Frammenti di storia della mia famiglia, di Marta Tuccillo, I M

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11,5×16 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Nella foto è ritratta la mia bisnonna Marcella al centro con le due sorelle maggiori, Maria e Antonina. Però manca il fratello primogenito Stefano. Vivevano in Sicilia a Messina. Questa è l’ultima foto scattata prima del terremoto di Messina. Quando avvenne il terremoto, il 28 dicembre 1908, Marcella era da poco andata a Napoli dagli zii per Natale, con l’intenzione di rimanerci un mese. Ma durante il terremoto perì l’intera famiglia. Rimase a vivere con gli zii a Napoli. Quando accadde aveva appena sei anni, e crebbe pensando che quelli fossero i suoi genitori.

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6×7,5 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui c’è la mia bisnonna Marcella con sua zia Anna e il marito Alcibiade, divenuti di fatto genitori adottivi. Da notare è l’eleganza dell’abbigliamento, in particolare l’ampio cappello della zia, il colletto rigido dello zio e la veste della mia bisnonna Marcella. Alcibiade era un farmacista, quindi potevano permettersi abiti costosi.

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6×10 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui Marcella in abiti tipici siciliani, probabilmente in occasione di un carnevale. La zia conservava gli abiti tradizionali siciliani in ricordo della sua terra di origine e della sua famiglia.

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6×9 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Questo invece è il mio bisnonno Peter. Lui, nato in Ungheria e laureato in medicina a Seged, innamorato dell’Italia volle trasferirsi a Napoli dove dovette riprendere gli studi poiché non gli venne riconosciuta la laurea ungherese, per laurearsi nuovamente in medicina e chirurgia nell’Università di Napoli Federico II. Durante il periodo degli studi conobbe Marcella e se ne innamorò. Il mio bisnonno decise di svolgere la specialità di odontoiatria. Successivamente si è sposato e si è trasferito a Sorrento dove sono nati tre figli, Giorgio, Gerardo e mio nonno Fernando.

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8×5,5 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni 1941

Questa foto è del natale 1941. L’Italia è in guerra ed anche i giochi dei ragazzi riflettono l’atmosfera bellica. Mio nonno Fernando ha 5 anni e indossa un berretto dei cavalieri di Sardegna, mentre suo fratello Giorgio indossa un elmetto e suo fratello Gerardo suona il tamburo come i tamburini che incitavano i soldati alla battaglia.

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5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

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5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

Queste foto sono del 1942. L’Italia è in guerra e tutti i bambini e adulti sono inquadrati militarmente. Mio nonno Fernando e suo fratello Giorgio erano figli della lupa. Era il grado militare dei bambini dai 6 agli 8 anni. Nella prima immagine mio nonno di anni sei è sull’attenti. Nella seconda foto i due fratelli fanno il saluto romano ovvero il saluto fascista.

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11×18 agenda conservata in un armadio a casa dei miei nonni materni

Durante il regime fascista venivano riprodotti i simboli del fascismo anche sugli oggetti di uso comune, come sull’agenda di mio nonno riportata nella foto.

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13×8 foto conservata in un cassetto dei miei nonni materni

Foto del 1941. Mio nonno, visto di spalle, e suo fratello Giorgio mentre ballano in costume tradizionale popolare la tarantella. I ragazzi delle scuole elementari dovevano dare spettacolo del ballo tradizionale Sorrentino ai militari che venivano a Sorrento in convalescenza dalle ferite riportate in guerra.

Nel marzo del 1944 ci fu una violenta eruzione del Vesuvio. A Sorrento cadde una quantità notevole di cenere. Il mio bisnonno Peter temendo che il soffitto della casa potesse cedere sotto il peso della cenere, incurante del pericolo, si recò sul tetto e con una pala rimosse una quantità notevole di cenere. Lo aiutarono i figli Giorgio, di anni 10, e mio nonno, di anni 8. Essi lavorarono con un velo applicato sulla bocca per non ingerire la cenere che incessantemente cadeva dal cielo.

Un episodio grottesco è quello vissuto da mio nonno a scuola durante quei giorni di pioggia di cenere. La sua maestra invece di rassicurare i bambini in attesa che i genitori li venissero a prendere, parlò dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano. Alcuni anni dopo il mio bisnonno Peter, mio nonno Fernando, suo fratello Giorgio ed alcuni amici, scalarono le pendici del cratere del Vesuvio legati tra loro con una fune, come si vede nella foto sotto.

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14×9 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

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9×13 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

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20×20 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Infine mio nonno Fernando e mia nonna Luciana nel giorno del matrimonio, il 1° dicembre del 1965. Hanno avuto quattro figli, tra cui mia mamma Valentina, l’ultima figlia. Il loro matrimonio dura ormai da 54 anni.

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Dedicato a mia nonna, di Lorenza Chianese, III E

La storia che voglio raccontarvi, è quella di mia nonna, Mariarosaria D’Avino, una persona davvero speciale, che ha vissuto e vive una vita dinamica e piena di amore. È nata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, l’8 Luglio del 1941, a Somma Vesuviana, seconda di cinque figli di cui quattro maschi.

Raffaele D’Avino (il padre di mia nonna) – Fotografo: Antonio Capuano- Somma Vesuviana, 1941 (13,2 x 8 )

In questa foto, a figura intera, è rappresentato il padre di mia nonna, Raffaele D’Avino. Nel 1941 era militare. Qui Indossa l’uniforme del 30° reggimento di fanteria. E’ un ritratto scattato in uno studio fotografico, come si capisce dal fondale dipinto e dalla colonnina con vaso su cui poggia la mano.

