Il cambiamento della condizione femminile in una famiglia italiana negli ultimi cento anni, di Maria Rachele Andreozzi, III A

Rovistando nel cassetto dei ricordi a casa di mia nonna materna a Roma, ho trovato alcune fotografie che ritraggono la nonna di mia mamma, ovvero la mia bisnonna, Irene Alessi. Attraverso queste fotografie e dai racconti di mia mamma e di sua cugina, ho avuto la possibilità di comprendere a partire dalla storia di famiglia, alcuni cambiamenti della condizione femminile in Italia negli ultimi cento anni.

FOTO 1 SGUARDI E STORIE

La mia bisnonna Irene, di cui mia mamma porta il nome, nasce in Sicilia, ad Avola, nel 1896. La  Sicilia già Stato sovrano dell’Europa Meridionale (Regno delle due Sicilie) e  governata dalla dinastia dei Borbone, solo nel 1861 fu annessa al neonato Regno d’Italia. I genitori della mia bisnonna (padre avvocato e madre contessa) le consentono, nonostante l’epoca, di studiare frequentando insieme alle sorelle un collegio a Messina dove nel 1908 assiste al devastante terremoto.

Ecco alcune immagini trovate sul web relativa a quell’evento disastroso, sul sito della protezione civile governativa.

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Qui invece un articolo che ricostruisce quel terribile giorno a Messina.

messina_porta imperiale

Irene diventò maestra elementare ottenendo un posto da insegnante in un paese della Calabria. Mi hanno raccontato che il padre l’accompagnò a San Demetrio Corone in carrozza affidandola ad una famiglia del luogo. Donna dal temperamento  molto forte e tenace si ritrova sola e giovanissima ventenne in un paese lontano da casa e tra l’altro di cultura arbereshe, essendo abitato da albanesi d’Italia.

FOTO 2 SGUARDI E STORIE

In questa foto la mia bisnonna indossa un abito tipico Albanese. Questa comunità nasce insieme ad altre tra il XV e il XVIII secolo in seguito allo stanziamento di piccoli gruppi di persone cattoliche che fuggono dall’Albania e dai territori dell’impero Bizantino nei Balcani conquistate dai Turchi Ottomani. La mia bisnonna si trova proiettata in usi, costumi e lingue completamente diversi e in un cattolicesimo di rito bizantino. Tutto ciò accadeva  agli inizi del 1900, quando in Italia  le donne laureate erano poco più di duecento.

FOTO 3 SGUARDI E STORIE

Questa foto invece ritrae sempre la mia bisnonna, a Roma, negli anni sessanta con in braccio mia mamma appena nata. Ho scelto questa foto perché fa da collante tra la generazione della mia bisnonna e la mia.

Al giorno d’oggi la storia della mia bisnonna potrebbe sembrare una cosa di poco rilievo dal momento che siamo abituati a studiare, a viaggiare e a scegliere con facilità ma se la condizione femminile è cambiata si deve in parte alle scelte sue e a quelle di altre donne come lei.

Le mie origini: dall’America all’Italia, di Maya Paolì, I A

La mia storia ha inizio molto lontano, nella verde e ridente Irpinia, a Torre Le Nocelle, dove, mio nonno materno, Nonno Giannino, è nato!.. ma cominciamo dall’inizio…

Un anno fa, zia Marisa, la sorella di mia mamma, sapendo che avevamo dei parenti in America di cui mio nonno aveva perso le tracce, decise di fare una ricerca sui nostri avi e di raccogliere in un libro testimonianze, foto, articoli che riportassero alle nostre origini!! Ed ecco che il punto di partenza fu un signore con i baffi ritratto nella foto!

Vi presento il bisnonno di mio nonno, il mio antenato: il nonno della mia bisnonna Elena, mamma di nonno Giannino, Giovanni Antonio Ardolino.

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In questa foto ha un’aria seria, austera, elegante e con i baffi ben in ordine. Chissà dove è stata scattata. A quei tempi le poche foto si facevano negli studi fotografici e questa sembra proprio fatta cosi!

Conosco poco di lui, ma so che nei primi del 900, una delle sue figlie, Giuseppa, nata nel 1867, insieme al marito, Ciriaco Ardolino, lasciò l’Italia per andare a cercare fortuna in America. Abbandonare la propria terra di origine era doloroso, si affrontavano viaggi lunghi che duravano mesi senza sapere se prima o poi si sarebbe tornati al proprio paese.

