Gwen e Lucia, di Maurizio Splendore

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Si chiamano Lucia e Gwendolyn,
Napoli, Via Milano, corre l’anno 1948.
Sono sul balcone della casa dei miei nonni, il fotografo è mio padre, molto innamorato di Lucia e suo futuro sposo.
Non sono tanti i tre anni trascorsi dal più che tumultuoso evento che sfregiò il mondo e l’umanità intera, eppure pare non vi sia più traccia di ciò che entrambe avevano patito soltanto ieri.
E le bianche lenzuola distese fuori dai balconi della città sono la bandiera bianca che si arrende finalmente alla vita e, perché no, alla spensieratezza.
La Guerra… che follia.
Questa immagine farebbe mai pensare che le due giovani donne solo poco tempo prima erano su fronti opposti, inconsapevoli nemiche?
Gwendolyn (lei però si faceva chiamare Gwen), infatti, è appena arrivata dal Galles dove aveva incontrato un bellissimo giovane italiano, un prigioniero di guerra, zio Franco. Si innamorarono.
Si narra che quando lei arrivò finalmente a Napoli, appena scesa dal treno zio Franco si lanciò verso di lei ed entrambi si strinsero in un bacio appassionato creando uno scompiglio oggi difficile da immaginare. Gli avventori del momento assistettero dal vero a ciò che avevano forse solo visto in qualche film americano, strappando applausi, risate, stupore, meraviglia e, chissà, forse anche vergogna o addirittura sdegno, in qualcuno un po’ più timorato.
Se li aveste conosciuti avreste compreso subito che non poteva accadere diversamente.
Zio Franco non era propriamente mio zio, ma l’amicizia con mio papà Ulio è stato il più prezioso e inestimabile esempio di amicizia a cui abbia assistito e dunque, come minimo, lui doveva essere mio zio.
Senza questa piccola cornice avreste mai immaginato una cosa del genere? in fondo è solo la foto di due bellissime ragazze eppure sono l’immagine di due luccicanti mondi che si incontrano sul vasto oceano dell’amore.
Vi prego, non storcete il naso, perché credo che si tratti proprio di questo e non altro.
L’amicizia di Lucia e Gwen divenne da subito pari a quella tra mio padre Ulio e mio zio Franco.
Lucia non conosceva una sola parola di inglese e tanto meno Gwen l’italiano.
Ma non serviva.
Tirate voi ora la somma di questa storia, che sennò divento ancora più stucchevole.
Enjoy!
Napoli, 21 dicembre 2019

Riconoscersi e stupirsi, di Letizia Cortini

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“Riconoscersi e stupirsi”. Questo il titolo che si potrebbe dare all’incontro conclusivo della II edizione del progetto “Sguardi e Storie”, presso la Società Napoletana di Storia Patria a Napoli, il 21 maggio 2019.

Un pomeriggio festoso, allegro, oltre chiassoso, quello trascorso martedì scorso, nella sede di uno dei più prestigiosi istituti culturali della Campania, e non solo.

 

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Ancora grazie alla Presidente, Renata De Lorenzo, al Vicepresidente, Giovanni Muto e a tutto lo staff della Società napoletana di storia patria.

 

Oltre 300 tra ragazzi, famigliari, amici, studiosi, docenti presenti. I protagonisti assoluti sono stati loro, i ragazzi delle 9 classi dalla I alla III media, della scuola media Viale delle Acacie di Napoli.

Giovanni Muto ha accolto tutti con un caloroso benvenuto, quindi con un breve racconto e qualche aneddoto sulla gloriosa Società di studi e ricerche e sul suo prezioso patrimonio, che aspetta di essere scoperto, consultato, usato, valorizzato anche dai ragazzi più giovani, dalle scuole, oltre dagli studiosi e dagli studenti universitari.