Raffaele faceva il pompiere ed era sposato con Assunta Parisi (prima di dieci figli!) che invece era casalinga. Vivevano a Somma Vesuviana. Quando Raffaele andò in guerra, nel 1941, Assunta era incinta di  due gemelle, di cui una sarebbe stata mia nonna. Dato che il bisnonno voleva essere presente al momento del parto, si misero d’accordo che Assunta si sarebbe finta malata grave così, ricevuta la comunicazione, il comando militare gli avrebbe dato il permesso di tornare. Nel 1941, quando venne il momento della nascita, l’unico ginecologo che c’era a Somma Vesuviana era andato in guerra anche lui, quindi chiamarono un’ostetrica che fece nascere prima mia nonna ma l’altra bimba la vollero far nascere il giorno dopo. Il cordone ombelicale si infettò morirono la bambina e anche Assunta, madre naturale di mia nonna. I parti avvenivano in casa e c’erano spesso rischi di morte per le donne. Ho trovato un video del 1953 nell’Archivio dell’Istituto Luce dedicato alle ostetriche e al loro ruolo a volte accanto al medico, altre volte in situazioni disagiate. Ci sono delle scene relative allo svolgimento del parto in una casa di un paese di campagna che mi hanno colpito molto. I parti in casa cominciarono a diminuire solo negli anni ’60.

Dopo l’accaduto, a Raffaele arrivò un telegramma con cui gli veniva comunicato il decesso della moglie ma lui, pensando al loro accordo, non si preoccupò. Solo all’arrivo a casa si trovò di fronte al tragico evento.

Raffaele D’Avino e Luisa Parisi, Somma Vesuviana, 1943 ( 13×8,5 )

Dopo questo lutto, Raffaele fu congedato perché vedovo con già due figli e, come accadeva spesso in quegli anni, si risposò con la sorella di Assunta, Luisa Parisi , per dare una madre ai bambini. In questa foto Raffaele e Luisa sono ritratti nel 1942, poco prima della partenza per il viaggio di nozze, a Pompei. Non deve stupire la meta della loro luna di miele, a pochi chilometri dalla città in cui vivevano, poiché non erano previsti lunghi viaggi per gli sposi a quei tempi; anche così era un lusso.

Luisa e Raffaele sono molto eleganti: lei indossa un tailleur e il cappotto di pelliccia, cappello, guanti e ha una bella borsa; lui veste con un cappotto tipico da viaggio, camicia cravatta e guanti.

Luisa Parisi (zia di mia nonna) e mia nonna, Somma Vesuviana, 1942- (13 ,2 x 8 )

Questa foto è stata scattata nel 1942 da un fotografo. La bimba seduta sul trespolo è mia nonna, Mariarosaria, all’età di diciotto mesi e la donna al suo fianco è Luisa, sua zia, che l’ha cresciuta da madre. Anche questa è una foto scattata in studio. Mi intenerisce perché penso che mia nonna non sapesse della morte della sua madre naturale; è luminosa ed ha un viso paffuto e lucido che mi fa pensare alle bambole di porcellana. Luisa è seria e leggo la tristezza nel suo sguardo che non guarda l’obiettivo, forse portava il peso del dolore per la perdita della sorella ed era consapevole della sua responsabilità. I loro sguardi non si incrociano; Luisa tiene per la manina la nonna, incapace di un gesto più materno.

Nessuno disse alla piccola Mariarosaria che Luisa non era la sua vera madre, fino a quando, a cinque anni, mentre stava a casa di sua nonna, vide una foto di Assunta. Chiese alla nonna chi fosse quella donna e lei le rispose che era la sua vera madre morta alla sua nascita. Mia nonna rimase sconvolta ed una volta tornata a casa sua, non fece domande e non tirò mai più fuori l’argomento. Nonostante questo, oggi mi racconta che quando la zia la sgridava e la richiamava, pensava sempre a come sarebbe stato se avesse avuto la sua mamma. Da queste foto non traspare nulla della guerra che era in atto però la nonna ricorda molto bene i momenti in cui, durante i bombardamenti, lei e il primo dei suoi fratelli dovevano correre nei “ricoveri”, in genere nelle cantine e negli scantinati dei palazzi.

Mia nonna a sinistra, al centro Vincenzo e a destra Giuseppe, fratelli di mia nonna , Somma Vesuviana, via Macedonia 54, 1951 ( 9,5 x 6,3 )

Questo scatto è del fratello di Luisa che veniva da Milano ed aveva acquistato una nuova macchina fotografica. Era il 1951: mia nonna è la bambina a sinistra, quello al centro è il fratello, Vincenzo che aveva tre anni, quello a destra è l’altro fratello, Giuseppe, all’età di sei anni. Il fotografo ha inquadrato, leggermente dal basso, i tre bambini che sembrano guardare l’obiettivo con un misto di timore e sorpresa. Mariarosaria mette una mano protettiva sulla spalla del fratello più piccolo che come l’altro ha in mano un monopattino con una sola rotella. I monopattini li avevano montati i due fratelli. Funzionavano così: un bambino guidava il monopattino spingendolo in avanti e gli altri dovevano rincorrerlo. Giocavano tutti i giorni in cortile al salto alla corda, alla campana, improvvisavano recite e organizzavano tanti altri giochi all’aria aperta. Oggi, non è più così; ormai i bambini giocano con giochi comprati che sono più funzionali e più belli esteticamente, ma si è forse perso il vero senso del giocare. Mia nonna, avendo quattro fratelli, è sempre cresciuta facendo giochi da maschi, senza mai avere una bambola. Ha vissuto nel benessere grazie alla posizione economica della famiglia che, oltre a contare su proprietà immobiliari, svolgeva attività di vendita di frutta.

