-02-20 at 23.00.48 (1)

In questa foto ritrovo la mia pro-zia Marisa Corsale nel negozio di famiglia che gestivano lei ed altre sue sorelle insieme a mia nonna Costantina Corsale. Il negozio era situato a piazza Mercato a Napoli, dove si vendevano giocattoli e bigiotteria. Il negozio venne  aperto dal mio bisnonno Ferdinando Corsale. Questa foto fu scattata nel 1970 mentre mia zia era alle prese con una cliente abituale. In quegli anni c’era il proseguimento del boom economico incominciato alla fine degli anni 50’ con l’urbanizzazione. Alla fine degli anni 70’ i partiti maggiori erano il PCI – Partito Comunista Italiano, il cui segretario era Enrico Berlinguer, che “collaborava” con l’Urss, e la Dc – Democrazia Cristiana, il cui presidente era Aldo Moro.

In questo periodo si pensava  che l’Italia potesse uscire dalla crisi economica grazie ad un accordo tra questi due partiti. Questa era la politica del “compromesso storico” lanciata dal segretario comunista Enrico Berlinguer in accordo con Aldo Moro. Alla fine nel 1976  quest’accordo imminente si spezzò perché Aldo Moro fu catturato dalle Brigate rosse il 16 marzo 1978 e fu ucciso 55 giorni più tardi.

WhatsApp Image 2020-02-20 at 23.00.48

In questa foto ritrovo sempre la famiglia di mia nonna materna durante l’inaugurazione del negozio di abbigliamento di un’altra mia pro-zia: Tonia Corsale, la seconda sulla sinistra. Questo negozio si chiamava Revelation, come si può notare dalla scritta sulla porta.

Questa foto è stata scattata nel dicembre del 2000. Gli  anni successivi furono  molto importanti per la storia perché  ci fu l’attentato alle Torri Gemelle avvenuto l’11 settembre 2001, che cambierà la storia del mondo intero.

WhatsApp Image 2020-02-20 at 23.00.47

In questa foto, invece, ritrovo mia madre quando insegnava inglese ai bambini delle elementari prima di una recita.

Questa foto è stata scattata nel 1999 quando mia madre aveva 28 anni. Gli anni 90’ furono un momento molto difficile per l’economia italiana a causa della recessione economica. In quel periodo fu scoperta la corruzione della politica, ci fu tangentopoli, cioè un sistema dove i partiti politici ricevevano le cosiddette tangenti dagli imprenditori.

La forza delle donne, di Lucilla Pucci, III A

Ho deciso di raccontarvi la storia della mia bisnonna, Almerinda Cornacchione, perché è un esempio di coraggio, dolcezza, tristezza, ma anche di forza.

La mia bisnonna, Almerinda, era figlia di Marcello Cornacchione , un celebre avvocato penalista molisano e di Emilia Scarduzio, proveniente da una famiglia nobile.

Figura1 - Almerinda Cornacchione

Ecco Almerinda, in primo piano, con uno sguardo malinconico.

Il papà di Almerinda, mio trisavolo, si chiamava Marcello Cornacchione ed era un celebre avvocato penalista. Nacque a Fossalto (Campobasso) nel 1873. A seguire il suo ritratto fotografico, in primo piano, con una espressione molto seria, già anziano.

Figura 2 – Marcello Cornacchione

Marcello scrisse numerosi libri di giurisprudenza penale (riportati a seguire). Il “Non omnis morar” è la raccolta di giudizi riguardanti l’arringa pronunciata dall’Avv. Marcello Cornacchione in difesa dell’agente Alfredo Fazio nel processo per il dissesto della Banca Popolare davanti al Tribunale di Campobasso, nel 1931.

Il libro “Morae Subsicivae”, del 1927, è una raccolta di arringhe introdotte dall’avvocato Enrico De Nicola, primo presidente della Repubblica Italiana.

Figura 4 – Cenni Biografici dell’avvocato di Marcello Cornacchione

 

 

In rete ho trovato anche una sua biografia, di Augusto Bonfiglio, pubblicata nel 1938, con premessa del Prof. Vincenzo L. Fraticelli, acquistabile a questo link.