Concetta Damiani, archivista e docente all’Università di Salerno, ha ribadito l’importanza degli archivi famigliari e di persona, nonché d’impresa per la storia di Napoli e del Meridione. Ha inoltre segnalato due importanti archivi di immagini per la storia della città, l’Archivio Parisio e l’Archivio Riccardo Carbone, a disposizione anche questi delle scuole e di iniziative didattiche e formative. Ha potuto inoltre con stupore ritrovare, grazie a uno dei racconti dei ragazzi, Il quinto dei Giacomo Randazzo, una sua nipote e apprendere parte della storia anche della sua famiglia!

Patrizia Cacciani dell’Archivio storico Luce Cinecittà ha fatto presente quanto il patrimonio del Luce sia trasversale a ogni tipo di storia, da quella più privata a quella collettiva, italiana e mondiale. Ha quindi ipotizzato una sinergia più stretta con Napoli e la scuola, a partire dal prossimo anno, in particolare su un altro progetto di Luce per la didattico, come più avanti indicato. Ha inoltre invitato per la III edizione di Sguardi e Storie a concludere e presentare i risultati del progetto a Roma, a Cinecittà.

Si è fatto quindi riferimento al prezioso patrimonio della Fondazione Aamod – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, con il suo sguardo militante sulla storia del Novecento e del Duemila.

 

Le professoresse, Valeria De Laurentiis e Antonietta Gioia, sono intervenute a nome anche delle altre colleghe che hanno partecipato attivamente a questa edizione (Anna De Vivo, Alessandra Di Giovanni, Michela Mazzotti, Vittoria Zambardino). Le docenti, non nascondendo la loro commozione, hanno riconosciuto un forte valore educativo a Sguardi e Storie, che quest’anno si è misurato con ben 9 classi: 4 prime, una seconda e 4 terze medie. Sono state ricostruite le fasi principali dell’iniziativa, riportate anche nel Diario di lavoro dell’attuale anno scolastico, evidenziando alcune diversità nella metodologia. Rispetto all’edizione precedente gli incontri di formazione si sono svolti esclusivamente con gli insegnanti, che hanno realizzato autonomamente i laboratori con i propri ragazzi, mettendo in pratica quanto appreso, sperimentato, elaborato, discusso durante i seminari, svolti con la sottoscritta.

Antonietta Gioia ha ripercorso velocemente i temi principali affrontati dagli alunni nelle loro storie e fotografie di famiglia. La docente ha con stupore constatato come un progetto di questo tipo abbia sortito l’effetto, tra gli altri, di avvicinare o riavvicinare alcune famiglie, così i ragazzi ai propri parenti.

E’ stata sottolineata l’importanza del progetto anche dal punto di vista sentimentale, dell’impatto emotivo per i ragazzi e i loro famigliari, grazie anche allo sviluppo delle capacità di ascolto, di attenzione, di riflessione attraverso la scoperta e l’elaborazione delle memorie private,  non solo personali. Attitudini che hanno portato la maggior parte dei ragazzi ad una più matura consapevolezza del proprio ruolo attivo all’interno di diverse comunità (famiglia, scuola, la propria città, il nostro paese, altri paesi).

Valeria De Laurentiis ha illustrato alcune sezioni del sito, scoprendo la ricchezza dei materiali e delle esperienze, i cui risultati, dopo due anni di lavoro, sono consultabili e accessibili attraverso una interrogazione semplice e intuibile, per categorie e parole chiave, oltre per indici, nelle pagine dedicate alle narrazioni delle diverse classi. Ha mostrato anche la sezione dei racconti ospiti, abitata dai testi di persone esterne alla scuola, che hanno voluto partecipare al progetto.

E’ stato ricordato l’approccio metodologico innovativo del progetto, focalizzato sull’uso e l’interrogazione delle fonti fotografiche e audiovisive, quindi sulla ricerca di altre fonti, sia nel web sia negli archivi di famiglia, infine nel riferimento costante agli eventi storici più generali, proposti nei manuali di storia, ma anche a temi e questioni del Novecento affrontati nei romanzi, nelle opere d’arte, nel cinema, con la consultazione di fonti diverse, sia primarie sia secondarie.