il sacrestano, il sacerdote, mia nonna, il padre di mia nonna, Santuario di Pompei, 1959 ( 9 x 14)
 

Questa foto è stata scattata nel 1959 per immortalare il momento in cui mia nonna, dopo aver superato l’esame per la patente automobilistica ed aver ricevuto in dono un’auto, partecipa al rito della benedizione delle auto che ancora oggi si svolge nel famoso Santuario di Pompei. La foto è in bianco e nero e ritrae, in piano americano, il sacrestano, il sacerdote benedicente, mia nonna, suo padre e l’auto. Mia nonna ha diciotto anni. Lei è stata la prima nel suo paese a possedere e guidare un’auto. Iniziò a guidare così presto perché suo padre, anche se era vigile del fuoco, non sapeva guidare. L’Italia in quegli anni viveva ancora nel benessere del boom economico e le donne al volante, segno di emancipazione, erano diventate molto più numerose come si vede in questo video dell’Istituto Luce.

Mia nonna e mio nonno,- Sorrento, 26/09/1964, ( 18 x 13)

Era il 26 settembre del 1964 quando mia nonna si è sposata con mio nonno, Salvatore Chianese che faceva parte di una famiglia di professionisti ed era un dirigente dell’ Intesa San Paolo di Torino. Questa foto è stata scattata a Sorrento dove ebbe luogo luogo il ricevimento di nozze. Gli sposi sono ritratti a figura intera sullo sfondo del panorama: una tipica inquadratura dei servizi fotografici matrimoniali. Si sono conosciuti nel 1961 e da lì è nata la loro storia d’amore, una storia che non finirà mai. Nel 2009 mio nonno è volato via per un tumore ai polmoni, a causa del fumo. Nonostante questo, la nonna mi dice sempre che lei dimentica sempre tutto, ma non perderà mai la memoria del nonno.

Mia nonna e mio nonno con i figli, Baia Domizia, 1976 (18 x 11,8)
 

Nella foto, a colori, ci sono i miei nonni con i loro quattro figli. A sinistra c’è mia zia Tina che è la terza in ordine di età, affianco a lei c’è Annamaria che è la prima, poi mia zia Lisa e infine mio padre Francesco che è l’ultimo. Qui si trovavano a Baia Domizia dove trascorrevano le vacanze estive e lo zio Vittorio, fratello del nonno, ha scattato questa foto. Baia Domizia è una località del litorale campano che ebbe un grande sviluppo edilizio tra anni ’60 e ’70 e diventò la metà balneare di molte famiglie.

La nonna mi dice sempre che avrebbe voluto avere altri figli,almeno altri quattro, ma non è stato possibile perché la figlia Lisa contrasse una febbre molto alta che le provocò la paralisi di tutto il lato destro del corpo. I miei nonni sono stati in giro in tutta Italia per consultare dottori e cercare strutture ospedaliere per curare la figlia.

Oggi zia Annamaria ha una figlia ed è una pediatra, zia Lisa è laureata e anche lei ha una figlia, zia Tina fa l’avvocato ed ha due figli e mio padre lavora in banca ed ha tre figlie. Le mie zie e mio padre sono molto uniti tra loro e si aiutano e sostengono in ogni occasione.

Queste due foto sono più recenti. La prima è stata scattata da me. E’ un autoscatto, infatti io appaio, tagliata sulla destra, mentre cerco alzare l’inquadratura per far entrare tutti nella foto. E’ di questo Natale e la nonna è l’ultima sulla destra, con il pullover chiaro. La seconda foto è stata scattata nel 2011 e stiamo festeggiando i settanta anni della nonna; lei è la quarta in seconda fila, raggiante tra nipoti, figli e parenti.

Oggi, la nonna è per tutta la famiglia un punto di riferimento, un faro che illumina il nostro cammino e se siamo tutti così uniti è solo ed esclusivamente grazie a lei. E’ sempre pronta ad aiutare, a dare una mano mettendo la cura per gli altri prima di quella di sé stessa. Non ha mai conosciuto la madre, ha affrontato perdite dolorose e difficoltà, ma è sempre riuscita a trovare la forza di andare avanti. Questa narrazione è un tributo a lei, alla sua forza, alla sua presenza e l’ho costruita grazie ai suoi racconti. So che non vede l’ora di leggerla e questo pensiero mi emoziona.

I MATRIMONI, di Giorgia Liguori, III D

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Foto 1

Ci sono stati tanti matrimoni nella mia famiglia: il primo tra tutti  è stato quello dei miei nonni paterni, (foto 1) avvenuto il 4 agosto 1965. Mia nonna Bruna Ricci, nata il 4 gennaio 1936 è stata dirigente del personale al comune di Napoli, mentre mio nonno, Raffaele Liguori nato il 28 febbraio 1932 era il primario di Neurochirurgia  dell’ospedale Cardarelli. Nonna, il  giorno del suo matrimonio, era vestita con un abito non troppo lungo e dato che faceva molto caldo, aveva i capelli sciolti da cui pendevano due veli ai lati e in mano portava un mazzo di fiori.

