Le donne in viaggio e l’emancipazione femminile, di Roberta Dal Fara

Le foto che ho trovato rovistando nel cassetto dei ricordi ritraggono alcune donne della mia famiglia in viaggio. Analizzando queste foto, oltre a scoprire quanto la mia famiglia in passato abbia viaggiato e quanto sia stato importante il lavoro al suo interno, ho avuto l’opportunità di capire come siano cambiate le donne nel corso del tempo. Inoltre ho potuto osservare le differenze tra le famiglie da cui provengo.

Viaggio in Grecia

La prima serie di foto che mostro è quella che ritrae il viaggio della famiglia di mio padre in Grecia. Ogni foto è descritta (naturalmente a mano)  sul retro da mio nonno, proprio come in un diario di bordo!

Ad esempio in una delle due foto seguenti sono ritratti mia nonna Angela e mio padre in campo medio, davanti all’entrata dello stadio di Olimpia nel 1990. Si può notare dai vestiti il forte caldo. Mia nonna indossava un vestito appena sotto il ginocchio color marroncino decorato con stampe floreali. Sicuramente questo vestito era stato creato proprio da lei. Infatti mia nonna essendo sarta amava creare vestiti su misura per lei.

A seguire, mio padre e mia nonna si trovano sempre ad Olimpia al laboratorio di Fidia, un famoso scultore dell’antica Grecia. Campo medio/lungo, dove è ben mostrato anche il contesto delle rovine archeologiche.

Nella prossima foto, mia nonna è ritratta, a mezzo busto, a Corfù nel 1990 durante il viaggio in Grecia. La nonna è raffigurata mentre guarda poeticamente l’orizzonte e lo splendido paesaggio marino. Indossa un vestito sui colori del verde acqua e del giallo. Infine crea dei punti luce con una collana d’oro e un paio di occhiali da sole che la proteggono dalla luce del caldo sole d’agosto.

foto 5 mia nonna a Corfù con il panorama sullo sfondo

Nella foto successiva mia nonna mio padre e mia zia sono seduti sulla parte più alta del Partenone, con alle loro spalle la vista dell’intera città di Atene. Possiamo notare l’abbigliamento di mia nonna, una maglietta nera e una gonna, e di mia zia, semplici pantaloncini e una maglietta nera per essere più comodi.

foto 6 papà, la nonna Angela e zia con dietro la città di Atene

Come descritto da mio nonno sul retro, la prossima foto ritrae mia nonna mentre cerca di arrampicarsi su una parete rocciosa molto ripida. Dopo poco infatti si ritira affaticata, probabilmente a causa delle scarpe poco adatte ad un’escursione poiché dei sandali con tacco. Inoltre si può notare come mia zia invece sia più facilitata grazie alle scarpe da ginnastica.

A seguire, invece, ci sono mia zia, mia nonna e mio padre mentre si rilassano in un albergo in riva al mare a Kato Ahia prima di rientrare in Italia. Sono vestiti in maniera molto comoda, pronti per ripartire!

La storia della famiglia di mio padre

La famiglia di mio padre può sembrare la tipica famiglia italiana degli anni ’90 ma come in tutte le famiglie dietro alla sua storia c’è un passato difficile che i nostri antenati hanno dovuto affrontare con coraggio e determinazione. Per questo ho deciso di raccontare la storia della mia bisnonna Giovanna (madre di mio nonno) che, nata nel 1914, ha vissuto sin da bambina, le due guerre più distruttive della storia del Novecento. La mia bisnonna, Giovanna Simkic, nacque in Jugoslavia per poi trasferirsi pochi anni dopo a Fiume (oggi situata in Croazia). Quando ancora era una ragazzina visse sulla sua pelle l’eccidio di Lippa, una strage nazifascista avvenuta il 30 aprile 1944, dove persero la vita i suoi genitori, che vide bruciare davanti ai suoi occhi in una Chiesa a causa dei tedeschi. Le foto che seguono sono state trovate sul web, all’interno della pagina di wikipedia dedicata alla storia di questo terribile massacro nazista.

Dopo la perdita dei genitori, rimase a Fiume, dove conobbe il mio bisnonno e dalla cui unione nacquero i suoi due figli, tra cui mio nonno. Dopo qualche anno dalla nascita di mio nonno, il marito morì in un incidente mentre lavorava all’Enel. La mia bisnonna fu costretta a crescere i figli da sola. Questo avvenimento segnò una vita già provata da un passato molto doloroso. Ecco un bellissimo ritratto in primissimo piano di profilo della mia bisnonna.

foto 11 la bisnonna giovanna da giovane

Un’altra serie di foto proviene dalla famiglia di mia madre, una famiglia completamente diversa da quella precedente. Le donne della parte materna hanno avuto l’opportunità di lavorare e di poter essere indipendenti.  A seguire propongo alcune cartoline che la mai bisnonna acquistò a Sorrento che però non sono state mai inviate. La prima ritrae la tarantella sorrentina, mentre la seconda una canzone o una poesia.

La seguente foto mi ha particolarmente colpito poiché inviata alla mia trisnonna da un’amica per salutare lei e i suoi bebè. La cosa che mi colpisce di più è che è stata inviata nel 1916 poco dopo la nascita del mio bisnonno (nel 1911), secondo di sette figli.

