Dalla conclusione all’inizio…, di Valeria De Laurentiis

valeria-de-laurentiisUna domanda posta con curiosità, in vacanza, a Patrizia Cacciani, estimatrice come me di Sant’ Angelo d’Ischia, in una di quelle conversazioni in cui ci si conosce e si chiede “ma tu nella vita cosa fai? “, ha dato il via a questo percorso. Lei mi racconta dell’Istituto Luce e delle attività didattiche. Le chiedo se lavora anche con le scuole medie e mi propone di entrare in contatto con Letizia Cortini. Ci presenta via mail.

Inizia così la mia corrispondenza con Letizia che ha avuto la pazienza di precisare, progettare, aspettare i lunghi tempi della burocrazia scolastica. Mi ha convinta da subito la sua proposta e, nonostante gli ostacoli, non ho desistito e finalmente a dicembre ha avuto inizio la formazione per i docenti.

Non eravamo in tanti, ma la curiosità di quelli che c’erano è stata premiata: Letizia ha aperto un mondo tirando fuori, come dal cilindro di un prestigiatore, foto, video, linguaggi specifici, archivi, patrimoni storici, storia digitale, “public history”. La caratterizzazione magica non è comprensibile per chi non conosce il mondo della scuola oggi, dall’interno; per chi non immagina la noia e la sterilità di formazioni imposte all’insegna del tecnicismo, vuote di contenuto, irritanti e inutilmente stressanti.

Competente, intelligente, gentile, paziente, entusiasta, Letizia ci ha conquistati e poi ha conquistato i ragazzi appena sono iniziati i laboratori. Tre incontri di tre ore ciascuno in cui ho visto adolescenti, spesso difficilmente motivabili, prima timidamente, poi sempre più convinti entrare nella storia attraverso la porta di casa loro. Si sono cominciate a vedere raccolte di foto di famiglia, anche oggetti in alcuni casi, sono nate ipotesi di storie; si sono mobilitati genitori, nonni, a volte anche da lontano, si sono cercate tracce nelle foto, nelle composizioni; si è discusso di inquadrature, di video, di uso degli smartphone, di foto digitali e cartacee, di metodo e di schedature.

Poi è venuto il tempo di narrare e allora nelle famiglie i genitori, i nonni, gli zii in alcuni casi, hanno raccontato, risposto alle domande, aiutato a trovare il filo, il senso della storia familiare individuata ed è venuta la scoperta di come si intreccia con la storia dei manuali oppure la sorpresa di scoprire come un parente -proprio lui!- fosse lì mentre accadeva quell’evento.

La motivazione dei ragazzi è diventata totale quando le loro storie hanno cominciato a trovare posto nel bellissimo sito web ideato e curato da Letizia. Immagini e racconti di cui sono stati autori, resi pubblici con la tecnologia digitale che è il loro habitat. Un archivio digitale delle loro foto, un “libro” digitale dei loro racconti, la storia digitale e pubblica!

Si sono sentiti soggetti attivi della storia, hanno contribuito a costruire memoria della comunità, del territorio, hanno condiviso nella rete. Hanno appreso una visione aperta, collettiva, civile della storia e strumenti di comprensione del reale.

Una pagina facebook, ancora una volta creata e ideata da Letizia, ci ha dato poi la dimensione del dibattito storico aprendo a contributi, riflessioni illuminanti, esperienze, osservazioni di specialisti del settore insieme a commenti dei ragazzi, degli insegnanti. Insomma una comunità di storici di professione e non a costruire una rete di connessioni!

Infine, la presentazione del progetto e del sito Sguardi e storie, ieri a scuola, nella sala teatro. Nonostante il caldo, la sala era piena di genitori, alunni emozionati, parenti, insegnanti, amici di amici curiosi o studiosi. C’era un’atmosfera vibrante, forse la soddisfazione di alunni e genitori “neostorici” caricava di energia la sala insieme a quella degli insegnanti coinvolti nel percorso.

Sono venuti per noi, perché interessati e sostenitori della nostra esperienza, la prof.ssa Renata De Lorenzo (Società Napoletana di Storia Patria),  il prof. Marcello Ravveduto (Università di Salerno), la dott.ssa Patrizia Cacciani (Istituto Luce) e ovviamente Letizia.