Mia nonna è arrivata alla Chiesa del Sacro Cuore del Vomero, dove si è svolta la cerimonia, accompagnata dal cugino. Dopo la cerimonia, hanno festeggiato in un albergo a via Caracciolo. Gli invitati sono stati numerosi, infatti, mia nonna mi ha raccontato che oltre ai parenti e agli amici, c’erano molti colleghi di mio nonno, dato che è stato un importante neurochirurgo.  Il loro viaggio di nozze durò circa un mese, durante il quale ebbero l’occasione di andare sulla costiera Amalfitana, poi successivamente in  Grecia, all’epoca una monarchia e poi nella Jugoslavia comunista.

Mia nonna mi dice sempre che è stato un viaggio bellissimo ed interessante, che ricorda con grande nostalgia.

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Foto 2

Il matrimonio dei miei nonni materni, (foto 2), in questa immagine con i loro rispettivi genitori, è avvenuto il 27 luglio del  1975  nel paese di mia nonna Rosa – Sant’Angelo all’Esca – un paesino di pochi abitanti in provincia di Avellino. I genitori di mia nonna rispettivamente a destra e sinistra della sposa, si chiamavano Maria Lepore, e Generoso Guarino.

La mia bisnonna era contadina, mentre il mio bisnonno che inizialmente faceva il calzolaio, divenne anche egli contadino, sposando la mia bisnonna. I genitori di mio nonno, nella foto rispettivamente a destra e sinistra dello sposo, si chiamavano Filippo Tramontano e Ada Muselli. La bisnonna Ada era casalinga, mentre suo marito era maestro elementare. Mia nonna Rosa all’inizio della sua carriera di insegnante lavorava nella stessa scuola del mio bisnonno. Un giorno, il mio bisnonno la invitò a casa sua dove conobbe mio nonno Franco. Ed è stato proprio questo incontro a generare la coincidenza che ha dato vita alla famiglia che conosco oggi. Mia nonna Rosa è molto orgogliosa di questa foto, tanto che è appesa alla parete di casa sua in bella mostra.

I miei nonni mi hanno raccontato che era una giornata molto calda; mia nonna Rosa è partita dalla sua casa in piazza, accompagnata dal padre, Generoso, con al seguito i suoi parenti e gli amici più cari. Inoltre ha aggiunto al suo racconto che tempo fa, nel suo paese, si usava accompagnare la sposa solo fino alle scale della chiesa per poi consegnarla al futuro marito che l’avrebbe portata all’altare. Nel suo caso il mio bisnonno l’ha accompagnata sotto braccio fino all’altare dove ad aspettarla c’era mio nonno Franco.

La nonna, come vuole il rito, indossava un bellissimo vestito bianco, lungo, con in testa un cappellino a forma di “cuffietta” con il velo che cadeva fino in vita.  Mia Nonna ripensando a quel giorno, si è ricordata dell’automobile con la quale sono giunti al ristorante sul Lago Laceno. Era una bellissima auto, gran turismo, di colore rosso che velocemente li portò a destinazione.

Quando ho chiesto a mia nonna di raccontarmi questa bella storia della sua vita trascorsa, visibilmente emozionata, mi ha trasmesso la sensazione di un bellissimo ricordo, essendo molto credenti, insieme alle persone che amava avevano letto il vangelo e si erano divertite.

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I miei zii paterni, che vedete in questa foto, si sono sposati il 20 dicembre del 2000: quest’ultimi si chiamano Anna Liguori e Roberto Vitelli, entrambi professori universitari: mio zio è psichiatra, invece mia zia è giurista.

La cerimonia religiosa si è svolta nella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo: essendo dicembre faceva abbastanza freddo, quindi mia zia decise di indossare un vestito bianco, lungo e a maniche lunghe, con un velo che arrivava fino a terra e un paio di scarpette bianche con il tacco non troppo alto; mio zio, invece, indossava un semplice completo di fresco lana con la cravatta.  Mio zio, Vincenzo Liguori, accompagnò mia zia in Chiesa, con la macchina e, a braccetto, fino all’altare, in quanto, mio nonno Raffaele purtroppo era scomparso anni addietro.  Successivamente  si recarono nel locale Villa Marinella, in via Tasso, per festeggiare. Mia zia mi racconta che erano più di 100 invitati, ed oltre a familiari e amici stretti, erano presenti alcuni colleghi di entrambi.  Il Viaggio di nozze durò due settimana, e in questi 14 giorni, visitarono due luoghi: New York e il Messico, un viaggio bellissimo, appassionante e interessante che rifarebbero sicuramente.

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I miei genitori, invece, si sono sposati l’8 luglio del 2005: si chiamano Ada Tramontano e Andrea Liguori, rispettivamente insegnante di matematica e ingegnere meccanico.

Mia madre indossava  un vestito bianco e lungo, con la scollatura a barca e un velo non troppo lungo; mio padre indossava un elegante gessato nero con la cravatta argentata.

La cerimonia religiosa si svolse in una chiesetta sul mare a Capo Miseno.  Mia madre è stata accompagnata da mio zio, Filippo Tramontano, con la macchina, mentre mio Nonno, Francesco-Paolo Tramontano, l’ha accompagnata fino all’altare.

Mia madre mi racconta sempre che, dopo la cerimonia, sono andati a fare le foto, proprio fuori alla chiesa, e dato che indossava dei tacchi abbastanza alti, uno di questi si è incastrato nelle tavole del pontile.

Il banchetto si è svolto presso il ristorante  Cala Moresca di Capo Miseno. Il festeggiamento è stato al di fuori degli standard per un matrimonio, infatti, mentre si mangiava c’erano continui balli a cui partecipavano gran parte degli invitati. Gli  invitati erano 170, tra amici, parenti e colleghi. Il viaggio di nozze è durato tre settimane durante le quali i mie genitori hanno avuto modo di visitare Cuba e Messico.

