Invito all’incontro conclusivo della II edizione del progetto Sguardi e Storie, Napoli 21 maggio 2019

Vi aspettiamo!

Grazie a tutti gli istituti che hanno promosso e patrocinato il progetto.

Un ringraziamento speciale alla Società Napoletana di Storia Patria, alla sua Presidente, Professoressa Renata De Lorenzo e allo staff della società, che ci ospiteranno il 21 maggio!

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Team II edizione – La professoressa Roberta Tozza si presenta e rappresenta

Sono Roberta e partecipo per la prima volta al progetto “Sguardi e Storie”, con la classe I M e la collega Alessandra Di Giovanni.

Per presentarmi ho scelto questa foto che, credo, rappresenti tutto quello che io considero importante nella vita e quanto io abbia dovuto faticare per arrivare a momenti come questo.

In realtà si tratta di un “selfie di famiglia” ed è stato scattato in Piazza del Popolo, durante la giornata che abbiamo trascorso a Roma in occasione della Laurea Magistrale in “Design e comunicazione grafica e visiva”, conferita a mia figlia Francesca.

La neodottoressa è inquadrata in primo piano, ed è lei a fotografare il gruppo, mentre, in secondo piano, in campo medio, sui gradini alla base dell’obelisco, si trova una rappresentanza ristretta di quella che ritengo essere la mia famiglia allargata.

In prima fila, nel gruppo, con un cappello e un giubbino sgargiante, Raffaele, il mio primogenito, un ragazzo Down, alla sua destra la cugina paterna Caterina (in rappresentanza dei diciotto in totale).

Sul gradino superiore ci sono io, al centro della foto, con, alla sinistra, il mio attuale compagno, Giovanni, in mezzo mia sorella e, intorno, alcune delle amiche più care di mia figlia (quasi a proteggermi).

Eccomi, nel dettaglio della fotografia

Tornando alla fotografia in apertura, sul gradino più alto, da destra, il mio ultimo figlio Luigi, che ha un padre diverso dagli altri due, quindi il mio ex marito, padre di Francesca e Raffaele, a seguire Sergio con Elio, uno dei suoi 5 fratelli.

Pur essendo stata scattata per gioco e per ricordo di una giornata felice e spensierata, in realtà, quest’immagine racchiude, casualmente, significati più profondi significati.

In essa, la mia posizione sembra essere, così come in realtà effettivamente avviene, il fuoco attorno al quale ruotano tutti gli altri protagonisti.

Il momento di serenità, catturato da questa foto, ha alle spalle una lunga catena di sforzi, contrasti e discussioni che ho dovuto affrontare per riuscire a fare in modo che, da questi istanti di gioia, nessuno, nella cerchia delle relazioni affettive di noi tutti, fosse escluso.

In definitiva, la famiglia è per me la cosa più importante, da me intesa come un luogo di inclusione e accoglienza, anche per chi se ne allontani.

Team II edizione – La professoressa Antonietta Gioia si presenta e rappresenta

Gioia Antonietta

Antonietta Gioia, Torre del Greco, 1965

Nell’edizione di quest’anno del progetto“ Sguardi e Storie” partecipo insieme alla classe II sez A.

Per rappresentarmi e presentarmi ho scelto una foto che ferma un momento dei miei primi anni di vita. Sono ripresa in spiaggia, a Torre del Greco, su un gonfiabile “la mucca Carolina” che ebbe successo tra i bambini della seconda  metà degli anni ’60: raccogliendo le etichette dei formaggini di una nota marca si poteva vincere una delle diverse versioni gonfiabili della mucca Carolina.

Nella foto viene fissato un frammento della mia infanzia: ritratta a figura intera, indosso un costumino di stoffa realizzato dalla mia mamma. Era un giorno d’agosto del 1965 e intorno a me c’era una famiglia che si era costituita: mio padre, mia madre e  i miei fratelli. Erano gli anni del boom economico: nelle case degli italiani, per la prima  volta,  entravano elettrodomestici come frigoriferi, cucine e lavatrici, cambiando radicalmente la vita delle massaie italiane.

Con rapidità si verificarono cambiamenti socio-economici che fecero gridare al miracolo economico e trasformarono completamente lo stile di vita degli italiani, ma il paese non riuscì a risolvere quei problemi strutturali tra cui la sperequazione tra nord e sud. Lo slancio ottimistico verso il futuro veniva espresso con l’acquisto dell’automobile vista sia come status symbol sia come potente strumento di libertà e di velocità. Anche la mia famiglia non si era sottratta all’acquisto di una nuova auto: mio padre aveva sostituto la FIAT 500, troppo piccola per le esigenze  familiari  con la “600”.