Ancora una volta, chi non conosce il mondo della scuola dall’interno, non può capire il valore che queste presenze hanno avuto per noi, testimonianza della possibilità e della necessità di una comunicazione tra istituzioni scolastiche e istituti di ricerca e universitari affinché la scuola non muoia, lontana dai circuiti in cui si innova e si costruisce cultura.

Ci hanno regalato interventi interessanti e ricchi di spunti per nuove iniziative e ci hanno rafforzati nella nostra convinzione che percorsi come questo devono entrare nella didattica ordinaria di una scuola. E’ indispensabile.

Anche i ragazzi hanno avuto il loro spazio e, come spesso accade, sono stati sorprendenti nelle loro testimonianze, intraprendenti, anche con le loro incertezze, nel proporsi e nel cimentarsi davanti a un pubblico adulto e dopo gli interventi degli studiosi presenti.

E’ stato bello, mi sento arricchita e sono piena di gratitudine per tutti quelli che hanno partecipato, alunni, genitori, familiari, colleghi, studiosi, amici e … Letizia, instancabile e generosa organizzatrice.

Mentre la sala si svuotava e andavamo via tra saluti e ringraziamenti, una arzilla e piccola signora mi si è avvicinata, quasi parlando tra sé e sé e poi rivolgendosi a me ha borbottato: “non capisco… mio nipote Christian… non ha voluto parlare… dopo tutte quelle telefonate, tutte quelle domande e le fotografie che abbiamo trovato! Doveva parlare, doveva raccontare… non ha voluto farlo… non lo capisco”. Christian è un mio alunno timido e ho cercato di consolare la signora, assicurandola che avevo fatto di tutto per spingerlo e che comunque ha scritto una bellissima storia. Lei mi ha chiesto se ero io la professoressa di italiano e sorridendo se ne andata via. Ho pensato che era un vero peccato che la giornata fosse finita e che sarei voluta tornare indietro e chiedere a questa nonna, così coinvolta, di raccontare insieme a Christian la loro storia e che vorrei che di occasioni così ce ne potessero essere ancora tante e tante…

Grazie!

 

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Concludendo…

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Ieri si è svolta la presentazione del progetto “Sguardi e Storie” alla scuola media statale “Viale delle Acacie” a Napoli.

E’ stato un bel pomeriggio, di festa soprattutto, pur non mancando i momenti di riflessione sulla didattica della storia, sul metodo di ricerca e interrogazione delle fonti.

La professoressa Valeria De Laurentiis, a nome anche delle altre docenti coinvolte, ha ripercorso con freschezza ed entusiasmo le fasi dell’iniziativa da dicembre a oggi, auspicando che il progetto possa diventare un appuntamento fisso a scuola e che soprattutto si crei una rete virtuosa di scambio tra i cicli della scuola media, le istituzioni culturali che hanno patrimoni culturali, e il mondo della ricerca e universitario.

Gli ospiti patrocinatori hanno portato, oltre il plauso per l’esperienza, la loro autorevolezza nel ribadire l’importanza delle fonti audiovisive e fotografiche per lo studio della storia, ma anche per capire il presente.

La professoressa Renata De Lorenzo, presidente della Società napoletana di storia patria, ha ricordato l’importanza del metodo storico e della ricostruzione dei contesti nell’analizzare queste fonti, dell’impegno ad andare in profondità rispetto a quanto rappresentato nelle immagini e a porsi sempre domande. Ha quindi illustrato in sintesi la storia e il patrimonio inestimabile, anche fotografico della Società napoletana di storia patria, invitando gli studenti a visitare la sede.

Patrizia Cacciani dell’archivio storico cinematografico dell’Istituto Luce ha ribadito quanto sia necessario introdurre l’educazione ai linguaggi dei media nelle scuole, come da qualche anno è impegnato il Luce, con un progetto specifico: Luce per la didattica. Ha quindi fatto notare come il progetto Sguardi e Storie nell’analizzare le fonti soprattutto fotografiche, inizialmente dal punto di vista delle loro caratteristiche analogiche, abbia portato alla costruzione di un vero e proprio archivio digitale, di foto, racconti, altri documenti, con il sito omonimo.