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L’ultimo matrimonio, in ordine di tempo è   avvenuto il 27 ottobre 2018 a Roma. I miei zii si sono sposati secondo rito civile, in una bellissima dimora antica.

Mio zio, Filippo Tramontano, con mia zia Sophie Miglietti, francese di nascita, prima del matrimonio avevano già due figli: Claire e Francesco Tramontano.

Zia Sophie è revisore contabile, mentre mio zio si occupa di espandere business dei supermercati attraverso la ricerca di luoghi dove impiantarne di nuovi. Mia zia era vestita con un abito corto che scendeva fino alle ginocchia, con maniche corte e un paio di scarpette bianche con il tacco abbastanza alto. I capelli erano sciolti, non indossava il velo e aveva un trucco abbastanza leggero. Mio zio invece indossava un semplice abito blu con la cravatta.

Dopo la cerimonia civile, ci siamo recati in un ristorante al Gianicolo, per festeggiare il loro meraviglioso matrimonio. Gli invitati erano circa 100, senza contare i numerosi amici di mio zio e i familiari francesi di mia zia.

A mio parere, tutti i matrimoni della mia famiglia sono stati meravigliosi e divertenti, ma questo è stato il mio preferito, perché l’ho vissuto in prima persona. E’ stato un momento molto speciale, che ricorderò sempre come un’esperienza appassionante e interessante. Restano comunque nel mio cuore tutti gli altri matrimoni, perché, anche se non vissuti in prima persona, hanno reso possibile la mia nascita e quella di tutti i miei fratelli.

Una vita in sella, di Francesca Pia Vairo, prima I

moto

Quante volte ci è capitato a casa dei nonni di sentire quella voglia irrefrenabile di frugare nei cassetti, curiosare, indagare… bene! è capitato anche a me!

Era lì sopra tutte le altre, luccicava quasi per quanto era bella, la foto di mio zio su una moto da cross spettacolare, di quelle che si vedono nei film, di quelle che quando pensi di poterci salire su hai un misto di paura ed eccitazione.

Mio zio Bruno aveva passato metà della sua vita in sella a una moto, aveva questa passione da bambino, coltivata negli anni tra sacrifici e soddisfazioni, di nascosto alla nonna, dal nonno (poco amante delle moto e contrario a questo tipo di attività).

Ci furono anni in cui si divertiva con una piccola moto e iniziò a fare le gare in gran segreto, poi vinse la sua prima gara e, finalmente, uscì allo scoperto e convinse il nonno, che gli regalò una moto nuova di zecca…lui era un grande, ne aveva vinte di gare, alcune sulle spiagge, altre no, diciamo che ovunque andassero “loro due” vincevano.

Era famoso, tanto è che una volta fu ospite in una trasmissione RAI, dove raccontò le sue avvincenti avventure.

Mio padre, quando gli mostrai le foto, si commosse, vidi subito le lacrime nei suoi occhi, si ricordò improvvisamente di tutte quelle emozioni che suo fratello gli aveva regalato, mia nonna poi…poveretta, era felice per i traguardi raggiunti , ma spaventata all’idea che potesse sempre succedere qualcosa, essendo uno sport pericoloso!

L’anno in cui sono state scattate le due fotografie era il 1983. Per la seconda si trattava di una manifestazione su una spiaggia di Napoli, non so dove precisamente, ma so che era lì. La mia famiglia ha conservato le foto per anni quasi come fossero un gioiello, qualcosa da mostrare agli amici e di cui andarne fieri…

Gli studi e la carriera di mio nonno, di Laura Tricarico, III E

La mia narrazione è dedicata alla ricostruzione degli studi e della carriera di mio nonno  materno, Antonio Salvati. E’ nato il 5 dicembre del 1944 a Napoli ed oggi ha 75 anni. E’ stato un grande medico e adesso, dopo 30 anni di carriera nell’ospedale Santobono di Napoli, è in pensione.

mio nonno in prima elementare, foto Maria Majorana Napoli 1950, cm 17×12

Il racconto inizia con gli anni delle scuole elementari. In questa prima foto, trovata nel cassetto delle foto di famiglia, mio nonno è in prima elementare ed ha sei anni:è il secondo seduto a sinistra, in seconda fila. Siamo nel 1950 ed è una foto di classe in cui gli alunni sono disposti in tre file digradanti, intorno al maestro, che formano un blocco compatto chiuso davanti dai tre ragazzini seduti sul pavimento. Nessuno sorride e il susseguirsi dei colletti bianchi sulla tinta scura dei grembiuli, le braccia conserte danno una sensazione di serietà ed ordine imposti. Questa foto è in bianco e nero, stampata su carta incollata in una cornice di cartone. E’ stata scattata a Napoli, quando il piccolo Antonio frequentava la scuola G.Oberdan con i suoi cugini, sia coetanei che più grandi di lui. Insieme, all’ora di pranzo, consumavano il pasto alla mensa scolastica portandosi le pietanze in quella che a Napoli si chiamava “vivandiera”, un contenitore di metallo in cui si conservava il cibo cucinato a casa dalle madri. Oggi è vietato portare del cibo da casa e nelle mense scolastiche il pasto è distribuito già confezionato.Nel tempo libero dopo scuola, il nonno con amici e cugini giocavano a calcetto e a pallavolo, in Piazza del Gesù .

mio nonno, in seconda elementare, Napoli, 1951, cm 17×12

Questa foto è dell’anno successivo e mio nonno ha sette anni: è in prima fila ,seduto a terra, con mani e braccia incrociate . E’ il 1951 e proprio in quell’anno ha conosciuto quella che sarebbe un giorno diventata sua moglie e mia nonna, Lilly. Si conobbero perché lei era amica di Livia, la  sorella di  mio nonno.

