LA FAMIGLIA PAPA E I SUOI STUDI DI MEDICINA, di Marco Papa, III D

La storia dei miei nonni inizia con quest’immagine scattata nel 1946 alla facoltà di medicina di Napoli nell’anno accademico 1946-‘47 e al momento dello scatto della foto mio nonno era assente.  Mia nonna (Amalia Pozzi) a quel tempo ventiduenne, nella foto è facilmente riconoscibile dato che è la seconda ragazza bionda alla nostra destra.

Invece un anno dopo, nella foto del ‘48, mio nonno era  presente al momento dello scatto assieme alla nonna. Li ho evidenziati con il colore blu. L’ argomento di cui voglio parlare di fatti è la medicina che ha unito i miei nonni sia nella vita sia nel loro amatissimo  lavoro.

Invece qui era l’ inizio del nuovo lavoro del dottor Nello Papa all’inaugurazione di un nuovo reparto di chirurgia. Mio nonno è facilmente riconoscibile perché è al fianco del cardinale.

Questa foto invece rappresenta il matrimonio dei miei nonni uniti dallo studio e dal lavoro, oltre dall’amore fino ad arrivare appunto al gran passo del ‘53, quando si sposarono. Conosco questa foto fin da quando ero piccolo e mia nonna me la mostrava ogni qual volta la andassi a trovare a casa sua. Ciò che ho scoperto invece facendo questa ricerca, informandomi da mio padre, è che al nonno non piaceva essere ritratto in vecchiaia e quindi le uniche foto che possediamo di lui sono le foto scolastiche e quelle nel fiorir della sua giovinezza.

Ma attenzione, se pensate di cogliere mio nonno solo come uomo di scienza, perché era una persona molto affezionata alla religione (come si può vedere in questa foto il giorno del suo matrimonio) ed era molto devoto ad aiutare il prossimo. Per conciliare questa attività  con il lavoro iniziò a lavorare in una clinica per la disintossicazione dalla droga. La nonna invece si occupava di bambini, infatti era un’eccellente pediatra e quando le si chiedeva perché avesse scelto di fare questo lavoro dava sempre la stessa risposta: mi piace aiutare le persone in particolare i più piccoli. La dott.ssa Amalia Pozzi non smetterà di lavorare fino al suo spegnimento, ma la storia dei Papa in medicina non si conclude qui: infatti mia sorella mira a lavorare in un pronto soccorso, quindi le idee dei nonni continuano a camminare sulle sue gambe!

Nonno Nino, una vita dedita agli altri, di Sharon Leoniddi, I A

Quando mi è stato chiesto di parlare di una persona della mia famiglia, a partire da alcune fotografie, ho pensato subito al mio nonno materno, il nonno Nino.

nonno Giovanni

Nella foto appare lui accanto a una frase scritta nella copertina di un suo libro: è chiaro che la sua vita è stata molto avventurosa.

Si chiamava Giovanni de Falco e nacque a Napoli il 23 agosto 1923, tanto tempo fa.

Non visse a lungo a Napoli perché il suo papà viaggiava molto per lavoro: Tripoli, Pizzo Calabro… Purtroppo circa due anni fa è morto.

nonno Giovanni prete

 

 

Quando venne scattata questa foto il nonno era prete… sembra impossibile ma è così: esattamente viveva in Africa e prestava aiuto nelle missioni dei Padri bianchi. Molti dei trent’anni che visse lì furono in Algeria: partecipò alla rivoluzione algerina e venne addirittura condannato a morte per la difesa del popolo, si salvò per miracolo!

Così ricorda quel periodo una sua amica, Gisa Legatti, alla sua morte:

«Partecipa, in Cabilia, alla lotta di liberazione entrando in contato con personaggi della resistenza e in particolare con Ait Ammed con cui fonderà, a liberazione avvenuta,il Fronte Forze Socialiste FFS. La sua opposizione alla deriva militare della situazione algerina gli costerà arresto, carcere e tortura. Liberato dopo due anni sarà espulso dall’Algeria. Dopo altre missioni in Africa e in medio oriente che lo vedranno presente in Libia al momento dell’arrivo di Gheddafi e in Libano, ritornerà Varese dove lavorerà con Vito Scamarcia in un laboratorio di restauro e di arte a Biumo».