 

 

 

La famiglia di Almerinda era, dunque, una famiglia nobile e di alto profilo culturale. Imparò a suonare il pianoforte e visse la sua infanzia nella cultura e nella serenità. Nel 1930, Almerinda si sposa a Napoli, con Giuseppe Di Benedetto, nato in Sicilia, rappresentante della Berkel (industria olandese di macchinari come bilance e affettatrici). Qui una storia di questo marchiostoria di questo marchio, famoso in tutto il mondo, dalla fine dell’Ottocento ad oggi.

Almerinda e Giuseppe Di Benedetto ebbero 5 figli : Marcello, Sebastiano, Antonio, Osvaldo e Adolfo (mio nonno). Ecco i miei giovani bisnonni!

Figura 5 – Almerinda Cornacchione con il marito, Giuseppe Di Benedetto

Nonno Adolfo mi ha raccontato che quando sua mamma Almerinda era incinta del primo figlio (Marcello) sognò un bambino con i capelli rossi portato dalla Madonna di Pompei. Marcello nacque con i capelli rossi e questo la legò ancora più fortemente alla Madonna, alla quale fu devota per tutta la vita.

Almerinda era una donna felice, colta, molto religiosa e perbene.

Purtoppo, all’età di 37 anni, quando mio nonno Adolfo aveva solo 4 anni, Giuseppe morì e Almerinda si ritrovò sola con i 5 figli. Era il 1942, un momento storico difficile nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il più grande conflitto armato della storia, costato all’umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri con un totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni di individui.

Le popolazioni civili si trovarono coinvolte nelle operazioni in una misura sino ad allora sconosciuta, e furono anzi bersaglio dichiarato di bombardamenti a tappeto, rappresaglie, stermini, persecuzioni e deportazioni, e della Shoah. Inoltre la II guerra mondiale, come già durante la Grande guerra, ha profondamente cambiato e inciso sulla vita delle donne italiane che hanno dovuto assumersi i compiti e le responsabilità che tradizionalmente spettavano agli uomini. Durante la Resistenza le donne partigiane inoltre lottavano quotidianamente per recuperare i beni di massima necessità, procuravano risorse ai gruppi di soldati e partigiani nascosti, poiché considerate più in grado di mimetizzarsi.

Almerinda cadde in miseria. Per lei, figlia di nobili, abituata ad una vita agiata, fu difficile affrontare il dolore, la povertà e la necessità di crescere i suoi figli in condizioni tanto dure. Strinse i denti e  cominciò a lavorare come cameriera.

Mio nonno Adolfo, mi racconta spesso che non sempre la sera avevano la cena e che spesso per poter cenare lui ad 8 anni andava in una taverna a lavare i bicchieri, per poi mangiare. Vissero per anni in una colombaia, al freddo. Pian piano, i figli di Almerinda cominciarono a crescere e Almerinda riuscì a mandarli tutti a scuola. Appena finita la scuola, Marcello, il primo figlio, vinse un concorso di impiegato in banca e cominciò a sostenere la famiglia.

Tutti i figli cominciarono a lavorare. Si imbarcavano sulle navi americane per vendere vestiti. Dal niente iniziarono a farsi apprezzare, finché non riuscirono ad aprire un negozio presso la base militare della NATO di Napoli. Poi, si espansero e riuscirono ad aprire negozi di alta moda al Vomero, a Napoli.

E così, cominciarono tutti a respirare. Ma Almerinda, stanca per la forza ed il coraggio che aveva dovuto avere, cominciò a cedere e cadde in depressione. Ecco una sua foto da anziana.

Figura 6 – Almerinda Cornacchione in vecchiaia

I figli, si strinsero intorno a lei, come lei aveva fatto per loro. E con l’amore di chi aveva sofferto insieme la fame, riuscirono a farla guarire.

Per sempre, di Laura Capone, III E

Ho deciso di costruire la mia narrazione raccontando del matrimonio dei miei nonni materni e di quello dei miei genitori. In realtà dietro questa scelta c’è un motivo più profondo e personale. I miei genitori si sono separati due anni fa ed è stato difficile per me affrontare questo cambiamento. Confrontando questi due matrimoni voglio mettere in risalto la solidità delle unioni di una volta e il mio desiderio che un amore duri per sempre.

I miei nonni materni, Aldo Spina e Silvana Angelino, sono nati a Napoli, rispettivamente nel 1942 e nel 1944. Il nonno ha lavorato fin da piccolo nel negozio di abbigliamento del padre che, alla sua morte per un cancro ai polmoni, lasciò in eredità al figlio questa attività. Mia nonna invece ha lavorato per alcuni anni al Centro Direzionale di Napoli.