Il professor Marcello Ravveduto ha lodato i racconti dei ragazzi pubblicati sul sito, il loro impegno a fare ricerca nelle famiglie, negli archivi e nelle memorie private, quindi a renderle pubbliche attraverso il loro punto di vista. Ha ricordato come anche lui, più giovane, avesse coltivato il suo amore per la storia, come un detective, alla ricerca delle tracce e delle fonti, anche materiali, in famiglia, interrogandole e contestualizzandole. Ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa di public history, spiegando come oggi non si possa più fare storia, citando lo storico dei media Peppino Ortoleva, senza essere in grado di comunicarla anche attraverso le nuove tecnologie digitali, stando al passo, in tal senso, soprattutto con i ragazzi nel saper utilizzare tutti gli strumenti di comunicazione digitali. Ha prefigurato lo storico del futuro come un archeologo delle fonti digitali, sul web. Ha quindi invitato famiglie e ragazzi a riflettere sull’importanza, dal punto vista civile e politico nella nostra società, di una professione quale quella dello storico, che studia e si trova a utilizzare sempre più queste fonti e l’immaginario che producono.

Letizia Cortini, in qualità anche di rappresentante della Fondazione Aamod, nel ringraziare tutte e tutti, ha infine spiegato come alla base di questo progetto, rientrato nell’ambito del più generale progetto scolastico di educazione alla cittadinanza e alla Costituzione, ci sia stato anche il bisogno di fare incontrare i ragazzi con l’alterità, la diversità, per comprendere e amare la storia. Alterità e diversità a cominciare dalle loro storie, da quelle delle persone delle proprie famiglie, con cui i ragazzi per la prima sono entrati in contatto durante il percorso del progetto. Entrare in contatto con la diversità con l’intento di conoscerla, vederla e ascoltarla ha significato per molti studenti dialogare con generazioni, mentalità, usi e costumi diversi, scoprendo i propri cari e i propri vissuti famigliari, grazie a un atteggiamento di ascolto, di attenzione che li ha portati a un loro riconoscimento, a crescere in termini di senso di appartenenza non solo alla propria cerchia famigliare, ma a una rete di storie e di sguardi diversi, quindi a scoprire la storia, anche quella più generale, studiata sui manuali.

Molti ragazzi sono intervenuti nel corso del pomeriggio, raccontando l’importanza per loro di questa esperienza, la scoperta della fotografia non solo in quanto fonte per la storia, ma anche come pratica attuale, conoscendone il linguaggio, per scoprire e interpretare il mondo in cui vivono. Alcuni hanno illustrato i propri racconti, presentando con emozione e partecipazione i famigliari ai quali hanno dedicato i loro lavori.

Al termine è seguita la premiazione dei quattro racconti più votati, già citati nel report degli ultimi incontri laboratoriali.

Grazie a tutti, ragazzi, famiglie, professoresse, ospiti e promotori! Grazie alla scuola “Viale delle Acacie”, con l’auspicio che si possa proseguire il prossimo anno… 🙂

Presentazione del progetto “Sguardi e Storie”, Anno Scolastico 2017-2018

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SGUARDI E STORIE
Immaginare storie e ricostruire memorie a scuola
con le fonti fotografiche e audio-visive
Napoli, lunedì 28 maggio 2018, ore 15.00 Scuola Media Statale “Viale delle Acacie” via G. Puccini 1- NAPOLI

La Dirigente Scolastica dott.ssa Maria Clotilde Paisio
Le ragazze e i ragazzi delle classi III E, III F, III M e le insegnanti
invitano
all’incontro di presentazione del progetto
“Sguardi e Storie”
Anno Scolastico 2017-2018

Il progetto è a cura della dottoressa Letizia Cortini e delle professoresse Valeria De Laurentiis, Alessandra Di Giovanni, Luciana Mirra, Bernardina Moriconi.
All’incontro saranno presenti e interverranno, oltre le docenti e i ragazzi coinvolti, rappresentanti di Istituti culturali e accademici:
Patrizia Cacciani (Archivio storico fotocinematografico Luce Cinecittà – Luce per la Didattica), Renata De Lorenzo (Presidente della Società Napoletana di Storia Patria), Marcello Ravveduto (docente di Public and Digital History – Università di Salerno) e Letizia Cortini, in qualità, oltre di curatrice del progetto, di rappresentante della Fondazione Aamod (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico).
Il progetto e i lavori dei ragazzi sono consultabili su questo sito.
Al termine della presentazione saranno premiati i racconti di famiglia più “votati” dai ragazzi coinvolti.