La nave si chiamava “Republic”, e salpò da Napoli alla volta di Boston il 27 aprile del 1904. Nel registro della lista passeggeri risulta la presenza di  Maria Giuseppa Ardolino, di 36 anni, che, insieme alla figlia Emma, ha come destinazione Wellesley, la città dove risiedeva il marito, partito dall’Italia qualche tempo prima.

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Registrazione lista passeggeri sulla nave Napoli- Boston: tra questi anche la mia antenata

Questa è la copia della lista dei passeggeri che venivano registrati al porto di arrivo negli Stati Uniti.

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Giuseppa, la nonna di mio nonno

Giuseppa in America si ambientò subito. In questa foto è ritratta davanti la sua casa di legno a Wellesley: sembra tesa, con un’acconciatura tipica di quel periodo, capelli lunghi legati alla nuca con la riga al centro e con un vestito da casa.. non sembra molto a suo agio davanti la macchina fotografica!

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Ad ogni modo le condizioni di vita erano dure soprattutto per le donne che dovevano portare avanti la famiglia, occupandosi delle faccende domestiche, mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno. Il marito, dopo qualche anno dal suo arrivo, cominciò a lavorare dapprima come calzolaio e poi riuscì ad aprire un negozio di scarpe. Dal loro matrimonio nacquero 7 figli: due morirono presto, altri due divennero dei famosi scultori, le cui opere sono visibili su facciate di fabbricati dell’epoca della città e per ultima nacque la mia bisnonna, Eleanor Ardolino, a Wellesley alla fine del 1904. Secondo i calcoli, Giuseppa doveva essere incinta quando partì da Napoli per arrivare in America!

La testimonianza riportata nella foto sopra evidenzia l’anno di nascita di tutti i membri della famiglia Ardolino, compresa la mia bisnonna.

Eleanor, italianizzata Elena, tornata in Italia per un periodo di vacanza, rimase bloccata dalla prima guerra mondiale e cosi visse lontano dalla sua famiglia a Torre Le Nocelle da una zia, dove, qualche anno più tardi, conobbe il mio bisnonno, Giuseppe Recinto. Quando Giuseppe si sposò, era un giovane ingegnere, uno dei primi della provincia di Avellino, ma presto partì per la guerra, trascorrendo molto tempo in Africa, in Asia e in giro per il mondo, dove visse anche da prigioniero. Nonno Giannino mi racconta sempre che suo padre, fatto prigioniero da una tribù di cannibali, insieme ai suoi commilitoni, per addolcire la prigionia fischiettava il ritornello di “ Funicolì Funicolà”. Il capo tribù riconobbe la canzone napoletana e li risparmiò. Inoltre, in Abissinia, l’attuale Etiopia, il bisnonno progettò e costruì un ponte. Nel frattempo Elena, mamma di quattro figli, Giovanni (Giannino), Dario, Lelio e Valerio, si trasferì a Dentecane dove doveva portare avanti la famiglia da sola: era una donna molto forte, tenace, severa e i suoi figli la adoravano ma la temevano allo stesso tempo.

Dopo un po’ di anni finalmente Giuseppe tornò a casa e divenne Ingegnere Capo della Provincia di Avellino. La sua professionalità e la sue competenze erano tali da essere conosciuto in tutto il territorio e questo permise alla famiglia Recinto di vivere una vita agiata ma sempre rispettando il rigore dell’epoca.

Ecco una foto dei Recinto al completo, in un momento di relax a Rimini dove i miei bisnonni erano soliti andare in vacanza. Nonno Giannino è il ragazzo ritratto a destra.

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I bisnonni al mare con mio nonno, a destra nella foto, e i miei zii. Il più piccolo, zio Valerio, sembra una bambina!

In questa foto si nota che sulla spiaggia gli uomini erano in costume, invece le donne indossavano vestiti perché era scandaloso mostrare il proprio corpo in pubblico.. in questa foto, Elena è piuttosto audace perché mostra le gambe!

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I fratelli Recinto, nonno Giannino, Dario e Lelio con il loro nonno. I ragazzi indossavano la divisa con calzoni corti e giacca:non potevano scegliere liberamente il proprio look! Gli adulti rigorosamente in giacca e cravatta.

Dopo un’adolescenza felice ma con una educazione rigida e austera, mio nonno si trasferì a Napoli per studiare ingegneria. Era molto studioso e usciva solo quando tornava in paese.