Alla sua morte abbiamo trovato il suo diario scritto in prigione ma in francese.

bisnonni

Questa foto è davvero antica: mi fa un po’ impressione, cerco di immaginare come vivessero in quel periodo e mi sembra che si vestissero in modo molto strano. Qui il nonno è in braccio al suo papà e accanto a sua mamma e ai suoi fratelli: nemmeno mia madre ha conosciuto i miei bisnonni perché nonno Nino si è sposato davvero molto tardi ed è diventato papà a 54 anni: prima, come già accennato, era nelle missioni in Africa e faceva parte dei Padri bianchi ( Missionari d’Africa).

Comunque dicono tutti che mia mamma Laura assomiglia tantissimo al bisnonno e forse è vero.

nonno fratelli

Qui il nonno è al centro tra i suoi due fratelli, Enzo e Mario, che ormai non ci sono più.

Mario si trasferì in Australia dove ancora oggi vivono i cugini della mamma: li vediamo ogni tanto in Italia e spero un giorno di andarli a trovare anche io. Guardando questa immagine mi sembra di somigliargli un po’ anche se la foto in bianco e nero non fa vedere bene i colori ma aveva gli occhi chiari come i miei.

Più guardo queste immagini e più mi incuriosisco della sua vita: la mamma mi ha appena raccontato meglio che nonno Nino in Algeria faceva parte dei rivoluzionari che proteggevano il popolo e nascondeva alcuni ribelli sotto i sedili del suo furgoncino per farli scappare oltre il confine e metterli in salvo.

nonno anziano

Non sembra proprio un uomo che da giovane ha avuto una vita così  movimentata. Forse nei suoi occhi, nello sguardo, magari sì…

Ho chiesto perché abbia deciso di non essere più prete e ho scoperto che anche questa storia è tanto particolare: dall’Africa lui tornava per fare degli esami in seminario a Napoli e quando veniva qui dormiva da sua zia Raffaella che aveva un pensionato per studenti.

La zia Raffaella aveva una figlia molto più giovane di lui (venticinque anni), Anna, sua cugina di secondo grado.

Diventarono tanto amici e cominciarono a scriversi tantissime lettere: finì che si innamorarono e il loro sogno diventò quello di sposarsi e andare a fare i missionari in Africa insieme.

La mamma mi ha spiegato che in quell’epoca fu uno scandalo!

Il nonno smise di essere prete, scapparono insieme e la famiglia, che era la stessa per tutti e due visto che erano cugini, si arrabbiò tantissimo.

Riuscirono nonostante tutto a sposarsi e, poco dopo, nel settembre 1976, nacque mia zia Miryam e solo un anno dopo la mia mamma, Laura.

mamma zia

La mia mamma nella foto è la più piccola: le somiglio tanto…

Ma torniamo al nonno: purtroppo tutti i suoi sogni non si realizzarono e la nonna Anna invece di andare in Africa decise di rimanere in Italia.

La nonna insegnava storia dell’arte ed era stata trasferita a Varese ancor prima di rimanere incinta infatti la mamma e la zia sono nate lì. Il nonno però non riuscì ad abbandonare l’idea di aiutare il prossimo e di vivere in modo diverso da quello che la nonna voleva così si separarono. Lui viveva in un quartiere di bisognosi e divenne l’angelo custode di poveri ed extracomunitari: la sua casa era aperta a tutti e presto a Varese diventò una persona tanto conosciuta.

A Varese aprì un laboratorio in cui restaurava mobili antichi e dipingeva quadri a olio o con la tecnica degli smalti a fuoco su rame: era un vero artista e aveva imparato tutto questo in Africa. Inoltre, insegnava all’Athena, scuola privata, arabo e francese che parlava perfettamente, come l’italiano. Spesso veniva chiamato in tribunale come  perito  per delle traduzioni. Nonostante questo viveva in povertà per scelta e tutto quello che guadagnava lo divideva con chi aveva bisogno del suo aiuto.