Questa invece è stata inviata alla mia trisnonna pochi anni dopo la cartolina precedente. Anche qui il mittente mandava saluti a tutta la sua famiglia.

foto 16 cartolina ragazza con i fiori

Nella foto seguente sono rappresentate le cugine di mia nonna affacciate al balcone della loro grande casa. Si può notare come, anche se adolescenti, le ragazze siano vestite in modo ordinato, con un’acconciatura raccolta. Le sorelle gemelle sono in compagnia del padre che si trova seduto in basso. La posizione in cu

i sono ritratte da una sensazione di spensieratezza e tranquillità anche se in quegli anni, appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia viveva un periodo di sconforto per aver dato la fiducia al Duce che aveva coinvolto il paese in una guerra che aveva portato solo sangue e vittime.

foto 17 le gemelle affacciate al balcone

Nella prossima immagine è rappresentata la famiglia della cugina di mia nonna vestita in modo elegante, durante una gita al Lago d’Averno a Pozzuoli, dove si recavano spesso per andare in vacanza. La foto era stata scattata in autunno poiché tutti i componenti hanno un cappotto lungo e soprattutto perché si possono intravedere le foglie cadute degli alberi sullo sfondo. Non conosco quasi nessuno delle persone presenti nella foto però conosco bene la ragazza in ginocchio al centro, la zia di mia madre, zia Marinella. Appartenendo ad una famiglia benestante, ha avuto l’opportunità di studiare e di laurearsi in matematica. Dopo qualche anno dalla sua laurea. si è sposata e ha messo su famiglia, per questo ha scelto di non lavorare. Dobbiamo ricordare però che ai tempi era molto insolito proseguire gli studi, soprattutto per una donna. Fino agli inizi degli anni ’70 era raro che una donna frequentasse il liceo e addirittura la maggior parte delle donne si fermavano alla quinta elementare. Fino agli inizi della Seconda Guerra Mondiale, le donne non potevano accedere a lavori come avvocato, medico, notaio e docente universitario. Durante la Seconda Guerra mondiale però le donne esercitarono un ruolo molto importante. Trovandosi da sole a gestire la famiglia, iniziarono a lavorare come conducenti di tram, postine, impiegate ecc. guadagnavano soldi autonomamente ma non potevano spenderli come volevano. Dovevano occuparsi degli anziani e dei bambini della casa acquistando i prodotti essenziali per cucire vestiti, realizzare medicine e ingegnarsi con pochi ingredienti per cucinare i pasti della giornata. Svolsero un ruolo importante anche per i partigiani, ai quali, per esempio portavano il cibo sulle montagne. Molte persero la vita.

foto 18 famiglia di zia Marinella in vacanza al lago

famiglia di zia Marinella in vacanza al lago

La foto successiva è una delle mie preferite. Ritrae le mie prozie, la cognata e la cugina di mia nonna in fila per andare al San Carlo. Hanno un abbigliamento molto particolare ed elegante. La ragazza a sinistra una pelliccia che copre un vestito molto semplice probabilmente tinta unita. Le mani sono coperte da un paio di guanti di velluto e l’acconciatura è molto ben sistemata e raccolta. Ad arricchire il volto ci sono un paio di orecchini ricoperti di pietre preziose. La ragazza a destra indossa anche lei una pelliccia che ricopre il vestito di tulle. Come accessorio indossa un paio d’occhiali da sole e tiene in mano una pochette.

foto 19 le mie prozie al San Carlo

Nella seguente foto invece c’è mia madre con un’amica e i suoi figli durante una crociera. È vestita in modo elegante con una camicetta con un fiocchetto nero e dei pantaloncini neri sopra un paio di calze bianche. La signora a sinistra è elegante con un bel vestito.

foto 20 mia madre in crociera

Qui sotto è ritratta mia nonna davanti al bus turistico in Grecia. Indossa una maglietta e dei pantaloni che arrivano al ginocchio. Ai piedi indossa un paio di espadrillas colorate e annodate alla caviglia con un cordino.

foto 21 mia nonna davanti al bus turistico in Grecia

A seguire, si vede mia nonna ritratta in posa su una roccia appena arrivata in Costa Smeralda. Tutta la serie di foto che mia nonna scattò in Costa Smeralda è stata stampata dalla azienda fotografica statunitense Kodak, legata alle macchine fotografiche.

foto 22 mia nonna sulla roccia in Costa Smeralda

Qui è ritratta mia nonna in Costa Smeralda in un negozio del posto che vende vestiti e souvenir molto particolari realizzate con stoffe floreali. Mia nonna amava e indossava molto questo genere di vestiti.

foto 23 mia nonna in un negozio di abbigliamento tipico in Costa Smeralda

A seguire c’è mia nonna, sempre in Costa Smeralda seduta su un muretto con il porto alle spalle e il paesaggio del golfo. La fotografia sembra quasi un quadro con tanti colori accesi e puri che si accostano tra di loro e ci danno la tipica tranquillità di un paesaggio di villeggiatura. Questi sono solo alcuni dei viaggi di mia nonna. Dopo essersi trovata in una situazione molto difficile a soli 27 anni, decise di rimboccarsi le maniche e di iniziare a lavorare duramente. Iniziò a lavorare nel settore ottico un lavoro che le permise di girare il mondo e di esplorare posti nuovi facendo sempre nuove esperienze.

foto 24 mia nonna in Costa Smeralda davanti al porto

La prossima foto invece è più recente. Ritrae mia madre a Sorrento in viaggio con mio padre. La foto è stata scattata su una scogliera con il mare alle spalle. Si può notare quanto l’abbigliamento sia cambiato. Mia madre indossa una gonna con uno spacco e un top che lascia la pancia scoperta. Ai piedi invece un paio di sandali.

foto 25 mia madre a Sorrento

A seguire una foto che risale al viaggio dei miei genitori a Parigi. Mia madre è ritratta davanti alla cattedrale di Notre-Dame. Come si può notare dall’abbigliamento, a Parigi quel giorno c’era molto vento

foto 26 mia madre davanti alla cattedrale di Notre-Dame

Nella prossima si può notare mia madre davanti al museo del Louvre riconoscibile per l’ingresso dalla piramide in vetro.

foto 27 mia madre davanti al museo del Louvre

Infine questa foto ritrae mia mamma in viaggio di nozze a Sharm el-Sheikh nell’hotel in cui alloggiavano nella città egiziana.

foto 28 mia madre a Sharm el-Sheikh

In tutte queste foto viene forse testimoniata, almeno in parte, l’evoluzione della donna nel corso di 100 anni. A partire dall’inizio del Novecento, le donne iniziarono a partecipare a movimenti femministi per difendere i propri diritti, per dimostrare che avevano parità di diritti con gli uomini e che avevano diritto di voto. Oggi non tutte le donne del mondo hanno gli stessi diritti degli uomini, ma con la loro determinazione riusciranno a portare a termine  quest’obbiettivo ovunque.