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Nonno Giannino studente universitario. E’bellissimo, sembra un attore!

In una di queste occasioni conobbe Alba Pascucci, (il cui vero nome è Filomena, ma che si è fatta sempre chiamare Alba) che viveva a Napoli, ma che era originaria di Sant’Elena Irpina, dove trascorreva le vacanze insieme ai suoi genitori, Feliciano Pascucci e Colomba Rocci, cioè i miei bisnonni.

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I genitori di nonna Alba, Feliciano e Colomba.

Eccoli in questa foto ritratti vicini, con un abbraccio timido, non sfacciato. Allora era insolito fare effusioni in pubblico: il proprio amore si esprimeva con uno sguardo, scrivendosi lettere, aspettando l’occasione per potersi incontrare. Il bisnonno portava dei baffetti e la mia bisnonna, ha una tipica acconciatura dei primi del novecento. Mia nonna racconta sempre un aneddoto tra i due: Colomba chiamava il marito “Ciano”, diminutivo di Feliciano, e il mio bisnonno si arrabbiava per paura di essere confuso con un politico fascista, Galeazzo Ciano, genero di Mussolini.

Il mio bisnonno Feliciano, ispettore delle imposte dirette, cambiò molte città vivendo a Bologna, dove è nata mia nonna nel 1938, a Fano, ad Agropoli fino ad arrivare a Napoli, mentre la mia bisnonna proveniva da una facoltosa famiglia di farmacisti. La mamma mi parla spesso di loro: era una coppia aperta, espansiva e l’educazione che diedero alle tre figlie, Alba, Paola ed Eleonora era molto diversa da quella che aveva ricevuto nonno Giannino. Ecco la mia bellissima nonna in una foto da ragazza, quando studiava lingue e letteratura straniera. La sua posa, maliziosa ma non troppo, mette in evidenza gli occhi furbi e un sorriso quasi accennato. I capelli corti le esaltano il collo e gli orecchini  di perle danno luce al suo volto.

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Mia nonna Alba ritratta da ragazza: dicono che io le somigli molto!

Lei mi racconta sempre che nonno Giannino era particolarmente legato alla madre con cui trascorreva momenti di vacanza, trascurandola.

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Nonno Giannino in vacanza a Pescara con la mamma Elena. Erano gli anni 60, anni di cambiamento, ma ancora rigorosi per mio nonno!

Addirittura il nonno non la invitò alla sua festa di laurea per volere della madre, che preferiva un’altra corteggiatrice, amica di famiglia. Ma nonna Alba non si perse d’animo e affrontò la suocera avendo la meglio e sposando Giannino il 28/10/1964.

Queste foto, scattate durante le nozze e il ricevimento all’Hotel “Royal” di Napoli ritraggono i nonni in compagnia degli amici dei loro genitori. In quel periodo era di gran moda indossare ai ricevimenti cappelli con piume di uccelli del paradiso. Il vestito di mia nonna era di seta con collo e polsini di visone bianco. Mio nonno, elegante, era molto emozionato. I miei nonni si trasferirono a Salerno.

A due anni dal matrimonio nacque zia Elena che oggi vive in Germania perché ha sposato un tedesco e poi zia Marisa che è la mia zia preferita e vive a Salerno. Nel 1973 è nata mia madre Brunella che, per studiare ingegneria dove aveva studiato il papà, si trasferì a Napoli. Qui, tra i banchi universitari, conobbe mio padre Pietro. Ecco la famiglia Recinto al mare ad Ascea.

 

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La famiglia di mia mamma Brunella: lei è la piccola in braccio a nonna Alba!

In questa foto la famiglia di mia mamma è sulla barca di nonno Giannino. Nonno amava pescare e ogni giorno alle sei del mattino andava al largo con un amico maresciallo, tornando con un grande pescato! Mamma mi racconta sempre che i bimbi si radunavano intorno alla barca e lui regalava il pesce a tutti… nonostante questo, il suo frigorifero era sempre zeppo di pesce!!

I miei nonni sono sempre stati una coppia affiatata, nonostante avessero un carattere diverso. Hanno viaggiato tanto, amano leggere, frequentano teatri e amano la musica lirica. Vivono a Salerno, e sebbene abbiano 85 anni nonno e 80 nonna, sono attivissimi, sempre in giro, instancabili. Eccoli in una foto recente.