Aldo e Silvana si fidanzarono nel 1964. Erano innamoratissimi, inseparabili e certi di aver trovato incontrandosi l’amore di una vita.

Silvana e Aldo, Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, Napoli 4 settembre 1969 (cm 36 x 24)

Si sposarono il 4 settembre del 1969. Questa prima foto, a colori, fa parte dell’album fotografico che mia nonna conserva con cura.

Il matrimonio si svolse nella bella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, in una delle zone più panoramiche della città. Qui gli sposi sono rappresentati a figura intera: la nonna guarda in macchina mentre il nonno sposta lo sguardo a sinistra. Sono in chiesa e attendono il momento dello scambio delle fedi. Sullo sfondo si vedono gli invitati alla cerimonia.

Silvana e Aldo, Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, Napoli 4 settembre 1969

In questa seconda foto ci sono i miei nonni ritratti in piano americano sorridenti, mentre tagliano la torta nuziale. Non tutti in quegli anni organizzavano un ricevimento in un locale; i miei nonni preferirono, dopo la cerimonia religiosa, accogliere gli invitati in alcuni locali della chiesa dove tagliarono la torta e scattarono alcune foto con gli invitati. Si concessero invece un breve viaggio di nozze in Italia.

In questa come nell’altra foto, si possono notare i vestiti degli sposi. La nonna indossava un abito molto semplice, estivo in seta bianca, e un cappello. Lei adora truccarsi, infatti nella foto si intravede l’ombretto color azzurro, secondo la moda del tempo che suggeriva colori vivaci. Il vestito dello sposo è quello classico.

Sono una coppia molto unita ancora oggi; il loro amore è indescrivibile. Prima si dava molta importanza al matrimonio e la separazione era poco frequente.

La legge sul divorzio fu introdotta in Italia il 10 dicembre del 1970 sostenuta dai partiti di di sinistra mentre era osteggiata dai democristiani, dalla destra e da altre forze politiche di quell’area. La polemica infuriò subito e anche gli italiani erano divisi su questa questione: soprattutto tra i cattolici (quindi la maggioranza della popolazione) era una questione molto sentita per l’indissolubilità del vincolo matrimoniale ritenuto inviolabile dalla Chiesa. Fu indetto un referendum per l’abrogazione della legge, il 12 e il 13 maggio del 1974, e gli italiani votarono per il permanere della legge sul divorzio. Nel sito Fare gli italiani, curato dall’Istituto Luce, ci sono video molto interessanti sia sulla legge che sul referendum.

Per il referendum ci fu una grande propaganda anche attraverso la televisione, che coinvolse pure personaggi dello spettacolo a favore di uno schieramento o dell’altro.

Questa legge è sicuramente un importante diritto civile conquistato ma penso che abbia modificato molto la società e mi chiedo se il grande numero di separazioni che ci sono oggi, e che sicuramente dipendono da cambiamenti culturali e sociali più vasti, non siano anche favorite dalla facilità con cui si può sciogliere il legame matrimoniale. Ho l’impressione che mentre ai tempi dei miei nonni un’unione si affrontava con impegno e cercando di farla durare nel tempo, oggi, di fronte ad una crisi, le coppie scelgono nella maggior parte dei casi la separazione senza considerare a fondo le possibilità di una riconciliazione. Forse dietro questa mia osservazione ci sono soprattutto la sofferenza che ho dovuto affrontare per la separazione dei miei genitori e il mio sogno di un amore che sia per sempre, come è per i miei nonni. Magari, con il tempo, cambierò idea.

I miei genitori, Paolo Capone e Giuliana Spina, si sono fidanzati nel 2001. Papà è nato a Pomigliano d’Arco, il 21 febbraio del 1972 e mamma a Napoli, il 21 marzo del 1974. Lui lavora nel campo delle assicurazioni e lei è un’insegnante.

Giuliana e Paolo, Chiesa di San Francesco di Paola, Napoli 3 dicembre 2003 (cm 36 x 24)

Si sono sposati il 3 dicembre del 2003 ed erano contenti della loro scelta. La cerimonia religiosa si è svolta nella Chiesa di San Francesco di Paola, in Piazza Plebiscito. In questa foto, conservata in un album di mamma qui a casa, i miei genitori sono ritratti, in campo medio all’interno della basilica, dopo lo scambio della fede.  

