Benvenuta adolescenza!, di Ilaria Mancieri, I M

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La foto è larga 18 .5 cm e alta 12.5 cm. Anno 2007

In questa foto, fatta in casa, ci sono io appena nata e mia nonna Ida, madre di mia mamma, nel 2007.

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La foto è larga 12.5 cm e alta 17 cm. Anno 2007

Qui invece siamo nel  2007 quando avevo 10 mesi a Vieste con mia mamma Alessandra, in questa foto sono molto felice perché era uno dei miei primi viaggi ed ero emozionata perché era la prima volta che vedevo il mare.

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La foto è larga 17 cm e alta 12.5 cm. Anno 2011

In questa fotografia siamo nel 2011, quando avevo 4 anni, in Sicilia, con mia sorella Giulia che, fin da piccola, è stata, non solo mia sorella, ma anche la mia migliore amica e lo sarà per sempre.

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La foto è larga 12.5 cm e alta 19.5 cm. Anno 2012

In questa foto stiamo nel 2012 quando avevo 5 anni a casa mia con mio padre Enzo. Da come si nota stavo giocando a cavallo su mio padre e mi stavo divertendo.

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La foto è larga 12 cm e alta 17 cm. Anno 2015

In questa fotografia siamo nel 2015 quando avevo 8 anni, a Ischia, con dei nostri amici a cui voglio molto bene. Ero felice perché stavamo nello stesso albergo e dormivamo tutti  insieme.

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La foto è larga 12 cm e alta 18 cm. Anno 2017

Qui stiamo a casa di mia cugina Federica nel 2017 quando avevo 9 anni. Federica è cresciuta con me e per me è un’altra sorella maggiore che mi ha sempre aiutato e insegnato tante cose.

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Questa è la C.S.V. la mia squadra di nuoto a cui sono molto legata, perché non è una semplice squadra per me, è una seconda famiglia da cui non vorrei separarmi mai.

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E poi ci sono loro. Sono i miei compagni di classe, ma non sono semplici amici, sono pazzi, scatenati, ma simpaticissimi.

 

Il mio caro nonno Giovanni!, di Noemi Agnino, III M

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Nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione insieme al suo padrino Peppino e suo cugino Giovanni. 1956. Foto trovata nel cassetto dei ricordi di mia nonna. 12,6×17,5 cm

In questa foto è rappresentato mio nonno Pasquale nel giorno della sua prima comunione, aveva nove anni ed era intorno al 1956.

Questo uomo alla sinistra di mio nonno è Peppino, il suo padrino, mentre invece il ragazzo alla sua destra è Giovanni, suo cugino.

Fortunatamente lui ha sempre vissuto in una famiglia benestante perché a quell’epoca riuscire a festeggiare una comunione o anche comprarsi un vestito bello per l’occasione era tanto.

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Sempre mio nonno nel giorno del suo compleanno. Foto trovata nel cassetto di nonna,19/05/1963. 7,9×10,3 cm

In questa foto è ritratto mio nonno nel giorno del suo sedicesimo compleanno, con la camicia e il maglioncino, ancora da lui conservato, regalato dalla madre. Per ricordare quel momento, ovviamente importante, gli fu scattata una foto.

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Foto scattata nella concessionaria Fiore dove lavorava. 1967, trovata nel cassetto di nonna.18,4x9cm

Mio nonno in questa foto si trova nella concessionaria Fiore situata a San Giovanni, dove lavorò per molti anni. In questa foto lui sta bevendo in una coppa per festeggiare i 10 anni di apertura.

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Mio nonno e mia nonna Anna insieme sul Vesuvio. 1975 circa. Foto trovata nel cassetto di 9,8×12,4cm

In queste due foto mio nonno aveva 28 anni invece mia nonna Anna ne aveva 24 anni e già all’epoca erano sposati come tutt’oggi.

Queste foto sono state scattate durante una gita sul Vesuvio.

 

Dedicato a mia nonna, di Lorenza Chianese, III E

La storia che voglio raccontarvi, è quella di mia nonna, Mariarosaria D’Avino, una persona davvero speciale, che ha vissuto e vive una vita dinamica e piena di amore. È nata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, l’8 Luglio del 1941, a Somma Vesuviana, seconda di cinque figli di cui quattro maschi.

Raffaele D’Avino (il padre di mia nonna) – Fotografo: Antonio Capuano- Somma Vesuviana, 1941 (13,2 x 8 )

In questa foto, a figura intera, è rappresentato il padre di mia nonna, Raffaele D’Avino. Nel 1941 era militare. Qui Indossa l’uniforme del 30° reggimento di fanteria. E’ un ritratto scattato in uno studio fotografico, come si capisce dal fondale dipinto e dalla colonnina con vaso su cui poggia la mano.