E’ stato illustrato l’avvio di una sperimentazione con la classe I E, da parte di Valeria De Laurentiis, che ha lavorato con i ragazzi “più piccoli” alla costruzione di un percorso specifico sull’uso del linguaggio fotografico, per fornire agli alunni strumenti di indagine e di narrazione diversi. Gli alunni di prima hanno potuto scoprire, documentare e rappresentare eventi della propria vita quotidiana sociale, secondo le metodologie proposte da Foto Educa, un progetto avviato quest’anno da Luce per la didattica, che sarà esteso e diffuso soprattutto a partire dal prossimo anno scolastico, rivolto in particolare alle scuole primarie e alle prime classi della scuola d’istruzione secondaria di I grado.

Sono state quindi avanzate alcune proposte per l’edizione futura del progetto: dall’idea di fare rete estendendo il progetto ad altre scuole della città, a quella di un gemellaggio con scuole di altre città e regioni, all’ipotesi di una collaborazione con il carcere minorile di Nisida, alla sperimentazione di nuovi percorsi, come il racconto della storia del passato, ma anche del presente, di Napoli, collaborando con altre istituzioni culturali, partendo sempre dalla documentazione fotografica e audiovisiva.

 

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Infine, i ragazzi si sono avvicendati nella sala Galasso della Storia patria, per raccontare la loro esperienza durante lo svolgimento del progetto. Per i più è stato sorprendente “fare la conoscenza” di famigliari, nonni, bisavoli, trisavoli, zii, di cui finora avevano ignorato l’esistenza. Vederli nella loro fisicità rappresentati nelle fotografie custodite in scatole, cassetti, album a casa dei genitori, più spesso dei nonni, ha significato per loro soprattutto scoprire la storia, a cominciare da quella raccontata nei loro manuali. Dal Risorgimento, all’unità d’Italia, alla Belle Époque, alla Prima guerra mondiale, al Fascismo, alla conquista dell’Impero, alla guerra d’Etiopia, alla Seconda Guerra Mondiale, alla Resistenza, alla Ricostruzione, allo sviluppo economico, commerciale, industriale del paese, alla sua più diffusa alfabetizzazione negli anni sessanta, ai rapporti con gli altri paesi, alla guerra fredda e al boom economico, all’emigrazione dalla campagna alla città e in altri paesi, all’accesso a mano a mano maggiore all’istruzione universitaria, alla storia della scuola, alla storia della moda, dei costumi, dei viaggi, alle vacanze … alle storie dei sentimenti: i ragazzi e le loro famiglie hanno scoperto con stupore e restituito con i loro racconti e immagini la storia del Novecento a partire dal proprio privato che si è fatto collettivo.

Al termine degli interventi Patrizia Cacciani e Letizia Cortini hanno consegnato a ciascuna classe e a ciascuna docente un premio: film documentari e di animazione di carattere storico prodotti e distribuiti in gran parte dall’Istituto Luce e dall’Archivio audiovisivo del Movimento operaio e democratico.

Si vuole concludere questa sintesi con la riflessione e il saluto dello storico Marcello Ravveduto, che non ha potuto essere presente all’incontro di quest’anno:

“Cari ragazzi,
Anche nella seconda edizione di Sguardi e Storie si conferma e si amplia la vostra capacità di raccontare la storia italiana attraverso il vissuto familiare. Donne e uomini che hanno i volti dei vostri bisnonni, nonni, zii o genitori. Immagini, inquadrature e contesti che vi avvicinano ad un mondo solo in apparenza lontano, ma che in realtà, guardando una fotografia, diventa “familiare” così come la storia che ha attraversato quelle vite.
Sguardi e Storie è un progetto di Public History che ha una triplice valenza: insegna la storia avviando gli studenti all’interpretazione delle fonti audiovisive; spinge le ragazze e i ragazzi ad intraprendere una ricerca come fondamento del pensiero critico; dimostra con le immagini che ogni storia è la nostra storia, ovvero la storia delle italiane e degli italiani dentro e fuori il nostro paese.
Ma soprattutto questo progetto riafferma anche quest’anno che la Public History, coniugata al sapiente uso pubblico delle fonti mediali, è un eccezionale strumento di didattica che restituisce protagonismo e ruolo sociale alla storia appassionando i cittadini del domani e formando nuove generazioni di storici digitali. Buon lavoro