Ecco dei mobili che ancora abbiamo e che restaurò lui tantissimi anni fa:

E questi sono due suoi dipinti:

Ma c’è di più: il nonno Nino non smetteva mai di studiare e si appassionò a Dante che io ancora non ho studiato. Provò per anni a tradurne versi arabi mai capiti prima e negli anni ‘90 venne  chiamato a presentare il suo studio nelle scuole. Tantissimi anni dopo pubblicò il suo libro ‘Arabum Est’.

copertinalibrononno

 

Questa è la copertina del libro, la copia di mia mamma. La firma è la sua, era arrabbiato perché il suo cognome de Falco si scrive con la d minuscola e invece sul libro scrissero tutto in maiuscolo così le copie per i parenti le corresse una a una.

Il libro scritto da nonno Nino è un po’ difficile per me ma ci sono dei versi che lo descrivono molto bene e ho scelto, tra i diversi, questi:

 

 

Il suo volto morbido appuntito dal pizzetto…

Lo sguardo attento dei suoi occhi celesti trasparenti…

I suoi modi cortesi e cordiali…

La sua voce calma…

Stanco ma non domato…

Ricchissimo di storie e di esperienze…

La sua conversazione libera leggera, non convenzionale o risentita…

Il nonno era tanto buono anche con noi nipotini, sempre sorridente anche quando si è ammalato. Non è mai riuscito a tornare in Africa se non per periodi brevi ma la sua gioia eravamo noi dieci nipoti: io e i miei tre fratelli e i sei figli di zia Miryam, i miei cuginetti.

In questa foto è con il suo ultimo nipotino Pietro:

nonno nipotino

Questo ricordo è di cinque anni fa…

Purtroppo ci ha lasciati nel maggio 2017 e quando è successo la mia sorpresa è stata di trovare in Chiesa tantissime persone e anche alcuni Padri bianchi arrivati dall’Africa e da altre città. Durante la messa hanno parlato di lui e raccontato tante cose che non sapevo! In quei giorni sono stati pubblicati tantissimi articoli sui giornali locali ma anche su quelli francesi perché lui dopo la guerra in Algeria visse per qualche tempo in Francia.

Ho trovato questo articolo sul web che lo ricorda e ripercorre la sua storia:
Addio a Nino De Falco. Uomo raro, di Linda Terziroli, del 2017

Le prossime foto mi piacciono molto perché in fondo sono tutto quello che il nonno amava:

Con le sue figlie Miryam e Laura nel giorno del suo 92° compleanno… E con tutti noi nipoti.

Concludo la mia storia con un pensiero: credo che il nonno avrebbe vinto il concorso del Babbo Natale più bello e buono del mondo…

nonno babbo natale

Il mio prozio e Papa Giovanni XXIII, di Maria Rachele Andreozzi, II A

In questa foto, del 1 Ottobre 1961, sono ritratti il fratello di mia nonna materna, Padre Salvatore Pappalardo, insieme a Papa Giovanni XXIII, al centro trasmittente della Radio Vaticana di Santa Maria Di Galeria (Roma), scattata in occasione della visita del Papa.

papaGiovanniXXIII

Il mio prozio nasce il 25 Marzo 1922 a Pellezzano (SA). A pochi mesi dalla sua nascita la famiglia si trasferisce a Roma dove dalla prima elementare frequenta il collegio Massimiliano Massimo, retto dai Gesuiti. Completati gli studi divenne giornalista e gesuita. Fu per più di 30 anni vicedirettore della Radio Vaticana ed anche portavoce di Papa Giovanni XXIII. Mia mamma, unica nipote, lo ricorda come uno zio molto austero e presente.

guanti

Al Papa fu particolarmente vicino negli ultimi mesi della sua vita e per questo ebbe in dono questo paio di guanti (nella foto) adoperati dal Papa fino all’ultima Pasqua della sua vita, 14 Aprile 1963. I guanti sono custoditi in un reliquiario in vetro e stoffa e alla morte di P. Salvatore Pappalardo sono passati alla sorella (mia nonna). I guanti furono donati dal segretario del Papa Monsignor Loris Capovilla al fratello di mia nonna in segno di gratitudine. Fu lui anche ad annunciare la morte del Papa.