Frammenti di storia della mia famiglia, di Marta Tuccillo, I M

marta 1

11,5×16 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Nella foto è ritratta la mia bisnonna Marcella al centro con le due sorelle maggiori, Maria e Antonina. Però manca il fratello primogenito Stefano. Vivevano in Sicilia a Messina. Questa è l’ultima foto scattata prima del terremoto di Messina. Quando avvenne il terremoto, il 28 dicembre 1908, Marcella era da poco andata a Napoli dagli zii per Natale, con l’intenzione di rimanerci un mese. Ma durante il terremoto perì l’intera famiglia. Rimase a vivere con gli zii a Napoli. Quando accadde aveva appena sei anni, e crebbe pensando che quelli fossero i suoi genitori.

marta 2

6×7,5 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui c’è la mia bisnonna Marcella con sua zia Anna e il marito Alcibiade, divenuti di fatto genitori adottivi. Da notare è l’eleganza dell’abbigliamento, in particolare l’ampio cappello della zia, il colletto rigido dello zio e la veste della mia bisnonna Marcella. Alcibiade era un farmacista, quindi potevano permettersi abiti costosi.

marta 3

6×10 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui Marcella in abiti tipici siciliani, probabilmente in occasione di un carnevale. La zia conservava gli abiti tradizionali siciliani in ricordo della sua terra di origine e della sua famiglia.

marta 4

6×9 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Questo invece è il mio bisnonno Peter. Lui, nato in Ungheria e laureato in medicina a Seged, innamorato dell’Italia volle trasferirsi a Napoli dove dovette riprendere gli studi poiché non gli venne riconosciuta la laurea ungherese, per laurearsi nuovamente in medicina e chirurgia nell’Università di Napoli Federico II. Durante il periodo degli studi conobbe Marcella e se ne innamorò. Il mio bisnonno decise di svolgere la specialità di odontoiatria. Successivamente si è sposato e si è trasferito a Sorrento dove sono nati tre figli, Giorgio, Gerardo e mio nonno Fernando.

marta 5

8×5,5 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni 1941

Questa foto è del natale 1941. L’Italia è in guerra ed anche i giochi dei ragazzi riflettono l’atmosfera bellica. Mio nonno Fernando ha 5 anni e indossa un berretto dei cavalieri di Sardegna, mentre suo fratello Giorgio indossa un elmetto e suo fratello Gerardo suona il tamburo come i tamburini che incitavano i soldati alla battaglia.

marta 6

5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

marta 7

5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

Queste foto sono del 1942. L’Italia è in guerra e tutti i bambini e adulti sono inquadrati militarmente. Mio nonno Fernando e suo fratello Giorgio erano figli della lupa. Era il grado militare dei bambini dai 6 agli 8 anni. Nella prima immagine mio nonno di anni sei è sull’attenti. Nella seconda foto i due fratelli fanno il saluto romano ovvero il saluto fascista.

marta 8

11×18 agenda conservata in un armadio a casa dei miei nonni materni

Durante il regime fascista venivano riprodotti i simboli del fascismo anche sugli oggetti di uso comune, come sull’agenda di mio nonno riportata nella foto.

marta 9

13×8 foto conservata in un cassetto dei miei nonni materni

Foto del 1941. Mio nonno, visto di spalle, e suo fratello Giorgio mentre ballano in costume tradizionale popolare la tarantella. I ragazzi delle scuole elementari dovevano dare spettacolo del ballo tradizionale Sorrentino ai militari che venivano a Sorrento in convalescenza dalle ferite riportate in guerra.

Nel marzo del 1944 ci fu una violenta eruzione del Vesuvio. A Sorrento cadde una quantità notevole di cenere. Il mio bisnonno Peter temendo che il soffitto della casa potesse cedere sotto il peso della cenere, incurante del pericolo, si recò sul tetto e con una pala rimosse una quantità notevole di cenere. Lo aiutarono i figli Giorgio, di anni 10, e mio nonno, di anni 8. Essi lavorarono con un velo applicato sulla bocca per non ingerire la cenere che incessantemente cadeva dal cielo.

Un episodio grottesco è quello vissuto da mio nonno a scuola durante quei giorni di pioggia di cenere. La sua maestra invece di rassicurare i bambini in attesa che i genitori li venissero a prendere, parlò dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano. Alcuni anni dopo il mio bisnonno Peter, mio nonno Fernando, suo fratello Giorgio ed alcuni amici, scalarono le pendici del cratere del Vesuvio legati tra loro con una fune, come si vede nella foto sotto.

marta 10

14×9 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

marta 11

9×13 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

marta 12

20×20 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Infine mio nonno Fernando e mia nonna Luciana nel giorno del matrimonio, il 1° dicembre del 1965. Hanno avuto quattro figli, tra cui mia mamma Valentina, l’ultima figlia. Il loro matrimonio dura ormai da 54 anni.

Dedicato a mia nonna, di Lorenza Chianese, III E

La storia che voglio raccontarvi, è quella di mia nonna, Mariarosaria D’Avino, una persona davvero speciale, che ha vissuto e vive una vita dinamica e piena di amore. È nata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, l’8 Luglio del 1941, a Somma Vesuviana, seconda di cinque figli di cui quattro maschi.