Livia Salvati, Napoli, Piazza Municipio,1956 ,
cm 10×7

Ecco Livia, sorella di Antonio, sorridente, ritratta dalla mamma, Anna Granata, nei giardini di Piazza del Municipio, come si intuisce dallo sfondo. Siamo nel 1956 ed aveva 9 anni.Era una giornata di sole e nella foto in campo medio, Livia si sporge felice verso l’obiettivo mentre siede sull’erba, vestita con gonna e maglioncino blu.

Lilly e Livia , Napoli, Piazza Municipio , 1956, cm 9,5×6,5

Ed ecco anche Lilly con l’amica Livia, immortalate mentre pattinano, in quegli stessi giardini e nello stesso anno. Chi sa se già immaginavano che un giorno sarebbero state parte della stessa famiglia!

mio nonno in prima media, Napoli 1955

Intanto Antonio arriva alle scuole medie.Questa è la foto di classe del suo primo anno alle medie, sezione M: lui è in prima fila, il secondo da destra seduto su una sedia. Gli alunni, disposti intorno ai due insegnanti al centro, sono più sorridenti: i maschi in calzoncini corti e alcuni con la giacca, le femmine con il grembiule nero che sarà obbligatorio ancora per molti anni. Lo scatto è datato 27/ 05/1955 quando mio nonno aveva 11 anni. Mi colpisce il fatto che si tratti di una classe mista. In questo articolo ho letto che le classi miste in Italia esistevano già negli anni ’50 ma si affermarono solo con la riforma scolastica del 1963. Comunque in quegli anni, lasciandosi alle spalle la guerra e le sue distruzioni, si lavorava per riformare la scuola pubblica e si riconosceva la grande importanza dell’istruzione come documenta questo video dell’Istituto Luce.

A quell’età mio nonno mi racconta che aveva maggiore libertà di uscita e infatti, dopo la scuola e dopo aver svolto i compiti, si incontrava con gli amici e giocava liberamente a pallone per strada perché a quell’epoca c’erano più spazi dove poter trascorrere il tempo libero e meno macchine. Il sabato sera, diversamente da oggi che si esce con gli amici a mangiare un panino o una pizza, si riunivano a casa di  un compagno che possedeva la TV per vedere insieme il Carosello, un piccolo e breve spettacolo pubblicitario adatto a tutte le età, per poi tornare presto a casa entro le 21,30 .

mio nonno, scuola liceale , Napoli 1959, cm 24×18

Terminate le scuole medie, mio nonno frequenta il liceo classico Antonio Genovesi a Napoli. Questa foto di classe è stata scattata nel 1959 quando mio nonno aveva 15 anni. Mio nonno si trova in seconda fila: il secondo a destra. E’ una classe tutta maschile, i ragazzi, ancora in calzoni corti, indossano quasi tutti la giacca e i tre insegnanti maschi al centro hanno un’aria seria e professionale.

Il nonno a questa età si è già fidanzato con la nonna e ogni mattina l’accompagna alla sua scuola Salvator Rosa, per poi correre verso la sua cercando di non fare ritardo. Nel tempo libero gioca con gli amici a biliardino, gioco popolare in Italia dal 1949 .

Dopo il liceo, Antonio si laurea in medicina nel 1969, all’età di 25 anni. Nel tempo libero ama andare in giro con la sua nuova macchina, la 500 FIAT, che ha avuto in regalo per la laurea. Poi dopo, nel 1970, a Firenze, segue un corso per diventare ufficiale medico.

mio nonno, servizio militare , Ischia 1971, cm 24×18

A Ischia, per un anno, presta servizio militare e mia nonna, Lilly, è solita andarlo a trovare, con mia zia Matilde, per trascorrere qualche serata di svago. In questa foto, in tuta mimetica, il nonno e i suoi compagni, ripresi dal basso, posano sorridenti e rilassati in un momento di pausa.

matrimonio di Antonio e Lilly, Napoli , 11 dicembre 1971, cm 25×21

Dopo  il servizio militare, alla fine del 1971, Antonio e Lilly si sposano: lui ha 27 anni e lei 25. Dopo anni di sacrifici e tanto amore sono riusciti a realizzare il loro sogno. Questa foto è stata scattata nella chiesa di Sant’Antonio a Posillipo . Dopo lo scambio delle fedi, il nonno bacia la mano della nonna raggiante. La nonna mi ha raccontato della sua felicità in quel momento: era finalmente sposa.

Mio nonno prosegue gli studi conseguendo tre specializzazioni: la prima, nel luglio 1971, in  anestesia e rianimazione. Nasce la prima figlia, Veronica, nel giugno del 1972; la seconda, Claudia, viene alla luce nel maggio del 1974, intanto Antonio non smette di studiare aggiungendo ancora due specializzazioni, in malattie del rene e del sangue (1975), al suo curriculum. Qualche anno dopo, nel giugno del 1978, è arrivata la terza figlia, mia madre Marianna Salvati.

Il nonno va avanti con la sua carriera medica nell’Ospedale Santobono dove è stato Anestesista rianimatore ed ha partecipato ad operazioni ad altissimo rischio come, nel 1993, quella della separazione di due gemelli siamesi, in collaborazione con medici provenienti dalla Gran Bretagna. Ha anche collaborato al primo trapianto renale in pediatria e ha lavorato con brillanti risultati nei centri nefrologici permettendo una vita più lunga a coloro che non potevano effettuare il trapianto, utilizzando macchinari di ultima generazione.