Raffaele faceva il pompiere ed era sposato con Assunta Parisi (prima di dieci figli!) che invece era casalinga. Vivevano a Somma Vesuviana. Quando Raffaele andò in guerra, nel 1941, Assunta era incinta di  due gemelle, di cui una sarebbe stata mia nonna. Dato che il bisnonno voleva essere presente al momento del parto, si misero d’accordo che Assunta si sarebbe finta malata grave così, ricevuta la comunicazione, il comando militare gli avrebbe dato il permesso di tornare. Nel 1941, quando venne il momento della nascita, l’unico ginecologo che c’era a Somma Vesuviana era andato in guerra anche lui, quindi chiamarono un’ostetrica che fece nascere prima mia nonna ma l’altra bimba la vollero far nascere il giorno dopo. Il cordone ombelicale si infettò morirono la bambina e anche Assunta, madre naturale di mia nonna. I parti avvenivano in casa e c’erano spesso rischi di morte per le donne. Ho trovato un video del 1953 nell’Archivio dell’Istituto Luce dedicato alle ostetriche e al loro ruolo a volte accanto al medico, altre volte in situazioni disagiate. Ci sono delle scene relative allo svolgimento del parto in una casa di un paese di campagna che mi hanno colpito molto. I parti in casa cominciarono a diminuire solo negli anni ’60.

Dopo l’accaduto, a Raffaele arrivò un telegramma con cui gli veniva comunicato il decesso della moglie ma lui, pensando al loro accordo, non si preoccupò. Solo all’arrivo a casa si trovò di fronte al tragico evento.

Raffaele D’Avino e Luisa Parisi, Somma Vesuviana, 1943 ( 13×8,5 )

Dopo questo lutto, Raffaele fu congedato perché vedovo con già due figli e, come accadeva spesso in quegli anni, si risposò con la sorella di Assunta, Luisa Parisi , per dare una madre ai bambini. In questa foto Raffaele e Luisa sono ritratti nel 1942, poco prima della partenza per il viaggio di nozze, a Pompei. Non deve stupire la meta della loro luna di miele, a pochi chilometri dalla città in cui vivevano, poiché non erano previsti lunghi viaggi per gli sposi a quei tempi; anche così era un lusso.

Luisa e Raffaele sono molto eleganti: lei indossa un tailleur e il cappotto di pelliccia, cappello, guanti e ha una bella borsa; lui veste con un cappotto tipico da viaggio, camicia cravatta e guanti.

Luisa Parisi (zia di mia nonna) e mia nonna, Somma Vesuviana, 1942- (13 ,2 x 8 )

Questa foto è stata scattata nel 1942 da un fotografo. La bimba seduta sul trespolo è mia nonna, Mariarosaria, all’età di diciotto mesi e la donna al suo fianco è Luisa, sua zia, che l’ha cresciuta da madre. Anche questa è una foto scattata in studio. Mi intenerisce perché penso che mia nonna non sapesse della morte della sua madre naturale; è luminosa ed ha un viso paffuto e lucido che mi fa pensare alle bambole di porcellana. Luisa è seria e leggo la tristezza nel suo sguardo che non guarda l’obiettivo, forse portava il peso del dolore per la perdita della sorella ed era consapevole della sua responsabilità. I loro sguardi non si incrociano; Luisa tiene per la manina la nonna, incapace di un gesto più materno.

Nessuno disse alla piccola Mariarosaria che Luisa non era la sua vera madre, fino a quando, a cinque anni, mentre stava a casa di sua nonna, vide una foto di Assunta. Chiese alla nonna chi fosse quella donna e lei le rispose che era la sua vera madre morta alla sua nascita. Mia nonna rimase sconvolta ed una volta tornata a casa sua, non fece domande e non tirò mai più fuori l’argomento. Nonostante questo, oggi mi racconta che quando la zia la sgridava e la richiamava, pensava sempre a come sarebbe stato se avesse avuto la sua mamma. Da queste foto non traspare nulla della guerra che era in atto però la nonna ricorda molto bene i momenti in cui, durante i bombardamenti, lei e il primo dei suoi fratelli dovevano correre nei “ricoveri”, in genere nelle cantine e negli scantinati dei palazzi.