Raffaele D’Avino (il padre di mia nonna) – Fotografo: Antonio Capuano- Somma Vesuviana, 1941 (13,2 x 8 )

In questa foto, a figura intera, è rappresentato il padre di mia nonna, Raffaele D’Avino. Nel 1941 era militare. Qui Indossa l’uniforme del 30° reggimento di fanteria. E’ un ritratto scattato in uno studio fotografico, come si capisce dal fondale dipinto e dalla colonnina con vaso su cui poggia la mano.

Raffaele faceva il pompiere ed era sposato con Assunta Parisi (prima di dieci figli!) che invece era casalinga. Vivevano a Somma Vesuviana. Quando Raffaele andò in guerra, nel 1941, Assunta era incinta di  due gemelle, di cui una sarebbe stata mia nonna. Dato che il bisnonno voleva essere presente al momento del parto, si misero d’accordo che Assunta si sarebbe finta malata grave così, ricevuta la comunicazione, il comando militare gli avrebbe dato il permesso di tornare. Nel 1941, quando venne il momento della nascita, l’unico ginecologo che c’era a Somma Vesuviana era andato in guerra anche lui, quindi chiamarono un’ostetrica che fece nascere prima mia nonna ma l’altra bimba la vollero far nascere il giorno dopo. Il cordone ombelicale si infettò morirono la bambina e anche Assunta, madre naturale di mia nonna. I parti avvenivano in casa e c’erano spesso rischi di morte per le donne. Ho trovato un video del 1953 nell’Archivio dell’Istituto Luce dedicato alle ostetriche e al loro ruolo a volte accanto al medico, altre volte in situazioni disagiate. Ci sono delle scene relative allo svolgimento del parto in una casa di un paese di campagna che mi hanno colpito molto. I parti in casa cominciarono a diminuire solo negli anni ’60.

Dopo l’accaduto, a Raffaele arrivò un telegramma con cui gli veniva comunicato il decesso della moglie ma lui, pensando al loro accordo, non si preoccupò. Solo all’arrivo a casa si trovò di fronte al tragico evento.

Raffaele D’Avino e Luisa Parisi, Somma Vesuviana, 1943 ( 13×8,5 )

Dopo questo lutto, Raffaele fu congedato perché vedovo con già due figli e, come accadeva spesso in quegli anni, si risposò con la sorella di Assunta, Luisa Parisi , per dare una madre ai bambini. In questa foto Raffaele e Luisa sono ritratti nel 1942, poco prima della partenza per il viaggio di nozze, a Pompei. Non deve stupire la meta della loro luna di miele, a pochi chilometri dalla città in cui vivevano, poiché non erano previsti lunghi viaggi per gli sposi a quei tempi; anche così era un lusso.

Luisa e Raffaele sono molto eleganti: lei indossa un tailleur e il cappotto di pelliccia, cappello, guanti e ha una bella borsa; lui veste con un cappotto tipico da viaggio, camicia cravatta e guanti.

Luisa Parisi (zia di mia nonna) e mia nonna, Somma Vesuviana, 1942- (13 ,2 x 8 )

Questa foto è stata scattata nel 1942 da un fotografo. La bimba seduta sul trespolo è mia nonna, Mariarosaria, all’età di diciotto mesi e la donna al suo fianco è Luisa, sua zia, che l’ha cresciuta da madre. Anche questa è una foto scattata in studio. Mi intenerisce perché penso che mia nonna non sapesse della morte della sua madre naturale; è luminosa ed ha un viso paffuto e lucido che mi fa pensare alle bambole di porcellana. Luisa è seria e leggo la tristezza nel suo sguardo che non guarda l’obiettivo, forse portava il peso del dolore per la perdita della sorella ed era consapevole della sua responsabilità. I loro sguardi non si incrociano; Luisa tiene per la manina la nonna, incapace di un gesto più materno.

Nessuno disse alla piccola Mariarosaria che Luisa non era la sua vera madre, fino a quando, a cinque anni, mentre stava a casa di sua nonna, vide una foto di Assunta. Chiese alla nonna chi fosse quella donna e lei le rispose che era la sua vera madre morta alla sua nascita. Mia nonna rimase sconvolta ed una volta tornata a casa sua, non fece domande e non tirò mai più fuori l’argomento. Nonostante questo, oggi mi racconta che quando la zia la sgridava e la richiamava, pensava sempre a come sarebbe stato se avesse avuto la sua mamma. Da queste foto non traspare nulla della guerra che era in atto però la nonna ricorda molto bene i momenti in cui, durante i bombardamenti, lei e il primo dei suoi fratelli dovevano correre nei “ricoveri”, in genere nelle cantine e negli scantinati dei palazzi.

Mia nonna a sinistra, al centro Vincenzo e a destra Giuseppe, fratelli di mia nonna , Somma Vesuviana, via Macedonia 54, 1951 ( 9,5 x 6,3 )

Questo scatto è del fratello di Luisa che veniva da Milano ed aveva acquistato una nuova macchina fotografica. Era il 1951: mia nonna è la bambina a sinistra, quello al centro è il fratello, Vincenzo che aveva tre anni, quello a destra è l’altro fratello, Giuseppe, all’età di sei anni. Il fotografo ha inquadrato, leggermente dal basso, i tre bambini che sembrano guardare l’obiettivo con un misto di timore e sorpresa. Mariarosaria mette una mano protettiva sulla spalla del fratello più piccolo che come l’altro ha in mano un monopattino con una sola rotella. I monopattini li avevano montati i due fratelli. Funzionavano così: un bambino guidava il monopattino spingendolo in avanti e gli altri dovevano rincorrerlo. Giocavano tutti i giorni in cortile al salto alla corda, alla campana, improvvisavano recite e organizzavano tanti altri giochi all’aria aperta. Oggi, non è più così; ormai i bambini giocano con giochi comprati che sono più funzionali e più belli esteticamente, ma si è forse perso il vero senso del giocare. Mia nonna, avendo quattro fratelli, è sempre cresciuta facendo giochi da maschi, senza mai avere una bambola. Ha vissuto nel benessere grazie alla posizione economica della famiglia che, oltre a contare su proprietà immobiliari, svolgeva attività di vendita di frutta.