Il vestito della sposa è  di seta, più scollato e completato da un lungo velo; quello dello sposo è il tradizionale abito scuro con giacca e cravatta.

Giuliana e Paolo, Napoli 2003

In questa foto è rappresentato il taglio della torta durante il ricevimento per i parenti. Ci fu poi un’altra grande festa solo per gli amici. E’ un piano americano in cui entrambi appaiono sorridenti davanti alla torta nuziale a tre piani.

Festa con amici, Napoli 2003

In quest’ultima foto invece viene rappresentata la festa dedicata agli amici. C’erano tanti invitati e si divertirono tutti. Si facevano giochi, si ballava, c’era il karaoke. Infatti in quegli anni i festeggiamenti per i matrimoni erano diventati molto più spettacolari.

Qualche giorno dopo i miei genitori partirono per il viaggio di nozze diretti in America.

Il mio caro nonno Giovanni!, di Noemi Agnino, III M

noemi 1

Nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione insieme al suo padrino Peppino e suo cugino Giovanni. 1956. Foto trovata nel cassetto dei ricordi di mia nonna. 12,6×17,5 cm

In questa foto è rappresentato mio nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione, aveva nove anni ed era intorno al 1956.

Questo uomo alla sinistra di mio nonno è Peppino, il suo padrino, mentre invece il ragazzo alla sua destra è Giovanni, suo cugino.

Fortunatamente lui ha sempre vissuto in una famiglia benestante perché a quell’epoca riuscire a festeggiare una comunione o anche comprarsi un vestito bello per l’occasione era tanto.

noemi 2

Sempre mio nonno nel giorno del suo compleanno. Foto trovata nel cassetto di nonna,19/05/1963. 7,9×10,3 cm

In questa foto è ritratto mio nonno nel giorno del suo sedicesimo compleanno, con la camicia e il maglioncino, ancora da lui conservato, regalato dalla madre. Per ricordare quel momento, ovviamente importante, gli fu scattata una foto.

noemi 3

Foto scattata nella concessionaria Fiore dove lavorava. 1967, trovata nel cassetto di nonna.18,4x9cm

Mio nonno in questa foto si trova nella concessionaria Fiore situata a San Giovanni, dove lavorò per molti anni. In questa foto lui sta bevendo in una coppa per festeggiare i 10 anni di apertura.

noemi 4

Mio nonno e mia nonna Anna insieme sul Vesuvio. 1975 circa. Foto trovata nel cassetto di 9,8×12,4cm

In queste due foto mio nonno aveva 28 anni invece mia nonna Anna ne aveva 24 anni e già all’epoca erano sposati come tutt’oggi.

Queste foto sono state scattate durante una gita sul Vesuvio.

 

Sessanta anni di passione (storia di un lavoro e di un amore), di Karola Castaldo, III E

Giuseppe Castaldo, Piazza Cavour, Napoli 1956

Siamo a Napoli, in Piazza Cavour, davanti all’attività di famiglia della “Ditta Castaldo Giuseppe”, esattamente nel 1956. Al centro della foto si nota subito mio nonno Giuseppe, il padre del mio papà, nato a Napoli il 29 febbraio del 1933. Non è in posa, ma viene ritratto mentre cerca di concentrarsi e documentarsi sulla sua attività. La foto fu scattata di sorpresa da qualche collega, durante una pausa dal lavoro. Qui aveva 23 anni ma dall’età di 18 anni, mentre frequentava l’ultimo anno di liceo, cominciò a lavorare per l’azienda di famiglia, fondata dal padre. La Ditta aveva una sede per la Birreria, in Piazza Cavour, e una sede per il deposito e quindi la distribuzione di bibite, ma soprattutto birra, in Campania. Erano anni di benessere e sviluppo economico e con maggior facilità si fondavano attività commerciali, artigianali e industriali. Sullo sviluppo della mia città, Napoli, in quegli anni mi sembra interessante il video che ho trovato sul sito Rai teche.

Le attività avevano un ciclo di vita più  lungo rispetto ad oggi e si potevano pertanto  tramandare di padre in figlio. Le diverse condizioni economiche di quell’epoca consentivano alle persone di mettere su famiglia sin da giovani. Così fece mio nonno scartando l’idea di proseguire gli studi con l’università. Nel 1961 si rese autonomo dalla famiglia di origine e gestiva da solo un altro deposito di bibite.