Papa Giovanni XXIII, muore dopo un’agonia di tre giorni la sera del 3 giugno 1963. Come vediamo da questa foto la salma di Giovanni XXIII, inizialmente sepolta nelle Grotte Vaticane, all’atto della beatificazione è stata traslata nella navata destra della Basilica di San Pietro, esposta in una teca di vetro. La salma di Papa Giovanni XXIII è ancora oggi esposta a San Pietro e io mi sono recata lì per scattare questa foto.

papa_morto

Papa Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli, nasce nel 1881 a Sotto il Monte, presso Bergamo. Fu ordinato sacerdote nel 1904, successivamente vescovo e, dopo vari incarichi, fu nominato cardinale e patriarca di Venezia nel 1953. Divenuto papa il 28 ottobre 1958, introdusse uno stile diretto e cordiale nei rapporti con i fedeli e con l’intera società.

Annunciò la convocazione di un Concilio Ecumenico, il Concilio Vaticano II che avviò la riforma della Chiesa cattolica e il dialogo con le altre Chiese. Su Youtube ho trovato questo film dell’archivio Luce che parla del Concilio e della riforma.

Seppe avvicinare con cordialità tutti gli uomini, credenti e non, e per questo fu soprannominato il “Papa buono”.

Giovanni XXIII nel corso del suo pontificato uscì più volte dal Vaticano per visitare le parrocchie di Roma, ed entrò negli ospedali e nelle carceri per incontrare i malati e i detenuti; in questo modo il Papa non veniva più percepito come il rappresentante di un Dio lontano e inaccessibile, che incuteva timore, ma come un uomo di Dio capace di incontrare le sofferenze degli altri uomini per testimoniare l’amore di Gesù Cristo.

Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni è quello noto come “discorso della luna”.

L’11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli. Chiamato a gran voce, Roncalli decise di affacciarsi, per benedire i presenti. Poi decise di pronunciare a braccio un discorso semplice, dolce e poetico, con un particolare richiamo alla luna, contenente elementi del tutto innovativi.

Particolarmente famose sono le frasi finali, improntate sulla linea dell’umiltà:

«Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza.»

Giovanni XXIII viene dichiarato beato da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000. Per papa Giovanni XXIII però ci fu uno “strappo” alla regola. Secondo le norme della chiesa, infatti, occorre un miracolo per essere dichiarati beati e un altro per diventare santi. Lui, invece, sarà santo, anche senza un secondo miracolo. Papa Francesco, infatti, l’ha dispensato dal miracolo.

arma carabinieri

In questa foto, scattata il 1° Luglio 1965, sono raffigurati il mio prozio, primo a sinistra, al centro Padre Arrupe al tempo generale dei gesuiti, ed a destra un generale dell’arma. Questa foto rappresenta la loro partecipazione ad un concerto della banda dei carabinieri presso la scuola allievi.

 cappellano arma

In quest’altra foto, il mio prozio celebra una messa nel cortile della scuola allievi carabinieri di Roma essendo  stato anche cappellano dell’Arma.

Non ho conosciuto personalmente P. Salvatore Pappalardo, ma dai racconti della mia  nonna e di mia madre mi è stato presentato come persona colta e attenta al protocollo ma molto vicina alle persone che gli chiedevano consigli. Voglio pensare che come mio prozio mi avrebbe fatto conoscere i tanti  ricordi della sua vita ricca e impegnativa.

 

III E – La mia famiglia, di Carlotta Palladino

Nelle foto sopra sono raffigurati i miei bisnonni: la bisnonna Annunziata Cuviello e il bisnonno Salvatore Palladino.

Il mio bisnonno nacque nel settembre del 1870 e dal matrimonio con la bisnonna Annunziata nacquero mio nonno e altri 6 fratelli. Mi racconta papà che suo nonno era una delle poche persone che nel quartiere aveva  studiato a Napoli. Egli possedeva le cave di lapillo e pozzolano (sul sito della società della mia famiglia, a questo link sono spiegati tutti i materiali inerti per le costruzioni). All’epoca si cavava a mano e si trasportava tutto utilizzando il bestiame, ma la sua attività principale era quella del commercio di bovini vivi. Il bisnonno era un uomo intelligente e molto pratico, riusciva a prevedere le piogge, quando il vento girava in un certo modo. Era un uomo molto cattolico e praticante, tutte le domeniche si recava in chiesa. Il bisnonno aveva l’abitudine di portare i figli nel periodo estivo al mare con l’ autista nelle loro macchine perché erano in dieci.  All’epoca erano in pochi a possedere un’automobile con l’autista che portava il bisnonno Salvatore in giro per affari.