 

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Nonna Alba e Nonno Giannino in gita in Croazia

Mio nonno è molto importante per me, è ingegnere, mi aiuta in qualunque situazione, ha scritto un libro nonostante la sua età; ora, con l’aiuto di mia zia, ne sta scrivendo un altro. Nonna Alba, invece, professoressa di inglese in pensione, è divertente, simpatica ed è veramente una grande amica.

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Abitando a Napoli, non riesco a vederli cosi facilmente, ma ogni momento di festa è condiviso con loro.

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Natale 2013: in famiglia

In questa foto è ritratta la nostra famiglia il giorno di Natale di qualche anno fa. Noi festeggiamo il Natale in campagna, a Dentecane, e, ad anni alterni, lo trascorre con noi anche zia Elena dalla Germania (a destra nella foto), con zio Stephan, seduto accanto a lei, e i miei cugini: Lucas, Giulia e Liam. Vicino a nonna Alba c’è zia Marisa che ha solo un figlio, Francesco, che fa la boccaccia in foto! Zio Stefano, il marito, è seduto in basso a sinistra, accanto a Giulia. In alto a sinistra c’è il mio papà Pietro con in braccio la mia sorellina, Frida, e mamma Brunella.

Per me i momenti più belli sono proprio questi: con la famiglia, tutti in armonia. Di solito mia madre si diletta a cucinare preparando i suoi piatti migliori e quelli tradizionali natalizi. Mio nonno crea l’atmosfera con musiche natalizie che risuonano nella casa rendendoci felici di stare insieme. Questa è una delle mie foto preferite.

 

Il mio bisnonno Felice Alderisio… un’eredità importante, di Isabella Chiodo, III A

Per questo progetto racconterò la storia del mio bisnonno paterno, Felice Alderisio, le cui foto sono state ritrovate in un vecchio album conservato nel ripostiglio di mia zia. Le notizie, invece, le ho ricavate da un libro sul Liceo classico A. Genovesi di Napoli, nel quale il mio antenato ha avuto un ruolo molto importante.

Felice Alderisio nacque il 29 luglio negli ultimi anni del 1800 a Stigliano, una piccola città in provincia di Matera dove si distinse per la sue eccellenti qualità, per il ben pensare e la sua posatezza rigorosa, tanto che gli è stata poi dedicato l’istituto magistrale del paese, appunto la scuola   “Felice Alderisio “.

Conseguì la licenza liceale nel 1913 e la laurea in Filosofia presso l’Università di Napoli nel 1918, ottenendo il plauso della Commissione.

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Il mio bisnonno Felice; 1918, 10 cm x 15

In questa prima foto è rappresentato il mio bisnonno dopo la laurea, in primissimo piano. La foto, in bianco e nero, è a fuoco. Probabilmente sarà stata scattata in uno studio fotografico a Napoli.

Vinse poi i primi due concorsi banditi dopo la I Guerra Mondiale, per la Filosofia e la Pedagogia. Insegnò quindi nei licei Classici di Foggia, Salerno e Napoli. Nel 1935 fu nominato Preside a Bari, e nel 1937 si trasferì a Napoli, sempre come Preside, presso il Liceo “Antonio Genovesi”, dove fu in servizio fino al ’63, anno della sua pensione. Si dedicò agli studi del pensiero dei Machiavelli, scrivendo una monografia che ottenne il premio Sanremo. L’opera ricevette autorevoli consensi di noti studiosi anche stranieri. Studiò a fondo anche il pensiero di Hegel e fu autore di varie pubblicazioni di carattere filosofico, politico e storico. Ottenne  il premio dell’ Accademia dei Lincei. Nel frattempo si era sposato all’età di circa 34 anni (abbastanza tardi per quell’epoca) con la mia bisnonna Antonietta. Il matrimonio fu celebrato da un sacerdote in casa, visto che la sua sposa era orfana e nessuno la poteva accompagnare all’altare. Mio padre è sempre stato legato a sua nonna per la sua immensa dolcezza e bontà; ma era anche una donna forte che visse molti anni da sola dopo la morte di suo marito avvenuta nel 1965,  senza mai chiedere l’aiuto dei suoi quattro figli.