Oggi non pratica più la sua professione in ospedale essendo in pensione. ma continua a partecipare ad importanti operazioni chirurgiche.

Con i suoi racconti e il suo modo di essere, ha trasferito nelle figlie la passione per aiutare il prossimo ed oggi sia mia madre sia mia zia, Veronica, sono farmaciste e svolgono il loro lavoro con grande entusiasmo.

La sua prima nipote, figlia di mia zia Veronica, sta cercando di superare i test di ammissione alla facoltà di medicina sperando di seguire le orme del nonno Antonio che è un grande esempio per tutti noi.

Amatissimi, di Benedetta Boffa, III E

Questa è la storia dei miei nonni materni, sposati da quasi 62 anni a cui sono molto legata. Ho avuto la fortuna di poter sviluppare la narrazione attraverso i loro racconti e testimonianze. La loro storia inizia nel pieno del periodo fascista.

Mio nonno, Mario Di Stasio, è nato a Napoli, nel quartiere Santa Lucia, il 19 novembre 1931, in una famiglia umile composta da madre, padre e 9 figli. Vivevano in un palazzo dal quale si accedeva direttamente ai tunnel di Napoli sotterranea, luogo di rifugio in tempi di guerra, dove si poteva rimanere anche più giorni, per via dei bombardamenti che colpirono Napoli durante la seconda guerra mondiale. Questa fu la seconda città italiana a subire il numero maggiore di bombardamenti dopo Milano, con circa 200 raid aerei dal 1940 al 1944, principalmente da parte alleata, di cui ben 181 soltanto nel 1943 e con un numero di morti stimato tra le 20.000 e le 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. In rete, ho trovato questo video dell’Istituto Luce.

.A causa della guerra, che travolse mio nonno ad appena 9 anni, la sua non fu un’infanzia facile, la guerra lo portò a crescere in fretta. Durante quel periodo non c’era molto da mangiare, così sua mamma faceva finta di avere cibo abbastanza, ma in realtà dava tutto ai figli o diluiva le bevande con l’acqua. All’età di 13 anni, nel 1944, mio nonno iniziò ad apprendere il lavoro che ancora oggi, ad 87 anni, pratica: l’odontotecnico. Non fu semplice; per apprendere il mestiere saliva su di un carro bestiami per raggiungere la città di Foggia, dove lavorava suo zio dentista. Continuò così per tutta la sua gioventù.

il nonno all’età di 23 anni a Piazza del Plebiscito, Napoli, 22 luglio 1954, bianco e nero su carta, 8,6x6cm

Questa foto, è stata conservata a casa dei miei nonni, in un cassetto. Ritrae nonno, l’unico soggetto presente a figura intera in un campo medio con inquadratura leggermente dal basso, noncurante dell’obbiettivo. Si trovava a Piazza del Plebiscito e l’autore non è identificato. Guardando il retro dell’immagine si può dedurre che è stata scattata il 22 luglio 1954 e che fungeva in realtà da cartolina, pronta per essere  inviata alla zia Gilda. C’è infatti scritto: “Con affetto, alla cara zia Gilda, da Mario.”, ma per motivi a me non noti è rimasta al mittente.

Mia nonna, Concetta Noviello, è nata a Napoli nel quartiere di Antignano, il 19 settembre 1931, in una famiglia composta da padre, dipendente della funicolare centrale, madre casalinga e cinque figli, due femmine e tre maschi.

Nonna ebbe una madre molto materna ma poco incline ai lavori domestici, preferiva cucire e lavorare ad uncinetto anziché fare la spesa, compito che veniva spesso affidato a mia nonna, che sin da piccola ebbe a carico un’intera famiglia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale la situazione si aggravò, perché fu obbligata a lasciare la scuola, nonostante le piacesse molto, e il padre perse il lavoro a causa della chiusura della funicolare. Le venivano assegnati incarichi come: pulire la casa, badare ai fratelli o comprare il pane. In tempi di guerra il pane era fondamentale, ad ognuno venivano date delle porzioni, se si esibiva l’apposita tessera per il razionamento del cibo. Nonna, da sempre molto scaltra, usava la sua tenera età come scusante per superare la fila e piangendo faceva in modo di ottenere velocemente il cibo per l’intera famiglia.

Un giorno, addirittura arrivò con il padre a Pompei per comprare la pasta, era il 18 marzo 1944 e poco dopo l’arrivo di nonna al pastificio, il grande Vesuvio scoppiò e concluse un periodo di attività cominciato nel 1914, durante il quale si erano verificate soltanto modeste eruzioni dal cratere centrale. Accadde durante l’occupazione delle truppe alleate, e giorni dopo, quando mia nonna e suo padre riuscirono a tornare a casa, ci fu un bombardamento che la distrusse e li costrinse a scappare via. Questo video mostra molte immagine della terrificante eruzione.

la nonna all’età di 18 anni, a Via Cimarosa, Napoli, 1949, bianco e nero su carta 9,2×6,2 cm

Nel dopoguerra, verso i sedici anni, nonna cominciò anche a lavorare come sarta, lavoro che continuò solo nella gioventù per mettere da parte il denaro necessario alla sua futura sistemazione. La foto sopra l’ho scelta perché la ritrae in un momento di felicità e spensieratezza: è sorridente, centrata, inquadrata frontalmente in un quasi campo medio, sullo sfondo di alcune piante piante presenti nel cortile della casa di sua madre. La foto è conservata a casa dei miei nonni, in uno dei tanti album fotografici. E’ stata scattata quando mia nonna aveva più o meno 18 anni, da un autore non identificato.