Il team, i soggetti partecipanti al progetto, gli enti promotori e patrocinatori sono consultabili a questo link.

Invito alla presentazione, Napoli_28_maggio_2018 (pdf)

 

Gli ultimi tre incontri con le classi

Tra il 20 e il 26 aprile si sono svolti gli ultimi tre laboratori nelle classi III M, E ed F.

I ragazzi sono stati invitati a riflettere su cosa significhi per loro fotografare, andare al cinema, vedere serie di fiction, raccogliere foto di famiglia, scoprire la storia attraverso di esse. Ancora: su cosa amino fotografare e quali usi facciano delle loro fotografie. Inoltre ad esprimere la loro opinione sull’uso della fotografia nei manuali di storia, nelle strade, sui giornali. Hanno espresso anche un parere sul progetto Sguardi e Storie e su come eventualmente migliorarlo, e hanno “votato” la loro narrazione preferita, motivando la scelta. Sono stati affrontati anche gli aspetti della conservazione delle immagini, come e da parte di quali soggetti pubblici, oltre che in famiglia. Si è chiesto loro anche di ragionare su quali elementi del linguaggio fotografico e audiovisivo in genere preferiscano utilizzare, quando effettuano scatti o riprese e quali i loro soggetti preferiti.

 

 

Oltre 70 ragazzi hanno risposto alle domande, suggerite in una scaletta tematica orientativa, pur non essendo tutti presenti nei giorni dell’ultimo laboratorio per ciascuna classe.

In sintesi, per la maggior parte dei ragazzi la fotografia è una tecnologia che serve soprattutto a “immortalare” dei momenti, in genere belli e felici, soprattutto quelli trascorsi in famiglia in occasioni speciali, ricorrenti, quindi per trasmettere il loro ricordo. Il cinema, fruito in una sala, per quasi tutti è spettacolo e divertimento,  “curiosità” (in molti hanno usato questa espressione per definire il cinema), oltre occasione per stare insieme agli amici ed essere spensierati. Sono però rare per i ragazzi le occasioni di vedere un film in una sala, piuttosto ogni tanto questo accade in famiglia, insieme ai genitori e ai fratelli, abituati a fruirne soprattutto su piattaforme quali Netflix e Sky. Il cinema (con la C maiuscola) è anche – forse soprattutto – quello che  vedono nei cineforum organizzati dalla scuola, pertanto si tratta, nell’opinione comune e diffusa tra gli scolari, di film che trasmettono un messaggio (insegnano, aiutano a comprendere le difficoltà, educano, sono portatori di valori positivi). Non si è approfondito però il tema di come vengano scelti i film programmati per il cineforum scolastico, secondo quali criteri e soprattutto se i ragazzi partecipino a tali scelte.

A parte, i ragazzi considerano le serie proposte su Netflix e su Sky, che tutti, indistintamente, vedono soprattutto da soli (fanno eccezione due o tre di loro) in modo compulsivo, consapevoli della dipendenza che hanno. Per lo più prediligono le serie del “genere” fantasy, avventura e azione, amicizia, meno apprezzate quelle d’amore, o storiche. Amano naturalmente eroine, eroi, e supereroi.

Rispetto alla fotografia, i ragazzi riconoscono soprattutto al cinema la capacità di coinvolgerli ed emozionarli (scatenando in loro sentimenti di paura, rabbia, gioia, tristezza).