KBKRE4271 Questo è mio nonno Antonio nel 1955 all’età di 32 anni  raffigurato nella sua fabbrica di blocchi di cemento, che ancora oggi porta il suo nome, la Antonio Palladino SrL.

Negli anni 50’ nella  fabbrica si lavorava tutto a mano e la produzione dei manufatti era limitata. Mio nonno era un noto imprenditore napoletano che aveva come obbiettivo quello di salvaguardare la salute dei suoi dipendenti. Subito dopo il 1955 mio nonno andò in Germania per comprare dei macchinari automatici. A quell’epoca la fabbrica era tra le più avanzate d’Italia poi nel 1960 il nonno intraprese anche una nuova attività, quella di costruttore, realizzando numerosi parchi a Napoli e provincia. Il nonno arrivò ad avere 380 dipendenti tra l’edilizia e l’industria.

Mio nonno Antonio è nato a Napoli il 13 giugno 1925, ed era l’ ultimo sette fratelli. Egli da piccolo ha studiato nelle scuole statali al centro di Napoli, diplomandosi poi nelle materie umanistiche e nello stesso tempo lavorava con suo padre alla vendita dei bestiami: allora il bisnonno Salatore era uno dei più grandi e facoltosi commercianti della Campania. Nel 1942 il nonno e la nonna Vincenza si sposarono e nacquero sei figli: Nunzia, Emma, Salvatore, Luigi, Anna, Vito e Ciro.

Mio nonno era un uomo molto saggio e intelligente, mio padre mi racconta che il nonno tutte le mattine comprava due quotidiani e curava gli interessi economici direttamente lui o quanto meno riusciva a controllare tutti i suoi dipendenti. Mio nonno era il primo a entrare in  fabbrica alle sei del mattino, per tornare a casa quando mio padre già dormiva. Tutti erano molto affezionati a quest’ uomo che chiamavano “Don Antonio”. Nelle numerose opere che ha realizzato non ha mai voluto che comparisse il suo nome. Era un uomo umile e disponibile con tutti, ancora oggi persone che mio padre conosce ringraziano il nonno che con una stretta di mano ha consentito a molte persone di avere un tetto sotto cui abitare. Mio padre mi racconta della sua bontà, ma si lamenta dei pochi momenti trascorsi con lui poiché era molto preso dal lavoro. Aveva la passione per la campagna. Alle spalle della fabbrica di blocchi si costruì una stalla dove allevava mucche, maiali, galline e conigli. Sistematicamente ogni mese macellavano un intero vitello per poi donarlo ai figli e a tutta la famiglia che ci circondava, era un momento di ritrovo di tutta la famiglia Palladino, si cucinava la carne macellata. Era una grande festa che mio padre ancora oggi ricorda con grande piacere. Inoltre era un  uomo religioso e un buon intenditore di vini, infatti possedeva una sua cantina interrata nella quale d’estate faceva freddo e lì il nonno raccontava a mio padre il modo in cui rapportarsi con le persone; anche in questo suo hobby lui coordinava tutto, in particolare il periodo della raccolta dell’uva.

Non amava vestirsi in giacca e cravatta, infatti si vestiva così solo per andare in tribunale e diceva a mio padre che era per rispetto al giudice che in quel momento lo giudicava … ovviamente erano cause civili legate al lavoro.

Un periodo brutto per il nonno Antonio fu la perdita del figlio Luigi, e per un mese non uscì di casa e neanche in casa si riusciva a percepire la sua presenza, chiuso nel suo studio, con il dispiacere che si portava nel cuore. Questo dolore però non fu solo di mio nonno, ma di tutta la famiglia.