Nella foto in lontananza viene ripresa l’auto del mio papà: la  FIAt 600, un’icona del boom economico di quegli anni che cambiò decisamente il modo di vivere e le abitudini degli italiani. Non aveva l’airbag, né l’impianto di climatizzazione, aveva forme arrotondate per risparmiare lamiera e peso, era dotata di solo due portiere incernierate controvento. Quest’auto aveva un’abitabilità discreta per 4 persone, ma la mia famiglia era composta da 2 adulti e 4 bambini. Per questa ragione, nella parte posteriore dell’automobile, io e i miei fratelli eravamo un po’ stretti, accaldati d’inverno e sudati d’estate. Non ho ricordi di questa foto, ma ritornano alla mente emozioni connesse ai profumi che uscivano dalla cesta di vimini preparata e caricata  in auto  tutte le volte che andavamo al mare. Si risvegliano, ad anni di distanza, particolari, dettagli visivi, ma anche emozioni che mi rimandano a quel profumo che proveniva  da quello scrigno di vimini, che conteneva soprattutto gli amati rigatoni con il sugo. A distanza di anni leggo questa foto con gli occhi di  donna matura riconoscente alla vita, che due giovani, Renato e Maria, mi hanno donato, grazie all’amore che si sono promessi proprio negli anni di quel lontano boom economico.

Team II edizione – La professoressa Michela Mazzotti si presenta e rappresenta

Plaza de Toros,  Maracay,Venezuela 1990 Plaza de Toros, Maracay, Venezuela 2019

Plaza de Toros, Maracay,Venezuela 1990 Plaza de Toros, Maracay, Venezuela 2019

Partecipo per la prima volta quest’anno al progetto “Sguardi e Storie” con la classe III A.
Per presentarmi ho scelto queste immagini, sollecitata dagli eventi del nostro presente storico. Sullo sfondo di entrambe si trova il medesimo edificio.
Nella prima fotografia sono ritratta, nell’agosto 1990, a figura intera in campo medio. Mi trovo nella piazza di una ridente cittadina venezuelana, Maracay, e alle mie spalle si scorge la statua di Cesar Giron e di un toro, simbolo di un’epoca d’oro per il Paese, ricca di eventi e manifestazioni di ogni genere. L’Arena, storico edificio con archi in stile arabo, che ospitava la Corrida cittadina, è oggi scenario di proteste e cortei contro l’attuale regime. La seconda fotografia, trovata sul web, lo testimonia.
Sono stata  in Venezuela nei favolosi anni ‘90, in visita ai nonni di mio marito che lì avevano fondato una grande azienda conserviera in seguito all’emigrazione del dopoguerra.
Gli ultimi avvenimenti che hanno richiamato l’attenzione internazionale su questo Paese, hanno suscitato in me ricordi ed emozioni di quei viaggi spingendomi a una riflessione sul contesto politico che attualmente è profondamente cambiato.
Negli anni ‘90 il Venezuela era un Paese florido e con uno sviluppo promettente: una natura lussureggiante e una vita sociale ricca di divertimenti e opportunità hanno caratterizzato le mie giornate in quel periodo. Oggi a guardare le immagini trasmesse dai mass media quasi non riesco a crederci…un Paese dilaniato dalla guerra civile, sull’orlo del baratro, intere famiglie che scappano alla ricerca di una vita migliore. Quel miraggio di benessere e progresso raggiunto negli anni del boom economico è crollato nell’arco di un decennio e ciò per la brama di potere di governi dittatoriali e senza scrupoli. Come può l’uomo non imparare dai propri errori?
La storia sembra ripetersi e ancora una volta c’è tanta sofferenza per la perdita dei propri cari e dei beni conquistati con tanta fatica e sacrificio da un popolo fiero e soprattutto dalla generazione di migranti a cui appartenevano anche i nonni di mio marito.

Team II edizione – La professoressa Valeria De Laurentiis si presenta e rappresenta

Valeria

Ritratto di Valeria De Laurentiis, Napoli luglio 2017

Eccomi, in una foto digitale, a colori, scattata con uno smartphone, nel luglio 2017 a Napoli.

Nell’edizione di quest’anno del progetto “Sguardi e Storie” partecipo insieme alla III E.

Nella fotografia sono rappresentata a figura intera, centrata, in torsione, campo medio, su uno sfondo costituito da un drappo verde in plastica che lascia intravedere un muro scrostato. Sul drappo è poggiato uno specchio incorniciato che doveva essere in origine la parte superiore di un mobile da salotto. È malandato, tenuto insieme da un adesivo, e riflette, richiamando alla memoria il ritratto dei Coniugi Arnolfini di Van Eyck, il fotografo, che è un giovane uomo in bermuda e maglietta. Accanto a lui, si intravvede uno stand con degli abiti.