Mia nonna a sinistra, al centro Vincenzo e a destra Giuseppe, fratelli di mia nonna , Somma Vesuviana, via Macedonia 54, 1951 ( 9,5 x 6,3 )

Questo scatto è del fratello di Luisa che veniva da Milano ed aveva acquistato una nuova macchina fotografica. Era il 1951: mia nonna è la bambina a sinistra, quello al centro è il fratello, Vincenzo che aveva tre anni, quello a destra è l’altro fratello, Giuseppe, all’età di sei anni. Il fotografo ha inquadrato, leggermente dal basso, i tre bambini che sembrano guardare l’obiettivo con un misto di timore e sorpresa. Mariarosaria mette una mano protettiva sulla spalla del fratello più piccolo che come l’altro ha in mano un monopattino con una sola rotella. I monopattini li avevano montati i due fratelli. Funzionavano così: un bambino guidava il monopattino spingendolo in avanti e gli altri dovevano rincorrerlo. Giocavano tutti i giorni in cortile al salto alla corda, alla campana, improvvisavano recite e organizzavano tanti altri giochi all’aria aperta. Oggi, non è più così; ormai i bambini giocano con giochi comprati che sono più funzionali e più belli esteticamente, ma si è forse perso il vero senso del giocare. Mia nonna, avendo quattro fratelli, è sempre cresciuta facendo giochi da maschi, senza mai avere una bambola. Ha vissuto nel benessere grazie alla posizione economica della famiglia che, oltre a contare su proprietà immobiliari, svolgeva attività di vendita di frutta.

il sacrestano, il sacerdote, mia nonna, il padre di mia nonna, Santuario di Pompei, 1959 ( 9 x 14)
 

Questa foto è stata scattata nel 1959 per immortalare il momento in cui mia nonna, dopo aver superato l’esame per la patente automobilistica ed aver ricevuto in dono un’auto, partecipa al rito della benedizione delle auto che ancora oggi si svolge nel famoso Santuario di Pompei. La foto è in bianco e nero e ritrae, in piano americano, il sacrestano, il sacerdote benedicente, mia nonna, suo padre e l’auto. Mia nonna ha diciotto anni. Lei è stata la prima nel suo paese a possedere e guidare un’auto. Iniziò a guidare così presto perché suo padre, anche se era vigile del fuoco, non sapeva guidare. L’Italia in quegli anni viveva ancora nel benessere del boom economico e le donne al volante, segno di emancipazione, erano diventate molto più numerose come si vede in questo video dell’Istituto Luce.

Mia nonna e mio nonno,- Sorrento, 26/09/1964, ( 18 x 13)

Era il 26 settembre del 1964 quando mia nonna si è sposata con mio nonno, Salvatore Chianese che faceva parte di una famiglia di professionisti ed era un dirigente dell’ Intesa San Paolo di Torino. Questa foto è stata scattata a Sorrento dove ebbe luogo luogo il ricevimento di nozze. Gli sposi sono ritratti a figura intera sullo sfondo del panorama: una tipica inquadratura dei servizi fotografici matrimoniali. Si sono conosciuti nel 1961 e da lì è nata la loro storia d’amore, una storia che non finirà mai. Nel 2009 mio nonno è volato via per un tumore ai polmoni, a causa del fumo. Nonostante questo, la nonna mi dice sempre che lei dimentica sempre tutto, ma non perderà mai la memoria del nonno.

Mia nonna e mio nonno con i figli, Baia Domizia, 1976 (18 x 11,8)
 

Nella foto, a colori, ci sono i miei nonni con i loro quattro figli. A sinistra c’è mia zia Tina che è la terza in ordine di età, affianco a lei c’è Annamaria che è la prima, poi mia zia Lisa e infine mio padre Francesco che è l’ultimo. Qui si trovavano a Baia Domizia dove trascorrevano le vacanze estive e lo zio Vittorio, fratello del nonno, ha scattato questa foto. Baia Domizia è una località del litorale campano che ebbe un grande sviluppo edilizio tra anni ’60 e ’70 e diventò la metà balneare di molte famiglie.

La nonna mi dice sempre che avrebbe voluto avere altri figli,almeno altri quattro, ma non è stato possibile perché la figlia Lisa contrasse una febbre molto alta che le provocò la paralisi di tutto il lato destro del corpo. I miei nonni sono stati in giro in tutta Italia per consultare dottori e cercare strutture ospedaliere per curare la figlia.

Oggi zia Annamaria ha una figlia ed è una pediatra, zia Lisa è laureata e anche lei ha una figlia, zia Tina fa l’avvocato ed ha due figli e mio padre lavora in banca ed ha tre figlie. Le mie zie e mio padre sono molto uniti tra loro e si aiutano e sostengono in ogni occasione.

Queste due foto sono più recenti. La prima è stata scattata da me. E’ un autoscatto, infatti io appaio, tagliata sulla destra, mentre cerco alzare l’inquadratura per far entrare tutti nella foto. E’ di questo Natale e la nonna è l’ultima sulla destra, con il pullover chiaro. La seconda foto è stata scattata nel 2011 e stiamo festeggiando i settanta anni della nonna; lei è la quarta in seconda fila, raggiante tra nipoti, figli e parenti.