nonno, nonna, zia Teresa, per le strade di Napoli nel 1956, bianco e nero su carta, 14×9 cm

Le vite dei due protagonisti della mia storia si incrociano nel 1954. Mia nonna passeggiava con sua sorella, Teresa, e suo fratello, Ciro, mentre nonno era da solo. Si trovavano a piazza Municipio. Alla vista di mia nonna, nonno se ne innamorò, così iniziarono i vari tentativi di corteggiamento. Per prima cosa pagò la giostra a zio Ciro, ma mia nonna non proferì parola, fino a quando il bel giovane non la seguì per tutto il tragitto fino ad arrivare sotto casa. Lì i due si diedero appuntamento per vedersi il giorno successivo, ma allora non era facile che due genitori di figlia femmina acconsentissero all’incontro con un ragazzo sconosciuto. Per questo motivo mia nonna non si presentò all’appuntamento. Nonno però non si diede per vinto e le portò una grande scatola di cioccolatini.

Da quel momento iniziò la frequentazione ufficiale dei due, che potevano uscire solo in compagnia della madre o della sorella di mia nonna; la foto immortala una di quelle occasioni. Al centro c’è mio nonno, alla sua  sinistra mia nonna e dal lato opposto zia Teresa. Solo nonno guarda l’obiettivo sorridente mentre le due ragazze sono distratte, una guarda alla sua destra e l’altra indietro. Sono ripresi a figura intera, con uno sfondo non ben visibile poiché è sera.

Dopo tre anni di fidanzamento i nonni si sono sposati, di comune accordo, senza richieste in ginocchio o altro.

Nonno e nonna sposi, Napoli,Terrazze D’Angelo, 15 agosto 1957 17,9x24cm.

I nonni hanno organizzato il matrimonio in poco più di tre mesi. L’abito indossato da mia nonna è di pizzo francese, ordinato direttamente a Parigi e arrivato a Napoli grazie al fratello diventato un importante rappresentante d’abbigliamento. Il matrimonio è stato celebrato nella chiesa di San Gennaro a Via Bernini, il 15 agosto 1957, verso Mezzogiorno. Gli invitati erano 120 e subito dopo la funzione gli sposi, seguiti dai loro ospiti, hanno raggiunto, in Fiat 1100, l’auto in auge in quegli anni, il luogo del ricevimento.
In questa foto, i miei nonni sono immortalati a mezza figura, mentre si guardano negli occhi; sullo sfondo si intravede il mare. Nella bella foto che segue, sorridono, come incorniciati, guardando l’obiettivo dal lunotto posteriore del 1100.

Nonna e nonno sposi, Napoli 1957
Pranzo di nozze, Napoli Terrazze D’Angelo, 1957 12,8x18cm

Una volta arrivati ebbe inizio il grande pranzo alle Terrazze D’Angelo, in Via Aniello Falcone. Nella foto, al centro ci sono i novelli sposi seduti e, alle loro spalle, alcuni parenti in secondo piano. Spicca fra tutti alle spalle dei due giovani, quasi come un angelo protettivo, il rubicondo proprietario del ristorante. Tutti sono gioiosi per il fantastico evento. Entrambe le foto sono state scattate dal fotografo G. Del Giudice, il cui studio fotografico aveva sede a Via Bernini.

Dopo il ricevimento i nonni partirono subito per il viaggio di nozze, totalmente diverso dagli attuali, con destinazione Roma.

Negli anni successivi al matrimonio, hanno vissuto in una situazione di benessere in un paese che beneficiava dei riflessi del miracolo economico.

Durante questo periodo i miei nonni cambiarono varie case, fino ad acquistare, nel 1968, quella definitiva, dove abitano tutt’ora. Paola, mia madre, la figlia minore, aveva appena un anno. Prima di lei sono nati Francesco e Annamaria.

zio Franco, zia Annamaria, mia madre Paola, nel 1968, bianco e nero su carta 10,5×7,3cm.

In questa foto i tre soggetti, inquadrati a mezzo busto o mezza figura, sono mia mamma, che aveva pochi mesi, mio zio di 10 anni e mia zia di 7. Erano, sin da piccoli, molto uniti. Hanno vissuto la loro adolescenza in un periodo della storia economicamente positivo per l’Italia.

Il loro tenore di vita, alto, fu solo la cornice di una gioventù caratterizzata da felicità e spensieratezza, dovuta all’impegno dei miei nonni nel trasmettergli sani principi e ottimismo. I tre figli sono da sempre il fulcro della vita della coppia protagonista, sino ad oggi, dove si ritrovano amati e circondati non solo dai figli ma anche dai nipoti.

nonni e nipoti, 15 agosto 2007, Ischia, a colori, digitale

Concludo questa narrazione con una foto, in campo medio, a colori, abbastanza recente, in cui siamo ritratti tutti noi e i cugini con i nonni amatissimi, nostri punti di riferimento. E’ stata scattata in occasione del loro cinquantesimo anniversario di matrimonio a Ischia. E’ una ricorrenza importante per la mia famiglia che, ogni 15 agosto, anno dopo anno si riunisce per festeggiare l’amore tanto duraturo dei nonni.

Questa narrazione è un omaggio ai miei unici nonni che sono i pilastri della famiglia ed è stata un’occasione unica per ascoltare i loro racconti e conoscere particolari della loro vita che ignoravo.