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Il mio bisnonno tra zio Felice e don Vincenzo, suoi cugini; 1943, 10 cm x 15

In questa seconda foto in bianco e nero, scattata da un fotografo amico del mio antenato, vengono rappresentati il mio bisnonno al centro tra i suoi due cugini: zio Felice e don Vincenzo, il sacerdote di Stigliano; infatti mia zia mi narra che all’epoca in quasi ogni famiglia c’era uno zio sacerdote. Don Vincenzo morirà a cento anni, raggiungendo un’età impensabile per quei tempi.

Ma in famiglia si ama ricordare il mio bisnonno soprattutto per ciò che fece durante il periodo delle leggi razziali fasciste, come preside del liceo Genovesi. Queste leggi imponevano la denuncia, da parte dei presidi, degli alunni ebrei presenti a scuola. Ma il mio antenato non ebbe dubbi, si oppose con coraggio e con forza a tale imposizione, rifiutando di denunciare i propri ragazzi e preferendo nasconderli.

Durante un’ ispezione, egli rischiò la propria vita per proteggere i suoi alunni. Questi ultimi non hanno mai dimenticato quello che Felice Alderisio fece per loro, tanto da essere rimasti sempre riconoscenti anche nei confronti di mia nonna Isabella; alcuni di loro, sebbene ormai anziani, sono in contatto con mio padre e con mia zia. Anche per questo alcuni anni fa al mio bisnonno è stata dedicata l’Aula Magna del liceo Genovesi e alla sua inaugurazione hanno partecipato i suoi stretti parenti tra cui mio padre.

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Mio bisnonno Felice, Napoli, 1962; 10 cm x 15

In quest’ ultima foto viene rappresentato il mio bisnonno in pensione. La foto, a mezzo busto e a fuoco, è stata scattata dalla mia bisnonna per inaugurare la nuova macchina fotografica che avevano acquistato quello stesso giorno.

Felice Alderisio morì nel 1965 lasciando un vuoto incolmabile nella famiglia e anche tra gli alunni e i professori del suo liceo. Proprio per questo motivo il giorno del suo funerale, benché non fosse più preside, le classi del Genovesi uscirono tutte alle ore 10 per partecipare al rito di addio di quell’uomo che nessuno dimenticherà più.

LA FAMIGLIA PAPA E I SUOI STUDI DI MEDICINA, di Marco Papa, III D

La storia dei miei nonni inizia con quest’immagine scattata nel 1946 alla facoltà di medicina di Napoli nell’anno accademico 1946-‘47 e al momento dello scatto della foto mio nonno era assente.  Mia nonna (Amalia Pozzi) a quel tempo ventiduenne, nella foto è facilmente riconoscibile dato che è la seconda ragazza bionda alla nostra destra.

Invece un anno dopo, nella foto del ‘48, mio nonno era  presente al momento dello scatto assieme alla nonna. Li ho evidenziati con il colore blu. L’ argomento di cui voglio parlare di fatti è la medicina che ha unito i miei nonni sia nella vita sia nel loro amatissimo  lavoro.

Invece qui era l’ inizio del nuovo lavoro del dottor Nello Papa all’inaugurazione di un nuovo reparto di chirurgia. Mio nonno è facilmente riconoscibile perché è al fianco del cardinale.

Questa foto invece rappresenta il matrimonio dei miei nonni uniti dallo studio e dal lavoro, oltre dall’amore fino ad arrivare appunto al gran passo del ‘53, quando si sposarono. Conosco questa foto fin da quando ero piccolo e mia nonna me la mostrava ogni qual volta la andassi a trovare a casa sua. Ciò che ho scoperto invece facendo questa ricerca, informandomi da mio padre, è che al nonno non piaceva essere ritratto in vecchiaia e quindi le uniche foto che possediamo di lui sono le foto scolastiche e quelle nel fiorir della sua giovinezza.

Ma attenzione, se pensate di cogliere mio nonno solo come uomo di scienza, perché era una persona molto affezionata alla religione (come si può vedere in questa foto il giorno del suo matrimonio) ed era molto devoto ad aiutare il prossimo. Per conciliare questa attività  con il lavoro iniziò a lavorare in una clinica per la disintossicazione dalla droga. La nonna invece si occupava di bambini, infatti era un’eccellente pediatra e quando le si chiedeva perché avesse scelto di fare questo lavoro dava sempre la stessa risposta: mi piace aiutare le persone in particolare i più piccoli. La dott.ssa Amalia Pozzi non smetterà di lavorare fino al suo spegnimento, ma la storia dei Papa in medicina non si conclude qui: infatti mia sorella mira a lavorare in un pronto soccorso, quindi le idee dei nonni continuano a camminare sulle sue gambe!