Oggi, la nonna è per tutta la famiglia un punto di riferimento, un faro che illumina il nostro cammino e se siamo tutti così uniti è solo ed esclusivamente grazie a lei. E’ sempre pronta ad aiutare, a dare una mano mettendo la cura per gli altri prima di quella di sé stessa. Non ha mai conosciuto la madre, ha affrontato perdite dolorose e difficoltà, ma è sempre riuscita a trovare la forza di andare avanti. Questa narrazione è un tributo a lei, alla sua forza, alla sua presenza e l’ho costruita grazie ai suoi racconti. So che non vede l’ora di leggerla e questo pensiero mi emoziona.

E’ tutta una questione di sorrisi, di Alessandro Montieri, II A

Buongiorno! Ho deciso di partecipare al progetto “SGUARDI E STORIE” raccontandovi il cambiamento delle famiglie nel corso degli anni, prendendo  spunto dalle foto dei miei nonni paterni e materni.

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In questa foto è raffigurata la famiglia di mio nonno paterno Vincenzo Montieri, nato il 18 marzo 1938. La sua famiglia era composta da sua madre Rosa Menna, da suo padre Nicola Montieri e i suoi 2 fratelli, Gemma e Nunzio, che però in questa foto non sono presenti. Spesso mio nonno mi racconta che mamma Rosa, la mia bisnonna, era una casalinga sempre indaffarata e che impegnava tutte le sue energie nella cura amorevole dei figli e della casa. Nei suoi racconti è frequente la descrizione di suo padre Nicola Montieri, il mio bisnonno, operaio presso l’Italsider di Bagnoli e del lavoro impegnativo che svolgeva. Lo stabilimento Ilva di Bagnoli  è stato un impianto siderurgico sorto nel quartieri di Bagnoli, a Napoli, nel 1904 e oggi dismesso. Questo stabilimento venne realizzato per sfruttare i benefici della legge speciale per Napoli nel 1904 e per l’occupazione che avrebbe portato in città. Oggi, invece, quando parliamo di Bagnoli, non possiamo non ricordare “il problema amianto” e tutte le morti che ha provocato. Questo è un problema che porterebbe troppo lontano dai momenti di spensieratezza che invece voglio descrivere.

Nella foto qui presente ritroviamo raffigurati Rosa Menna, Nicola Montieri e, seduto sulla valigia, Vincenzo Montieri, probabilmente in un mese estivo, cosa che notiamo   vedendo i capi leggeri che indossavano. Stavano aspettando il treno per andare a visitare la città di Pompei. In questa foto nessun componente della famiglia dimostra entusiasmo per la  partenza e la  visita di una nuova località. Infatti sorridere in foto è un’abitudine soprattutto odierna, mentre all’epoca nelle fotografie non si sorrideva e tutti avevano una posizione rigida e distaccata verso l’obiettivo, o forse preoccupata.

All’epoca anche il rapporto tra i componenti della famiglia era molto più distaccato e non nascondo il pensiero che forse si portava anche più rispetto verso i genitori; possiamo vederlo anche nel linguaggio che si utilizzava verso i più grandi. Infatti si dava del “lei” ai genitori chiamandoli  “madre” e “padre”.

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Questa foto ferma un momento di spensieratezza della famiglia di mio nonno materno, Alberto Sento con suo padre Alfredo, mio bisnonno, e  sua madre Raffaella, mia bisnonna, che dai racconti sembra fosse una donna che amava ridere (cosa che possiamo osservare anche nella foto) e che, anche nei momenti più brutti, riusciva sempre a strappare un sorriso a tutti.

In questa foto i 3 sono raffigurati mentre visitavano la Reggia di Caserta in un mese invernale del 1962. Ho trovato questa foto a casa dei miei nonni materni, nonno Alberto la conserva in una piccola cornice che tiene appoggiata sul comodino. In questa foto tutti accennano un sorriso e tra presenti prevale quello della bisnonna Raffaella.

famiglia papà

In questa foto è raffigurata invece la famiglia di mio padre. La sua famiglia è formata da suo padre Vincenzo Montieri, mio nonno, sua madre Maria Selvaggio, mia nonna, sua sorella Rosa Montieri, mia zia e lui, Rosario Montieri. I 4 sono rappresentati nel 1987 in Tunisia; presso la città di Cartagine, dove stavano osservando i meravigliosi scavi della città antica. Questa foto è stata scattata da un passante. Sono rappresentati in un mese estivo dato i capi che indossavano. Per prima cosa possiamo notare che i 4 sorridono e trasmettono le proprie emozioni cosa che non abbiamo ritrovato nelle foto precedenti. Infatti negli anni 80 i rapporti familiari erano molto diversi; non si dava più del “lei” ai propri genitori e il rapporto che c’era tra genitori e figli era più spontaneo e aperto.