Marcello”

Un’ultima indicazione: in calce ad ogni articolo pubblicato sul sito è possibile commentare, integrare, lasciare una riflessione.

 

Giacinto: storia di una vita speciale, di Giacinto Terreri, III E

[a cura delle insegnanti Anna Ciardiello, Giusy Perrotta, Blandina Comenale, Eva Granata e Giovanna Cozzolino]

Mi chiamo Giacinto e ho quattordici anni; sono nato nel 2004. Frequento la terza media e, come i miei compagni di classe, ho avuto l’occasione di narrare una storia che riguardasse la mia vita, utilizzando anche fotografie.

Ho costruito un albero di cartone, con quattro rami .

Albero di Giacinto, Napoli 2019

Ciascun ramo rappresenta un pezzo della mia vita speciale: è l’albero della mia vita.

Nel ramo degli affetti, tra foglie e frutti, ci sono fotografie che ritraggono alcuni momenti trascorsi con la mia famiglia.

Albero di Giacinto, ramo degli affetti (particolare), Napoli 2019

In particolare, a destra , c’è una foto in cui ci siamo mia sorella, mio fratello ed io. In altri scatti sono ritratto in luoghi che ho visitato e infine non poteva mancare una foto di mio padre e mia madre.

Albero di Giacinto, ramo dell’amicizia (particolare), Napoli 2019

Il ramo dell’amicizia mi ritrae insieme ai miei compagni di classe che mi hanno accompagnato durante questo ciclo scolastico.

Albero di Giacinto, ramo delle attività nel pomeriggio (particolare), Napoli 2019
Albero di Giacinto, ramo delle attività a scuola (particolare), Napoli 2019

Gli altri due rami rappresentano le attività che svolgo la mattina a scuola e il pomeriggio con il mio tutor: sono un tipo molto impegnato e sperimento tanto! Nella foto del ramo delle attività a scuola, potete vedermi proprio mentre costruisco questo mio albero.

La nostra A!, di Filippo Greco e Francesca di Scala, III A

Salve a tutti, siamo Filippo e Francesca! Oggi vi racconteremo una storia molto speciale, quella della nostra classe, la III A.  Siamo sempre stati uniti, sia nel bene sia nel male, ed è per questo che non dimenticheremo mai la nostra classe. All’inizio eravamo tutti spaventati, dopotutto relazionarsi con persone nuove non è facile; però dopo i primi mesi ci siamo tutti ambientati alla perfezione (o così sembrava). E quindi eccoci subito pronti per la nostra prima uscita insieme, a Montecorvino!

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Dopo un po’di tempo, i legami formatisi in prima si sono rafforzati; ormai si iniziavano a formare le cosiddette (chiamate così dalla nostra insegnante di italiano a cui va un saluto speciale) “capannelle” ma dopotutto è normale, o no? Veramente è possibile essere tutti uniti? Per quanto possa essere bello, a nostro parere, è solo un sogno irrealizzabile, ma chissà magari un giorno… Adesso però lasciamo stare e passiamo ad altro, ricordiamo con emozione la visita all’Anfiteatro Campano dove, oltre alla bellezza del luogo, abbiamo assistito a incursioni teatrali che avevano lo scopo di farci capire i diritti dell’uomo, soprattutto quello alla libertà, anche se, diciamocelo, eravamo ancora troppo immaturi e per molti quella uscita era un bel modo per saltare le lezioni.