Giuseppe Castaldo, Via Nuova Poggioreale, Napoli inizio anni ’60


Questa foto venne scattata alcuni anni dopo quando mio nonno aveva già aperto la sua attività. Qui il nonno è raffigurato, a figura intera, all’ingresso del deposito di acque minerali, birre e bibite varie che gestiva lui in via Nuova Poggioreale, dove avveniva il carico e lo scarico della merce. Guarda soddisfatto l’obiettivo e si appoggia a una pila di casse di birra Peroni. La Peroni è la birra italiana per eccellenza; prodotta dal 1846, agli inizi del 1900 si espande con la creazione di due nuovi stabilimenti a Bari e a Napoli e proprio nella mia città nel 1953 viene poi costruito il birrificio più moderno dell’epoca. Questo birrificio è stato fino al 2005 un’importante realtà lavorativa e la sua chiusura ha colpito duramente molti lavoratori. Mi è parso interessante questo video dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa che mostra il ciclo di produzione nelle Birrerie Peroni dell’epoca, inclusa quella napoletana.

Intanto già nel 1960 il nonno si era sposato con mia nonna, Luisa, e dal 1961 al 1968 misero al mondo quattro figli. Poiché, come si può capire dal titolo di questa narrazione, si tratta anche di una storia d’amore e non solo di un’attività, mi piace raccontare del loro incontro.

Giuseppe e Luisa, Napoli 1958

In questa foto Giuseppe e Luisa sono raffigurati sul balcone di casa di lei, durante gli anni di fidanzamento. In questo campo medio, si vede anche uno scorcio dei giardini di Piazza Cavour, ma il focus di questa immagine è l’incrocio delle loro mani, promessa di amore eterno. La nonna abitava nel palazzo dove si trovava la Birreria di famiglia. Il suo appartamento era situato al piano superiore, infatti il suo balcone affacciava sul locale. Fu proprio per questo motivo, che si conobbero. Ogni mattina Giuseppe vedeva Luisa affacciarsi al  balcone o la incontrava per strada. Lei contribuì solo per qualche anno all’attività, ma poi scelse di dedicarsi alla famiglia.

Giuseppe e Luisa, Napoli 1958

Il nonno e la nonna sono stati immortalati qui, in un piano americano, durante una passeggiata proprio davanti alla Birreria. Le sedie in vimini sulla sinistra erano per i clienti che volevano gustare la loro birra all’esterno. Poiché la birra Peroni è un po’ anche la protagonista di questa storia, mi piace inserire il video della pubblicità degli anni ’70 che, come mi hanno raccontato, fu molto popolare ed ancora oggi è viva nell’immaginario degli italiani con lo slogan “Chiamami Peroni…sarò la tua birra…”

Dopo la morte di mio nonno, esattamente nel 2012, la birreria è passata a mio padre. Durante gli anni successivi ha avuto molti cambiamenti ed ha cambiato gestione, ma nonostante ciò e nonostante le difficoltà economiche degli anni più recenti, la birreria è mantenuta e gestita da altri lavoratori, conservando tutt’ora le sue radici storiche.

 

Il mio eroe, di Davide Vigilante, II A

Per il progetto sguardi e storie ho deciso di raccontare la storia del mio bisnonno materno Gennaro Vallinoti. A seguire è ritratto in una foto degli anni trenta.

gennaro_vallinoti_1955

Nato a Napoli il 14 febbraio 1914 il mio bisnonno aveva origini spagnole. La sua famiglia era molto numerosa (4 fratelli e una sorella). Come quasi tutti i ragazzi dell’epoca non ha completato gli studi ma è stato comunque un uomo molto colto e intelligente con saldi principi.  Lui era un tipo severo ma molto simpatico da come mi  è stato raccontato non avendo mai avuto il piacere di conoscerlo essendo morto il 1 dicembre 1994 quando la mia mamma aveva appena 20 anni.

gennaro_1935

Gennaro nel 1935

In questa foto che lo ritrae come si può notare dal suo abbigliamento durante il servizio militare, quando aveva appena 21 anni.

Il servizio durò circa 1 anno e prima della guerra riuscì a tornare dalla sua famiglia per un breve periodo. All’epoca non era ancora sposato.

matrimonio_1937

 

Il suo matrimonio con la mia bisnonna Maria Carato, fu celebrato il 5 luglio 1937.