Mio padre, l’ultimo dei sei figli, è nato nell’ottobre del 1963. NQOI5003Anche lui ha frequentato le scuole per poi diplomarsi geometra.

Appena diplomato andò a lavorareLFDI7646 nell’azienda di famiglia. Mio padre  non riusciva a stare alle dipendenze del nonno, così mise su una fabbrica di calce a grassello, una fabbrica di tubi in plastica e una fabbrica di intonaci premiscelati a base di cemento che ancora oggi sono attive con l’impiego di 40 dipendenti.

Anche se distaccatosi dall’azienda familiare mio padre era molto legato al nonno e condividevano l’ ufficio nello stesso stabile. Quando mio nonno tragicamente morì nel 1991  mio padre con i fratelli condussero per un periodo l’azienda del nonno. Poi ogni fratello prese la sua  strada con una propria attività, mio zio Vito attualmente è proprietario di un istituto di vigilanza privata, zio Salvatore fa un attività simile a quella di mio padre in più è proprietario di due hotel, mia zia Emma gestisce con il figlio la fabbrica dei blocchi in cemento lasciatagli in eredità dal nonno, zia Nunzia gestisce i numerosi condomini della famiglia.

A seguire una galleria di immagini della mia famiglia, da papà a mamma, alla sottoscritta, ai fratelli e cugini.

 

III E – Storia di mia mamma. Dalla Polonia all’Italia, di Claudia Austero

Mia madre, Danuta Tomanska, è nata in Polonia nel 1981, da Bozena Malewicz e Jòzef Tomanski.

Bozena, mia nonna, è nata il 18 aprile 1944 nella Polonia Grande.

RCA

UN primissimo piano di Bozena Malewicz, mia nonna materna

 

La Polonia Grande e la Polonia Piccola.

Jòzef, mio nonno, invece è nato il 19 settembre del 1935 nella Polonia piccola.

RCA

Jòzef Tomanski, mio nonno materno

Jòzef lasciò Wara, il suo paesino di origine per andare a lavorare in miniera a Watbreych, dove incontrò Bozena che lavorava in una fabbrica di tessuti. Quando si sono conosciuti avevano il primo trent’anni e la seconda venti anni.

A causa della malattia del padre, il mio bisnonno, Jòzef fu costretto a ritornare nella città di Wara con Bozena.

Lì trovarono lavoro lui come muratore e lei come bidella in una scuola. misero da parte i soldi per comprare una casa. Quando Bozena aveva ventidue anni nacque il primo figlio, Mirko, e la loro casa era pronta.

Dopo vennero al mondo altri sette figli:  Beata, Riccardo, Grazyna, Anna, Danuta, Marcello, Lidia.

RCA

A Wara, Jòzef comprò terreni per coltivare farro, tabacco, patate, fragole, barbabietole.

Danuta, mia mamma, litigava spesso con fratelli e sorelle ma tra loro c’era molto amore.

Frequentava con buoni risultati la scuola e aveva compagni di classe a cui è rimasta legata ancora oggi. Al ritorno dalla scuola  andava a lavorare nei campi con la madre.

La mia famiglia è cattolica. Nella foto, mia madre durante la prima comunione, con alcune amiche.

RCA

Danuta, quando aveva tempo libero si rilassava con numerosi giochi all’aperto: nascondino, lanciarsi in avventure nei boschi oppure d’inverno con pattini e slitte. Faceva parte di un gruppo di amici che si riuniva per vivere nuove esperienze.

In Polonia, quando mia madre era piccola si mangiavano minestre di tutti i tipi. Per il pranzo di Natale, Bozena preparava: primo piatto a base di pesce, tortellini fatti in casa, “gotobki”( foglie di verza farcite con riso, carne e funghi), biscotti natalizi e tanti dolci.

Per la cena di Natale, a tavola erano sempre in diciotto e si stava in buona compagnia.

A quindici anni, Danuta frequentò la scuola alberghiera che si chiamava Skota Budowlana.

In quel periodo lavorava anche come barista. Dopo tre anni conseguì il diploma di maturità. Mentre lavorava al bar penso di cercare lavoro in Italia perché la situazione economica in Polonia era molto difficile.