il sacrestano, il sacerdote, mia nonna, il padre di mia nonna, Santuario di Pompei, 1959 ( 9 x 14)
 

Questa foto è stata scattata nel 1959 per immortalare il momento in cui mia nonna, dopo aver superato l’esame per la patente automobilistica ed aver ricevuto in dono un’auto, partecipa al rito della benedizione delle auto che ancora oggi si svolge nel famoso Santuario di Pompei. La foto è in bianco e nero e ritrae, in piano americano, il sacrestano, il sacerdote benedicente, mia nonna, suo padre e l’auto. Mia nonna ha diciotto anni. Lei è stata la prima nel suo paese a possedere e guidare un’auto. Iniziò a guidare così presto perché suo padre, anche se era vigile del fuoco, non sapeva guidare. L’Italia in quegli anni viveva ancora nel benessere del boom economico e le donne al volante, segno di emancipazione, erano diventate molto più numerose come si vede in questo video dell’Istituto Luce.

Mia nonna e mio nonno,- Sorrento, 26/09/1964, ( 18 x 13)

Era il 26 settembre del 1964 quando mia nonna si è sposata con mio nonno, Salvatore Chianese che faceva parte di una famiglia di professionisti ed era un dirigente dell’ Intesa San Paolo di Torino. Questa foto è stata scattata a Sorrento dove ebbe luogo luogo il ricevimento di nozze. Gli sposi sono ritratti a figura intera sullo sfondo del panorama: una tipica inquadratura dei servizi fotografici matrimoniali. Si sono conosciuti nel 1961 e da lì è nata la loro storia d’amore, una storia che non finirà mai. Nel 2009 mio nonno è volato via per un tumore ai polmoni, a causa del fumo. Nonostante questo, la nonna mi dice sempre che lei dimentica sempre tutto, ma non perderà mai la memoria del nonno.

Mia nonna e mio nonno con i figli, Baia Domizia, 1976 (18 x 11,8)
 

Nella foto, a colori, ci sono i miei nonni con i loro quattro figli. A sinistra c’è mia zia Tina che è la terza in ordine di età, affianco a lei c’è Annamaria che è la prima, poi mia zia Lisa e infine mio padre Francesco che è l’ultimo. Qui si trovavano a Baia Domizia dove trascorrevano le vacanze estive e lo zio Vittorio, fratello del nonno, ha scattato questa foto. Baia Domizia è una località del litorale campano che ebbe un grande sviluppo edilizio tra anni ’60 e ’70 e diventò la metà balneare di molte famiglie.

La nonna mi dice sempre che avrebbe voluto avere altri figli,almeno altri quattro, ma non è stato possibile perché la figlia Lisa contrasse una febbre molto alta che le provocò la paralisi di tutto il lato destro del corpo. I miei nonni sono stati in giro in tutta Italia per consultare dottori e cercare strutture ospedaliere per curare la figlia.

Oggi zia Annamaria ha una figlia ed è una pediatra, zia Lisa è laureata e anche lei ha una figlia, zia Tina fa l’avvocato ed ha due figli e mio padre lavora in banca ed ha tre figlie. Le mie zie e mio padre sono molto uniti tra loro e si aiutano e sostengono in ogni occasione.

Queste due foto sono più recenti. La prima è stata scattata da me. E’ un autoscatto, infatti io appaio, tagliata sulla destra, mentre cerco alzare l’inquadratura per far entrare tutti nella foto. E’ di questo Natale e la nonna è l’ultima sulla destra, con il pullover chiaro. La seconda foto è stata scattata nel 2011 e stiamo festeggiando i settanta anni della nonna; lei è la quarta in seconda fila, raggiante tra nipoti, figli e parenti.

Oggi, la nonna è per tutta la famiglia un punto di riferimento, un faro che illumina il nostro cammino e se siamo tutti così uniti è solo ed esclusivamente grazie a lei. E’ sempre pronta ad aiutare, a dare una mano mettendo la cura per gli altri prima di quella di sé stessa. Non ha mai conosciuto la madre, ha affrontato perdite dolorose e difficoltà, ma è sempre riuscita a trovare la forza di andare avanti. Questa narrazione è un tributo a lei, alla sua forza, alla sua presenza e l’ho costruita grazie ai suoi racconti. So che non vede l’ora di leggerla e questo pensiero mi emoziona.

I MATRIMONI, di Giorgia Liguori, III D

1.png

Foto 1

Ci sono stati tanti matrimoni nella mia famiglia: il primo tra tutti  è stato quello dei miei nonni paterni, (foto 1) avvenuto il 4 agosto 1965. Mia nonna Bruna Ricci, nata il 4 gennaio 1936 è stata dirigente del personale al comune di Napoli, mentre mio nonno, Raffaele Liguori nato il 28 febbraio 1932 era il primario di Neurochirurgia  dell’ospedale Cardarelli. Nonna, il  giorno del suo matrimonio, era vestita con un abito non troppo lungo e dato che faceva molto caldo, aveva i capelli sciolti da cui pendevano due veli ai lati e in mano portava un mazzo di fiori.