La fotografia “vera” e importante per loro è soprattutto quella comunque realizzata in famiglia, per documentare i momenti di festa, viaggi e vacanze, in cui tutti sono (o sembrano) felici,  ma anche quella che documenta occasioni speciali con i compagni, come gite, feste di fine anno scolastico, attività/gare sportive. La “vera” fotografia è anche quella stampata su carta, conservata negli album e incorniciata nelle proprie case.

Le fotografie che scattano, per ritrarsi o per ritrarre i compagni, sono occasione soprattutto di gioco e divertimento, e non sono considerate “vere” fotografie, così come non sono percepite tali quelle digital born, non stampate. In genere ne hanno centinaia sui loro cellulari, in alcuni casi superano il migliaio. Sulla loro conservazione sono piuttosto fatalisti, consapevoli della facilità di poterle perdere, se il cellulare si rompesse. Alcuni di loro si ripromettono di selezionare, conservare e stampare delle foto. Circa la metà dei ragazzi, o poco più, posta anche su alcun social (Instagram più che Facebook), aspettandosi dei like, oppure nulla, se non la partecipazione e la condivisione di un momento con altri compagni e amici. Soprattutto fanno circolare le fotografie digitali nelle chat, per divertimento, condivisione, presa in giro, ma nessuno in modo irrispettoso, come tendono a sottolineare tutti. Molti si aspettano like e commenti, ma la maggior parte non sembra dipendere dai consensi sui social, che comunque frequentano non sistematicamente.

Gli elementi linguistici preferiti per esprimersi con la fotografia sono le panoramiche e i campi lunghi, per i paesaggi (“i bei tramonti”), ma la maggior parte ritrae persone in primo piano o a mezza figura, prediligendo angolazioni “storte”, inclinate; in molti amano ritoccare successivamente le foto di ritratti, per renderli “buffi” e divertenti.

 

Il progetto Sguardi e Storie è piaciuto e piace quasi a tutti.

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Il dato forse più impressionante è che per la maggior parte di loro è stata l’occasione per vedere per la prima volta le foto più vecchie di famiglia, conoscere nonni e bisnonni e soprattutto scoprire le loro storie.

Per quanto riguarda il rapporto con la storia in molti si sono stupiti del fatto che i loro nonni e trisavoli avessero avuto a che fare e avessero partecipato alla “storia vera”: le due guerre, il fascismo. Il modo diverso di vestirsi e di posare nelle fotografie che ritraggono i loro avi (ma anche dei genitori stessi da bambini o da giovani) colpisce quasi tutti, per la diversità che percepiscono rispetto alle loro mode e pose di oggi.

Per migliorare il progetto Sguardi e Storie la maggior parte ha sottolineato il fatto che debba essere maggiormente diffuso, partecipato e pubblicizzato. Diversi hanno proposto una grafica più moderna e di poter partecipare più attivamente e direttamente alla costruzione del sito web. Alcuni hanno proposto più incontri operativi. Qualcuno ha confessato 🙂 di essersi annoiato soprattutto durante le lezioni frontali iniziali, pur ammettendo di aver ricevuto informazioni nuove. Tutti si sono divertiti moltissimo quando sono stati operativi, ovvero creativi, invitati a documentare con la fotografia i laboratori, se stessi, a organizzare la raccolta in famiglia delle immagini, a selezionarle e sistemarle, quindi a “raccontarle”.

Per tornare all’uso pubblico della fotografia e dei video, i ragazzi di terza media nella quasi totalità ammettono di non ricordare e di non fare caso, o meglio di essere del tutto indifferenti alle fotografie e ai video nelle strade, nei luoghi pubblici o sui giornali stampati e in televisione. Mentre sono attenti a quanto pubblicato sul web, visitando social e piattaforme quali YouTube. Riconoscono che la maggior parte delle immagini, fisse e in movimento sul web (YouTube) e in televisione riguarda personaggi famosi e avvenimenti, storie del presente, “come la guerra in Siria” o la partita Juventus-Napoli :).

Tutti concordano sul fatto che le fotografie sui manuali di storia e sui manuali di scienze aiutino soprattutto a ricordare il testo scritto da studiare, associando immagini e avvenimenti, immagini e spiegazioni.