IL MIO BISNONNO: UN UOMO DAVVERO SPECIALE, di Alessandro Amabile, III M

I miei bisnonni materni si chiamavano Lorenzo e Giacinta, si sono conosciuti a Bari, si sono innamorati e poi si sono sposati. Hanno avuto 3 figli maschi: Antonio, Domenico e Nicola, quest’ultimo è il papà della mia mamma.

Mia mamma, che ha il nome di sua nonna Giacinta, mi racconta che il mio bisnonno, che si chiamava Lorenzo, all’inizio era fascista, come molti a quell’epoca.

Durante il regime fascista fu istituita l’Opera Nazionale Balilla per “l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù”. Lo scopo di questa organizzazione era infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell’educazione militare renderli consapevoli della loro italianità.

Col tempo il mio bisnonno diventò antifascista perché non condivideva le idee del regime; tanto che una volta, poiché si era ribellato insieme a numerosi amici è stato messo in carcere per qualche giorno. Mia mamma adorava suo nonno e per lei era un punto di riferimento fortissimo; quando poteva, stava sempre insieme al nonno che le raccontava tante storie e spesso passeggiavano insieme.

Mi racconta che una domenica uscì con il nonno e andarono a fare una lunga passeggiata in collina, il nonno le fece una sorpresa molto gradita perché le organizzò un pic-nic solo per lei. Inoltre mia madre viaggiava spesso con i suoi genitori e i suoi nonni.

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In questa foto c’è mia mamma a 10 anni con il nonno a Rosamarina che è un villaggio turistico vicino a Ostuni (6,5×9,26)

Il mio bisnonno era molto generoso ed aveva una mente matematica ed un fiuto per gli affari, aveva un mobilificio. Diede lavoro ai suoi amici che non se la passavano tanto bene.

Un particolare che mamma mi racconta è che il nonno aveva cominciato ad impegnarsi negli studi per non fare una brutta figura con le ragazze di classe che erano tutte molto diligenti e studiose. Diventò ragioniere e i suoi genitori furono molto contenti.

I miei bisnonni spesso viaggiavano, sono andati a Venezia, Milano, Firenze, Roma.

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Questi sono i miei due bisnonni sul vaporetto a Venezia nel 1964 10,55×10,95

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Questi invece sono i miei nonni con mia mamma a Venezia, piazza San Marco 1972 11×13

Il mio bisnonno amava molto il calcio. La sua squadra preferita era il Napoli. Tra le tante cose, ha insegnato a mia madre a seguire le partite di calcio. Infatti, qualche volta, andavano allo stadio insieme. Ma la mia mamma mi racconta che vedeva con lui anche Carosello e i film.

Mia mamma dice che il mio bisnonno non è mancato mai ad un suo compleanno, in questa foto infatti c’è mia mamma che spegne le candeline dei suoi 5 anni con il nonno la nonna e la sua mamma.

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Qui c’è mia madre che festeggia i suoi 5 anni con tutti i suoi cugini i suoi nonni e la sua mamma. 13×9 cm

Lontani ricordi della mia famiglia, di Giada De Domenico, I A

La famiglia di mia madre è di origine Maddalonese, in provincia di Casera, e discende dallo storico Giacinto de’ Sivo, nato a Maddaloni  il 29 novembre 1814, che fu un alto funzionario dell’amministrazione del Regno delle due Sicilie.

Giacinto de’ Sivo nacque a Maddaloni e in gioventù visse nel castello che fu la sua residenza per un certo periodo.

Gli storici come Giacinto de’ Sivo dicevano che al tempo dei Romani il castello era chiamato “Meta Leonis” perché si trovava in quella zona un masso a forma di leone.

Il castello di Maddaloni mi raccontava la bisnonna era spesso la residenza provvisoria delle legioni Romane, mi raccontava anche che era stato luogo di incontri e soggiorno di personaggi come il papa Benedetto tredicesimo e il re Ferdinando di Borbone II.

Il castello, di origine Normanna, subì diversi saccheggi per cui è molto difficile ricostruire le sue origini e conoscerne bene la storia perché è andato tutto distrutto e pochi sono i documenti rimasti.