famiglia mamma

Qui  invece è raffigurata la famiglia di mia mamma Barbara. In questa foto sono rappresentati lei, sua sorella Sabrina, mia zia, sua madre Celestina, casalinga, mia nonna, chiamata però da tutti “Titti”, e suo padre Alberto, mio nonno, direttore presso una banca. I 4 sono raffigurati nella città salentina di Lecce nel 1984 e possiamo osservare che sono in un mese estivo dagli abiti e anche da mio nonno che indossa la camicia sbottonata. I rapporti qui sono molto più aperti, i 4 sono tutti sorridenti ed entusiasti di questa vacanza. Mia madre mi racconta sempre che la sua famiglia le è sempre stata vicino e l’ha sempre aiutata nei momenti difficili.

mia famiglia

In questa foto invece è raffigurata la mia famiglia composta da mio padre Rosario, mia madre Barbara e mio fratello Mattia. Estate 2018: in vacanza nell’isola di “Puerto Rico”, abbiamo  alle nostre spalle il castello della città. Questa foto ci è stata scattata da mio zio con il suo smartphone. Possiamo osservare che tutti sorridono e si può anche notare  che tra i componenti c’è molta confidenza e non si ha più quel rapporto distaccato che si aveva in passato con i propri familiari.

Viaggi a confronto, di Sara Buonomo, II A

Con queste fotografie vorrei raccontarvi di come siano cambiate le vacanze estive.

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Un giorno, a casa di mio nonno mentre rovistavo in una cassapanca ho trovato una vecchia scatola di biscotti fatta di latta che conteneva tante fotografie. Tra le tante mi ha colpito questa in cui sono ritratti mio nonno materno e la mia prozia Maria (sua sorella) seduti in un prato. Sullo sfondo alti alberi da fusto. La foto è stata scattata nell’agosto del 57 a Monte Faito, durante una gita. Rappresenta una pausa di relax dopo una lunga passeggiata dietro la foto anche una nota: “e più non si resse nessuno” a testimoniare la stanchezza, ma anche la serenità di quel momento. Mio nonno mi ha raccontato che a quei tempi le gite erano l’unico modo in cui si facevano le vacanze. Le famiglie non avevano l’automobile perché era troppo costosa e poco diffusa e non c’erano grandi possibilità per fare viaggi lunghi o soggiorni al mare, ma si usciva per gite fuori porta di una giornata, spesso organizzate dalla parrocchia e sebbene non si facessero viaggi esotici e le mete fossero a poca distanza dalla città c’era una grande spensieratezza, ci si divertiva molto e si viveva un’intera settimana aspettando l’evento. Mio nonno mi ha raccontato che oltre al divertimento del viaggio c’era il divertimento per la preparazione del viaggio, specialmente per il pranzo al sacco che poi si consumava su delle grandi tavole di legno e per la raccolta dell’acqua, che si prendeva con dei bicchieri telescopici dalle fontane.

padre

Andando da mia nonna paterna, invece, ho visto sopra al suo comò una vecchia foto di mio padre da piccolo, Raffaele Buonomo, era andato in vacanza a Gaeta con la sua famiglia composta da: mia nonna, Anna, e mio nonno, Pasquale, che però in questa foto non sono ritratti.

La foto venne scattata da mio nonno, nell’agosto del 1971 e possiamo già vedere mettendo a confronto le due foto quanto le vacanze siano cambiate, ad esempio la sua vacanza di mio padre durò per tutto il mese. Infatti a partire dalla seconda metà degli anni 60, ma soprattutto dagli anni 70 quasi tutte le aziende si fermavano nel mese di agosto per ripartire nel mese di settembre e quindi tutti andavano in vacanza, inoltre era diventata di uso comune l’automobile. Si potevano vedere grandissime code ai caselli e lungo le autostrade in quei giorni di partenza, molto concentrati in un periodo circoscritto.

Mio nonno allora come tanti italiani aveva comprato la 500 fiat, una piccola auto che ha rappresentato un’icona per il nostro paese per tanti anni. Oggi invece le vacanze sono molto più distribuite nel corso dell’anno e hanno assunto caratteristiche diverse anche l’una dall’altra grazie alla maggiore facilità di accesso e di minor costo di veicoli come l’aereo è possibile fare vacanze anche brevi per visitare città o luoghi anche lontani.

famiglia

È l’epoca della così detta economia globale dove le persone e le merci si muovono sull’intero pianeta. Anche a me e alla mia famiglia è capitato di andare in vacanza all’estero, ad esempio a Dublino, come evidenziato dalla foto, città affascinante e cosmopolita se pure non grandissima o a Londra dove siamo stati o New York dove andremo tra pochi giorni. Si tratta di esperienze bellissime e coinvolgenti, ma non riesco a domandarmi se riescono a generare lo stesso entusiasmo che poteva provare mio nonno in quelle semplici gite fuori porta o il mio papà nelle vacanze al mare non molto lontane da casa.