Mia nonna è arrivata alla Chiesa del Sacro Cuore del Vomero, dove si è svolta la cerimonia, accompagnata dal cugino. Dopo la cerimonia, hanno festeggiato in un albergo a via Caracciolo. Gli invitati sono stati numerosi, infatti, mia nonna mi ha raccontato che oltre ai parenti e agli amici, c’erano molti colleghi di mio nonno, dato che è stato un importante neurochirurgo.  Il loro viaggio di nozze durò circa un mese, durante il quale ebbero l’occasione di andare sulla costiera Amalfitana, poi successivamente in  Grecia, all’epoca una monarchia e poi nella Jugoslavia comunista.

Mia nonna mi dice sempre che è stato un viaggio bellissimo ed interessante, che ricorda con grande nostalgia.

2.png

Foto 2

Il matrimonio dei miei nonni materni, (foto 2), in questa immagine con i loro rispettivi genitori, è avvenuto il 27 luglio del  1975  nel paese di mia nonna Rosa – Sant’Angelo all’Esca – un paesino di pochi abitanti in provincia di Avellino. I genitori di mia nonna rispettivamente a destra e sinistra della sposa, si chiamavano Maria Lepore, e Generoso Guarino.

La mia bisnonna era contadina, mentre il mio bisnonno che inizialmente faceva il calzolaio, divenne anche egli contadino, sposando la mia bisnonna. I genitori di mio nonno, nella foto rispettivamente a destra e sinistra dello sposo, si chiamavano Filippo Tramontano e Ada Muselli. La bisnonna Ada era casalinga, mentre suo marito era maestro elementare. Mia nonna Rosa all’inizio della sua carriera di insegnante lavorava nella stessa scuola del mio bisnonno. Un giorno, il mio bisnonno la invitò a casa sua dove conobbe mio nonno Franco. Ed è stato proprio questo incontro a generare la coincidenza che ha dato vita alla famiglia che conosco oggi. Mia nonna Rosa è molto orgogliosa di questa foto, tanto che è appesa alla parete di casa sua in bella mostra.

I miei nonni mi hanno raccontato che era una giornata molto calda; mia nonna Rosa è partita dalla sua casa in piazza, accompagnata dal padre, Generoso, con al seguito i suoi parenti e gli amici più cari. Inoltre ha aggiunto al suo racconto che tempo fa, nel suo paese, si usava accompagnare la sposa solo fino alle scale della chiesa per poi consegnarla al futuro marito che l’avrebbe portata all’altare. Nel suo caso il mio bisnonno l’ha accompagnata sotto braccio fino all’altare dove ad aspettarla c’era mio nonno Franco.

La nonna, come vuole il rito, indossava un bellissimo vestito bianco, lungo, con in testa un cappellino a forma di “cuffietta” con il velo che cadeva fino in vita.  Mia Nonna ripensando a quel giorno, si è ricordata dell’automobile con la quale sono giunti al ristorante sul Lago Laceno. Era una bellissima auto, gran turismo, di colore rosso che velocemente li portò a destinazione.

Quando ho chiesto a mia nonna di raccontarmi questa bella storia della sua vita trascorsa, visibilmente emozionata, mi ha trasmesso la sensazione di un bellissimo ricordo, essendo molto credenti, insieme alle persone che amava avevano letto il vangelo e si erano divertite.

3.png

I miei zii paterni, che vedete in questa foto, si sono sposati il 20 dicembre del 2000: quest’ultimi si chiamano Anna Liguori e Roberto Vitelli, entrambi professori universitari: mio zio è psichiatra, invece mia zia è giurista.

La cerimonia religiosa si è svolta nella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo: essendo dicembre faceva abbastanza freddo, quindi mia zia decise di indossare un vestito bianco, lungo e a maniche lunghe, con un velo che arrivava fino a terra e un paio di scarpette bianche con il tacco non troppo alto; mio zio, invece, indossava un semplice completo di fresco lana con la cravatta.  Mio zio, Vincenzo Liguori, accompagnò mia zia in Chiesa, con la macchina e, a braccetto, fino all’altare, in quanto, mio nonno Raffaele purtroppo era scomparso anni addietro.  Successivamente  si recarono nel locale Villa Marinella, in via Tasso, per festeggiare. Mia zia mi racconta che erano più di 100 invitati, ed oltre a familiari e amici stretti, erano presenti alcuni colleghi di entrambi.  Il Viaggio di nozze durò due settimana, e in questi 14 giorni, visitarono due luoghi: New York e il Messico, un viaggio bellissimo, appassionante e interessante che rifarebbero sicuramente.

4.png

I miei genitori, invece, si sono sposati l’8 luglio del 2005: si chiamano Ada Tramontano e Andrea Liguori, rispettivamente insegnante di matematica e ingegnere meccanico.

Mia madre indossava  un vestito bianco e lungo, con la scollatura a barca e un velo non troppo lungo; mio padre indossava un elegante gessato nero con la cravatta argentata.

La cerimonia religiosa si svolse in una chiesetta sul mare a Capo Miseno.  Mia madre è stata accompagnata da mio zio, Filippo Tramontano, con la macchina, mentre mio Nonno, Francesco-Paolo Tramontano, l’ha accompagnata fino all’altare.

Mia madre mi racconta sempre che, dopo la cerimonia, sono andati a fare le foto, proprio fuori alla chiesa, e dato che indossava dei tacchi abbastanza alti, uno di questi si è incastrato nelle tavole del pontile.

Il banchetto si è svolto presso il ristorante  Cala Moresca di Capo Miseno. Il festeggiamento è stato al di fuori degli standard per un matrimonio, infatti, mentre si mangiava c’erano continui balli a cui partecipavano gran parte degli invitati. Gli  invitati erano 170, tra amici, parenti e colleghi. Il viaggio di nozze è durato tre settimane durante le quali i mie genitori hanno avuto modo di visitare Cuba e Messico.

5.png

L’ultimo matrimonio, in ordine di tempo è   avvenuto il 27 ottobre 2018 a Roma. I miei zii si sono sposati secondo rito civile, in una bellissima dimora antica.