Ho trovato un documento della Caritas sul web che spiega la storia economica e dell’emigrazione polacca in Italia. Napoli è la seconda città italiana, dopo Roma, ad accogliere il maggior numero di polacchi. Ecco il documento in pdf.

In questa pagina web c’è invece una storia della Polonia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni novanta del Novecento.

Sul sito dell’archivio Luce e sul canale YouTube ho trovato molti cinegiornale soprattutto dagli anni trenta agli anni sessanta del Novecento che rappresentano eventi, personaggi, storie della Polonia e del suo rapporto con altri paesi, Germania e Italia in particolare. Si possono vedere a partire da questa pagina che ho trovato, cercando “Polonia” (ecco il link).

Mi ha colpito un servizio della Incom che fa vedere una mostra organizzata nel 1961 insieme all’Italia sulla storia del Risorgimento in entrambi i paesi.

Riprendo il mio racconto. Mia madre nel 2000 arrivò a Napoli. Nella foto, mia madre è ritratta durante una gita; purtroppo il giorno successivo a questo scatto seppe della morte di Bozena, sua madre.

RCA

In Italia Danuta trovò lavoro come collaboratrice domestica. Dopo tre mesi tornò in Polonia ma poi venne di nuovo in Italia, trovò come babysitter e si stabilì al Vomero. In seguito cambiò ancora lavoro e conobbe, nel 2003, mio padre, Alberigo Austero.

Dopo un anno nacqui io, nel 2004.

RCA

Avevo nove mesi quando andai per la prima volta in Polonia, ma purtroppo mia nonna non c’era più perché era morta di infarto a soli cinquantacinque anni.

Nel 2009 è nato mio fratello.

RCA

Nel 2015 anche mio nonno Jòzef morì per diverse malattie. Mia madre tornò in Polonia.

Ho una foto, in cui mio fratello ed io siamo mascherati per la festa di Halloween: per la prima volta eravamo senza mia madre.

Ora mia mamma è tornata e siamo nuovamente tutti insieme a Napoli.

III F – Missione in India, di Ornella Pannuto

IIIF_Ornella_Pannuto_1

La famiglia paterna, Napoli Mergellina 1944, 9×13 cm. Prima da sinistra, zia Raffaella, sorella di nonna e tuttora vivente. A seguire Suor Carmela, zia e sorella di nonna. Verso destra la bisnonna Maria, madre di mia nonna, quindi zio Filippo, fratello di nonna (tuttora in vita), il bisnonno materno, Salvatore, padre di mia nonna. La foto è conservata in un album, stampa analogica originale, a casa di nonna. L’occasione probabilmente è la festa di compleanno di mia nonna

Questa foto rappresenta la mia famiglia paterna: ci sono i miei bisnonni, Salvatore e Maria,  i miei prozii Filippo, Raffaella, Umberto Vittorio, Giovanni, Carmela, Francesco, Cristina e Domenico e la mia tris nonna Raffaella. Fu scattata il 24 aprile 1946, nel dopoguerra, in occasione dell’ordinazione sacerdotale di zio Filippo (tuttora vivente). E’ una bella foto di gruppo, un totale, sullo sfondo del mare e sulla destra, anche se parzialmente, si scorgono delle macerie che ricordano la fine della Seconda guerra mondiale.

IIIF_Ornella_Pannuto_2

La mia trisavola, nonna di mia nonna al centro, con ai lati zia Carmela, detta Suor Benedetta e zio Filippo, Padre Grillo, Napoli Mergellina, 1944. 14×9 cm, conservata in originale, da mia nonna in un album, scattata in occasione della festa di mia nonna.

Questa foto raffigura la tris nonna Raffaella con zio Filippo  e zia Carmela (detta suor Bernadette), rispettivamente sacerdote e suora nel giorno dell’ordinazione sacerdotale di Filippo, il 24 aprile 1946, a Napoli sul lungomare di Mergellina. Si tratta della stessa occasione della foto precedente.