Le mie origini: dall’America all’Italia, di Maya Paolì, I A

La mia storia ha inizio molto lontano, nella verde e ridente Irpinia, a Torre Le Nocelle, dove, mio nonno materno, Nonno Giannino, è nato!.. ma cominciamo dall’inizio…

Un anno fa, zia Marisa, la sorella di mia mamma, sapendo che avevamo dei parenti in America di cui mio nonno aveva perso le tracce, decise di fare una ricerca sui nostri avi e di raccogliere in un libro testimonianze, foto, articoli che riportassero alle nostre origini!! Ed ecco che il punto di partenza fu un signore con i baffi ritratto nella foto!

Vi presento il bisnonno di mio nonno, il mio antenato: il nonno della mia bisnonna Elena, mamma di nonno Giannino, Giovanni Antonio Ardolino.

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In questa foto ha un’aria seria, austera, elegante e con i baffi ben in ordine. Chissà dove è stata scattata. A quei tempi le poche foto si facevano negli studi fotografici e questa sembra proprio fatta cosi!

Conosco poco di lui, ma so che nei primi del 900, una delle sue figlie, Giuseppa, nata nel 1867, insieme al marito, Ciriaco Ardolino, lasciò l’Italia per andare a cercare fortuna in America. Abbandonare la propria terra di origine era doloroso, si affrontavano viaggi lunghi che duravano mesi senza sapere se prima o poi si sarebbe tornati al proprio paese.

La nave si chiamava “Republic”, e salpò da Napoli alla volta di Boston il 27 aprile del 1904. Nel registro della lista passeggeri risulta la presenza di  Maria Giuseppa Ardolino, di 36 anni, che, insieme alla figlia Emma, ha come destinazione Wellesley, la città dove risiedeva il marito, partito dall’Italia qualche tempo prima.

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Registrazione lista passeggeri sulla nave Napoli- Boston: tra questi anche la mia antenata

Questa è la copia della lista dei passeggeri che venivano registrati al porto di arrivo negli Stati Uniti.

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Giuseppa, la nonna di mio nonno

Giuseppa in America si ambientò subito. In questa foto è ritratta davanti la sua casa di legno a Wellesley: sembra tesa, con un’acconciatura tipica di quel periodo, capelli lunghi legati alla nuca con la riga al centro e con un vestito da casa.. non sembra molto a suo agio davanti la macchina fotografica!

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Ad ogni modo le condizioni di vita erano dure soprattutto per le donne che dovevano portare avanti la famiglia, occupandosi delle faccende domestiche, mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno. Il marito, dopo qualche anno dal suo arrivo, cominciò a lavorare dapprima come calzolaio e poi riuscì ad aprire un negozio di scarpe. Dal loro matrimonio nacquero 7 figli: due morirono presto, altri due divennero dei famosi scultori, le cui opere sono visibili su facciate di fabbricati dell’epoca della città e per ultima nacque la mia bisnonna, Eleanor Ardolino, a Wellesley alla fine del 1904. Secondo i calcoli, Giuseppa doveva essere incinta quando partì da Napoli per arrivare in America!

La testimonianza riportata nella foto sopra evidenzia l’anno di nascita di tutti i membri della famiglia Ardolino, compresa la mia bisnonna.

Eleanor, italianizzata Elena, tornata in Italia per un periodo di vacanza, rimase bloccata dalla prima guerra mondiale e cosi visse lontano dalla sua famiglia a Torre Le Nocelle da una zia, dove, qualche anno più tardi, conobbe il mio bisnonno, Giuseppe Recinto. Quando Giuseppe si sposò, era un giovane ingegnere, uno dei primi della provincia di Avellino, ma presto partì per la guerra, trascorrendo molto tempo in Africa, in Asia e in giro per il mondo, dove visse anche da prigioniero. Nonno Giannino mi racconta sempre che suo padre, fatto prigioniero da una tribù di cannibali, insieme ai suoi commilitoni, per addolcire la prigionia fischiettava il ritornello di “ Funicolì Funicolà”. Il capo tribù riconobbe la canzone napoletana e li risparmiò. Inoltre, in Abissinia, l’attuale Etiopia, il bisnonno progettò e costruì un ponte. Nel frattempo Elena, mamma di quattro figli, Giovanni (Giannino), Dario, Lelio e Valerio, si trasferì a Dentecane dove doveva portare avanti la famiglia da sola: era una donna molto forte, tenace, severa e i suoi figli la adoravano ma la temevano allo stesso tempo.

Dopo un po’ di anni finalmente Giuseppe tornò a casa e divenne Ingegnere Capo della Provincia di Avellino. La sua professionalità e la sue competenze erano tali da essere conosciuto in tutto il territorio e questo permise alla famiglia Recinto di vivere una vita agiata ma sempre rispettando il rigore dell’epoca.

Ecco una foto dei Recinto al completo, in un momento di relax a Rimini dove i miei bisnonni erano soliti andare in vacanza. Nonno Giannino è il ragazzo ritratto a destra.