Dopo il servizio Gennaro ha partecipato attivamente alla Seconda Guerra Mondiale, questo perché era primo cannoniere, ovvero colui che sparava dai cannoni.

Verso la fine della guerra molti soldati cominciavano a tornare a casa ma Gennaro no. Maria non aveva sue notizie da tempo ed era sempre in ansia talmente tanto che pure essendo una fervente cattolica istintivamente si rivolse ad una veggente la quale attraverso le carte le avrebbe detto se e quando Gennaro sarebbe tornato. La veggente le disse di stare calma e di tornare a casa. Maria non capì il perché ma così fece. Tornò a casa e trovò Gennaro, appena tornato, ad aspettarla.

ritorno_guerra_1944

Gennaro nel 1944. Dopo la guerra riprese la sua vita e la redditizia attività di commerciante di pellami che condivideva con i fratelli.

famiglia_1952

La famiglia di Gennaro nel 1952

Gennaro e Maria hanno avuto ben 10 figli (4 maschi e 6 femmine). Purtroppo due maschi sono morti in tenera età e questo ha segnato molto la sua vita. Sfortunatamente nel 1954 ci fu un evento che stravolse ancora di più la sua vita. All’improvviso venne ricoverato all’ospedale vecchio Pellegrini per essere operato d’urgenza di calcoli alla coliciste. All’epoca le condizioni igieniche dell’ospedale non erano buone, infatti per andare in sala operatoria si attraversavano dei sotterranei umidi e freddi. Questo ha fatto sì che il mio bisnonno nell’attraversare questi tunnel si è preso una broncopolmonite con pleurite. Stette in ospedale per molto tempo e quasi abbandonò la sua attività di pellami. Infatti in questo periodo i suoi fratelli per arricchirsi gli tolsero tutto ciò che gli apparteneva. Quando tornò non aveva più niente e fu costretto a crescere una famiglia senza un soldo. In seguito fortunatamente riuscì ad avere un posto come impiegato amministrativo.

Questa foto l’ho presa a casa di mia nonna in uno scatolone pieno di album di foto, nell’angolo di un armadio di casa mentre ne cercavo delle altre.

 

La fabbrica di dolci della mia famiglia, di Sofia Tammaro, I A

Sono Sofia della I A della scuola “Viale delle Acacie”.

bottega

Sono Sofia e amo molto i dolci soprattutto i confetti perciò la foto da cui voglio iniziare perché ci tengo in modo speciale è quella della Confetteria Orefice fondata dagli antenati di mia nonna. In questa foto vediamo la fabbrica e anche il negozio come appare oggi, gestito dai cugini di papà, a Secondigliano, Napoli. La fabbrica fu fondata dal mio trisavolo paterno Orefice Giovanni nel 1905 come si può anche leggere nella foto; il logo dell’azienda è un angioletto simbolo di amore, gioia e felicità perché il mio trisavolo diceva che i confetti venivano usati in occasioni liete ed infatti sulle scatole in cui vengono confezionati ancora adesso ci sono dei cherubini. Successivamente i nipoti hanno aperto anche il negozio dove vendono oltre che i confetti sfusi anche le bomboniere. A volte sono andata con papà al negozio e così ho avuto la possibilità di vedere anche la fabbrica dove ci sono dei grandi macchinari più moderni rispetto a quelli usati inizialmente dal mio trisavolo. Questa è una foto a colori scattata da mia nonna Orefice Rosaria (sua nipote) qualche anno fa. La foto è stata conservata dalla mia nonna paterna in un album a casa sua ed è stata scattata dopo qualche giorno dall’inaugurazione. Il negozio non è tanto grande il pavimento è chiaro e ci sono molti scaffali pieni di sacchetti e contenitori con dentro i confetti di tanti gusti e colori diversi a seconda dell’occasione. Poi ci sono delle mensole su cui sono esposte le bomboniere e altri oggetti per la vendita. Infine, come si può vedere dalla foto, c’è una piccola vetrina da esposizione esterna. A me piace molto andare al negozio e nella fabbrica perché c’è sempre un odore di zucchero filato e poi i cugini di papà mi regalano sempre qualche sacchetto di confetti simili agli smarties da portare a casa.