Per tutti, il principale istituto di conservazione delle fotografie nel nostro paese è l’Istituto Luce, alcuni citano qualche altro istituto, come l’Aamod (perché ne ha parlato la sottoscritta), in modo generico le cineteche e le fototeche, il Mibact, memori delle prime chiacchierate sui beni culturali e la loro tutela in Italia.

Al termine delle riflessioni, svolte per iscritto, c’è stato il tempo per tornare a riflettere su temi quali il rapporto storia e immagini, presente e immagini. Si è discusso, a partire dall’esame di alcuni profili su social come Instagram, delle difficoltà oggi forse più che in passato di riuscire a capire la “veridicità” di alcune immagini. Si è parlato e mostrato il profilo del ragazzo siriano, Muhammad Najem, che posta sui social le riprese video e fotografiche di quanto accade in Siria, presentato da Roberto Saviano nella trasmissione condotta da Fabio Fazio “Chefuorichetempochefa”, del 25 marzo 2018.

La sottoscritta ha infatti raccontato ai ragazzi quanto le è accaduto, dopo essersi collegata al profilo di questo ragazzo e avere iniziato a mettere qualche “like” ai suoi post. E’ stata taggata più volte da profili “filo Assad” (?), che le hanno mostrato immagini diverse per smentire quelle proposte da Muhammad Najem (@muhammad.najem2 su instagram, https://www.instagram.com/p/BiO1GkzBqnK/), tra cui un video dove si mostrava la messa in scena con la “recita” di bambini e adulti colpiti dagli effetti di gas e armi chimiche, ed altre dove si faceva notare che il ragazzo si mostrasse sempre con la gelatina sui capelli e i vestiti puliti… Questo avveniva prima dell’attacco degli Usa e della Francia in Siria e prima dell’invio dei commissari per indagare sul reale uso delle armi chimiche da parte dell’esercito di Assad (i risultati dell’inchiesta peraltro non sono ancora stati resi noti). Discutendo con i ragazzi sulle immagini di propaganda, ricordando quelle dell’archivio Luce, non si è potuto naturalmente arrivare a delle risposte, ma si è avviato un dibattito sulla complessità degli eventi storici del presente, constatando come molti ragazzi tendano d’istinto a dubitare della veridicità e autenticità delle immagini relative alla guerra in Siria proposte dal loro quasi coetaneo. Sono stati quindi tutti invitati, anche dalle insegnanti, ad esercitare sempre uno spirito critico nei confronti delle immagini del presente, oltre del passato, a non arrivare a delle conclusioni affrettate, a consultare più fonti e a non escludere mai il dubbio, soprattutto su quanto viene proposto dalla comunicazione visiva dei fatti del presente, e di ricordare sempre la complessità dei punti di vista che si nascondono dietro le immagini. In una classe si è fatto un riferimento anche alle immagini della Shoah e ai negazionisti dell’Olocausto, alle immagini del primo allunnaggio, inoltre sono state citate alcune immagini icona, comprese quelle di alcuni film documentari, relative alla storia del Novecento, sottolineando da un lato la falsità riconosciuta e nota di alcune di esse che però non ha cambiato e non cambia il loro uso pubblico e la loro proposizione acritica su alcuni manuali di storia.

In un’altra classe ci si è soffermati maggiormente sulle immagini della guerra in Siria ed è stato proposto un breve video, anche se non attualissimo, che ricostruisce e cerca di spiegare le origini della guerra in quella terra martoriata.

In una classe c’è stato un momento di euforia e di gioia nel rintracciare sui cellulari dell’insegnante e di alcuni ragazzi le fotografie della propria classe e dei propri compagni dalla prima media alla terza, con esplosione di risate, commenti, curiosità, sorpresa nel constatare i cambiamenti propri e dei compagni, non solo in termini di crescita, ma di moda, di abitudini e consuetudini, di atteggiamenti.

 

 

Per quanto riguarda la scelta dei racconti di famiglia, in molti hanno preferito sottolineare come tutte le narrazioni fossero risultate per loro interessanti; i racconti di Matteo Giacobelli della III E, di Viola Casotti e di Valerio Morgillo della III M, di Alessio Varriale della III F sono stati i più citati e apprezzati.