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La cosa che ci univa di più a quei tempi erano le feste; avere un momento al di fuori della scuola dove poter interagire con gli altri, ovviamente aiutava la socializzazione, ma una cosa che non riusciamo a non fare guardando queste foto è… ridere, ridere spensierati, pensando alle poche, se non nulle preoccupazioni, che avevamo, dopotutto pensiamo che ridere guardando una foto del genere sia più sano di qualunque medicina anche perché eravamo troppo carini.

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Alla fine dell’anno, purtroppo, abbiamo salutato alcune delle nostre care professoresse che andavano in pensione; a quei tempi un evento del genere ci sconvolse completamente, non sapevamo come sarebbero stati i nostri nuovi insegnanti e questo ci spaventava a morte; però poi siamo riusciti a farci forza grazie alle parole incoraggianti delle nostre prof, soprattutto ricordiamo le parole calde e affettuose della professoressa Mangraviti (a cui tutti noi facciamo un caloroso saluto) che dicendoci che la nuova professoressa sarebbe stata in gamba quanto lei, ed aveva ragione, (un saluto anche a lei cara prof.) ci fece passare ogni paura, ed è per questo che una delle poche foto che abbiamo con lei la custodiamo con gelosia.

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Un pensiero speciale rivolgiamo anche alla nostra carissima professoressa Spanò (che ovviamente salutiamo con affetto) che ci ha introdotti alle scuole medie con una gentilezza e tranquillità, doti che appartengono solo a lei. Il nuovo anno di scuola media iniziava con un grande vuoto… tornati dalle vacanze estive non sapevamo cosa ci aspettasse. Ovviamente, essendo più duro del precedente, il secondo anno  richiese un impegno maggiore nello studio ma questo non ci ha impedito di far germogliare i rapporti creati l’anno precedente, anzi avere una persona per noi speciale su cui contare era essenziale per non sprofondare nella solitudine, come è accaduto a molti di noi, per esempio alle nostre compagne.

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Adesso volevamo riprendere il discorso della classe perfetta, unita, senza litigi: psicologicamente è impossibile che questa perfezione si realizzi in quanto su una quantità indeterminata di personalità, necessariamente almeno due o più saranno in contrasto; ma superiamo i limiti della realtà ed immaginiamo una classe del genere, voi ci vorreste stare? Bella domanda, ma io credo proprio di no, una caratteristica principale di noi umani è quella di cambiare personalità per piacere alle persona e vi sfidiamo a incontrare qualcuno che non lo faccia, noi stessi  ammettiamo di essere così, ma è come una caratteristica genetica alla quale non possiamo opporci, quella (da noi chiamata) “riscrizione” cambia ogni parte della nostra personalità; quindi in questa classe perfetta più che essere tutti d’accordo dovevamo essere tutti uguali, tutti colpiti dalla “riscrizione” allo stesso modo, per questo era difficile essere in una classe del genere. E finalmente siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio, la terza media. Inutile ripetere, come già detto, che la difficoltà nello studio sono aumentate di anno in anno, ma una cosa importante da dire è che tutti noi siamo maturati molto, talmente tanto da poter finalmente comprendere un attività simile a quella dell’anfiteatro in prima media o alle Giornate FAI d’Autunno, un progetto grazie a cui abbiamo avuto l’occasione di parlare (ma soprattutto capire di che parlavamo) del Palazzo Borsa. E’ stata un’occasione unica per tutti noi che ci ha fatto capire che eravamo abbastanza responsabili da poter fare da guide senza alcun problema (escluso il perdersi) e senza farsi prendere dal panico di fronte a ragazzi della nostra età o più grandi. E quando ci siamo esibiti al San Carlo, in occasione della manifestazione finale del progetto di musica, abbiamo capito la grande opportunità che ci dava la scuola… ci siamo sentiti importanti. Finalmente eravamo cresciuti, sia dentro che fuori.