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I bisnonni al mare con mio nonno, a destra nella foto, e i miei zii. Il più piccolo, zio Valerio, sembra una bambina!

In questa foto si nota che sulla spiaggia gli uomini erano in costume, invece le donne indossavano vestiti perché era scandaloso mostrare il proprio corpo in pubblico.. in questa foto, Elena è piuttosto audace perché mostra le gambe!

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I fratelli Recinto, nonno Giannino, Dario e Lelio con il loro nonno. I ragazzi indossavano la divisa con calzoni corti e giacca:non potevano scegliere liberamente il proprio look! Gli adulti rigorosamente in giacca e cravatta.

Dopo un’adolescenza felice ma con una educazione rigida e austera, mio nonno si trasferì a Napoli per studiare ingegneria. Era molto studioso e usciva solo quando tornava in paese.

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Nonno Giannino studente universitario. E’bellissimo, sembra un attore!

In una di queste occasioni conobbe Alba Pascucci, (il cui vero nome è Filomena, ma che si è fatta sempre chiamare Alba) che viveva a Napoli, ma che era originaria di Sant’Elena Irpina, dove trascorreva le vacanze insieme ai suoi genitori, Feliciano Pascucci e Colomba Rocci, cioè i miei bisnonni.

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I genitori di nonna Alba, Feliciano e Colomba.

Eccoli in questa foto ritratti vicini, con un abbraccio timido, non sfacciato. Allora era insolito fare effusioni in pubblico: il proprio amore si esprimeva con uno sguardo, scrivendosi lettere, aspettando l’occasione per potersi incontrare. Il bisnonno portava dei baffetti e la mia bisnonna, ha una tipica acconciatura dei primi del novecento. Mia nonna racconta sempre un aneddoto tra i due: Colomba chiamava il marito “Ciano”, diminutivo di Feliciano, e il mio bisnonno si arrabbiava per paura di essere confuso con un politico fascista, Galeazzo Ciano, genero di Mussolini.

Il mio bisnonno Feliciano, ispettore delle imposte dirette, cambiò molte città vivendo a Bologna, dove è nata mia nonna nel 1938, a Fano, ad Agropoli fino ad arrivare a Napoli, mentre la mia bisnonna proveniva da una facoltosa famiglia di farmacisti. La mamma mi parla spesso di loro: era una coppia aperta, espansiva e l’educazione che diedero alle tre figlie, Alba, Paola ed Eleonora era molto diversa da quella che aveva ricevuto nonno Giannino. Ecco la mia bellissima nonna in una foto da ragazza, quando studiava lingue e letteratura straniera. La sua posa, maliziosa ma non troppo, mette in evidenza gli occhi furbi e un sorriso quasi accennato. I capelli corti le esaltano il collo e gli orecchini  di perle danno luce al suo volto.

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Mia nonna Alba ritratta da ragazza: dicono che io le somigli molto!

Lei mi racconta sempre che nonno Giannino era particolarmente legato alla madre con cui trascorreva momenti di vacanza, trascurandola.

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Nonno Giannino in vacanza a Pescara con la mamma Elena. Erano gli anni 60, anni di cambiamento, ma ancora rigorosi per mio nonno!

Addirittura il nonno non la invitò alla sua festa di laurea per volere della madre, che preferiva un’altra corteggiatrice, amica di famiglia. Ma nonna Alba non si perse d’animo e affrontò la suocera avendo la meglio e sposando Giannino il 28/10/1964.

Queste foto, scattate durante le nozze e il ricevimento all’Hotel “Royal” di Napoli ritraggono i nonni in compagnia degli amici dei loro genitori. In quel periodo era di gran moda indossare ai ricevimenti cappelli con piume di uccelli del paradiso. Il vestito di mia nonna era di seta con collo e polsini di visone bianco. Mio nonno, elegante, era molto emozionato. I miei nonni si trasferirono a Salerno.

A due anni dal matrimonio nacque zia Elena che oggi vive in Germania perché ha sposato un tedesco e poi zia Marisa che è la mia zia preferita e vive a Salerno. Nel 1973 è nata mia madre Brunella che, per studiare ingegneria dove aveva studiato il papà, si trasferì a Napoli. Qui, tra i banchi universitari, conobbe mio padre Pietro. Ecco la famiglia Recinto al mare ad Ascea.

 

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La famiglia di mia mamma Brunella: lei è la piccola in braccio a nonna Alba!

In questa foto la famiglia di mia mamma è sulla barca di nonno Giannino. Nonno amava pescare e ogni giorno alle sei del mattino andava al largo con un amico maresciallo, tornando con un grande pescato! Mamma mi racconta sempre che i bimbi si radunavano intorno alla barca e lui regalava il pesce a tutti… nonostante questo, il suo frigorifero era sempre zeppo di pesce!!