Guardo in macchina, colta in un attimo di transizione tra un sorriso e frammenti di conversazione, mentre tengo con la mano destra una borsa verde erba che spicca accanto al rosa acceso dell’abito estivo che indosso. Non sono realmente in posa, sembra che il fotografo mi abbia immortalata mentre mi muovevo, accennando un buffo passo, con la mano sinistra infilata nella tasca dell’abito.

Il “punctum” della foto, come lo definiva Roland Barthes, per me è nei colori allegri e vivacissimi della figura, dello sfondo e dei dettagli come la collana di piccoli coralli multicolore e i sandali bianchi sul grigio fucile della pavimentazione. Stonano piacevolmente con l’ambientazione tutto sommato decadente. L’inquadratura è leggermente schiacciata perché il fotografo mi ha inquadrata dall’alto e ha cercato di farmi entrare tutta intera nel campo.

Dove sarà stata scattata questa foto curiosa e con quale intenzione? Qualche indizio si ricava dallo sfondo: lo specchio, gli abiti. Un osservatore attento potrebbe riuscire a notare il cartellino che pende in alto, sulle mie spalle.

Mi trovo nel mercato di Antignano, la zona più antica del Vomero, quartiere collinare di Napoli, dove dal lunedì al sabato mattina è possibile trovare di tutto: abiti, scarpe, accessori per casa e cucina, scarpe, intimo e, nella zona coperta, alimenti. Sto provando un abito dal mio rivenditore usuale, il signor Antonio, che compra rimanenze da commercianti e produttori, spesso di marche note, e le rivende dividendo per tre e anche per quattro il prezzo del cartellino. Ho bisogno del parere di mia sorella, esperta del settore, per decidere l’acquisto e il figlio del signor Antonio si offre di scattarmi una foto da inviare sul momento. Questa quindi è una foto che nasce con uno scopo che non saprei definire con le coordinate note, come tante che potrebbero affollare gli archivi fotografici del futuro: nasce da un’esigenza che chiamerei impropriamente “di servizio “, documenta un’informazione, risolve sinteticamente una necessità momentanea che in altri tempi avrebbe richiesto una descrizione verbale. Bisognerà mettere a punto nuove riflessioni, nuove categorie per inquadrare i diversi ruoli della fotografia nel mondo attuale, ai tempi dello smartphone in cui si può, in qualsiasi momento e per gli scopi più disparati, scattare una foto.

Eppure, questo scatto, destinato a essere cancellato, l’ho conservato perché, senza alcuna premeditazione, né del fotografo né del fotografato, a me pare bello e trova un senso, a ben guardare, non solo estetico.

Questa foto racconta della persistenza della realtà economica, antica e ben radicata a Napoli, del mercato come luogo popolare di vendita a buon prezzo, spesso all’aperto, circuito parallelo a quello del commercio ufficiale e legale in un negozio. Testimonia l’adeguarsi del mercato popolare, nel campo dell’abbigliamento, al concetto di outlet che, nato negli anni ‘70 negli USA, approda in Italia verso la metà degli anni ‘90, come soluzione al problema di smaltire le rimanenze, spesso anche di marca, della produzione che i meccanismi del consumismo capitalistico vogliono sempre crescente e inarrestabile.

Documenta anche lo spaccato socioeconomico della classe borghese medio-piccola, mediamente istruita, che oggi non disdegna di comprare al mercato incrociando il piacere (o l’illusione?) di un acquisto creativo (l’arte di saper trovare e il gusto per combinare elementi disparati) con un’esigenza di risparmio imposta dalla crisi economica dilagante (gli stipendi degli insegnanti lo provano)

Se dovessi taggare quindi questa foto userei categorie come: sistema economico, mercato/popolare, borghesia, consumismo, globalizzazione, crisi economica, sistemi di produzione, moda, crisi politico/economica, produzione e distribuzione delle merci…

Infine, può essere interessante aggiungere che questa foto, tagliata, è stata utilizzata da mia cugina, Paola Loffredo, professionista di grafica e web editing, per realizzare un ritratto in grafica vettoriale.

Valeria

Paola Loffredo, Ritratto di Valeria, 2017

Questo sentiero dell’arte contemporanea era stato aperto da Wharol e continua a dare frutti, a testimonianza del travaso continuo tra le due arti, pittorica e fotografica, che dagli albori della fotografia non ha mai smesso di esistere.