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Tra poco finirà la nostra esperienza nella scuola media, e tracciando un bilancio, possiamo dire quello che la nostra classe è adesso: semplicemente dei ragazzi, senza alcuna caratteristica rilevante, ma quello che ci differenzia dagli altri è l’essere riusciti a trasformare questa mancanza di particolarità nella particolarità stessa, quello che vogliamo dire, quello che pensiamo davvero dal profondo del cuore è che una classe come questa è impossibile da dimenticare tanto quanto lo è da ritrovare…

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…abbiamo capito che le difficoltà iniziali ci hanno aiutato a crescere. Prima di concludere il nostro racconto vogliamo salutare e ringraziare tutti i nostri professori che ci hanno trasmesso, non solo tante conoscenze, ma anche valori e idee fondamentali per il nostro futuro: prof. Buccino, Minervino, Mirra, Oriolo, De Luca, De Pasquale, De Rosa, Negrini, Ferraro, Iaccarino, Mangraviti, Spanò, Mazzotti. Vi salutiamo con tanto affetto!!! Ma principalmente vogliamo ringraziare i nostri compagni, poiché è solo grazie a loro se adesso siamo così,

 GRAZIE MILLE III A!!!

Benvenuta adolescenza!, di Ilaria Mancieri, I M

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La foto è larga 18 .5 cm e alta 12.5 cm. Anno 2007

In questa foto, fatta in casa, ci sono io appena nata e mia nonna Ida, madre di mia mamma, nel 2007.

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La foto è larga 12.5 cm e alta 17 cm. Anno 2007

Qui invece siamo nel  2007 quando avevo 10 mesi a Vieste con mia mamma Alessandra, in questa foto sono molto felice perché era uno dei miei primi viaggi ed ero emozionata perché era la prima volta che vedevo il mare.

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La foto è larga 17 cm e alta 12.5 cm. Anno 2011

In questa fotografia siamo nel 2011, quando avevo 4 anni, in Sicilia, con mia sorella Giulia che, fin da piccola, è stata, non solo mia sorella, ma anche la mia migliore amica e lo sarà per sempre.

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La foto è larga 12.5 cm e alta 19.5 cm. Anno 2012

In questa foto stiamo nel 2012 quando avevo 5 anni a casa mia con mio padre Enzo. Da come si nota stavo giocando a cavallo su mio padre e mi stavo divertendo.

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La foto è larga 12 cm e alta 17 cm. Anno 2015

In questa fotografia siamo nel 2015 quando avevo 8 anni, a Ischia, con dei nostri amici a cui voglio molto bene. Ero felice perché stavamo nello stesso albergo e dormivamo tutti  insieme.

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La foto è larga 12 cm e alta 18 cm. Anno 2017

Qui stiamo a casa di mia cugina Federica nel 2017 quando avevo 9 anni. Federica è cresciuta con me e per me è un’altra sorella maggiore che mi ha sempre aiutato e insegnato tante cose.

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Questa è la C.S.V. la mia squadra di nuoto a cui sono molto legata, perché non è una semplice squadra per me, è una seconda famiglia da cui non vorrei separarmi mai.

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E poi ci sono loro. Sono i miei compagni di classe, ma non sono semplici amici, sono pazzi, scatenati, ma simpaticissimi.

 

Frammenti di storia della mia famiglia, di Marta Tuccillo, I M

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11,5×16 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Nella foto è ritratta la mia bisnonna Marcella al centro con le due sorelle maggiori, Maria e Antonina. Però manca il fratello primogenito Stefano. Vivevano in Sicilia a Messina. Questa è l’ultima foto scattata prima del terremoto di Messina. Quando avvenne il terremoto, il 28 dicembre 1908, Marcella era da poco andata a Napoli dagli zii per Natale, con l’intenzione di rimanerci un mese. Ma durante il terremoto perì l’intera famiglia. Rimase a vivere con gli zii a Napoli. Quando accadde aveva appena sei anni, e crebbe pensando che quelli fossero i suoi genitori.