Le riflessioni più articolate e originali, oltre che meditate, saranno pubblicate in un post successivo.

III F – La mia famiglia e l’amore per il viaggio, di Gianluca Del Prete

Nell’immaginario comune viaggiare vuol dire un po’ scappare, allontanarsi dalla routine quotidiana.

Ma non solo, secondo me viaggiare vuol dire conoscere posti nuovi, entrare in contatto con nuove civiltà, nuovi odori, nuovi sapori e nuovi modi di vivere.

Io sono sempre stato interessato alla conoscenza di nuove culture, che forse è una caratteristica particolare della mia famiglia, infatti i miei genitori hanno sempre avuto la passione per i viaggi e per la conoscenza di nuove culture.

I miei genitori Emmdelprete1anuele e Laura hanno visitato tanti posti del mondo e attraverso i loro racconti e attraverso la visione delle fotografie e dei filmati è come se anche io fossi stato un po’ in quei fantastici posti ed avessi viaggiato con loro!

In questa immagine troviamo mio padre durante il suo primo viaggio, in Tunisia, dove mangia a casa di un uomo conosciuto lì lungo la strada.

Rispetto a quello che semplicemente può emergere da questa foto, per me il suo significato è molto più profondo di quanto si possa pensare. Attraverso le numerose foto che i miei genitori mi hanno fatto vedere dei loro viaggi, posso capire e comprendere la mia fortuna. Io, all’età di 13 anni, ho già visitato tantissimi posti del mondo,  conosciuto diverse culture, parlato con persone di lingue diverse. In mezzo a chi non aveva niente ho imparato il valore della sostanza, in mezzo a chi aveva tutto quello dell’apparenza. Viaggiare significa esplorare, scoprire, imparare ed è per questo che mi ritengo fortunato. Mio padre intraprese il suo primo viaggio all’età di 19 anni, attribuendogli un valore importantissimo. Questo perché, vivendo una vita di stenti, in cui nulla veniva dato per scontato, anche solo la possibilità di allontanarsi seppur di poco dalla propria casa per intraprendere un viaggio, per lui significava tanto.

delprete4Mia madre è sempre stata una viaggiatrice, sin da piccola, con i suoi genitori, andava in giro per il mondo. E’ forse per questo motivo, che nel corso del tempo, i miei genitori hanno continuato a viaggiare insieme e a visitare posti meravigliosi, trasmettendo questa grande passione anche a me e alle mie sorelle.

La prossima foto illustra forse il primo viaggio dei miei genitori da fidanzati. Fu uno dei tanti viaggi che fecero con i loro amici e anche attraverso i tanti racconti di mio padre ho sempre captato in loro la voglia di avventura e divertimento.

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Erano dei ragazzi alla scoperta del mondo, che pur avendo poco a disposizione, ogni qualvolta ne avevano la possibilità, organizzavano delle piccole avventure in qualsiasi posto. Trovo che la foto successivamente sia particolarmente bella. I miei genitori hanno colto con amore un momento di vita in Africa, ritraendo due madri nel deserto con i loro bambini.

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Dopo il loro fidanzamento, i miei genitori si sposarono ed ebbero rispettivamente mia sorella Francesca, Barbara ed infine io.

Nonostante fossimo molto piccoli, i miei genitori ci hanno sempre portato con loro in giro per il mondo.

Nella foto che segue sono rappresentate le mie sorelle su un volo della compagnia aerea “Emirates” in volo per Dubai.

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Pur non ricordandomi di quel favoloso viaggio, che ho avuto poi la fortuna di rifare, le mie sorelle mi hanno raccontato tantissime cose e fatto rivivere con loro quell’esperienza. Dei tanti racconti ce n’è uno in particolare che mi ha colpito e che voglio condividere con voi!  I miei genitori volevano avere il piacere di cenare nel famoso Burj Khalifa, l’edificio più alto al mondo, famoso per la sua grandezza ed eleganza, ma non essendo consentito l’ingresso ai bambini,  decisero di lasciarci con una babysitter filippina che non capiva l’italiano.  Le mie sorelle mi hanno raccontato che è stata un’esperienza fantastica, ma anche molto particolare e bizzarra, trascorrere tanto tempo con una persona che non comprendeva la nostra lingua. Il loro unico desiderio era quello di andare a cena e non sapevano come spiegarlo!