I miei nonni sono sempre stati una coppia affiatata, nonostante avessero un carattere diverso. Hanno viaggiato tanto, amano leggere, frequentano teatri e amano la musica lirica. Vivono a Salerno, e sebbene abbiano 85 anni nonno e 80 nonna, sono attivissimi, sempre in giro, instancabili. Eccoli in una foto recente.

 

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Nonna Alba e Nonno Giannino in gita in Croazia

Mio nonno è molto importante per me, è ingegnere, mi aiuta in qualunque situazione, ha scritto un libro nonostante la sua età; ora, con l’aiuto di mia zia, ne sta scrivendo un altro. Nonna Alba, invece, professoressa di inglese in pensione, è divertente, simpatica ed è veramente una grande amica.

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Abitando a Napoli, non riesco a vederli cosi facilmente, ma ogni momento di festa è condiviso con loro.

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Natale 2013: in famiglia

In questa foto è ritratta la nostra famiglia il giorno di Natale di qualche anno fa. Noi festeggiamo il Natale in campagna, a Dentecane, e, ad anni alterni, lo trascorre con noi anche zia Elena dalla Germania (a destra nella foto), con zio Stephan, seduto accanto a lei, e i miei cugini: Lucas, Giulia e Liam. Vicino a nonna Alba c’è zia Marisa che ha solo un figlio, Francesco, che fa la boccaccia in foto! Zio Stefano, il marito, è seduto in basso a sinistra, accanto a Giulia. In alto a sinistra c’è il mio papà Pietro con in braccio la mia sorellina, Frida, e mamma Brunella.

Per me i momenti più belli sono proprio questi: con la famiglia, tutti in armonia. Di solito mia madre si diletta a cucinare preparando i suoi piatti migliori e quelli tradizionali natalizi. Mio nonno crea l’atmosfera con musiche natalizie che risuonano nella casa rendendoci felici di stare insieme. Questa è una delle mie foto preferite.

 

Galleria di vita di mio nonno Mario, di Alberto Scarfò, III A

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Mio nonno Mario, Napoli; 1961, 10 cm x 15 cm

Mio nonno Mario nacque a Napoli nel 1934, secondogenito di una famiglia di 6 figli, per questo motivo, nonostante il mio bisnonno Antonio facesse l’avvocato, le condizioni di vita non erano proprio agiate.

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Mio nonno con suo fratello Carlo, Nola, 1938; 10 cm x 15 cm

I primi anni di vita il nonno li trascorse vivendo a piazza Mazzini, ma dopo qualche anno, a causa dello scoppio della guerra e dei bombardamenti sulla città, l’intera famiglia si trasferì a Nola, ospite dei cugini materni. A Nola mio nonno concluse le scuole elementari, in un periodo di spensieratezza nonostante la guerra di cui raccontava sempre. Nella foto sopra, in un totale, è ritratto mio nonno insieme a suo fratello maggiore; sullo sfondo si intravede la vegetazione del giardino di casa.

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Mio nonno con la sua classe, Napoli, 1948; 15 cm x 18

Una volta tornato a vivere al Vomero a Napoli, frequentò il ginnasio e poi il liceo classico presso l’istituto “Jacopo Sannazzaro” che anch’io frequenterò l’anno prossimo. Nella foto, un totale del gruppo, è ritratto mio nonno (primo a sinistra) con i suoi compagni di classe e il professore di italiano. Sullo sfondo si distinguono le scale e il portone d’ingresso dell’edificio.

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Mia nonna, Ischia (NA); 1952, 15 cm x 18

La foto ritrae mia nonna Annamaria durante un soggiorno in una località di vacanza. L’inquadratura la rappresenta in posizione quasi centrata, sullo sfondo si intravede uno stabilimento balneare. A scuola  mio nonno conobbe mia nonna Annamaria, con cui si sposò nel 1966 dopo un lungo fidanzamento.

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Mio nonno con altri commilitoni, Bari, 1961, 15 cm x 18

Nel 1961 mio nonno fu richiamato dall’esercito per il servizio militare. Non so dire quanto tempo stette lontano da Napoli e dove di preciso svolse il suo addestramento. La foto ritrae mio nonno, il secondo da sinistra, con un’ inquadratura centrata, durante il soggiorno nella caserma dove ha prestato il servizio militare. Sullo sfondo si può intravedere la strada e l’edificio.

Dopo il servizio militare, nonno Mario fu assunto come contabile allo stabilimento siderurgico di Bagnoli, dove lavorò fino alla chiusura delle acciaierie. A quel punto, spinto dalla sua passione per la pittura, decise di aprire una galleria d’arte al Vomero. Mio nonno Mario è morto nel 2016 e ha lasciato nella sua casa centinaia di libri che parlano delle opere d’arte e della storia di Napoli, città della cui storia era appassionato.