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6×7,5 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui c’è la mia bisnonna Marcella con sua zia Anna e il marito Alcibiade, divenuti di fatto genitori adottivi. Da notare è l’eleganza dell’abbigliamento, in particolare l’ampio cappello della zia, il colletto rigido dello zio e la veste della mia bisnonna Marcella. Alcibiade era un farmacista, quindi potevano permettersi abiti costosi.

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6×10 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

Qui Marcella in abiti tipici siciliani, probabilmente in occasione di un carnevale. La zia conservava gli abiti tradizionali siciliani in ricordo della sua terra di origine e della sua famiglia.

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6×9 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Questo invece è il mio bisnonno Peter. Lui, nato in Ungheria e laureato in medicina a Seged, innamorato dell’Italia volle trasferirsi a Napoli dove dovette riprendere gli studi poiché non gli venne riconosciuta la laurea ungherese, per laurearsi nuovamente in medicina e chirurgia nell’Università di Napoli Federico II. Durante il periodo degli studi conobbe Marcella e se ne innamorò. Il mio bisnonno decise di svolgere la specialità di odontoiatria. Successivamente si è sposato e si è trasferito a Sorrento dove sono nati tre figli, Giorgio, Gerardo e mio nonno Fernando.

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8×5,5 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni 1941

Questa foto è del natale 1941. L’Italia è in guerra ed anche i giochi dei ragazzi riflettono l’atmosfera bellica. Mio nonno Fernando ha 5 anni e indossa un berretto dei cavalieri di Sardegna, mentre suo fratello Giorgio indossa un elmetto e suo fratello Gerardo suona il tamburo come i tamburini che incitavano i soldati alla battaglia.

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5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

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5,5×8,5 foto conservate in un cassetto dei miei nonni materni

Queste foto sono del 1942. L’Italia è in guerra e tutti i bambini e adulti sono inquadrati militarmente. Mio nonno Fernando e suo fratello Giorgio erano figli della lupa. Era il grado militare dei bambini dai 6 agli 8 anni. Nella prima immagine mio nonno di anni sei è sull’attenti. Nella seconda foto i due fratelli fanno il saluto romano ovvero il saluto fascista.

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11×18 agenda conservata in un armadio a casa dei miei nonni materni

Durante il regime fascista venivano riprodotti i simboli del fascismo anche sugli oggetti di uso comune, come sull’agenda di mio nonno riportata nella foto.

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Foto del 1941. Mio nonno, visto di spalle, e suo fratello Giorgio mentre ballano in costume tradizionale popolare la tarantella. I ragazzi delle scuole elementari dovevano dare spettacolo del ballo tradizionale Sorrentino ai militari che venivano a Sorrento in convalescenza dalle ferite riportate in guerra.

Nel marzo del 1944 ci fu una violenta eruzione del Vesuvio. A Sorrento cadde una quantità notevole di cenere. Il mio bisnonno Peter temendo che il soffitto della casa potesse cedere sotto il peso della cenere, incurante del pericolo, si recò sul tetto e con una pala rimosse una quantità notevole di cenere. Lo aiutarono i figli Giorgio, di anni 10, e mio nonno, di anni 8. Essi lavorarono con un velo applicato sulla bocca per non ingerire la cenere che incessantemente cadeva dal cielo.

Un episodio grottesco è quello vissuto da mio nonno a scuola durante quei giorni di pioggia di cenere. La sua maestra invece di rassicurare i bambini in attesa che i genitori li venissero a prendere, parlò dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano. Alcuni anni dopo il mio bisnonno Peter, mio nonno Fernando, suo fratello Giorgio ed alcuni amici, scalarono le pendici del cratere del Vesuvio legati tra loro con una fune, come si vede nella foto sotto.

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14×9 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

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9×13 foto trovata in un album da ricordi a casa dei miei nonni materni

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20×20 foto conservata in un cassetto a casa dei miei nonni materni

Infine mio nonno Fernando e mia nonna Luciana nel giorno del matrimonio, il 1° dicembre del 1965. Hanno avuto quattro figli, tra cui mia mamma Valentina, l’ultima figlia. Il loro matrimonio dura ormai da 54 anni.