È il simbolo del paese e vicino ad esso ci sono torri più piccole da cui era possibile avvistare  chi si avvicinasse o in caso di attacco individuare i nemici e difendere il luogo dagli attacchi .

Castello e Torre Artus, Maddaloni (Caserta), 1827, fotografo anonimo

La famiglia de’ Sivo era molto fedele alla dinastia borbonica, ed infatti molti di loro combatterono nell’esercito borbonico. Il nonno dello storico si chiamava anche lui Giacinto e la fedeltà verso i borboni era talmente grande che a sue spese armò i soldati per la difesa del regno, anche lo zio Antonio de’ Sivo fu  ufficiale del cardinale Fabrizio Ruffo e combatté con il suo esercito per la difesa della Santa Sede. Giacinto invece preferì dedicarsi più agli studi che alle armi ; ma solo nel 1848 fu capitano della guardia nazionale di Maddaloni e domò le ribellioni dell’ anno 1848-1849 che minacciavano il Regno di Napoli.

Negli anni successivi scrisse una monografia  sugli avvenimenti napoletani che però non pubblicò subito per non danneggiare i vinti o i vincitori e non avere ripercussioni .

A vent’anni Giacinto pubblicò il suo primo libro, un volume di versi e quattro anni dopo pubblicò la prima tragedia dedicata all’imperatore di Costantinopoli “Costantino”, dopo di questa ne scrisse altre sette .

Le sue idee politiche erano in contrasto con la politica dell’epoca, infatti fu spesso prigioniero e la sua casa fu occupata da Nino Bixio per circa tre mesi e gli fu restituita dopo aver subito un saccheggio da parte dei  garibaldini, che gli sequestrarono anche il manoscritto riguardante gli avvenimenti del 1848-1849. Nel 1861 gli fu chiesto di abbandonare le idee politiche borboniche e di passare alla dinastia sabauda, altrimenti sarebbe dovuto  andare in esilio; non accettando Giacinto  partì per l’esilio a Roma. Altra sua opera fu “la storia delle due Sicilie ” che rappresenta il massimo della sua produzione letterale e storica.

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Morì a cinquantadue anni ed è sepolto nella nostra cappella a Maddaloni con la moglie.

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Castello e Torre Artus, Maddaloni (Caserta), 1827, fotografo anonimo

Questa foto, che ho trovato nell’album della bisnonna, ritrae il mio trisavolo Giacinto de’ Sivo visto in lontananza, sulla nostra destra; credo fosse andato a passeggiare vicino la Torre Artus, proprietà dei suoi genitori, Aniello de’ Sivo e Rosa di Lucia. Il motivo per cui era vestito da marinaretto, mi racconta la nonna, è perché all’epoca i ragazzi si vestivano così.

Facendo una piccola ricerca ho scoperto che nel 1460 durante una congiura, Ferrante d’Aragona bruciò il castello che fu abbandonato fino al 1821. Successivamente fu  acquistato dagli antenati di mia nonna e quindi trasformato in una dimora per battute di caccia e poi trasformato in villa. Poi negli anni venne utilizzato per le battute di caccia dei signori dell’epoca e, tuttora anche se  in rovina  quando lo si guarda ti fa pensare agli splendori del medioevo, che quest’anno stiamo studiando.

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In questa foto si vede la bisnonna di mamma Annamaria all’ingresso del Castello.

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In questa foto il signore sulla sinistra è il nonno della bisnonna di mia madre, un funzionario della Corte di Appello di Milano, insieme alla zia della bisnonna che è  la signora in fondo alla foto in piedi. In questa foto alcune delle donne ritratte accennano timidi sorrisi (giovane donna accanto alla bambina e quella dietro), mentre  i due bambini, gli  uomini e il resto delle donne hanno un’ espressione quasi rassegnata al fermo immagine.  La loro famiglia, Morandi, era di origine Milanese e la bisnonna di mia mamma conobbe il bisnonno quando lui, ufficiale dell’esercito, era in servizio a Milano.

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Rovistando nell’album dei ricordi di mia nonna abbiamo trovato  quest’altra foto  in cui si vede la bisnonna di mamma con il bisnonno Alfredo de’ Sivo a Milano nei giardini pubblici, insieme alla mia bisnonna Annamaria e alla sorellina Carla.