bisnonni_Orefice

In questa foto davanti alla finestra sono ritratti i miei trisavoli paterni Orefice Giovanni e la moglie. La foto è in bianco e nero, stampata su carta, realizzata da un fotografo nel 1900 circa a casa dei miei bisnonni a Napoli durante il compleanno del mio bisnonno Orefice Antonio, mi racconta mia nonna che i miei antenati erano persone semplici: il mio trisavolo era severo e meticoloso, mentre la moglie era allegra e cordiale, si riunivano spesso tutti insieme in famiglia, gli piaceva vestire bene come si può vedere anche nella foto e ricevevano spesso gente visto che avevano una casa molto grande. Peccato che mi ha detto mia nonna che quella casa è stata venduta tanti anni fa. Il mio trisavolo Orefice Giovanni era una persona mattiniera infatti si svegliava presto la mattina perché gli piaceva vedere la città “non ancora in movimento” come diceva lui. Era anche una persona molto ingegnosa infatti era capotecnico in una fabbrica di caramelle e affini che si chiamava Santoro (nel 1989); poi il mio trisavolo decise di aprire un bar, dove vendeva dolciumi, a Poggioreale che lasciò a uno dei figli quando nel 1905 decise di mettersi in proprio e produrre confetti aprendo una fabbrica e iniziando l’attività in Corso Secondigliano. La moglie lo aiutò molto in questa sua nuova esperienza lavorativa sostenendolo e incoraggiandolo infatti non era facile in quel periodo investire in una nuova attività. Inizialmente lo aiutavano in fabbrica gli altri figli maschi poi piano piano assunse altre persone e alla sua morte il figlio Orefice Antonio (il mio bisnonno paterno) proseguì la produzione e la gestione dell’azienda che poi affidò alla sua morte ai 7 figli di cui tre maschi: Orefice Giovanni, Salvatore e Ciro e quattro femmine Orefice Rosaria, Anna, Carmela e Giuseppina. Il mio trisavolo ritenne di lasciare ai figli maschi la gestione materiale della fabbrica e alle figlie femmine la gestione contabile. La fabbrica di confetti ancora oggi è gestita dai cugini di mio padre che l’hanno ereditata a loro volta. Mi racconta mio padre che ogni tanto da piccolo la nonna lo portava nella fabbrica per fargli vedere come si facevano i confetti e lui era molto incuriosito dai macchinari, poi a volte gli facevano scartare le mandorle e si divertiva molto perché c’erano anche i suoi cugini e alla fine mangiavano tutti insieme tante praline.

bisnonni_paterni

Nella foto, qui sopra, sono ritratti i miei bisnonni paterni Orefice Antonio e Savarese Maria, genitori di mia nonna Rosaria, qui erano in Sicilia, a Palermo, a casa di un amico e collega, il Sig. Cillari, che aveva anche lui una fabbrica di confetti e iniziarono una collaborazione. Infatti il mio bisnonno cominciò ad usare una qualità di mandorla siciliana chiamata avola dal nome del paese vicino Siracusa che ancora oggi viene impiegata come mandorla di alta qualità nella Confetteria Orefice. Come si vede dalla fotografia il mio bisnonno, Orefice Antonio, era un po’ in sovrappeso perché era un buongustaio infatti gli piaceva molto mangiare e organizzava grandi tavolate per le feste, come anche i suoi genitori. Anche le sue figlie hanno ereditato questa sua passione per il cibo e sono infatti tutte ottime cuoche. Orefice Antonio era anche molto generoso ed allegro infatti sorrideva sempre, la moglie invece era un po’ severa con i figli e mia nonna mi racconta che a volte quando combinava dei guai e veniva punita il papà cercava sempre di farle togliere la punizione. Questa è una fotografia in bianco e nero scattata dalla moglie dell’amico e collega siciliano nel 1960 circa a casa loro con anche un loro nipote Luigi, con cui giocava mia nonna e i suoi fratelli e sorelle quando andavano a fargli visita durante l’estate perché i miei bisnonni andavano in vacanza lì vicino. La fotografia è conservata a casa di mia nonna Rosaria e lei mi racconta che si divertiva molto quando si recavano a trovare questi amici perché a volte andavano a ballare e c’era sempre questo nipote Luigi che le faceva compagnia insieme a sua sorella maggiore che però nella foto non compare. La casa degli amici dei miei bisnonni era molto grande e a volte mia nonna rimaneva lì i pomeriggi a giocare perché aveva anche un grande terrazzo.