Le narrazioni della I E, un percorso sperimentale

 

Con la classe I E quest’anno, grazie a un’idea della Professoressa Valeria De Laurentiis, si è pensato di testare un percorso laboratoriale differente da quello intrapreso dai ragazzi delle altre classi. Valeria De Laurentiis ha infatti annunciato e proposto, sin dall’inizio della II edizione del progetto, di voler provare a lavorare con i suoi ragazzi di I soprattutto sul linguaggio fotografico e sul rapporto tra questo e il linguaggio scritto e tra questi e le emozioni e le percezioni dei ragazzi, rispetto al mondo circostante, a partire dalla natura.

La Professoressa De Laurentiis da anni frequenta un laboratorio di scrittura. Anche per questo motivo ha voluto sperimentare questo approccio con i propri alunni di prima media.

Considerando tale proposito, Patrizia Cacciani, dell’archivio Luce e la sottoscritta hanno chiesto a Valeria De Laurentiis di sperimentare questo percorso con i ragazzi di I, utilizzando, e in tal modo testando, il progetto e i materiali di FOTO EDUCA. Un progetto elaborato nel 2018 nell’ambito delle iniziative di formazione di Luce per la Didattica, che sarà diffuso e attuato nel corso del 2019 presso vari istituti scolastici, tra Roma, Orvieto e Napoli e, forse, in alcuni comuni della Sabina (Lazio). Le finalità del progetto, rivolto in particolare agli ultimi anni della scuola elementare e al primo anno delle medie, sono consultabili a questo link.

I ragazzi della I E della scuola media Viale delle Acacie di Napoli, tra i vari percorsi laboratoriali di FOTO EDUCA hanno scelto quello relativo allo sviluppo delle competenze nella conoscenza e decodifica, nonché uso del linguaggio fotografico (inquadrature, piani, campi, e relative scelte espressive) e quello di documentazione fotografica di alcune loro esperienze, per la realizzazione di Diari fotografici (in cui immagini, riflessioni scritte, richiami e link ad altre forme espressive, come la pittura, si potessero integrare).

A seguire, in pdf, i lavori dei ragazzi, a mano a mano in incremento nei prossimi giorni.

Dettagli, di Michela Arena (vedi il pdf)

Una giornata particolare a Bojano, di Morena Monaco (vedi il pdf)

Gli amici, di Francesco Catalano (vedi il pdf)

Scattando fotografie nella villa Floridiana, di Dario Laferola (vedi il pdf)

Amici nel verde, di Lorenzo Guarini (vedi il pdf)

Io, i fiori e … l’immaginazione, di Roberta Sveldezza (vedi il pdf)

Ritratti all’aria aperta, di Marina Planeta e Sabrina Purcaro (vedi il pdf)

Le mie foto di documentazione di una giornata particolare, di Viola Punzo (vedi il pdf)

Il mio percorso, di Davide Minervini (vedi il pdf), a cura di Eva Granata, Dafne Giorgiano e Federica Ferrigno

Un pizzico d’amore_ momenti in famiglia, di Giovanna Terzi (vedi il pdf)

Il gusto di inquadrare, di Emanuela Caruso, Caterina Cristo, Giorgia De Marco, Marzia Musto (vedi il pdf)

Una  mattinata nel parco della Villa Floridiana, di Luigi Palladino (vedi il pdf)

Osservando e scattando …, di Alessandro Abbate, Fabrizio Nasti e Alessandro Resi (vedi il pdf)

Da piccola in spiaggia, di Giulia Pacifico [lavoro dedicato a un ricordo da piccola con il papà al mare], (vedi il pdf)

La mia famiglia in giro per il mondo!, di Giordana Blasi (vedi il pdf)

Nonni e bisnonni sudamericani, di Nicole Berbery (vedi il pdf)

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Ritratto di Morena, foto di Cristina, Bojano aprile 2019, I E