IIIF_Ornella_Pannuto_3

E. Umana Cavalier, Il mio prozio, Padre Filippo, mentre presenta il progetto umanitario in India, Catania 1953, 18×13 cm. La foto è conservata in stampa analogica in un album di famiglia a casa di mia nonna, sorella di Padre Grillo. Mia nonna mi racconta che questo progetto fu un evento molto importante a cui lo zio dedicò molti anni ed energie.

Zio Filippo, divenuto prete, anzi, padre vincenziano, si dedicò ad attività missionarie e fu promotore di un importante progetto umanitario volto alla costruzione di un convento con annessa scuola in India, al quale lui e tanti altri sacerdoti dell’ordine dei padri Vincenziani dedicarono tantissime energie e risorse negli anni ’50 e ’60 del Novecento. L’immagine fu scattata il giorno dell’inaugurazione del progetto umanitario in India, presentato dal responsabile padre Filippo Grillo nell’anno 1953, a Catania. I padri missionari vincenziani sono molto noti per le loro attività, hanno una sede a Napoli addirittura dal 1668 e hanno una lunga storia, a questo link consultabile. E questo è il sito ufficiale e attuale della Congregazione: http://www.vincenziani.com/

IIIF_Ornella_Pannuto_4

Inaugurazione del progetto umanitario a Napoli, 18×24 cm. conservata dalla nonna in originale. Lo zio racconta di avere avuto una forte emozione prima della partenza

In questa fotografia ci troviamo nel cortile del Convento di Santa Maria dei Vergini a Napoli, nel giorno dell’inaugurazione ufficiale del progetto umanitario in India, nel 1954. Si tratta di un campo medio dove si assiste all’accoglienza da parte delle Suore del convento dei sacerdoti responsabili della missione, in partenza per l’India. Mio zio mi racconta che ricorda ancora con grande gioia l’emozione di quel giorno.

IIIF_Ornella_Pannuto_5

Padre Filippo e un altro sacerdote, India, 1965. 12×9 cm. Foto scattata in occasione di un viaggio per sopralluoghi di mio zio. Conservata in un album da mia nonna

Nella foto ci sono padre Filippo Grillo e il sacerdote indiano che ha accolto i missionari Italiani in India. E’ un ritratto dei due religiosi inquadrati totalmente sullo sfondo di cime.

IIIF_Ornella_Pannuto_6

Il convento e la chiesa costruiti in India, 1972, 9×9 cm. stampa da diapositiva, foto scattata da Padre Filippo durante un suo viaggio per seguire i lavori di avanzamento della missione. Conservata dalla nonna in un album

La missione ebbe successo e questo è il risultato di anni di sacrificio e dedizione: la foto, del 1974, mostra il convento e la chiesa già operativi da diversi anni. E’ un campo medio e a destra notiamo un indiano con una carriola intento probabilmente in lavori di sistemazione.

IIIF_Ornella_Pannuto_7

Mensa della scuola in India, 1975. 8×11 cm. La foto è stata scattata durante il viaggio fatto un anno dopo l’inaugurazione e ritrae bambini e donne con sacerdoti nel refettorio. E’ conservata in una scatola, nella di Filippo a casa di mia nonna, in originale. Lo zio racconta della gioia degli abitanti del posto, per la loro visita

Tra i risultati della missione umanitaria forse il più importante è stato l’aiuto ai bambini indiani poveri che finalmente hanno potuto mangiare regolarmente e avere una adeguata istruzione, grazie ai missionari Vincenziani di Napoli, guidati da padre Filippo Grillo, il mio prozio. Nella fotografia, un campo medio, in un refettorio, in primo piano si trova un bambino indiano con uno sguardo che colpisce e fa riflettere.

Nell’archivio storico della congregazione di Napoli si conservano lettere e altri documenti che riguardano le attività di Padre Filippo Grillo (qui il link).

Nel video che segue, trovato su YouTube un padre vincenziano spiega le attuali attività missionarie svolte nel rione Sanità a Napoli.

III F – La raccolta di Ornella Pannuto

Galleria

Questa galleria contiene 7 immagini.

  Ecco la mia raccolta. A questo link il mio racconto di famiglia dedicato a questo prozio: Missione in India In breve, la storia della mia famiglia Mi chiamo Ornella e sono figlia di Michele e Nicoletta. I miei genitori … Continua a leggere