Mio zio, Filippo Tramontano, con mia zia Sophie Miglietti, francese di nascita, prima del matrimonio avevano già due figli: Claire e Francesco Tramontano.

Zia Sophie è revisore contabile, mentre mio zio si occupa di espandere business dei supermercati attraverso la ricerca di luoghi dove impiantarne di nuovi. Mia zia era vestita con un abito corto che scendeva fino alle ginocchia, con maniche corte e un paio di scarpette bianche con il tacco abbastanza alto. I capelli erano sciolti, non indossava il velo e aveva un trucco abbastanza leggero. Mio zio invece indossava un semplice abito blu con la cravatta.

Dopo la cerimonia civile, ci siamo recati in un ristorante al Gianicolo, per festeggiare il loro meraviglioso matrimonio. Gli invitati erano circa 100, senza contare i numerosi amici di mio zio e i familiari francesi di mia zia.

A mio parere, tutti i matrimoni della mia famiglia sono stati meravigliosi e divertenti, ma questo è stato il mio preferito, perché l’ho vissuto in prima persona. E’ stato un momento molto speciale, che ricorderò sempre come un’esperienza appassionante e interessante. Restano comunque nel mio cuore tutti gli altri matrimoni, perché, anche se non vissuti in prima persona, hanno reso possibile la mia nascita e quella di tutti i miei fratelli.

Una vita in sella, di Francesca Pia Vairo, prima I

moto

Quante volte ci è capitato a casa dei nonni di sentire quella voglia irrefrenabile di frugare nei cassetti, curiosare, indagare… bene! è capitato anche a me!

Era lì sopra tutte le altre, luccicava quasi per quanto era bella, la foto di mio zio su una moto da cross spettacolare, di quelle che si vedono nei film, di quelle che quando pensi di poterci salire su hai un misto di paura ed eccitazione.

Mio zio Bruno aveva passato metà della sua vita in sella a una moto, aveva questa passione da bambino, coltivata negli anni tra sacrifici e soddisfazioni, di nascosto alla nonna, dal nonno (poco amante delle moto e contrario a questo tipo di attività).

Ci furono anni in cui si divertiva con una piccola moto e iniziò a fare le gare in gran segreto, poi vinse la sua prima gara e, finalmente, uscì allo scoperto e convinse il nonno, che gli regalò una moto nuova di zecca…lui era un grande, ne aveva vinte di gare, alcune sulle spiagge, altre no, diciamo che ovunque andassero “loro due” vincevano.

Era famoso, tanto è che una volta fu ospite in una trasmissione RAI, dove raccontò le sue avvincenti avventure.

Mio padre, quando gli mostrai le foto, si commosse, vidi subito le lacrime nei suoi occhi, si ricordò improvvisamente di tutte quelle emozioni che suo fratello gli aveva regalato, mia nonna poi…poveretta, era felice per i traguardi raggiunti , ma spaventata all’idea che potesse sempre succedere qualcosa, essendo uno sport pericoloso!

L’anno in cui sono state scattate le due fotografie era il 1983. Per la seconda si trattava di una manifestazione su una spiaggia di Napoli, non so dove precisamente, ma so che era lì. La mia famiglia ha conservato le foto per anni quasi come fossero un gioiello, qualcosa da mostrare agli amici e di cui andarne fieri…

Gli studi e la carriera di mio nonno, di Laura Tricarico, III E

La mia narrazione è dedicata alla ricostruzione degli studi e della carriera di mio nonno  materno, Antonio Salvati. E’ nato il 5 dicembre del 1944 a Napoli ed oggi ha 75 anni. E’ stato un grande medico e adesso, dopo 30 anni di carriera nell’ospedale Santobono di Napoli, è in pensione.

mio nonno in prima elementare, foto Maria Majorana Napoli 1950, cm 17×12

Il racconto inizia con gli anni delle scuole elementari. In questa prima foto, trovata nel cassetto delle foto di famiglia, mio nonno è in prima elementare ed ha sei anni:è il secondo seduto a sinistra, in seconda fila. Siamo nel 1950 ed è una foto di classe in cui gli alunni sono disposti in tre file digradanti, intorno al maestro, che formano un blocco compatto chiuso davanti dai tre ragazzini seduti sul pavimento. Nessuno sorride e il susseguirsi dei colletti bianchi sulla tinta scura dei grembiuli, le braccia conserte danno una sensazione di serietà ed ordine imposti. Questa foto è in bianco e nero, stampata su carta incollata in una cornice di cartone. E’ stata scattata a Napoli, quando il piccolo Antonio frequentava la scuola G.Oberdan con i suoi cugini, sia coetanei che più grandi di lui. Insieme, all’ora di pranzo, consumavano il pasto alla mensa scolastica portandosi le pietanze in quella che a Napoli si chiamava “vivandiera”, un contenitore di metallo in cui si conservava il cibo cucinato a casa dalle madri. Oggi è vietato portare del cibo da casa e nelle mense scolastiche il pasto è distribuito già confezionato.Nel tempo libero dopo scuola, il nonno con amici e cugini giocavano a calcetto e a pallavolo, in Piazza del Gesù .

mio nonno, in seconda elementare, Napoli, 1951, cm 17×12

Questa foto è dell’anno successivo e mio nonno ha sette anni: è in prima fila ,seduto a terra, con mani e braccia incrociate . E’ il 1951 e proprio in quell’anno ha conosciuto quella che sarebbe un giorno diventata sua moglie e mia nonna, Lilly. Si conobbero perché lei era amica di Livia, la  sorella di  mio nonno.