Il signore con il cappotto nero e il cappello nero è Alfredo de’ Sivo, papà della mia bisnonna, mentre la signora sulla sinistra con il cappotto nero e cappello nero è Maria Morandi mamma della mia bisnonna. In questa foto molto originale  troviamo alcune   caprette che trainano un calesse su cui sono seduti 6  bambini tra maschietti e femminucce, abbigliati come si vestiva in quel periodo e vicino i genitori di questi  .Mi piace molto questa foto anche perché è ritratto un momento di spensieratezza di quel tempo. Non conosco quando sia stata scattata  questa foto, ma insieme alla nonna Mirella abbiamo pensato che dovesse essere la  metà degli anni venti. Mia nonna racconta che sua madre parlava  sempre che in quegli anni Walt Disney  aveva realizzato il primo cortometraggio di Topolino e che le donne piangevano la morte di un divo degli anni Venti, Rodolfo Valentino. Altri   tempi …

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Questa foto ritrae la bisnonna Annamaria , mamma e me. Ho avuto modo di frequentare la bisnonna che era una donna gentile, di gran gusto, che amava prepararsi e indossare sempre un bel gioiello di famiglia, una collana di perle. Le piaceva raccontare sempre di quell’antico  castello di  cui la mia famiglia, oggi, ha solo un antico caro ricordo.

LA STORIA DI MIA NONNA MATERNA, di Rebecca Russo, I M

Mia nonna si chiama Vanda ed è nata nel lontano 1945. Ha due fratelli più grandi di lei: Nino e Tina (che sarebbero i miei zii) ai quali è molto legata.

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Nonna Vanda e i suoi fratelli Nino e Tina, 10×15, Friuli 1948, Trovata nell’album dei ricordi di mia nonna

Tina e Nino andavano a scuola, mentre mia nonna, visto che era piccola, non aveva l’età per frequentarla e a quei tempi si incominciava la scuola con le elementari.  Era triste e a casa piangeva sempre perché loro potevano andare a scuola mentre lei non poteva. Sua madre, la mia bisnonna Carina, per accontentarla la iscrisse alla prima elementare privata presso la scuola delle suore Santa Anna a Napoli. Le suore non erano assolutamente buone e materne ma piuttosto severe: soprattutto suor Bianca che aveva una bacchetta di ferro che usava solitamente per correggere i loro errori. Poi ha fatto le elementari alla Vanvitelli con la maestra Criscio che ricorda piacevolmente perché era molto dolce, paziente e materna. Dopo l’esame di ammissione si passava alle scuole medie una volta superato l’esame. Se non lo superavi dovevi iscriverti alla scuola di avviamento professionale.

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Mia nonna (sesta in prima fila a partire da sinistra) in prima elementare dalle suore, 10×15, Napoli scuola privata Santa Anna, trovata nel cassetto di mia zia Tina.

Nonna le scuole medie le ha fatte i primi due anni all’attuale liceo Sannazzaro in doppio turno con i licealisti, la terza media passò all’attuale Viale delle Acacie appena finita la costruzione. Il preside si chiamava La Marca e il professore di lettere Severino Zanna di cui mia nonna ha un ricordo dolcissimo, era molto legato agli alunni e li trattava con molta dolcezza.

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Nonna in prima media all’attuale Sannazzaro, 15×20, Napoli 1955, foto trovata nell’album dei ricordi di mia nonna

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Nonna (in seconda fila, la terza, a partire da sinistra) in terza media all’attuale Viale delle Acacie, 15×20, Napoli 1957, foto trovata nell’album dei ricordi di mia nonna

Poi è andata al liceo classico Sannazaro con professori saggi, preparatissimi e molto competenti. All’università mia nonna si è iscritta a matematica dove ha conosciuto mio nonno Aldo con cui studiò un esame e “galeotto fu il libro e chi lo scrisse” (quinto canto dell’inferno di Dante Alighieri, il poeta preferito di mia nonna) perché si sono fidanzati e poi sposati.

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Laurea dei miei nonni, 20×25, 1969, Università Matematica di Napoli, foto trovata nella libreria di mio nonno

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Matrimonio dei miei nonni, 15×20, 1972, Chiesa di San Francesco Napoli, foto trovata nella libreria di mio nonno

I miei nonni dopo essersi sposati hanno avuto due figli, Viviana (mia madre) e Maurizio (mio zio). Entrambi i miei nonni hanno insegnato matematica. Mia nonna al liceo e mio nonno all’università. Adesso sono in pensione e sono molto contenti di avere dei nipoti che amano.