Negli anni abbiamo continuato a viaggiare sempre di più ed essendo noi più grandi abbiamo cominciato a raggiungere mete più lontane e più ambite.

Siamo stati recentemente in Madagascar, Giappone ed in Cina come si può vedere in queste foto, dove io e la mia famiglia siamo immortalati sulla grande muraglia cinese.

Grazie a questo progetto ho avuto modo di rivivere tutte le esperienze della mia famiglia, dalla gioventù dei miei genitori fino ad oggi. Viaggiare dovrebbe essere un diritto di ogni essere umano, perché viaggiare significa conoscere, confrontarsi, essere liberi. Ogni viaggio che ho fatto mi ha lasciato qualcosa, ho avuto la possibilità di vivere mille vite in una, ho sospeso il giudizio, azzerato le aspettative e non sono mai rimasto deluso.

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Ulassai e il sessantotto in differita, di Paola Demurtas

Fonti visive - Uso e trattamento

Mia madre, Rosa, nasce nel 1941 ad Ulassai, un piccolo paese dell’Ogliastra noto per aver dato i natali all’artista Maria Lai

e per le grotte Su Marmuri .

“A quel tempo ad Ulassai non c’era povertà” racconta Rosa, “la gente viveva di agricoltura e pastorizia, e stava bene. Anche noi stavamo bene”. Lei, undicesima di dodici figli, frequenta le scuole medie nel vicino paese di Jerzu e impiega un anno a convincere il padre a farle proseguire gli studi, che allora voleva dire trasferirsi a Cagliari, a 130 km di distanza, e pagare l’affitto di una stanza.

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La scheda F 4.0 di catalogazione della fotografia


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La scheda F 4.0 di catalogazione della fotografia


Rosa si innamora della città, dei suoi ritmi e della sua gente. Si diploma al liceo classico Siotto e si iscrive alla Facoltà di Scienze, e sarà l’unica della sua famiglia a laurearsi.

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La scheda di…

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Fidanzarsi, di Sandra Ventura e Letizia Cortini

Anche questo è un articolo realizzato insieme a Sandra Ventura, cognata della sottoscritta… in calce troverete il link al testo integrale sul blog http://www.didatticaluceinsabina.com, un progetto di public history, promosso nel reatino dall’Archivio di Stato di Rieti e da Luce per la didattica, che coinvolge davvero una gran bella comunità! Buona lettura e buona esplorazione del sito.

Didattica Luce in Sabina

M.T. De Gregori, Scandriglia, 1957. Acquisizione digitale da stampa alla gelatina ai sali d'argento, 7 x 10,5 cm. M.T. De Gregori, Scandriglia, 1957. Acquisizione digitale da stampa alla gelatina ai sali d’argento, 7 x 10,5 cm.

Ecco un ritratto a mezzo busto di una ragazza di 19 anni nel 1957. E’ uscita di casa pettinata, con gli abiti da passeggio, con il suo fidanzato. Sa che le farà delle fotografie con la sua nuova piccola macchina. Lei posa in un vicolo del paese, tra i muri in pietra, le scale di sasso. Non è ancora arrivato il cemento.

Tre sorelle, Scandriglia, 1957. Acquisizione digitale da stampa positiva ai sali dargento, 7 x 10,5 cm. Tre sorelle, Scandriglia, 1957. Acquisizione digitale da stampa positiva ai sali d’argento, 7 x 10,5 cm.

La giovane posa con due sorelle. Sono orfane di madre, e Maria Teresa è la maggiore. Il suo fidanzato le ritrae tutte e tre vicino alla casa paterna in paese, pettinate, vestite per il passeggio.

Nando, Scandriglia, 1957. Acquisizione digitale da stampa positiva alla gelatina ai sali d argento, 7 x 10,5 cm. Nando, Scandriglia, 1957. Acquisizione digitale da stampa positiva alla gelatina ai sali d’argento, 7 x 10,5 cm.

Anche i…

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