Ricordi da Assuan, di Federica Russo III A

In questa narrazione racconterò un’esperienza di lavoro del mio caro nonno Eugenio per far conoscere a tutti il contributo significativo che ha dato alla realizzazione di una grande opera ingegneristica, quella della diga di Assuan.

dav

Supervisione dei lavori in corso, Assuan, 1958; 10 cm x 15 cm

 

 

 

 

 

 

dav

Mio nonno Eugenio dirige i lavori della diga; scattata da un tecnico ad Assuan, 1958; 10 cm x 15 cm

 

 

 

 

 

 

 

In queste foto è rappresentato mio nonno, l’ingegnere Eugenio Turco, durante la costruzione di una parte della diga di Assuan in Egitto nel 1958. Nella prima foto, a campo lungo, si vede mio nonno accovacciato sulla sinistra e sullo sfondo ci sono le maestranze egiziane a lavoro. Le impalcature che si intravedono erano in legno e la maggior parte dei  materiali era trasportata a mano . Un pezzo della diga di Assuan è stato progettato da ingegneri italiani e mio nonno fu uno dei progettisti e il direttore dei lavori che terminarono il 21 luglio 1970. La diga, inaugurata ufficialmente il 15 gennaio 1971, è stata un’opera di fondamentale importanza per il Paese: i danni causati dalla siccità e delle rovinose inondazioni del Nilo sono stati attenuati, con il benefico vantaggio della regolare irrigazione delle terre agricole coltivabili che sono aumentate del 20-30%. La costante irrigazione distribuita lungo tutto l’arco dell’anno ha permesso raccolti più abbondanti, soprattutto di cotone, pregiato prodotto d’esportazione. Inoltre l’acqua, scorrendo attraverso la diga, ha generato energia idroelettrica grazie alla costruzione di una centrale a ridosso della gigantesca opera ingegneristica. Oltre ad impiegare energia pulita e quindi non inquinante, ha permesso all’Egitto di coprire più della metà del proprio fabbisogno di energia elettrica. Durante la stagione delle piogge la diga trattiene le acque crescenti del Nilo, che con il tempo hanno formato un bacino artificiale lungo oltre 500 chilometri, il lago di Nasser, così chiamato in onore del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser. I tentativi dell’uomo di controllare la natura hanno provocato però, oltre che benefici, anche gravi complicazioni: la nascita di questo lago ha costretto 90.000 persone ad abbandonare la zona sommersa d’acqua e numerosi siti archeologici, tra cui Abu Simbel e molti altri templi della Nubia, sono stati spostati in luoghi più sicuri con l’intervento dell’Unesco, per salvarli dall’allagamento causato dalla diga. Alcune opere sono state successivamente donate dall’Egitto ai Paesi che hanno partecipato a questa opera di salvataggio. L’Italia ha ricevuto in dono Il tempio rupestre di Ellesija che è custodito al Museo Egizio di Torino.

Le foto che seguono ritraggono mia mamma e i suoi fratelli in visita al tempio di Abu Simbel, infatti mio nonno Eugenio, nato in Egitto, è ritornato nel suo Paese anche con la sua famiglia.

 

dav

Mia madre e i suoi fratelli,tempio di Abu Simbel, Assuan, 1983; foto scattata da mio nonno Eugenio, 15 cm x 18 cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La foto, a campo lungo, ritrae sullo sfondo il monumentale tempio alla cui base presenta una rampa di accesso e lateralmente aperture a colonna e in posizione decentrata, in piena luce, i tre fratellini.

 

dav

I miei nonni con i loro figli, tempio di Abu Simbel, Assuan; foto scattata da una guida, 1983; 15 cm x 18 cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa foto, a campo lungo, è stata scattata nel dicembre del 1983; si vedono, in posizione centrale, i miei nonni materni, mio zio Paolo, mia zia Anna, mio zio Angelo e mia madre che si trovavano all’interno delle mura del tempio di Abu Simbel. Sullo sfondo si intravede l’ingresso e lateralmente delle statue risalenti all’età antica. Questo sito a sud di Assuan lungo le rive del lago Nasser è il più famoso di tutto l’Egitto dopo le Piramidi di Giza. Costruito dal più grande dei faraoni, Ramesse II, questo enorme tempio scolpito nella roccia marca il confine meridionale dell’antico impero egizio con la Nubia, ovvero il punto di massima espansione raggiunto durante il Nuovo Regno.Le quattro statue presenti all’entrata del tempio principale sono anche le più grandi sculture risalenti all’epoca faraonica.  Attraverso la loro realizzazione si intendeva trasmettere il potere dei sovrani dell’Egitto su chiunque vi posasse lo sguardo e di fatto le grandi statue di Ramesse e della sua sposa Nefertari, ancora oggi incutono un certo timore. Le sabbie del deserto avevano coperto quasi per intero la loro struttura, lasciando scoperta la sommità delle teste delle enormi statue presenti di fronte alla loro entrata.Dal 1909, quando la sabbia fu rimossa, questi templi gemelli divennero i più popolari di tutto l’Egitto.

 Le foto che seguono ritraggono altri momenti felici vissuti dalla mia famiglia in Egitto.

 

dav

Mia mamma durante un’escursione alle piramidi, Giza, Egitto, 1983; foto scattata da mia nonna; 15 cm x 18 cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La foto, a campo lungo, ritrae sullo sfondo le piramidi e in posizione decentrata, sulla sinistra mia madre con la guida, e sulla destra due dromedari che riposano. L’atmosfera è resa suggestiva da una luce avvolgente e dai colori caldi della terra.

 

dav

Mia nonna, mia mamma e i suoi fratelli, Assuan, 1983, foto scattata da mio nonno; 15 cm x 18 cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa foto, a campo corto, ritrae in posizione centrale mia nonna con i suoi figli e un beduino che guida il calesse. Anche qui la luce è intensa e i colori avvolgenti.

Questa storia mi ha emozionato molto perché ho potuto conoscere meglio mio nonno Eugenio e apprezzarne il suo grande valore.

 

Annunci