Livia Salvati, Napoli, Piazza Municipio,1956 ,
cm 10×7

Ecco Livia, sorella di Antonio, sorridente, ritratta dalla mamma, Anna Granata, nei giardini di Piazza del Municipio, come si intuisce dallo sfondo. Siamo nel 1956 ed aveva 9 anni.Era una giornata di sole e nella foto in campo medio, Livia si sporge felice verso l’obiettivo mentre siede sull’erba, vestita con gonna e maglioncino blu.

Lilly e Livia , Napoli, Piazza Municipio , 1956, cm 9,5×6,5

Ed ecco anche Lilly con l’amica Livia, immortalate mentre pattinano, in quegli stessi giardini e nello stesso anno. Chi sa se già immaginavano che un giorno sarebbero state parte della stessa famiglia!

mio nonno in prima media, Napoli 1955

Intanto Antonio arriva alle scuole medie.Questa è la foto di classe del suo primo anno alle medie, sezione M: lui è in prima fila, il secondo da destra seduto su una sedia. Gli alunni, disposti intorno ai due insegnanti al centro, sono più sorridenti: i maschi in calzoncini corti e alcuni con la giacca, le femmine con il grembiule nero che sarà obbligatorio ancora per molti anni. Lo scatto è datato 27/ 05/1955 quando mio nonno aveva 11 anni. Mi colpisce il fatto che si tratti di una classe mista. In questo articolo ho letto che le classi miste in Italia esistevano già negli anni ’50 ma si affermarono solo con la riforma scolastica del 1963. Comunque in quegli anni, lasciandosi alle spalle la guerra e le sue distruzioni, si lavorava per riformare la scuola pubblica e si riconosceva la grande importanza dell’istruzione come documenta questo video dell’Istituto Luce.

A quell’età mio nonno mi racconta che aveva maggiore libertà di uscita e infatti, dopo la scuola e dopo aver svolto i compiti, si incontrava con gli amici e giocava liberamente a pallone per strada perché a quell’epoca c’erano più spazi dove poter trascorrere il tempo libero e meno macchine. Il sabato sera, diversamente da oggi che si esce con gli amici a mangiare un panino o una pizza, si riunivano a casa di  un compagno che possedeva la TV per vedere insieme il Carosello, un piccolo e breve spettacolo pubblicitario adatto a tutte le età, per poi tornare presto a casa entro le 21,30 .

mio nonno, scuola liceale , Napoli 1959, cm 24×18

Terminate le scuole medie, mio nonno frequenta il liceo classico Antonio Genovesi a Napoli. Questa foto di classe è stata scattata nel 1959 quando mio nonno aveva 15 anni. Mio nonno si trova in seconda fila: il secondo a destra. E’ una classe tutta maschile, i ragazzi, ancora in calzoni corti, indossano quasi tutti la giacca e i tre insegnanti maschi al centro hanno un’aria seria e professionale.

Il nonno a questa età si è già fidanzato con la nonna e ogni mattina l’accompagna alla sua scuola Salvator Rosa, per poi correre verso la sua cercando di non fare ritardo. Nel tempo libero gioca con gli amici a biliardino, gioco popolare in Italia dal 1949 .

Dopo il liceo, Antonio si laurea in medicina nel 1969, all’età di 25 anni. Nel tempo libero ama andare in giro con la sua nuova macchina, la 500 FIAT, che ha avuto in regalo per la laurea. Poi dopo, nel 1970, a Firenze, segue un corso per diventare ufficiale medico.

mio nonno, servizio militare , Ischia 1971, cm 24×18

A Ischia, per un anno, presta servizio militare e mia nonna, Lilly, è solita andarlo a trovare, con mia zia Matilde, per trascorrere qualche serata di svago. In questa foto, in tuta mimetica, il nonno e i suoi compagni, ripresi dal basso, posano sorridenti e rilassati in un momento di pausa.

matrimonio di Antonio e Lilly, Napoli , 11 dicembre 1971, cm 25×21

Dopo  il servizio militare, alla fine del 1971, Antonio e Lilly si sposano: lui ha 27 anni e lei 25. Dopo anni di sacrifici e tanto amore sono riusciti a realizzare il loro sogno. Questa foto è stata scattata nella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo . Dopo lo scambio delle fedi, il nonno bacia la mano della nonna raggiante. La nonna mi ha raccontato della sua felicità in quel momento: era finalmente sposa.

Mio nonno prosegue gli studi conseguendo tre specializzazioni: la prima, nel luglio 1971, in  anestesia e rianimazione. Nasce la prima figlia, Veronica, nel giugno del 1972; la seconda, Claudia, viene alla luce nel maggio del 1974, intanto Antonio non smette di studiare aggiungendo ancora due specializzazioni, in malattie del rene e del sangue (1975), al suo curriculum. Qualche anno dopo, nel giugno del 1978, è arrivata la terza figlia, mia madre Marianna Salvati.

Il nonno va avanti con la sua carriera medica nell’Ospedale Santobono dove è stato Anestesista rianimatore ed ha partecipato ad operazioni ad altissimo rischio come, nel 1993, quella della separazione di due gemelli siamesi, in collaborazione con medici provenienti dalla Gran Bretagna. Ha anche collaborato al primo trapianto renale in pediatria e ha lavorato con brillanti risultati nei centri nefrologici permettendo una vita più lunga a coloro che non potevano effettuare il trapianto, utilizzando macchinari di ultima generazione.

Oggi non pratica più la sua professione in ospedale essendo in pensione. ma continua a partecipare ad importanti operazioni chirurgiche.

Con i suoi racconti e il suo modo di essere, ha trasferito nelle figlie la passione per aiutare il prossimo ed oggi sia mia madre sia mia zia, Veronica, sono farmaciste e svolgono il loro lavoro con grande entusiasmo.

La sua prima nipote, figlia di mia zia Veronica, sta cercando di superare i test di ammissione alla facoltà di medicina sperando di seguire le orme del nonno Antonio che è un grande esempio per tutti noi.